Un’accusa di blasfemia in Irlanda

Stephen Fry accusato di blasfemia dopo commenti su dio

6 maggio 2017

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Stephen Fry a Londra nel 2016

La polizia irlandese ha avviato un’inchiesta per le accuse di blasfemia fatte da uno spettatore di un programma TV contro Stephen Fry.

Sembra che la polizia stia cercando di capire se i commenti fatti dal comico inglese sul canale RTE nel 2015 (qui il video) possano costituire un reato secondo il “Defamation Act” irlandese. Durante la trasmissione, Fry aveva chiesto perché dovrebbe “rispettare un dio capriccioso, malvagio e stupido che crea un mondo […] pieno di ingiustizia”. Il comico ha poi specificato che la sua affermazione non “era offensiva nei confronti di una religione in particolare”.

Secondo un reportage del quotidiano Irish Independent, dall’entrata in vigore della legge nel 2009 i tribunali non avrebbero discusso nessun caso di blasfemia in pubblico. Inoltre, è “molto improbabile” che sarà avviata un’azione legale nei confronti di Stephen Fry. (altro…)

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Salmoni Pastafariani: 1 – Buon Pirata salpa verso la prima avventura

barpennedizioneA quel tempo Buon Pirata era inquieto.
Non che gli mancasse la pasta e la birra, per carità; ne era ben fornito, anzi.
Eppure si sentiva un devoto Pirata, e stava attento a rispettare gli Otto Io Preferirei Davvero che Tu Evitassi. Dove abitava non credevano alla spaghettosa bontà del Prodigioso, ma lui stava attento a non infrangere il primo condimento e comportarsi come un asino bigotto.
In verità si sentiva incompleto, come se gli mancasse un’altra gamba o un altro occhio.

Passeggiò fino alla rada, dove riposava nell’acqua calma il suo Galeone.
Guardò a lungo gli alberi senza vele della nave. Poi salì a bordo, fin sul cassero di prua, e poi verso quello di poppa, prendendo in mano la ruota del timone.
Gli sovvennero le avventure passate, i mari solcati e le isole visitate.
Ricordò le Casse del Tesoro che nascose alle grinfie dei temibili Hare Krisna, e … sospirò: il Governatore di Maracaibo.
La sua immagine gli si parò davanti, vivida, come fosse là in carne ed ossa. E loro due avevano un certo conto in sospeso.

Improvvisamente sentì il sugo scorrergli nelle arterie, e fu luce:
“Arremberò, ecco ciò che farò! Cercherò una ciurma, locande in cui pregare e arriverò a Maracaibo!”

Perciò radunò pasta, sugo, scatole di biscotti e birra nella stiva del suo Galeone, diede un addio strappacuore alla sua collezione di birrette in bottiglia, chissà mai quando le avrebbe riviste, e salpò.

Navigò per ore governando da solo la nave. In effetti era piacevole scivolare sull’acqua, guardare le vele gonfie di vento e contare i pesci che ogni tanto saltavano fuori dal mare.
Ma era anche faticoso correre per il ponte a tirare il cordame, salire sull’albero maestro per guardare l’orizzonte dalla coffa e scendere nella stiva a preparare il sugo per il pranzo.
Quindi fu contento quando dalla coffa avvistò Terra: corse al timone per aggiustare la rotta e regolò il sartiame per raccogliere il vento.

La prima tappa fu su un’isola disabitata su cui campeggiava un unico tetro grande rudere, con un’alta e cadente torre di guardia.
Scese dalla nave e attraversò la piccola spiaggia che portava all’edificio.
Avvicinandosi notò un cartello all’ingresso, era scritto a mano e la grafia era incerta.
Avvisava:
“Quest’Isola fu abitata da pazzi e da appestati, nessuno di loro sopravvisse all’ignoranza dell’uomo. State alla larga!”
Tutte le finestre erano prive dei vetri, sembravano orbite vuote. Mancavano le porte. Polvere e calcinacci erano dappertutto.
Questo voleva dire che quella magione era abbandonata da diversi anni.

Finì di esplorare quel sinistro maniero e si diresse a vedere come era messa la torre. Salì i gradini sconnessi e guardò l’orizzonte.
Cominciava ad imbrunire e già calava una sottile nebbiolina.

