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Resoconto del LAIKODAY, per respirare un po’ di laicità

Sabato 1 aprile ho partecipato insieme a una ciurma Pastafariana al “Laikoday: Strumenti e dialoghi per un’emergenza – le giornate del pensiero laico dedicate a Ipazia d’Alessandria, martire della ragione” organizzato ad Arco di Trento dai Laici Trentini per i diritti civili.

Erano presenti le associazioni: Laicitalia, I sentinelli di Milano, Comitato “Non Ultimi”, Deina Trentino Alto Adige, Per un’Europa dei Popoli, ArciLesbica Trentino Alto-Adige L’ Altra Venere, Arco Bene Comune, Coordinamento Genitori Democratici Trentino Alto Adige – Südtirol, So.Crem Trento, AGedO, Associazione Luca Coscioni, Anpi Trentino, Arcigay del Trentino, Famiglie Arcobaleno, Gruppo Jump LGBT – Oltre tutte le barriere, Lo Stesso Cielo, ARCI Alto Garda, Arci del Trentino, UAAR Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti, Associazione Phoenix, Osservatorio contro i fascismi Trentino AA – Südtirol.

Ho seguito con molto interesse il dialogo “RICORDATI CHE DEVI MORIRE – strumenti e dialoghi sul fine vita” tra il Dott. Francesco Terrasi, coordinatore sanitario RSA Villa Belfonte e RSA Via Veneto (Trento), Mina Welby e Beppino Englaro sul diritto di scelta di morire laicamente e con dignità. In particolare, oltre ai bellissimi interventi di Mina e Beppino, sono rimasto colpito da alcuni aspetti toccati dal Dott. Terrasi in merito al testamento biologico: il fatto che dovrebbe essere fatto da tutti, e insieme al medico di base, che potrebbe chiarire bene le cose anche a chi non ha sufficienti informazioni per decidere e darebbe la facoltà di esprimere le proprie volontà anche a chi volesse essere mantenuto in vita ad ogni costo, attaccato a una macchina o intubato. Queste informazioni sarebbero molto utili ai medici che adesso si trovano in grande difficoltà ma dopo saprebbero cosa fare, mettendo in pratica le scelte che il paziente ha fatto quando era in grado di decidere. In mancanza del testamento biologico i medici si trovano nelle condizioni di dover far decidere ai parenti, ma cosa succede se per esempio il paziente non cosciente ha due figli che la pensano in modo differente? I detrattori del testamento biologico che vorrebbero le cure a oltranza dovrebbero riflettere sul fatto che in assenza di loro decisioni qualcuno potrebbe decidere il contrario di quello che vorrebbero loro se fossero coscienti.

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Dopo questo bellissimo e istruttivo (quantomeno per me) dialogo, è venuto il momento delle associazioni: ognuna ha avuto il tempo per raccontarsi. A noi lo hanno fatto fare tra i primi perché … perché avevamo l’onere e l’onore di andare a preparare la Sacher Mensa. Devo dire che la presentazione fatta dai Pirati Pastafariani Trentini è stata preparata con cura, ha informato sulle nostre attività e ottenuto larghi consensi.

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Altare Pastafariano

E’ venuto quindi il nostro momento: mentre alcuni di noi allestivano l’altare e distribuivano il libretto contenente i canti e le preghiere, altri si sono dedicati alla preparazione delle Tagliatelle in piedi e degli spaghetti (per accontentare anche chi ha esigenze alimentari particolari) utilizzando le attrezzature che gli efficientissimi alpini ci avevano messo a disposizione per preparare la pasta all’aperto.  Mentre l’acqua bolliva, uno dei Frescovi di Trento ha celebrato la Sacher Mensa, aperta da una sua breve introduzione parlata e poi tutti i partecipanti hanno cantato il “Cantico del Sugo” e recitato la preghiera “a te Prodigioso” ed è stato toccante vedere Beppino Englaro cantare e recitare preghiere insieme a noi. La celebrazione si è conclusa con il Pastezzo della frittella all’aglio e olio e poi si è consumato il rito delle Tagliatelle in piedi al sugo di pomodoro.

Tornati dentro la sala che ospitava l’evento, il “Gruppo JUMP LGBT – Oltre tutte le barriere” ha trattato l’argomento “ABILI AL SESSO: il diritto al piacere”. E’ stato toccante sentire i loro racconti, le loro richieste, le loro proposte. Ho visto la sala gremita di gente molto attenta ad ascoltare tematiche che non vengono spesso affrontate e che sono state spiegate dai ragazzi in modo molto colloquiale, supportato con la proiezione di diapositive e video molto belli, e impreziosito da testimonianze della Dott.ssa Carla Maria Brunialti e dalla presentazione del Dott. Maurizio Bossi, il tutto moderato dalla giornalista Sara Ravanelli.

Sono poi saliti sul palco Antonella Vicini e Alexander Schuster per un dialogo dal titolo “QUEI LIKE POCO LAICI – bufale e disinformazione sui Social Networks”. L’argomento è di grande attualità, siamo ormai quasi tutti grandi utilizzatori di social network e ogni giorno assistiamo a post contenenti propagande di vario tipo. L’intenzione dei relatori era di non farci cadere nella trappola del mettere like o condividere post senza conoscere bene quel che ci viene proposto, con la scusa di non avere tempo di approfondire l’argomento o del “non so se sia vero, ma che male vuoi che faccia condividere un post?” che è invece molto pericoloso. Secondo me sarebbe sufficiente applicare una regola molto semplice: “se non ho il tempo per approfondire non condivido e non metto like”.

