Salmoni Pastafariani – 4. La fiaba della Piratessa

slave-shipQuando Buon Pirata scese con la ciurma dal Galeone sulla quarta isola per Pregare il Prodigioso Spaghetto Volante, sentì la gente del posto che si lamentava che i loro bambini facevano fatica ad andare a letto a dormire.
“Abbiamo provato di tutto” dissero sconsolati “latte caldo, camomilla, nuovi giocattoli, biscotti, financo canzoni di Gigi D’Alessio, ma nulla.”

Allora Buon Pirata propose:
“Ci provo io. Conosco un metodo scientifico che sicuramente funziona.”
“E come farai a calmarli?” chiesero gli isolani
“Con una fiaba” rispose lui “la più bella che sia ascoltata: quella dei Pirati!”

E cominciò in mezzo ai pargoli, vestiti da nanna, a raccontare:
“C’era una volta un Pirata …”
“E perchè non una Piratessa?” lo interruppero vociando tutti in coro.
“E sia” disse ridendo “c’era un volta una Piratessa che con la sua ciurma voleva cambiare il mondo. In verità gli sarebbe bastato cambiarne un pezzettino …”

“Aveva la benda sull’occhio la Piratessa?” chiesero i bambini, stavolta quieti e curiosi.
“Sì, ce l’aveva sempre addosso, da quando gli successe una cosa bizzarra: un giorno la tolse e perse la rotta, sebbene il Nostromo l’avvertiva di un vento contrario.”
“Ed allora cosa fece?” domandarono i piccoli ciondolando la testa e socchiudendo gli occhietti.

“Piratessa sapeva che doveva portare la sua ciurma fuori dai guai.
E la sua ciurma era la sua famiglia: ogni marinaio del suo galeone gli voleva bene e si affidava a lei.
E lei, da buon Capitano, non li avrebbe mai delusi.”

Buon Pirata continuava a raccontare la favola, la sua voce sembrava una carezza.

“La Piratessa seguiva gli “Otto Io Preferirei Che” ed il quarto Condimento dice che non devi recare offesa a chi ti vuole bene, che sia il tuo partner maggiorenne, ma anche la tua famiglia o la tua ciurma.
Quindi, con questo rispetto nel cuore, cercò di dare il suo massimo, rincuorando chi stava perdendo la speranza, aiutando chi era troppo stanco per orzare e poggiare.

A questo punto, arrivarono ad un mare scuro e freddo. Venti gelidi gonfiavano le vele. Non erano le loro solite acque limpide e arie tiepide.
Anche i pesci che nuotavano vicino alla superfice e che si facevano vedere, erano bizzarri e sfuggenti
Qualcuno della ciurma giurava addirittura di aver visto nuotare dei … pinguini.
E questo demoralizzava i nostri pirati. Sapete: date una nave da abbordare, un tesoro da scoprire o una Locanda da Sacralizzare e non avrebbero battuto ciglio. Ma i pinguini! Brrr.

Voleva dire che si stavano avvicinando all’Antartide. E lì c’era l’Inferno: una terra dove nulla nasceva: né grano, per fare cibo dai carboidrati complessi, né luppolo, per fare la birra, e nemmeno animali.
A parte i pinguini, che mangiavano freddo pesce il quale si nutriva di krill.
A qualcuno già scendeva qualche lacrima ghiacciata.

In più, Piratessa continuava a fare il punto della nave, ma il cielo era notte e giorno coperto. Non c’erano stelle con cui orientarsi. Non c’era il Sole amico che avrebbe potuto dare una mano.

Insomma, la situazione non era delle più rosee.

Ma proprio in quel momento Piratessa si ricordò cosa doveva fare in queste situazioni: veloce veloce si rimise la benda sull’occhio.
Adesso aveva un’altra visione, per fortuna.
Riuscì a imbrigliare i venti contrari con una manovra da manuale, dopo un poco ritrovò la giusta rotta e fu pronta ad una nuova avventura.”

Poi Buon Pirata tacque, pian pianino si alzò e lasciò i piccini distesi nei loro lettini, ormai tra le braccia di Morfeo.

Da quel giorno si disse: “Chi perde la benda, non naviga a vista.”

RAmen.

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