Nel segreto della cabina elettorale Dio ti vede, il Prodigioso Spaghetto Volante no!

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Correva l’anno 1948. Gli italiani vennero chiamati alle urne per eleggere il primo Parlamento della della Repubblica Italiana, dopo la conclusione dei lavori dell’Assemblea Costituente.

Sulla scheda elettorale si scontravano il Fronte Democratico Popolare, alleanza tra il PSI e PCI, guidato da Palmiro Togliatti e la Democrazia Cristiana di Alcide de Gasperi.

Nel segreto della cabina elettorale Dio ti vede Stalin no!

Il risultato era tutt’altro che scontato, visto che due anni prima i partiti della Sinistra avevano totalizzato appena qualche punto percentuale di differenza rispetto alla DC. L’esito della consultazione inoltre, avrebbe potuto incidere sugli equilibri internazionali che i vincitori della Seconda Guerra Mondiale avevano stabilito per il futuro assetto del continente.

La Chiesa Cattolica si schierò senza nessun riserbo con il partito che costituiva una sua emanazione diretta. Per aggirare l’espresso divieto di propaganda politica, Luigi Gedda, su istruzione di Pio XII, creo i Comitati Civici che, con 300 mila volontari, furono importantissimi per la campagna della DC. Già nel ’46 il Papa aveva pronunciato il famoso ultimatum ≪o con Cristo o contro Cristo; o per la sua Chiesa, o contro la sua Chiesa≫, in riferimento alle imminenti elezioni.

Al di là di quelli che furono gli argomenti del dibattito politico, la vera battaglia per il voto si svolse sui muri di tutte le città e dei paesi della penisola. Nella difficile situazione economica di quegli anni e con un analfabetismo ancora diffuso tra gli adulti votanti, più che la radio o i giornali, furono i manifesti illustrati a veicolare i messaggi di propaganda destinati ad elettori di tutte le classi sociali e condizioni culturali. Venivano affissi dovunque, da squadre di giovani attivisti che facevano a gara tra loro per strappare o ricoprire i manifesti degli avversari.

Dall’affilata matita di Giovannino Guareschi, celeberrimo autore della saga Don Camillo e Peppone, uscì lo slogan a cui facciamo riferimento nel titolo:

≪Nel segreto della cabina elettorale Dio ti vede Stalin no!≫

Lo stesso che rimase poi immortalato nel 1955 con la voce di Fernandel, nei panni del parroco di Brescello, nel lungometraggio Don Camillo e l’Onorevole Peppone.

Don Camillo

Non interessa qui disquisire sulle posizioni politiche di allora, né indagare nel giudizio storico sul risultato delle elezioni. Ciò che vogliamo sottolineare è come un’organizzazione religiosa, la Chiesa Cattolica Apostolica Romana e un partito politico di ispirazione religiosa come la Democrazia Cristiana, non ebbero nessuna riserva nell’usare ogni mezzo, includendo l’intimidazione psicologica basata sul credo religioso ed arrivarono perfino a scomodare il loro dio per portare a casa la vittoria elettorale. Complice l’ignoranza, la superstizione e il fatto che gli italiani di allora non erano abituati ad esercitare liberamente i loro diritti democratici, tra gli indecisi che con la matita copiativa in mano si accingevano ad apporre la crocetta sulla scheda, molti avranno scorto sul muro del seggio elettorale, allestito in un’aula scolastica, un crocifisso che li guardava con aria afflitta ed avranno ripensato a quel fatidico slogan

Il trucco funzionò egregiamente, se è vero che – caso unico nella storia repubblicana – la DC conquistò la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento.

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Dov’era allora la nostra divinità più saporita, il Prodigioso Spaghetto Volante? Certamente non faceva il guardone nelle cabine elettorali e se c’era, era interessato a sbirciare sotto le sottane delle giovani signore più che al loro voto. Più probabilmente si stava sbronzando in compagnia dell’Unicorno rosa e, se esiste, anche del dio dei Cristiani, a discapito dei loro avvertimenti. Una cosa è sicura: la sua immagine non troneggiava appesa al muro di ogni seggio e non influenzò in alcun modo il risultato elettorale.

Oggi il panorama politico è molto diverso. Sarebbe impossibile fare un paragone diretto tra i partiti che si presenteranno alle Elezioni Europee del prossimo 25 maggio e quelli del ’48; improbabile ritrovare argomenti delle ideologie che muovevano i due principali schieramenti del dopoguerra nei programmi elettorali odierni.

Una cosa però non è cambiata: il crocifisso appeso al muro delle aule scolastiche che ospiteranno i Seggi Elettorali. Oggi come allora, permane a minacciare le nostre scelte civiche, sbirciando invadente dall’alto la scheda elettorale, quel simbolo religioso che entrò per diritto di legge nelle aule italiane grazie ai Patti Lateranensi firmati nel ’29 da Benito Mussolini, che Pio XI definì proprio in quel contesto “l’uomo che la Provvidenza ci ha fatto incontrare”.

Seggio elettorale con Crocifisso.

Il crocifisso nei seggi elettorali non è “il simbolo della civiltà e della cultura cristiana, nella sua radice storica, come valore universale”, come sostenne il Consiglio di Stato nel 1988, ma rappresenta l’ingerenza illegittima della Chiesa Cattolica fin nel più sacro dei diritti civili del popolo italiano: il diritto ad eleggere liberamente i nostri rappresentanti.

