benvenuto nella giungla

Lo dice la scienza… o no? Guida di sopravvivenza – Livello 3: re della giungla!

Ok, fino ad ora ci siamo preoccupati di non farci fregare nella vita di tutti i giorni dai titoli degli articoli sui benefici dell’annusare scorregge e di come si pubblica davvero un articolo scientifico, ma manca ancora una questione importante: che tipi di articoli scientifici esistono? Eh, già, perchè come per la guerra, non è lo stesso avere davanti il coltello da burro, un fucile o la bomba H.

Purtroppo però vanno tutti sotto il nome di “armi”. Nella letteratura scientifica è la stessa cosa, ci sono articoli e articoli, e questo nasconde altri pericoli.

Fin qui sei riuscito a sopravvivere alle armate della disinformazione del nuovo millennio, complimenti, purtroppo non è finita. Ora bisogna sopravvivere alla giungla. Sanguisughe, serpenti velenosi, ragni grossi come un procione e pelosi come le cosce della cugina di campagna femminista che non si è mai rasata per protesta contro la patriarchia. Ricorda, ogni cosa intorno a te vuole sempre ucciderti peggio che se vivessi in Australia. E solo i più tosti possono cavarsala anche contro queste trappole letali.635787859551505980-ARM-high-crawl

Facciamo un elenco delle categorie di arma da fuoco in dotazione:

  • C’è per esempio il “case report”, che racconta di un caso singolo, di un singolo evento (o una decina). Poca cosa, di suo può essere una grande scoperta, ma da solo non fa una rivoluzione scientifica, è solo un punto di partenza e può benissimo essere un caso. O anche le lettere e le “research notes” , che pure si pubblicano nelle riviste scientifiche ma da sole sono solo un “commento informato” o una anticipazione su qualcosa che verrà pubblicato a breve. Insomma se è tutto quel che si trova a supporto di un’idea, è una pistolina scarica, non un grillo tonante alla MIB. Significa che è una informazione rispettabile ma in attesa di ulteriori sviluppi e prendere la cosa per assodata sarebbe vendere il piatto di pasta prima di aver fatto bollire l’acqua.
  • Poi ci sono gli articoli normali, spesso accompagnati da supplementi e “data papers”, nonostante il nome “articoli” possono essere lunghi anche un centinaio di pagine. Questo è il formato comune degli studi, la regola, la norma, quello che speri di trovare quando è il momento di cercare notizie. Questo è il tuo fucile d’ordinanza. Può sempre incepparsi, ma di quello parleremo dopo. Comunque sia, questo è un buon fatto scientifico da mettere sulla bilancia.
  • E poi ci sono le portaerei. Le fottute corazzate. Le one-man-army. Il bombardamento aereo. La botte di ferro. Sto parlando delle “review”. Si tratta di articoli scritti effettuando una analisi su altri articoli pubblicati in letteratura. Decine o centinaia, a volte anche MIGLIAIA di articoli scientifici. E tutto questo da parte di persone che l’argomento l’hanno studiato per tutta la vita. Decenni o anche secoli di ricerca da parte di eserciti di scienziati, condensati in poche pagine. Le review sono il sacro graal di quanto potete sperare di trovare, la el dorado nascosta nella giungla. Anche queste possono essere lunghe un bel pò. Ma tranquilli, c’è sempre anche il riassunto alla voce “conclusioni”.640px-A_Horseshoe_Einstein_Ring_from_Hubble
  • Se ci si vuol fare una cultura su un intero argomento e non su una specifica questione scientifica? Anche se il primo istinto sarebbe quello di andare su una enciclopedia o a leggersi un buon libro, sotto il punto di vista scientifico questo ha lo stesso valore che chiedere al primo che passa con un camice bianco: puó tanto essere un ricercatore biochimico appena uscito dal laboratorio quanto un macellaio. C’é piú di una casa editrice che é disposta a pubblicare qualsiasi cosa purché l’autore paghi la stampa di tasca propria e piú di un truffatore in giro che l’ha fatto. Ma anche in quel caso esiste una via sicura: le monografie peer reviewed. Si tratta di libri specifici su un particolare argomento che vengono pubblicati all’interno di collane curate da specialisti del settore seguendo sempre una procedura di peer review. All’atto pratico sono come le review, solo che non riguardano un singolo argomento, ma una intera tematica scientifica. In altre parole, la tua bomba H.

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Ora parliamo delle cose più difficili da evitare, quelle che fregano anche gli scienziati. Gli errori onesti e le frodi scientifiche. “Ma come?” mi dirai sgomento, “Dopo che sono sopravvissuto agli attentati della stampa incapace, dei truffatori da due soldi e che ho capito come funzionano veramente le cose non sono ancora al sicuro? Che devo fare di piú, compreare le figurine di Piero Angela?”

In venti studi sicuri al 95% ce ne troveremo uno sbagliato, stiamo attenti!