Stava ancora scrutando il mare, quando si accorse di un puntino che si avvicinava e si ingrossava. Prese il binocolo e lo puntò.
Pareva una barchetta a remi, e stava puntando alla spiaggetta dell’isola.
Decise di discendere dalla torre e di accogliere il natante. Attraversò l’edificio e si recò alla spiaggia.

Via via che la barchetta si avvicinava, prendeva sempre più le sembianze di un canotto con sopra un* Pirata.
“Ahrrr…” gridò al suo indirizzo Buon Pirata appena fu abbastanza vicino.
“Ahrrr…” fu la risposta dal canotto “Mi ero pers* nella nebbia o nei fumi alcoolici, non so.”
Risero e, quando scese a terra, furono feste e tripudi di “Ahrrr”.
“Frittello! Ti va una buona preghiera assieme? E ti andrebbe di formare una ciurma?” chiese Buon Pirata.
“Ahrr…” rispose il Pirata “Ti rispondo con due sì!”
E poi stapparono la birra e misero a bollire la pasta in Olocausto al Prodigioso.

Finalmente Buon Pirata era in una ciurma. E l’Isola da quel giorno fu Pennedetta.

Da quel giorno si disse: “Non si è soli solo da soli, ma in due si è già una Ciurma”.

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Salmoni Pastafariani: Presentazione

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Salmoni sulle avventure di Buon Pirata: nasce inizialmente con la necessità di raccontare il mondo Pastafariano al gruppo facebook della Pannocchia di Treviso.

È uno strumento con cui spiegare il Cotechismo,  parlando il linguaggio con cui ognuno di noi si imbatte navigando nel mare dei nostri siti e raccontando il Pantheon che tutti noi amiamo.

Pirati, tesori e galeoni, si mescolano a spaghetti, polpette e birra, ma al di sopra di tutto teiere, unicorni e, naturalmente, il Prodigioso Spaghetto Volante.

Ecco quello che il protagonista vivrà, trovandosi a vagare per i Sette Mari in una continua ricerca, vuoi di una ciurma, vuoi del Governatore di Maracaibo, di cui ne è innamorato.

E questa ricerca cos’è se non quella nostra personale nel mondo reale  rapportandosi con gli altri?

Buon Pirata così salpa da un’isola all’altra. E queste isole somigliano moltissimo a quelle della mia infanzia, quelle della Laguna di Venezia, di cui prendo le caratteristiche e le leggende, trasformandole ad uso della narrazione.

L’infanzia è anche il target, le storie sono pensate per i bambini, o come dico io, al bambino che abbiamo in fondo al cuore. A loro è destinata la morale finale, come nelle fiabe di Esopo e dei Grimm, l’unico vero tesoro da scoprire.

Anzi in alcuni casi vengo aiutato proprio da Asia, la figlia di una confrittella, prima fan di Buon Pirata, che non smetterò mai di ringraziare. La scelta dei nomi degli amici del protagonista, alcune situazioni e pure lo svolgimento di qualche storia, nascono dalla sua fantasia. Così avremo la cagnolina Rosetta e il pappagallo Tu Chitti, ed anche serpenti, tucani ed isole piccolissime. E comunque, badate bene, io vado ad ingrossare le fila di più illustri scrittori che chiedono aiuto all’infanzia per lo svolgimento dei loro racconti: da Lewis Carrol a J.K. Rowling.

Lascio infine la parola a Buon Pirata, un poco magico, un poco vagabondo, che vi saluta alla sua maniera:

“Ahrrrr …”


 

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Misteri Pastafariani, Il Sacro Disordine Templafariano

Questa settimana usciamo con una nuova rubrica chiamata, Misteri Pastafariani, siamo ben lieti di parlare di uno degli ordini cavallereschi più segreti e inquietanti della storia del pastafarianesimo, L’ordine dei Cavalieri Templari Pastafariani.
L’Ordine, come tutti gli Ordini mistico-esoterici/religiosi-guerrieri, gomblotta in segreto, ed ha i suoi scopi reconditi.
L’unica notizia certa è che i cavalieri del tempio pastafariano, seguono gli Otto Condimenti, e che lo scopo noto è quello di Defensor Fidei.