Oggi però, noi pirati pastafariani possiamo fare la differenza e librare una battaglia non violenta contro questo simbolo, per difendere la laicità dello Stato e l’indipendenza delle nostre scelte. Grazie ad alcuni eroi civili che ci hanno preceduto, adesso la Legge è finalmente dalla nostra parte.

Nel 1994, lo scrutatore Marcello Montagnana si rifiutò di adempiere al su incarico perché ritenne che la presenza del crocifisso nel suo seggio fosse lesiva del principio di laicità e fu per questo condannato dal Pretore di Cuneo. La sua condanna fu però poi annullata nel 2000 dalla Corte di Cassazione.

Nel 2006, la Corte d’Appello di Perugia, in merito all’azione del sig. Franco Coppoli, che rimosse il crocefisso dal seggio elettorale, nonostante la diffida del Sindaco di Amelia (TN), stabilì in via definitiva che

≪la sala destinata alle elezioni sia uno spazio assolutamente neutrale, privo quindi di simboli che possano, in qualsiasi modo, anche indirettamente e/o involontariamente, creare suggestioni o influenzare l’elettore≫.

Grazie a questa sentenza, qualsiasi cittadino può oggi richiedere al Presidente del proprio seggio di ritirare le immagini e i simboli religiosi presenti. Così ha fatto nostra Sorella in Pasta Liana Moca, pastafariana e attivista dell’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (UAAR), che alle Amministrative del 2011 si trovò nel seggio e fece rimuovere una madonnina e una statuetta di Padre Pio, mentre alle Politiche del 2013 chiese e ottenne di far ritirare il crocifisso.

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La UAAR, già nell’anno 2000, aveva lanciato la campagna permanente Scrocifiggiamo l’Italia e offre importanti suggerimenti e aiuto legale per coloro che facciano valere il loro diritto a votare in un seggio libero da immagini religiose.

Noi pastafariani sappiamo bene che la nostra divinità non si interessa di politica, ma combattiamo le nostre battaglie affinché nessuna religione e nessuna fantasia antiscientifica sia favorita rispetto ad altre. Questa è la ragione fondamentale del nostro Credo. Da bravi pirati, dobbiamo essere in prima linea per difendere il diritto a che il Prodigioso Spaghetto Volante non sia discriminato. Non possiamo tiraci indietro. Il 25 maggio dobbiamo andare all’arrembaggio del nostro seggio elettorale armati delle armi migliori: l’ironia e la tolleranza.

Siete pronti per combattere questa battaglia? Ecco ciò che dovete fare:

  1. Prima di andare al seggio mangiate in abbondanza, perché un pastafariano non discute mai a pancia vuota.
  2. Stampate e portate con voi questi documenti: 
pronunciamento della Corte d’Appello di Perugia (scarica); dichiarazione e diffida da far mettere a verbale in caso di negativa (scarica).
  3. Prima di votare chiedete gentilmente di parlare con il presidente del seggio. Fategli presente che il crocefisso è il simbolo di una religione specifica e che la sua presenza nel seggio viola il principio di laicità dello Stato sancito nella costituzione. Mostrate la sentenza della Corte d’Appello di Perugia e chiedete che il crocifisso venga rimosso.
  4. Nel caso si rifiutasse, chiedetegli di mettere a verbale la vostra richiesta e in calce anche la formula di diffida.
  5. Se il presidente si rifiutasse perfino di verbalizzare la dichiarazione, ricordategli che la norma di cui all’art. 104, comma 5, del D.P.R. n. 361/1957, punisce con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa sino al controvalore di quattro milioni di lire il segretario dell’ufficio elettorale che rifiuta di inserire nel processo verbale o di allegarvi proteste o reclami di elettori.
  6. In caso di necessità, la UAAR offre assistenza tramite l’indirizzo soslaicita@uaar.it.

Naturalmente potete far presente al presidente del seggio il fatto che siete pastafariani. Potreste anche essere tentati di chiedere di far mettere accanto al crocefisso un piatto o un pacchetto di pasta, o qualche altra reliquia pastafariana, ma vi sconsigliamo di provarci perché in quel caso non sareste più protetti dall’argomento sostenuto nella sentenza della Corte d’Appello di Perugia e non avreste più la sicurezza di poter risolvere eventuali complicazioni legali. A titolo di esempio, ricordiamo la vicenda del giudice Luigi Tosti che nel 2004 appese il simbolo della UAAR accanto al crocifisso nell’aula del tribunale che presiedeva. Tosti fu condannato a 7 mesi di reclusione, sospeso dal CSM e radiato dalla magistratura, per poi essere assolto in Corte d’Appello “perché il fatto non sussiste”, solo nel 2012.

Pirati! Il Prodigioso Spaghetto Volante vi chiama alla battaglia nel nome della sua Parola. E la sua Parola è “Aaarrrrh!”


Per chi volesse approfondire l’argomento consigliamo vivamente di visitare il sito della campagna Scrocifiggiamo l’Italia della UAAR: http://www.uaar.it/uaar/campagne/scrocifiggiamo.

Penna l’Arrabbiata

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