~giocatore assiduo di giochi di ruolo da tavolo che ha imparato quanto é importante non tirare 1

Mi dispiace, non sei ancora in salvo. Tutto quello che avete imparato fin ora è a riconoscere la letteratura scientifica e separarla dalle bufale. Intendiamoci, questo giá ti mette al riparo da tante cose, quantomeno non finirai a farti i lavaggi di bicarbonato convinto che il cancro sia colpa di un fungo e che il bicarbonato lo ucciderá invece di farti curare da un medico (ti piacerebbe che stessi scherzando, vero?).
Purtroppo anche nella letteratura scientifica DOC, DOP etc si nascondono errori onesti, anzi ce li si aspetta sui grandi numeri (in venti studi sicuri al 95% ce ne dovrebbe essere uno sbagliato), per quello i case report non valgono quanto le review. Inoltre c’è anche la disonestà. Ebbene si, gli scienziati sono esseri umani, come tutti gli altri. E in mezzo a loro si nascondono anche le famose serpi in seno, disposte a usare attacchi statistici per manipolare i risultati in modo da gonfiarsi il curriculum con risultati inventati ad esempio con una tecnica chiamata P-hacking.rpg-468917_1920

Pacching? si, é un pacco. In pratica si prende uno studio che cosí com’é non passa uno dei criteri piú importanti per la pubblicazione: la significativitá statistica. Avete presente che si dice sempre “un risultato statisticamente significativo”? É perché come per la primavera, nella scienza non basta una rondine. Non basta neanche tutto lo stormo. Per parlare di migrazione servono numeri grossi e solide analisi statistiche per indicare che la ipotesi nulla (es: é solo uno stormo che gira come gli pare e per 5 min é andato a sud) é refutata. E il numero piú importante é il cosiddetto P-value, ovvero la probabilitá che quei dati vengano generati per caso. Che in genere deve essere inferiore al 5% come minimo. E cosa fanno i paccari? prendono un insieme di dati e cercano una coincidenza. Poi trovano una ipotesi che venga confermata da quella coincidenza e pubbilcano un articolo che spieghi come la loro ipotesi sia stata confermata. Geniale no? Peccato che questo tipo di “scoperta” non sia riproducibile analizzando un qualsiasi altro insieme di dati.

La 1, la 2 o la 3? Non ci ragioni troppo che tanto é un pacco comunque.

Un altro grosso problema è capire le conseguenze logiche di un risultato scientifico. Ad esempio molti studi indicano solo una correlazione, avete presente notizie tipo “tutti i supercazzolari sono intelligenti”? Tipicamente lo studio viene fatto così: si prende un botto di gente, si controlla uno a uno se sa a memoria le battute del conte Mascetti e se lo scappellamento lo fa a destra come fosse antani, poi gli si misura il QI. Se capita spesso che il tipo sia contemporaneamente furbo e supercazzoli da dio, vi trovate quel titolo in giro. Ma questo non significa che ripetere a raffica che lo scofotrocchio di salvataggio è prenaturato con la supercazzola vi farà diventare il figlio perduto di Rubbia. E se non avete capito una parte delle frasi di questo paragrafo, è normale, vi serve solo un’iniezione urgente di “amici miei”:


La correlazione significa magari che quelli intelligenti spesso guardino film d’autore. O che la generazione che si è vista quel film è diventata più intelligente per via dell’esplosione di chernobyl. O alieni, così a caso. Il punto è che sapete solo che le due cose tendono ad andare di pari passo, ma questo vale pure per le popolazioni di cicogne e il tasso di natalità in europa come ha dimostrato uno studio scientifico peer reviewd.
Oggi è usato per insegnare statistica e ricordare che una correlazione non dimostra un rapporto di causa effetto. Le coincidenze, stranamente, esistono.

Poi ci sono i veri e propri inventori geniali, una roba che archimede pitagorico gli fa lo scappellamento a destra di cui sopra. Si parte da quelli che inventano un risultato per “aggiustare” quel tanto che basta un esperimento e si finisce con quelli che di esperimenti se ne inventano a centinaia per intero. Sia chiaro che questi “inventori” per la scienza sono tutt’altro che una cosa buona. Non solo rubano lo stipendio, ma tolgono assegni di ricerca a ricercatori che davvero vogliono far avanzare lo scibile umano.

Tristemente famoso é il caso di Andrew Wakefield, che pagato da un avvocato intenzionato a fare una causa collettiva alle compagnie che producono vaccini, non solo ha falsificato i dati dello studio che ha pubblicato sul Lancet (poi ritirato dalla rivista), ma le seguenti indagini hanno anche dimostrato che ha commesso quelli che sono considerati abusi (non sessuali) su bambini con problemi di sviluppo, i soggetti del suo studio. Vorrei fare una battuta sulla cosa ma stiamo ancora a spalare la merda che quell’uomo ha messo nel cervello di tanta gente, é una specie di Sabin al contrario.
Sabin con la conoscenza che ha creato ha salvato la vita di innumerevoli bambini e non ha brevettato il suo vaccino proprio per salvarne il piú possibile, Wakefield ha fatto tutto solo per soldi e con l’ignoranza che ha donato al mondo di bambini ne ha fatti giá fuori un bel pó oltre a quelli che ha maltrattato durante lo studio farlocco.needle-31827_1280

