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Tortellini Hero. Eroi per molti, ma non per tutti

Lo confesso, a volte è difficile rimanere impassibili di fronte a certe cose. Allora mi ripeto che devo essere tollerante, accettare anche gusti diversi dal mio e mi dico: se li trovo sullo scaffale ci sará qualcuno che li compra e addirittura se li mangia…
Il dubbio però rimane perchè non conosco nessuno che farebbe una cosa del genere e faccio addirittura fatica a immaginarlo. Che razza di vita può avere? Di secondo cosa si prepara? Bambini fritti in olio di palma?
Il produttore di quIMG_20161016_195304esta delizia in scatola è la Hero, ditta svizzera ben conosciuta anche in Italia per le marmellate. Fondata nel 1886 da Gustav Henckell, impiegato in una ditta di cibi conservati, e Gustav Zeiler un agricoltore. Inizialmente prese il nome di “Henckell & Zeiler, Conservenfabrik Lenzburg”. Tre anni più tardi, in seguito alla scomparsa di Zeiler, subentrò come socio Carl Roth e nel 1910 l’azienda prese il nome che conosciamo dalle iniziali dei due: HEnckell-ROth.
Nonostante ancora oggi la produzione di conserve vegetali rimanga l’attività principale, fin dal secondo dopoguerra la Hero comincia la produzione di altri prodotti, tra cui, nel 1948, i ravioli in lattina.
In un supermercato spagnolo mi sono imbattuto in questa magnifica confezione di tortellini in cui è specificato che sono all’uovo e con carne.
Come si può notare già sull’immagine in etichetta, il tortellino è condito con il sugo di pomodoro e qualche fogliolina di prezzemolo.
Evidentemente il consumatore spagnolo non ha molta dimestichezza con lotta intestina che divide gli italiani tra i puristi del tortellino in brodo e la fazione ribelle per i quali è ammesso condirlo anche con panna e parmigiano. Questa diatriba continua da almeno mezzo secolo, da quando la Cesarina, dell’omonimo ristorante bolognese, inventò questa variante e si rinnova senza tregua sulle tavole bolognesi, almeno ogni Natale.
Sicuramente solo fuori dai confini italiani, è concepibile affogare il re delle paste ripiene nella salsa di pomodoro, anche se, purtroppo, questo non è nemmeno il difetto peggiore di questo piatto.
Il purista lo sa che aprendo questa lattina si compie una sorta di sacrilegio e, dal primo momento in cui si infila il dito nell’anello apriscatola si percepisce cosa doveva provare Frodo alla vista dell’occhio infuocato di Sauron. Dopo un primo momento di puro terrore, ci si fa forza e il contenuto viene svelato.
I tortellini pallIMG_20161016_194103idi ed esanimi galleggiano incolpevoli nella salsa rossa di vergogna. A questa vista sembra che i pastafariani più sensibili possano percepire un tremito nella forza.
Una volta scaldati, rigorosamente nel microonde, si procede all’esame autoptico: la pasta del tortellino, tagliata in forma quadrata è stato ripiegata non a triangolo, come vuole la tradizione, ma a rettangolo (si capisce dalla mancanza della “punta” che dovrebbe uscire al centro) e presenta la tipica chiusura con sovrapposizione industriale dei lembi. L’aspetto, con la sacca centrale ben rigonfia, rimane l’aspetto più apprezz Al taglio la pasta spessa racchiude un ripieno dal colore grigiastro, dalla consistenza di una mousse.
L’assaggio rivela la predominanza della salsa di pomodoro, particolarmente acidula e senza alcun aroma. Ciò non aiuta ad apprIMG_20161016_194356ezzare il tortellino molle e completamente insapore. Il ripieno è un composto viscido che si può decifrare solo tramite l’etichetta: pangrattato, carne di maiale (6,5%), olio di palma, prosciutto (1%), sale, formaggio, aromi.
Pertanto, considerato che sull’etichetta gli ingredienti sono disposti per quantità decrescente, se ne deduce che il pangrattato rappresenta almeno il 90% del ripieno.
Forse, anzi sicuramente, si possono trovare cibi in scatola più scadenti di questo, ma a mio parere qui si sta lottando per il podio.
L’unica utilità che possono avere è quella di spacciarli come propria creazione casalinga per allontanare qualsiasi scomodo pretendente alle nozze.

 

 

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