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Spaghetti alla bolognese. Il piatto inesistente più famoso del mondo

Caso più unico che raro, la cucina bolognese é conosciuta nel mondo per una ricetta che non esiste. Come i piú sapranno, il ragú alla bolognese non va mai usato per condire gli spaghetti, ma semmai le tagliatelle, pasta al l’uovo che la tradizione vuole tirata rigorosamente al mattarello.
All’estero la sottile distinzione tra gli spaghetti di grano duro e le tagliatelle al l’uovo é passata in secondo piano e, vista la predominanza commerciale degli spaghetti introdotti nella cucina del nuovo mondo dagli immigrati del nostro meridione, le tagliatelle sono state immediatamente sostituite con questo formato di pasta piú facile da reperire.
Da qualche tempo anche in alcuni menù turistici della città petroniana sono apparsi i famigerati spaghetti, segno dell’appiattimento globale di ritorno, ma fortunatamente sono ancora una piccola minoranza.
Oggi presentiamo la recensione degli “Spaghetti Bolognese” Branston e, la prima cosa da notare é la mancata storpiatura del vocabolo “bolognese” che spesso all’estero si trova scritto nei modi più disparati.
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La lattina é prodotta dalla Branston, famosa ditta inglese fondata nel 1920 nello Staffordshire, conosciuta soprattutto per i sottaceti e, ultimamente, per i fagioli stufati.
Il contenuto si presenta come un miscuglio piuttosto denso formato da corti spaghetti e un sugo di pomodoro con pezzetti di carne. L’odore è di salsa di pomodoro concentrata e, forse, cipolla. La dimensione e la consistenza degli spaghetti è la nota più tragica: non superano i tre centimetri di lunghezza e si spappolano al contatto con la lingua (i denti sono un optional). Nonostante sull’etichetta sia chiaramente indicato l’uso di semola di grano duro, la consistenza ricorda quella del grano tenero, tipica, ad esempio, degli udon giapponesi.
Il sapore è fortemente dolciastro, con una dominante data da un pomodoro a un passo del baratro del ketchup, mentre i pezzettini di carne piuttosto scialbi galleggiano in mezzo al sugo denso e glutinoso.
Penso che ogni volta che viene aperta una di queste lattine nel mondo, una nonna bolognese pianga. Il giudizio quindi non può che essere negativo, ma nonostante tutto non mi sento di bocciarli completamente, in fondo sono commestibili.
Grazie a Benedetto e Arianna che si sono prodigati per portarmi questo manicaretto per la mia collezione.
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