Scolapasta inquisito e scolapasta senza legge

LETTERA
Cara signora,
io non riesco a titolarla con il suo nome pastafariano. Non solo è una parola difficile, ma, mi spiace dirglielo, a me sembra ridicolo.
Sono un cittadino salernitano e lo scorso mese ho avuto la sorpresa di assistere alla processione della vostra chiesa che non sapevo esistesse.
Avete sfilato per il lungomare di Salerno facendo una parodia delle processioni mariane. Credo davvero che abbiate esagerato. Non so come sia possibile che abbiate ottenuto il permesso.

Salerno - Processione pastafariana - 31 gosto 2015
Salerno – Processione pastafariana – 31 gosto 2015

Ho visto inoltre che a capo della processione lei era affiancata da due bambine piccole. Ho dunque inteso che lei è madre.

Cosa insegna alle sue figlie?

Si rende conto di aver offeso pubblicamente il sentimento religioso di un’intera città?
A. M.

RISPOSTA
Car* A. M.,
il suo nome sintetico fa sì che io riesca a pronunciarlo. Prodigioso gratia!
Rispondo con la massima sollecitudine alla sua lettera perché mi dà occasione di focalizzare aspetti decisivi.
La Chiesa Pastafariana Italiana è un’associazione religiosa. Noi rendiamo culto al Prodigioso Spaghetto Volante. Lottiamo per ottenere il riconoscimento ufficiale. Quindi, così come le chiese cattoliche chiedono e ottengono il rilascio per svolgere processioni, fiaccolate e messe pubbliche, anche noi abbiamo chiesto e ottenuto di svolgere una processione e una pennedizione liturgica in pubblica piazza. Questo, e mi spiace che lei ne sia sorpreso, accade semplicemente perché lo Stato sancisce la libertà di culto e, da un punto di vista normativo, la richiesta di una pannocchia pastafariana non differisce da quella di una parrocchia cattolica.
Il Prodigioso Spaghetto Volante rappresentato come groviglio di spaghetti conditi di sugo e polpette, fuoriuscente da grande pentola di alluminio, in che modo può ricordare la statua di una qualsiasi Madonna? E perché la Madonna, dai lucenti abiti celesti, può essere portata in processione senza offendere il Prodigioso Spaghetto Volante, e il nostro Prodigioso no?
Avrà sicuramente notato che la nostra processione era seria e composta, che sono state riservate parole di solidarietà ai profughi morti in mare, mentre nessun riferimento è stato fatto ad altre religioni delle quali non ci siamo affatto preoccupati, figuriamoci se era nostro interesse offenderle.
Non specifica se lei è madre o padre. Ma se lo fosse, suppongo sarebbe una sua premura introdurre i suoi figli alla conoscenza e alla pratica della sua cultura religiosa. Allo stesso modo faccio io. Le mie figlie hanno una mamma minestra di culto pastafariano. Una mamma che addita ironicamente le incongruenze di uno Stato che si professa laico, che sostiene la legge 194, che aspira al riconoscimento delle massime libertà individuali sul trattamento del fine vita, che auspica una società fondata sul diritto, il quale appartiene a tutti, e non sulle caratteristiche culturali e religiose, le quali appartengono a gruppi. Di tutto questo sono fiera e sono assolutamente certa di rappresentare un modello per le mie figlie.
Ogni volta che ci sentiamo attaccati dalla differenza di opinione, ogni volta che la differenza ci offende perché il fatto che esista “altro” da noi è percepito come un’automatica condanna, dovremmo considerare che forse non siamo sereni nelle nostre convinzioni. Se le pretendiamo assolute, infatti, attiviamo quella forma di coercizione implicita che non lascia spazio a quell’altro che la maggior parte delle religioni invita invece ad accogliere.
Io le auguro, di tanto in tanto, di divenire stranier* ai suoi stessi dogmi. Li guarderebbe come terra nuova e forse li capirebbe di più.
Mamma Beverenda Scialatiella Piccante.

 

LETTERA
Cara Scialatiella,
non sono ancora pirata e sono indeciso sul diventarlo.
Confesso che vi seguo con grande divertimento e sento che molte opinioni ci accomunano. Tuttavia, ci sono aspetti del vostro messaggio di cui non colgo la necessità, né capisco perché siano così importanti.
Se siamo pirati, infatti, perché sfilare in processione con autorizzazione della Questura?
Se siamo pirati, perché ottenere sul documento di identità la foto con lo scolapasta in testa?
Chi contesta l’assolutezza dei dogmi, non dovrebbe di conseguenza osteggiare tali rigidità? Tali formalismi?
Mi piacerebbe capire meglio.
Firmato
Quasi pirata.

 

RISPOSTA

Caro pirata,
se dubiti, sei senz’altro un pirata!
Tu dici giusto. Noi rifiutiamo l’assolutezza dei dogmi. Noi stessi crediamo nel Prodigioso Spaghetto Volante fino a prova contraria.
Per noi è importante dimostrare che la connotazione laica dello Stato non sempre è reale e che ci sono molti campi della vita sociale compromessi dal peso politico dei poteri religiosi.
La passione piratesca per l’irregolarità non è fine a se stessa e forse vale la pena precisarla. Nessuno di noi promuove una vita stereotipata e la difesa delle convenzioni, ma questo non vuol dire vivere illecitamente, senza alcun senso morale. Desideriamo, anzi, una società fondata sui valori e i sentimenti e questi, come sai, implicano la diversità per loro stessa natura. Tuttavia, la precaria condizione del concetto di laicità nella vita pubblica, la discrezionalità che tale concetto spesso subisce, vanno a nostro avviso scoperte.
Se da pastafariana mi recassi in un ufficio dell’anagrafe e chiedessi di mettere la foto con mio copricapo sacro, il dipendente comunale darebbe diniego perché non esistono esigenze religiose che scavalchino gli ordini di sicurezza dello Stato. Ma se la mia religione mi obbliga all’uso di particolari vestimenti, lo Stato non può rifiutare il permesso. Questo rapporto tragicomico tra libertà e obbligo è interessante ed è alla base di molte incertezze sulle libertà individuali. Richiedere la foto con scolapasta non è tanto un bisogno di accreditarsi alla norma, ma di evidenziare i difetti della stessa.
Ugualmente, dal momento che la Chiesa Pastafariana Italiana aspira al riconoscimento ufficiale, chiedere l’autorizzazione alla Questura di svolgere processione religiosa è un modo di stabilire una relazione tra noi e gli amministratori, nonché di sperimentare la reale disponibilità di questi ad accogliere espressioni religiose differenti da quelle abituali.
L’abbattimento delle differenze di trattamento, spesso, passa per l’allargamento delle opportunità a tutti. Se la pannocchia del sacro cuore ha delle opportunità di vivere la propria fede a contatto con la collettività dei cittadini, anche la pannocchia salernitana vuole tale opportunità. La questione è più profonda del “o tutti o nessuno”. La questione riguarda: “Come mai solo alcuni?”

La Frescova di Salerno durante la processione del 31 agosto.
La Frescova di Salerno durante la processione del 31 agosto.

Ogni volta che indosso il mio scolapasta sacro, sto indossando non solo un paramento sacro che comunica la mia passione religiosa, soprattutto sto esternando la precisa volontà di essere attiva nei riguardi della legge dello Stato: io ho il dovere di cittadina di aiutare il mio Stato a essere ciò che dice di essere: laico.
Quindi, indossare lo scolapasta sulla mia carta di identità è una responsabilità civile.
Un abbraccio!
Scialatiella

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