Dopo questo dibattito sono salite sul palco le scrittrici e giornaliste Monica Lanfranco e Giuliana Sgrena per un interessante dibattito denominato “DANNATAMENTE DONNE – religioni e femminismo” assieme a Gabriele Carletti, giornalista RAI che aveva la funzione di moderatore ed ha introdotto la discussione parlando di un caso verificatosi nei giorni precedenti il Laikoday: a Bologna una ragazza è stata rasata a zero dalla madre perché rifiutava di portare il velo. Le risposte hanno evidenziato che spesso non sono le religioni a stabilire certe regole ma le gerarchie religiose, e sono stati toccati vari aspetti di soprusi verso le donne perpetrati in nome delle religioni. Conoscevo già Giuliana Sgrena ed è invece stata una piacevolissima sorpresa l’ascoltare Monica Lanfranco che ha espresso un concetto che mi ha fatto riflettere: l’uso del “conflitto, doveroso e pacifico”. Essendo il concetto un po’ delicato, non volevo commettere errori nel descriverlo e quindi mentre scrivevo questo articolo mi è venuto in mente di chiedere a Monica di scrivermi qualcosa per aiutarmi. E lei, gentilissima, mi ha inviato queste righe:

“Non é mai facile parlare di laicità, perché il fantasma che si agita appena questo concetto viene evocato nello spazio pubblico è quello della discriminazione verso chi ha fede in una religione. E’ per questo che quando parlo di laicità io metto in chiaro immediatamente che il mio posizionamento è quello di una femminista, di una attivista per i diritti umani delle donne che non può non dirsi laica, antifondamentalista, e molto critica verso il multiculturalismo che spesso relativizza le culture.

Penso questo: una società non può dirsi giusta, democratica e pacifica se la maggioranza delle persone che vi abitano o transitano in essa non ha gli stessi diritti della minoranza. La maggioranza di esseri umani che abitano il pianeta è di sesso femminile, ma questa maggioranza continua a non avere, in molte partì del pianeta, le stesse opportunità di vedere realizzati desideri, soddisfmlanfrancoare bisogni, vivere con dignità.

L’intreccio tra visioni patriarcali, religiose, culturali causa disparità e discriminazione verso le donne solo per il fatto di essere nate nella parte sbagliata del versante umano.

E molto spesso, a dare una mano ai totalitarismi, interviene in modo strumentale l’uso politico delle religioni per operare il controllo sul corpo e quindi sulle vite delle donne.

Ma anche il timore di chi dovrebbe vigilare su questo uso politico, ovvero chi si dice di sinistra e di cultura liberale, di parlare chiaro quando si ragiona di simboli religiosi.

Perché senza dubbio tra questi simboli, quelli citati nella legge francese che vieta chippa, croce e velo nella scuola pubblica è il velo a creare problemi.

C’è chi pensa che criticare usi e religioni sia una mancanza di rispetto, e che si rischi di essere annoverati come razzisti se si critica in particolare l’islam, mentre è il conflitto, doveroso e pacifico, nel quale esercitare il pensiero critico l’argine più importante che abbiamo per costruire una democrazia inclusiva.

I diritti universali non sono occidentali, come chi pratica il relativismo vorrebbe far credere: sono una enorme conquista politica da mettere a disposizione di chi ancora non ha avuto la possibilità di vivere in società dove è stata attuata la separazione tra fede e legge umana, tra stato e religione, quale che essa sia. Nei luoghi del mondo dove ancora vige come legge quella di un dio, quale che esso sia, le donne vivono una condizione di discriminazione e sudditanza inaccettabile, e dove le donne sono in sofferenza lo è anche il resto dell’umanità

La laicità è quindi uno strumento molto importante nella costruzione della democrazia, e un alleato potente per la sua conservazione.

Considerare dunque i diritti delle donne come diritti umani universali, inalienabili, imprescindibili e non negoziabili è uno dei prerequisiti per la costruzione di una solida condizione di democrazia, ricchezza e pace nel pianeta.”.

L’evento si è chiuso con una tavola rotonda presieduta dal filosofo Giulio Giorello, direttore scientifico del “Laikoday”, e Monica Lanfranco che ha letto la “Carta di Arco” (clicca qui se vuoi leggerla). Purtroppo non ho potuto assistere ma abbiamo firmato la carta come associazione religiosa Chiesa Pastafariana Italiana per mano di uno dei Frescovi di Trento.

Daniele Zozin firma la Carta d'Arco
Daniel Zozin, uno dei Frescovi di Trento firma la Carta d’Arco

Infine, due parole sul formato dell’evento: si è svolto presso il centro giovani “Cantiere 26”, un edificio polivalente molto bello. Ho trovato molto funzionale l’allestimento della sala che ha ospitato le conferenze: ai lati e dietro la platea, disposti circa a semicerchio, c’erano i tavoli a disposizione dei rappresentanti delle associazioni che potevano così distribuire materiale informativo ma al contempo godersi i vari dibattiti.

Son venuto via da Arco con la consapevolezza che c’è ancora tanta strada da fare per arrivare alla laicità, ma che con eventi come quello a cui ho assistito, ci si può riuscire. E dopo averle fatto i complimenti per l’impeccabile organizzazione ho invitato Claudia Merighi, la presidente di Laici Trentini, a valutare l’ipotesi di esportare in tutte le città questo bellissimo evento. Se decideranno di farlo, noi ci saremo.

La Carta d'Arco firmata
La Carta d’Arco firmata
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