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UN PASTAFARIANO AL PALERMO PRIDE

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Invito un’amica al Palermo Pride e come risposta mi chiede: perché lo fai?

Cosa?

Perché fai tutto questo, partecipi al Pride, sei diventato Pastafariano, giri vestito da pirata con uno scolapasta in testa?

Perché?

Persona magnifica, intelligente, ottima Mamma, la sua vita si concentra tutta tra lavoro e famiglia e, facendo lo stesso mio lavoro, giustamente non capisce e non sa dove trovo il tempo per occuparmi di altro che non sia, appunto, il lavoro e la famiglia; ma, e questo mi ha spiazzato, non trova neanche un perché. Perché mai, si chiederà, uno che lavora almeno 10 ore al giorno dal lunedì al venerdì e spesso anche il sabato, che ha una famiglia, una moglie, una figlia di 5 anni ed una in arrivo, cerca disperatamente il tempo per mettersi uno scolapasta in testa e partecipare ad un incontro con i confrittelli, oppure scrivere un pezzo sull’Osservatore Pastafariano, oppure preparare il carro per il Palermo Pride?

Già, perché? Ma in fondo a noi che ci frega?

Che ce ne frega se esistono al mondo esseri umani i cui diritti vengono giornalmente calpestati da altri esseri (umani?) ai quali l’affermazione di quei diritti non si capisce neanche cosa tolga.

Che ce ne frega a noi se esistono donne e uomini che vengono discriminati per il solo fatto di essere gay o lesbiche, neri o bianchi, poveri o ricchi, del nord o del sud, Atei o credenti, musulmani o ebrei?

Sia chiaro, non sono un movimentista tout court, e per me sarebbe più comodo tornare a casa da lavoro e stare con la mia famiglia a chiacchierare o a giocare con mia figlia e, onestamente negli ultimi anni l’ho fatto. Ho passato una vita nei movimenti, ho militato in un partito, ho fatto associazionismo etc.. ma da qualche anno (più di 15 per la verità) mi ero ritirato a vita privata disgustato dalla politica e sconfortato da tutto il resto.

Ma mi mancava qualcosa. Mi mancava il saper reagire, il poter dire, anzi gridare: NO, IO NON CI STO!

Negli ultimi anni ho mantenuto comunque le mie idee, le mie radici culturali agnostiche ed anticlericali fino al giorno della mia conversione, fino al giorno in cui il PSV ha unto anche me con le sue prodigiose appendici (Ramen!).

Ed è stato come un risveglio, un risveglio della passione civile, della voglia di lotta, di Giustizia!

Oggi più di prima!

Perché lo faccio?

Basterebbe questo se non ci fosse anche la motivazione più grande, più importante:

Le mie figlie. Due bimbe che si affacciano in questo mondo bastardo, ingiusto e diseguale, pregno di una cultura bigotta, utilitaristica, disumana.

No, non credo di cambiare il mondo – questa visione romantica l’ho perduta da tempo -, ma mi piacerebbe sapere che le mie bimbe, quando gli chiederanno: “chi era tuo padre?” possano così rispondere:

Capitan Anelletto col Forno, Pirata Pastafariano Palermitano. Ha lottato per le sue idee e mi ha insegnato il rispetto, l’onestà, la giustizia; mi ha insegnato che tutte e tutti siamo uguali nella nostra diversità, che è solo fonte di ricchezza, e tutte e tutti, neri, gialli, bianchi, gay, lesbiche, transegender, bisexual, Buddisti, Ebrei, Musulmani, Atei, Palermitani, Romani, Milanesi, Newyorkesi, Marziani, Vulcaniani etc… DOBBIAMO avere e meritiamo di avere gli stessi diritti”.

Solo così potrò veramente pensare di aver lasciato loro qualosa.

Da Palermo per L’osservatore Pastafariano,

Capitan Anelletto col forno.

Alla mie figlie, a mia moglie.

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