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Salmoni Pastafariani: 12. La storia dei diamanti.

 

Lasciamo Buon Pirata e la ciurma dei suoi amici navigare tranquilli.
Prometto che tornerò a narrarvi le nuove avventure, ma lo farò dalla prossima volta.
Ora voglio raccontarvi del perchè Buon Pirata ha il vestito ed il tricorno tempestati di piccoli diamanti.
Ed in questa storia c’entro io, che vi sto raccontando le loro peripezie.

Intanto sappiate che anch’io sono un pirata, e col mio galeone navigavo per i Sette Mari in cerca di Gloria e Tesori.
Fattostà che stavo seguendo una nave spagnola carica di soldati, e questo, cari miei, è indice di presenza di casse colme d’oro; perchè altrimenti la Guardia del Re di Spagna dovrebbe difendere, chessò, un brigantino con quattro miseri barili di acciughe salate nella stiva?

Insomma stavo belbello a rincorrere la nave, pregustando già di contare i dobloni d’oro che contenevano le sue casse, quando d’improvviso vedemmo sbucare all’orizzonte una grossa Nave di Linea.
Si vedeva che puntava la nostra nave, e, cosa sbalorditiva, aveva le insegne di Maracaibo!
Quindi a bordo doveva esserci nientepopodimeno che il famigerato Governatore in persona.

“Ciurmaglia! Il Governatore vuole attaccarci ed impedirci di mettere le mani sul tesoro del Brigantino?” urlai ai marinai.
“Ha-ha! Non sa di che Pasta siamo fatti noi! Abbordiamoli!” Li incitai, sprezzante, agitando la spada.

Così puntammo alla Nave di Maracaibo, e non più al brigantino, che, visto il nostro cambio di rotta, a sua volta volse la prua verso di noi, con l’intento di aiutare i suoi amici.
Adesso eravamo due contro uno.

Ma noi eravamo velocissimi e molto più agili della pesante Nave di Linea. Cosicchè riuscimmo a prenderla di poppa per evitare i loro temibili cannoni. Andammo all’arrembaggio; dovevate vederci vestiti da pirata con gli sciaboloni in mano, e tutti che urlavamo:
“Ahrrrr”
Pensate: non ci fù nemmeno bisogno di combattere, tutti i soldati del Governatore, e lui stesso, si spaventarono così tanto che si fecero la pipì nelle braghette, e preferirono buttarsi in mare.
Raggiunsero a nuoto l’altra nave che li salvò tutti, mentre noi ci impadronimmo della grande nave, lasciandoli fuggire.

Ispezionammo le stive piene di botti di rum e di aringhe salate.
Ma nella cabina del Governatore trovammo due casse: in quella grande c’erano molti dobloni d’oro che si divise la ciurma come bottino di guerra. Poi c’era un baule molto piccolo, uno scrigno quasi, che tenni per me: all’interno c’erano almeno mille piccolissimi diamanti.
Ed un biglietto dove c’era scritto:
“Per Buon Pirata, dare sulle proprie mani! Firmato: il Governatore di Maracaibo.”

Non ci capii molto là per là: chi era questo Buon Pirata? E perchè il Governatore doveva dargli quei diamanti? Feci spallucce, presi il baulino, e me lo portai nel Galeone.

Poi legammo la nave del Governatore e la trainammo fino all’Isola della Tortuga, come preda di guerra.
Quando fummo nell’Isola, la voce del nostro trionfo si sparse velocemente, e sapeste le volte che dovetti raccontare di come vincemmo il Governatore di Maracaibo.

Naturalmente lo feci alla maniera pirata: ogni volta aggiungendo elementi grandiosi e fantasiosi.
Così le navi poco a poco divennero cento e, mano a mano che bevevo Grog, il Governatore diventò nientemeno che il Kraken che scappava.
Bhe, sapete, noi pirati siamo fatti così.

Però, ad un certo punto delle narrazioni, mi lasciai scappare dello scrigno di diamanti, e non volendo anche del biglietto che si trovava assieme ai diamanti. Subito tra gli astanti sentii una voce potente:
“Di chi sono quei diamanti?”
Subito nella taverna ci fu un silenzio di tomba. Si poteva persino sentire il cuore che batteva di tutti coloro che si erano assiepati per ascoltare la storia.

Una figura si alzò dal fondo, dall’angolo più buio, e avanzò verso di me. Tutti si scansarono per far passare la figura in tricorno tutta vestita di blu, con la benda in un occhio, una gamba di legno e l’uncino.
“Io sono Buon Pirata e reclamo il possesso dello scrigno e della lettera!” mi disse quando fu vicino.
“Certo!” risposi “Ma come faccio a sapere che sei davvero chi dici d’essere? Ti propongo una sfida a Briscola del Pirata, se vinci tu vuol dire che era destino che i diamanti tornassero a te, ma se vinco io dovrai lasciare l’Isola senza cianchetta e senza il gancio!”
“Accetto!” rispose Buon Pirata immediatamente, e ci fu un boato nella folla che voleva la sfida alla Briscola.

Fu approntata la tavola e le carte, e ci mettemmo a giocare.
Inutile dirvi che mai in tante gare di Briscola vidi una fortuna sfacciata come quella: tiravo Cannoni e vinceva col Pirata, tiravo Pirata e vinceva con Pappagalo, tiravo Quattro e vinceva con Cinque. Sembrava che le carte gli venissero in mano per magia!
Fu inutile persi in quattro e quattr’otto.

A quel punto potevo sguainare la sciabola, accusarlo di barare e sfidarlo in una tenzone, ma mi sovvenne alla mente il quarto Condimento: io preferirei davvero che tu evitassi di assumere comportamenti che offendano te stesso.
Ed allora mi comportai da gentilpirata e gli dissi:
“Ecco a te lo scrigno, non dubito più che tu sei proprio quello che affermi d’essere, cioè: Buon Pirata!”

A questo punto lui sorrise, aprì lo scrigno, tolse il biglietto che nascose nel giustacuore, guardò nello scrigno e sospirò.
Poi avvenne un fatto straordinario, e chi aveva ancora dubbi se era o no Buon Pirata, dovette fare ammenda: prese tutti i diamanti in mano e li lanciò in aria! Come fossero coriandoli di Carnevale.

Ma i diamanti non finirono a terra: gli si attaccarono saldamente ai vestiti ed al tricorno.
Adesso Buon Pirata sbrilluccicava. E rideva. E la gente intorno guardava questo spettacolo a bocca aperta, compreso il sottoscritto.

“Ahrrr, Compare!” mi disse ridendo “per ricompensarti sarai il primo a sapere delle avventure che avrò in futuro, così tu le potrai raccontare a tutti coloro che le vogliono sentire, visto che ti piace infiocchettarle così tanto. Mi raccomando solo di non esagerare troppo!”
Poi la sera fu data una festa per il Pirata ritrovato e per il Prodigioso, che c’entra sempre.

Spaghetti e birra, naturalmente.

Da quel giorno si disse: “Le buone intenzioni brilleranno come i diamanti di Buon Pirata.”
RAmen

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