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La vera fede è nella sicurezza di un’amicizia

Oggi in redazione è arrivata una lettera di Carlotta, Frescova di Torino. La pubblichiamo con grande amore.

 

O10945636_986616554699947_5146022721446459457_nrmai è deciso.
Vero, ci sono ancora i giorni da decidere, gli orari da programmare, lo zaino da riempire.
Ma è deciso.
Finisco gli esami, concludo i miei doveri Frescovili con un ultimo raduno pastafariano, saluto tutti e parto.
Parto a metà mese, appena posso farlo.
Parto per motivi personali, alla ricerca di qualcosa, e, sì, parto anche per il solo e semplice gusto di partire.
Di vedere finalmente quest’Italia di cui tutti parlano e in cui a volte non mi sembra nemmeno di vivere.
Ma soprattutto parto per raccogliere qualcosa in giro per le città, per riempirmi le tasche ed il cuore di un qualcosa che vale più del resto, che supera la bellezza del nostro Paese, che batte lo spirito di avventura, che sottomette senza problemi l’adrenalina di una strada.
Quello che voglio trovare è la Fratellanza.
Voglio raccogliere frammenti di quella rete che ci lega e che, sono pronta a giurarci, esiste davvero.11001636_428395677324236_3539268426749556404_o
Non avrò con me che lo stretto necessario, pochi spiccioli per i mezzi di trasporto e vaghe indicazioni su dove andare: Trieste, Venezia, Bologna e poi ancora Firenze e Siena.
Per la maggior parte dei giorni vivrò a casa di gente e mangerò da qualcuno che ho visto solo di sfuggita, in questa o quella foto, nell’uno o nell’altro video. So a malapena i loro nomi, ho letto solo per caso quello che hanno scritto, di sicuro non saprei dire dove esattamente vivano, quale lavoro facciano, come diamine conducano la loro esistenza.
Ma mi ospiteranno.
Quando lo racconto in giro a volte qualcuno stenta a credermi. Sembra impossibile. Sono così abituati a rintanarsi nel loro cantuccio domestico, tanto assuefatti dall’idea di farsi gli affari loro che non riescono, davvero NON RIESCONO nemmeno ad immaginare come possa un essere umano ospitarne un altro con il quale non solo non è amico ma quasi nemmeno è conoscente.
Eppure accade.
1Accade perché quella rete, dannazione, esiste.
È sottile e difficile da vedere, a volte ci si passa sopra o accanto senza notarla. Ma esiste. Esiste eccome.
È fatta da un insieme di ideali comuni, formata da piccoli nodi di esperienze che in qualche modo tutti facciamo quando combattiamo per la stessa cosa e si rafforza ogni giorno di più.
Diventa più spessa quando qualcuno di noi organizza un evento, si fortifica quando qualcuno si unisce alla causa, diventa sempre più imbattibile quando ci confrontiamo, arriviamo a soluzioni, in qualche modo spostiamo anche solo di poco la lancetta dell’orologio del mondo verso l’ora che vogliamo noi.
Siamo uniti da un substrato inviolabile che resiste ad ogni differenza tra i singoli e che anzi sfrutta le divergenze per farci crescere ancora di più.
Siamo uniti da quello scolapasta e da quello che rappresenta, dall’instancabile lotta al pregiudizio, dall’interminabile tentativo di contribuire almeno un poco a non far crollare questo bel pianeta nel baratro del pregiudizio.
Siamo uniti da ideali e principi che sono inderogabili e per i quali ogni giorno in qualche modo ci esponiamo e lottiamo un poco di più.
Mi viene da ridere alle facce perplesse di chi non capisce cosa stiamo facendo.
Quasi gli occhi mi lacrimano dal divertimento quando qualcuno davvero ci crede dei folli.
Non hanno compreso e forse non comprenderanno mai che siamo sul serio una forza e che, se solo riusciremo a non mollare, possiamo davvero spingere quella lancetta.
Forse mi sbaglio, è vero.
Forse sono tutte stronzate, stupide illusioni di chi è giovane e pensa di poter cambiare le cose.
Forse siamo solo un pugno di gente rimbecillita che ha trovato un modo diverso di ubriacarsi con gli amici.
Forse il Pastafarianesimo è solo una moda e presto o tardi finirà senza aver cambiato niente di niente.11037462_10203798120733934_266265115676424232_n
Può darsi.
Ma non mi interessa. Non mi interessa davvero. Io continuerò a sbattere la testa contro quel dannato muro per cercare di sfondarlo con la laicità.
E continuerò a cucire quella rete, a cercare di cucinare quel senso di famiglia per renderlo più forte.
Combatterò perché è giusto farlo e mi sforzerò in tutti, dico TUTTI i modi perché la parola “fratello” (ma sarebbe il caso di dire “frittello”) non rimanga un punto vuoto di significato ma diventi il vero collante che ci salverà tutti.
Voglio dire, cos’ho da perdere?
Al massimo avrò qualche fratello in più, alla fine.
Al massimo farò un viaggio in Italia.
In fondo il Pastafarianesimo ha questo di bello: male che vada, puoi dire di esserti divertito.

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