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Il Profeta ha parlato. Di Scienza.

Pastafariani a March for Science: una contraddizione?

24 aprile 2017

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Mi congratulo e ringrazio tutti coloro che hanno preso parte alla March for Science. Mi sento sollevato nel vedere che la democrazia viene messa in atto da un gruppo di persone intelligenti.

Nonostante noi Pastafariani siamo scettici nei confronti della “scienza” e del “ragionamento logico basato sulle prove scientifiche”, rispettiamo il concetto di scienza, il fatto che ricerchi la conoscenza, e ammiriamo quelle persone che dedicano la loro vita a questa causa.

Allora perché non è una contraddizione per i Pastafariani – un gruppo tenuto insieme dalla fede – sostenere la scienza, o almeno sostenere gli scienziati?

Noi crediamo che un Onnipotente Prodigioso Sphagetto Volante modifichi l’universo che fa *sembrare* che il metodo scientifico sia affidabile, che la conoscenza dell’umanità e la sua evoluzione dall’uscita delle caverne fino all’accensione delle navicelle spaziali sia il diretto risultato di questo processo. Sembra che possiamo dedurre conclusioni attraverso la ragione e la sperimentazione.

Non possiamo incolpare gli Scienziati che non hanno ancora visto la Luce: non fanno altro che il loro lavoro e sono dotati di onestà intellettuale. Non possiamo dire lo stesso di altri gruppi, tra cui molti uniti da un Credo che si basa sulla fede.

Quindi perché il Pastafarianesimo è nel giusto, nonostante a volte contraddica la ragione? Perché il PSV dice così, e noi abbiamo fede1.

1. Il diallele è ammesso in ambito religioso

 

 

Articolo originale di Bobby Henderson.

Traduzione a cura del gruppo CPI – Interpreti e Traduttori

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Resoconto del LAIKODAY, per respirare un po’ di laicità

Sabato 1 aprile ho partecipato insieme a una ciurma Pastafariana al “Laikoday: Strumenti e dialoghi per un’emergenza – le giornate del pensiero laico dedicate a Ipazia d’Alessandria, martire della ragione” organizzato ad Arco di Trento dai Laici Trentini per i diritti civili.

Erano presenti le associazioni: Laicitalia, I sentinelli di Milano, Comitato “Non Ultimi”, Deina Trentino Alto Adige, Per un’Europa dei Popoli, ArciLesbica Trentino Alto-Adige L’ Altra Venere, Arco Bene Comune, Coordinamento Genitori Democratici Trentino Alto Adige – Südtirol, So.Crem Trento, AGedO, Associazione Luca Coscioni, Anpi Trentino, Arcigay del Trentino, Famiglie Arcobaleno, Gruppo Jump LGBT – Oltre tutte le barriere, Lo Stesso Cielo, ARCI Alto Garda, Arci del Trentino, UAAR Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti, Associazione Phoenix, Osservatorio contro i fascismi Trentino AA – Südtirol.

Ho seguito con molto interesse il dialogo “RICORDATI CHE DEVI MORIRE – strumenti e dialoghi sul fine vita” tra il Dott. Francesco Terrasi, coordinatore sanitario RSA Villa Belfonte e RSA Via Veneto (Trento), Mina Welby e Beppino Englaro sul diritto di scelta di morire laicamente e con dignità. In particolare, oltre ai bellissimi interventi di Mina e Beppino, sono rimasto colpito da alcuni aspetti toccati dal Dott. Terrasi in merito al testamento biologico: il fatto che dovrebbe essere fatto da tutti, e insieme al medico di base, che potrebbe chiarire bene le cose anche a chi non ha sufficienti informazioni per decidere e darebbe la facoltà di esprimere le proprie volontà anche a chi volesse essere mantenuto in vita ad ogni costo, attaccato a una macchina o intubato. Queste informazioni sarebbero molto utili ai medici che adesso si trovano in grande difficoltà ma dopo saprebbero cosa fare, mettendo in pratica le scelte che il paziente ha fatto quando era in grado di decidere. In mancanza del testamento biologico i medici si trovano nelle condizioni di dover far decidere ai parenti, ma cosa succede se per esempio il paziente non cosciente ha due figli che la pensano in modo differente? I detrattori del testamento biologico che vorrebbero le cure a oltranza dovrebbero riflettere sul fatto che in assenza di loro decisioni qualcuno potrebbe decidere il contrario di quello che vorrebbero loro se fossero coscienti.