E non é solo un business per singoli privati. Ci sono intere organizzazioni che premeditatamente tentano l’assassinio del sapere faticosamente portato in vita dai ricercatori onesti (certe volte é proprio un parto).
Un esempio? a parte quello dell’ultimo articolo del complotto delle multinazionali del petrolio contro Cameron Terminator Clair Patterson , ci sono le multinazionali del tabacco che per decenni hanno negato i danni del fumo. E pure le multinazionali del petrolio non é che abbiano perso il vizio, hanno solo cambiato veleno, sono passati dal piombo alla co2 e dall’avvelenare gli esseri umani al surriscaldare il pianeta e poi pagare delinquenti scientifici per insabbiare tutto (e lo sappiamo perché degli attivisti di greenpeace hanno contattato i prestafaccia e quelli hanno risposto direttamente col listino prezzi).
C’é ormai chi studia il fenomeno di chi crea appositamente ignoranza e la sparge per il mondo, si definiscono “agnotologi”. No, non studiano gli agnolotti, ma la A-gnosi, overo la negazione del sapere.

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Ok, con questo i pericoli della giungla sono quasi finiti. Quasi.
Perché adesso rimane l’ostacolo fondamentale, quello contro cui si combatte da quando la razza umana esiste: l’onesto errore. La cosa piú difficile in assoluto da individuare, specie perché il primo a restare fregato é proprio il ricercatore. E parliamoci chiaro: se ci casca uno che di mestiere fa ricerca e che da mesi non fa altro che controllare e ricontrollare quello di cui sta scrivendo, perché dovremmo accorgercene io e te che siamo due stronzi su internet?
In realtá non solo puó succedere, ma ci sono ottimi motivi perché noi ci si riesca! Ma per capire la soluzione bisogna capire il problema, che é in 4 parti (secondo nature almeno):

  • miopia da ipotesi (si chiama cosí, giuro!): raccogliere prove a favore della propria ipotesi, ma non cercare quelle che la smentirebberro.
  • fallacia del tiratore texano (giurin giurello!): scambiare coincidenze per eventi incredibili.
  • attenzione asimmetrica (sul mio onore!): controllare ossessivamente i risultati inattesi e poi dare per scontato che quello che ci si aspettava sia corretto.
  • “storielle é-cosí” (letteralmente !): noi la chiamiamo chiamiamo fallacia ad hoc, consiste nell’inventare storie che giustificano i risultati quali che siano.

E perché sapere che il ricercatore é un miope texano che spara asimmetricamente raccontando storie dovrebbe facilitare le cose a noi? ebbene,  questo tipo di problemi sono bias psicologici che hanno origine proprio dalla relazione tra il ricercatore e la sua amata ipotesi.
Ma noi non amiamo la sua ipotesi.
Noi non la porteremo a ballare.
Noi non le offriremo una cena a lume di candela.
Noi le diremmo al massimo che francamente ce ne infischiamo.

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In altre parole, basta il sano dubbio ed é anche quello che consiglia Nature, anche se loro scendono piú in dettaglio su come somministrarlo, e le cose si complicano un pochino.

Ma non temete, anche in questo caso c’è un facile rimedio: internet è tuo amico. Ci sono vari modi per assicurarsi della bontà di una ricerca.
Uno è vedere cosa ne dicono altri articoli scientifici che lo citano, un altro è di cercare altri studi sullo stesso argomento per verificare se altri studi abbiano raggiunto le stesse conclusioni o ne smentiscano i risultati, del resto devono essere ripetibili. Un tentativo disperato può essere di cercare on-line il titolo dello studio, sperando di trovare un commentario sul blog di un ricercatore. Quando uno studio è fatto particolarmente male capita spesso che se ne trovi una critica che ne evidenzia i difetti metodologici.

E attenzione, solo le violazioni di metodo vanno considerate in questo caso, perchè se il problema è nel merito, il metodo vuole che la risposta segua tutta la procedura di peer review.

Ed ora ecco la tecnica finale, applica questa e sarai davvero Rambo: se non sai, non tirare conclusioni.

So di non sapere

~un sapiente

Alla fin fine la diceva giusta Socrate, quando si spiegava il titolo di “uomo piú saggio” datogli dall’oracolo perché pur non sapendo dichiaratamente nulla delle questioni importanti, a differenza degli importanti concittadini che passavano per saggi e credevano di conoscere qualcosa che ignoravano, lui almeno non si illudeva. Ecco, da quell’epoca in fin dei conti non é cambiato gran che, uno dei problemi principali é che non siamo abituati a astenerci dal giudizio quando le informazioni non le abbiamo.
Ora sai come procurarle, ma se prima non ti rendi conto che per trarre una conclusione su un argomento hai bisogno di farlo, piú che Rambo sarai Tom Bombadil: immune al potere dell’unico anello, ma completamente inutile.

Adesso vai e conquista la giungla.laos-337018_1920

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