Proprio una famiglia perfetta!

24 aprile 2015, ore 10.30, Sala del Gonfalone, Salerno. Giuseppina La Delfa, presidente dell’Associazione Famiglie arcobaleno, in conferenza stampa annunciava la Festa delle famiglie, che si sarebbe svolta a Salerno il 3 maggio; in una città di provincia, dunque, dove è più necessario introdurre argomenti sensibili e portare alla luce una realtà umana in sofferenza: «Siamo danneggiati dalla non conoscenza. Dunque veniamo nella vostra città, venite a conoscerci».
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Mentre Giuseppina esprimeva accoratamente il desiderio delle famiglie arcobaleno di essere parte integrante della società, alla quale di fatto collaborano allevando e preparando alla vita centinaia di bambini, pensavo che in quella sala mi sono sposata.
Mi sono fidanzata a 17 anni, a 26 anni mi sono sposata e tre anni dopo ero mamma. Per me, è stato facile. Adesso – a quello stesso tavolo che anni fa era adornato di fiori – sedeva una donna, anche lei madre, che non può sposarsi, che per avere le sue figlie ha dovuto organizzarsi senza conforto legislativo dello Stato, che deve porre alla questione sociale del diritto la sfera privata dei propri sentimenti.
La domenica del 3 maggio Salerno era chiusa al traffico. Salernitani in bicicletta, mentre il lungomare era un fiume arcobaleno. La festa delle famiglie – nata nel 2007 per offrire momenti festosi a tutti i tipi di famiglia – quest’anno, nell’ambito dell’International Family Equality Day, ha discusso pubblicamente il ddl Cirinnà, illustrato dal palco dalla senatrice stessa. La manifestazione, patrocinata dal Comune di Salerno, ha potuto contare sulla partecipazione di oltre cento organizzazioni, trenta delle quali attivamente coinvolte. Si tratta di associazioni che non sono legate alla causa LGBT, ma che avvertono come propria la battaglia dei diritti e delle libertà civili.
Se devo proprio dire in una parola cosa sia accaduto quella domenica, risponderei semplicemente “c’è stata una festa”. Una festa davvero, concepita in ogni suo aspetto per le esigenze dei piccoli, per la loro sicurezza e per il loro divertimento.
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La Chiesa pastafariana italiana ha curato alcuni laboratori ludici ad ambientazione piratesca, in collaborazione con la libreria Marcovaldo di Cava de’ Tirreni, e a ora di pranzo ha impegnato piazza Cavour con le Tagliatelle in piedi, collocandosi in un’area di passaggio dello slargo assegnato alla festa, affinché interlocutori della teglia di preghiera fossero i cittadini non interessati dalla manifestazione e dunque poco motivati a sostarvi.
Schierati in fila, con le schiene alla balaustra del lungomare e spazio vuoto davanti, i pirati pastafariani della Campania hanno consumato le loro tagliatelle di fronte a persone esitanti, imbarazzate, incerte, ma anche curiosi, rassicurati dalla debita distanza. Un manipolo di pirati e disorientati cittadini, avvicinati dalla forza della semplicità, più ancora della simpatia.

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Offrendo una porzione di pasta, abbiamo incoraggiato gli astanti a considerare che la tradizione, pur essendo parte della nostra identità, carriera di usi e costumi, non è un valore immobile. Come ha insegnato Pierre Bourdieu l’habitus è un automatismo, che direziona le pratiche verso l’ordine sociale; ma l’apparato di condizionamenti, ingenuamente definiti “tradizione”, quando rischia di congelare lo sviluppo di comunità, può essere espugnato dalla spinta di quelli che sono i veri valori: libertà, uguaglianza, giustizia.
Le Tagliatelle in piedi suggeriscono quindi di distinguere la tradizione dagli stereotipi.
La tradizione vuole che tagliatelle siano composte di sole uova e farina. È vero, ma perché condirle in un modo soltanto? Rispetto al flash mob solitamente e con grande successo allestito dai nostri confrittelli in altre parti di Italia, la pannocchia salernitana ha introdotto due novità. Abbiamo cucinato le tagliatelle secondo la tradizionale ricetta campana della pizza di maccheroni, pietanza tipica dei pic-nic di famiglia, dimostrando come culture diverse possano felicemente fondersi. La pizza di tagliatelle, inoltre, ci ha permesso di fare a meno di pentole, piatti e forchette. In consider,azione del caldo, nonché dell’ingombro dei rifiuti, è stato un notevole vantaggio pratico.
Infine, anziché affidare i nostri messaggi a bandiere o manifesti, abbiamo scritto a pennarello su tovaglioli bianchi, appuntati al collo pensieri di tolleranza: “siamo tutti uguali di fronte all’amore”, “cibo alla tolleranza, digiuno alla discriminazione”, “alla base c’è la stessa pasta, il condimento sia quello che vuoi”.

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Con il nostro piatto tradizionale, ma “a modo nostro”, abbiamo fatto posto a tavola all’allegria, alla cultura della differenza. Il mio tovagliolo recitava: “l’amore conosce infinite ricette”.
Il 3 maggio i pastafariani e le famiglie arcobaleno hanno dato vita a un breve e intenso mondo felice, una tavola imbandita che sfama ogni gusto.

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Non ci avete mai pensato? Un mondo in cui ciacuno può realizzare serenamente se stesso, senza temere giudizio e condanne, è un mondo con meno frustrazioni, meno solitudini, meno bullismo, meno perversioni. Più buono.

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Per la quasi totalità della giornata la ciurma dei pirati è stata presso l’altare pastafariano, ovvero il banchetto informativo dal quale abbiamo servito pastezzi e pastrimoni. Ogni volta che nel nostro rituale, da officiante, pronunciavo: «La chiesa pastafariana vi riconosce – in grazia dei vostri sentimenti e non in forza della mia autorità – il diritto di sposarvi in amore», la funzione non era più considerata un gioco, non lo è, infatti! E gli occhi innamorati di fronte si inumidivano di lacrime: «Io vi unisco in pastrimonio, nel sacro vincolo della vostra forza di volontà e vi pennedico nel nome della Pasta, del Sugo e delle Polpette». Senza anelli, senza contratti, con l’animo felice di essere stati accolti e riconosciuti, si allontanavano mano nella mano.

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E così sono tornata a casa con l’imprevista sensazione di non aver visto nulla di nuovo rispetto ai quadri ameni che la tradizione promuove. Anzi… è stato quasi come vivere per un giorno alla Macina del Mulino Bianco: tutti belli, tutti allegri, tutti sereni, nessun capriccio, nessuna cattiva parola. Proprio famiglie perfette!

Tutte le foto presenti in questo articolo sono gentilmente concesse da JB Produzioni
Tutte le foto presenti in questo articolo sono gentilmente concesse da JB Produzioni

 

Beverenda Scialatiella Piccante, Frescova di Salerno

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