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Dopo questo bellissimo e istruttivo (quantomeno per me) dialogo, è venuto il momento delle associazioni: ognuna ha avuto il tempo per raccontarsi. A noi lo hanno fatto fare tra i primi perché … perché avevamo l’onere e l’onore di andare a preparare la Sacher Mensa. Devo dire che la presentazione fatta dai Pirati Pastafariani Trentini è stata preparata con cura, ha informato sulle nostre attività e ottenuto larghi consensi.

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Altare Pastafariano

E’ venuto quindi il nostro momento: mentre alcuni di noi allestivano l’altare e distribuivano il libretto contenente i canti e le preghiere, altri si sono dedicati alla preparazione delle Tagliatelle in piedi e degli spaghetti (per accontentare anche chi ha esigenze alimentari particolari) utilizzando le attrezzature che gli efficientissimi alpini ci avevano messo a disposizione per preparare la pasta all’aperto.  Mentre l’acqua bolliva, uno dei Frescovi di Trento ha celebrato la Sacher Mensa, aperta da una sua breve introduzione parlata e poi tutti i partecipanti hanno cantato il “Cantico del Sugo” e recitato la preghiera “a te Prodigioso” ed è stato toccante vedere Beppino Englaro cantare e recitare preghiere insieme a noi. La celebrazione si è conclusa con il Pastezzo della frittella all’aglio e olio e poi si è consumato il rito delle Tagliatelle in piedi al sugo di pomodoro.

Tornati dentro la sala che ospitava l’evento, il “Gruppo JUMP LGBT – Oltre tutte le barriere” ha trattato l’argomento “ABILI AL SESSO: il diritto al piacere”. E’ stato toccante sentire i loro racconti, le loro richieste, le loro proposte. Ho visto la sala gremita di gente molto attenta ad ascoltare tematiche che non vengono spesso affrontate e che sono state spiegate dai ragazzi in modo molto colloquiale, supportato con la proiezione di diapositive e video molto belli, e impreziosito da testimonianze della Dott.ssa Carla Maria Brunialti e dalla presentazione del Dott. Maurizio Bossi, il tutto moderato dalla giornalista Sara Ravanelli.

Sono poi saliti sul palco Antonella Vicini e Alexander Schuster per un dialogo dal titolo “QUEI LIKE POCO LAICI – bufale e disinformazione sui Social Networks”. L’argomento è di grande attualità, siamo ormai quasi tutti grandi utilizzatori di social network e ogni giorno assistiamo a post contenenti propagande di vario tipo. L’intenzione dei relatori era di non farci cadere nella trappola del mettere like o condividere post senza conoscere bene quel che ci viene proposto, con la scusa di non avere tempo di approfondire l’argomento o del “non so se sia vero, ma che male vuoi che faccia condividere un post?” che è invece molto pericoloso. Secondo me sarebbe sufficiente applicare una regola molto semplice: “se non ho il tempo per approfondire non condivido e non metto like”.

Dopo questo dibattito sono salite sul palco le scrittrici e giornaliste Monica Lanfranco e Giuliana Sgrena per un interessante dibattito denominato “DANNATAMENTE DONNE – religioni e femminismo” assieme a Gabriele Carletti, giornalista RAI che aveva la funzione di moderatore ed ha introdotto la discussione parlando di un caso verificatosi nei giorni precedenti il Laikoday: a Bologna una ragazza è stata rasata a zero dalla madre perché rifiutava di portare il velo. Le risposte hanno evidenziato che spesso non sono le religioni a stabilire certe regole ma le gerarchie religiose, e sono stati toccati vari aspetti di soprusi verso le donne perpetrati in nome delle religioni. Conoscevo già Giuliana Sgrena ed è invece stata una piacevolissima sorpresa l’ascoltare Monica Lanfranco che ha espresso un concetto che mi ha fatto riflettere: l’uso del “conflitto, doveroso e pacifico”. Essendo il concetto un po’ delicato, non volevo commettere errori nel descriverlo e quindi mentre scrivevo questo articolo mi è venuto in mente di chiedere a Monica di scrivermi qualcosa per aiutarmi. E lei, gentilissima, mi ha inviato queste righe:

“Non é mai facile parlare di laicità, perché il fantasma che si agita appena questo concetto viene evocato nello spazio pubblico è quello della discriminazione verso chi ha fede in una religione. E’ per questo che quando parlo di laicità io metto in chiaro immediatamente che il mio posizionamento è quello di una femminista, di una attivista per i diritti umani delle donne che non può non dirsi laica, antifondamentalista, e molto critica verso il multiculturalismo che spesso relativizza le culture.

Penso questo: una società non può dirsi giusta, democratica e pacifica se la maggioranza delle persone che vi abitano o transitano in essa non ha gli stessi diritti della minoranza. La maggioranza di esseri umani che abitano il pianeta è di sesso femminile, ma questa maggioranza continua a non avere, in molte partì del pianeta, le stesse opportunità di vedere realizzati desideri, soddisfmlanfrancoare bisogni, vivere con dignità.

L’intreccio tra visioni patriarcali, religiose, culturali causa disparità e discriminazione verso le donne solo per il fatto di essere nate nella parte sbagliata del versante umano.

E molto spesso, a dare una mano ai totalitarismi, interviene in modo strumentale l’uso politico delle religioni per operare il controllo sul corpo e quindi sulle vite delle donne.

Ma anche il timore di chi dovrebbe vigilare su questo uso politico, ovvero chi si dice di sinistra e di cultura liberale, di parlare chiaro quando si ragiona di simboli religiosi.

Perché senza dubbio tra questi simboli, quelli citati nella legge francese che vieta chippa, croce e velo nella scuola pubblica è il velo a creare problemi.

C’è chi pensa che criticare usi e religioni sia una mancanza di rispetto, e che si rischi di essere annoverati come razzisti se si critica in particolare l’islam, mentre è il conflitto, doveroso e pacifico, nel quale esercitare il pensiero critico l’argine più importante che abbiamo per costruire una democrazia inclusiva.

I diritti universali non sono occidentali, come chi pratica il relativismo vorrebbe far credere: sono una enorme conquista politica da mettere a disposizione di chi ancora non ha avuto la possibilità di vivere in società dove è stata attuata la separazione tra fede e legge umana, tra stato e religione, quale che essa sia. Nei luoghi del mondo dove ancora vige come legge quella di un dio, quale che esso sia, le donne vivono una condizione di discriminazione e sudditanza inaccettabile, e dove le donne sono in sofferenza lo è anche il resto dell’umanità

La laicità è quindi uno strumento molto importante nella costruzione della democrazia, e un alleato potente per la sua conservazione.

Considerare dunque i diritti delle donne come diritti umani universali, inalienabili, imprescindibili e non negoziabili è uno dei prerequisiti per la costruzione di una solida condizione di democrazia, ricchezza e pace nel pianeta.”.

L’evento si è chiuso con una tavola rotonda presieduta dal filosofo Giulio Giorello, direttore scientifico del “Laikoday”, e Monica Lanfranco che ha letto la “Carta di Arco” (clicca qui se vuoi leggerla). Purtroppo non ho potuto assistere ma abbiamo firmato la carta come associazione religiosa Chiesa Pastafariana Italiana per mano di uno dei Frescovi di Trento.

Daniele Zozin firma la Carta d'Arco
Daniel Zozin, uno dei Frescovi di Trento firma la Carta d’Arco

Infine, due parole sul formato dell’evento: si è svolto presso il centro giovani “Cantiere 26”, un edificio polivalente molto bello. Ho trovato molto funzionale l’allestimento della sala che ha ospitato le conferenze: ai lati e dietro la platea, disposti circa a semicerchio, c’erano i tavoli a disposizione dei rappresentanti delle associazioni che potevano così distribuire materiale informativo ma al contempo godersi i vari dibattiti.

Son venuto via da Arco con la consapevolezza che c’è ancora tanta strada da fare per arrivare alla laicità, ma che con eventi come quello a cui ho assistito, ci si può riuscire. E dopo averle fatto i complimenti per l’impeccabile organizzazione ho invitato Claudia Merighi, la presidente di Laici Trentini, a valutare l’ipotesi di esportare in tutte le città questo bellissimo evento. Se decideranno di farlo, noi ci saremo.

La Carta d'Arco firmata
La Carta d’Arco firmata
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Prodigiosina

La prodigiosina, portentoso pigmento

Serraia marcescens è un tizio noioso; un batterio (enterobatterio per la precisione) a forma di bastoncino che, una volta stabilitosi nel sistema digerente animale, è difficilissimo da mandare via. È infettivo per gli umani ed è anche un opportunista, perché si approfitta dei pazienti immunocompromessi per causare infezioni ospedaliere veicolate da strumentazione e resistenti agli antibiotici: malattie respiratorie in pazienti intubati, infezioni urinarie dove è presente un catetere ed endocardite nei malati con flebo endovenose. Insomma, un tipo poco raccomandabile.

Serratia marcescens
Serratia marcescens. Immagine di Brudersohn da Wikipedia, licenza CC BY-SA 3.0

A noi però non interessa tanto S. marcescens quanto un suo importante metabolita, un pigmento di colore rosso chiamato 4-metossi-5-[(Z)-(5-metil-4-pentil-2H-pirrol-2-ilidene)methil]-1H,1′H-2,2′-bipirrolo. Gli amici lo chiamano semplicemente prodigiosina.

Il modo in cui la prodigiosina viene metabolizzata è, perlopiù, un mistero. È stata recentemente oggetto di attenzione da parte degli studiosi di chimica organica e farmacologia. Il pigmento, definito “meraviglioso secondo metabolite” da Bennet & Bentley, sembra avere importanti proprietà antifungali, antimalariche, antibiotiche e immunosoppressive, ma soprattutto pare che induca le cellule cancerose maligne a innescare la propria morte programmata e che quindi sia utile come antitumorale, tanto da essere oggetto di un trial clinico per il trattamento del tumore al pancreas. Insomma, sembra sia proprio un elemento incline a fare miracoli.

Ma veniamo alle cose serie.

Il tipo antipatico, S. marcescens, ha tra le altre cose la capacità di crescere sui carboidrati complessi e di produrre, dopo un po’ di tempo, questo pigmento rosso che poteva essere facilmente scambiato per sangue. Nel 1263, durante una messa a Bolsena, l’ostia eucaristica sembrò sanguinare; tutte le volte che il prete la ripuliva, si formava altro pigmento, che ovviamente veniva interpretato come altro sangue che sgorgava dall’ostia consacrata. L’evento è celebrato in un affresco dipinto da Raffaello nel Palazzo Pontificio, nella Città del Vaticano, ed è considerato come prova della transustanziazione dell’ostia nel corpo di Cristo; l’anno dopo, Papa Urbano IV istituì appunto la celebrazione del Corpus Christi in onore di questo evento.

Messa a Bolsena, Raffaello
La messa a Bolsena, Raffaello Sanzio, 1512.

Oggi noi sappiamo, grazie alla scienza ma soprattutto alla nostra Fede, che l’unico responsabile di questo presunto miracolo è null’altro che il Prodigioso che, coi suoi portentosi pigmenti, si diverte a gettare scompiglio nelle nostre credenze, per testare la nostra fede e spingerci a indagare oltre.

Per approfondire:

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La Pannocchia della Settimana 1: Area Pasta Romagna

La CPI è orgogliosa di presentare a tutti i frittell* di questo mondo e di quell’altro: la Pannocchia della settimana, la nuova rubrica dell’Osservatore Pastafariano dedicata alle ciurme locali che si raccontano.

Inauguriamo la rubrica con la Chiesa Pastafariana dell’Area Pasta Romagna (pagina ufficiale), raccontata dallo Scardinale Beverendo Gnocchetto Shardana.

I Pastafariani esistono davvero, sono vivi e vitali e spesso anche fotogenici come avrete modo di appurare!

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