Legge d’amore, legge di natura. Legge di tradizione.

In questi ultimi mesi la Chiesa pastafariana italiana, mobilitando le pannocchie distribuite nel Paese, si sta impegnando con continuità nel dibattito socio-politico, richiedendo l’estensione o la tutela di diritti.

Mondo arcobaleno. Foto di JB produzioni
Mondo arcobaleno.
Foto di JB produzioni

Tra le tematiche di maggiore urgenza ci sono quelle legate al ruolo della donna e al concetto di famiglia. Quest’ultimo è considerato sotto minaccia da gruppi, per lo più di ispirazione cattolica, che vedono l’omosessualità e la transessualità come incompatibili ai valori famigliari.
Il contributo scientifico di associazioni internazionali, quali l’Organizzazione Mondiale della Sanità, hanno affermato che l’omosessualità è una variante normale e non patologica della sessualità umana [per saperne di più: http://www.stateofmind.it/2015/03/ideologia-del-gender/] e l’Unicef, nel Position Statement del novembre 2014, ha rimarcato la necessità di intervenire contro ogni forma di discriminazione, nei confronti dei bambini e dei loro genitori, basate sull’orientamento sessuale e/o l’identità di genere. Eppure organizzazioni non scientifiche, ma portatrici di una relativa e soggettiva morale, cercano di influenzare la legge e di deprimere la pregevole azione che molti istituti scolastici avevano avviato, sperimentando anche in Italia l’introduzione di corsi di educazione sessuale, volti a ridurre e contenere fenomeni di bullismo, di discriminazione, nonché di prevenzione delle molestie.
I progetti didattico-formativi a cui ci riferiamo non hanno dunque la finalità di promuovere l’omosessualità o di instillare confusioni identitarie nei bambino, al contrario servono a dare loro gli strumenti di una corretta e serena valutazione della diversità.
Le voci che si stanno levando, allertate da una presunta quanto inesistente “ideologia del gender”, in realtà confermano che c’è davvero bisogno di iniziative volte a sviluppare cultura delle differenze, perché l’allarme creato su una supposto attentato ai valori della famiglia si fonda, in realtà, su una preoccupante confusione. Sono proprio le persone che temono “l’ideologia gender” a ignorare cosa siano sessualità e affettività.
Chiunque diventi genitore fa esperienza di un desiderio di felicità che improvvisamente non è più soggettivo. Il desiderio di felicità di un genitore, qualsiasi genitore, non può assolutamente prescindere dalla felicità dei figli. La “felicità dei nostri figli” deve denerare obiettivi politici e sociali. I nostri figli, domani, potrebbero essere omosessuali, potrebbero finire malati terminali, potrebbero abbracciare una religione non riconosciuta, potrebbero aver bisogno di ricorrere all’aborto: è giusto pretendere che lo Stato non li lasci soli in nessuna di queste circostanze. E pretendendolo per loro, dobbiamo pretenderlo per tutti perché quando i diritti sono solo di qualcuno, si chiamano privilegi. Una società che si regge su privilegi è ingiusta.
Quanti avversano i diritti Lgtb con l’intenzione di difendere “l’idealità”, riflettano un solo momento.
Perché i maschi, che la natura non prevedrebbe di far allattare, hanno i capezzoli?
La verità è che la natura, la materia, la realtà non fissano modelli, prevedono anzi il cambiamento, l’adattamento, la trasformazione. Tali possibilità hanno dignità non solo perché sono di natura biologica, ma anche perché lo sono – soprattutto nel caso della specie umana – a livello psicologico, interiore.
I maschi hanno i capezzoli perché nelle loro possibilità sessuali c’è anche l’omosessualità.
Interpretare il libro della natura a funzione delle nostre scelte socio-politiche è però un’arma poco sicura. Il rapporto uomo-natura non è così sereno, non può valere come criterio assoluto per organizzare le nostre comunità. La natura non è in debito con nessuna legge, infatti, e la storia evolutiva dell’uomo dimostra che egli, attraverso la legge, si è affermato e affrancato dalla natura.
La prima legge che l’umanità ha conosciuto, ad esempio, è stata la proibizione dell’incesto, presente in natura come comportamento normale. La società però ha dovuto dare conto del dolore morale della donna, proprietà del padre e dei suoi sostituti. L’abolizione dell’incesto è stato solo un piccolo passo avanti per la donna. Come Umberto Galimberti spiega nel saggio Il corpo edito da Feltrinelli, dal valore d’uso esclusivo del padre la donna è passata ad essere valore di scambio, attraverso il quale gli uomini instauravano relazioni sociali tra loro.
Occorre quindi avvedersi che è strumentale, ideologico, falso “attribuire alla donna la riproduzione sessuale e all’uomo la produzione sociale perché l’ordine sociale così fondato si regge sul divieto per le donne di accedervi” [U. Galimberti, Op. cit].
Il tentativo di mantenere la società ferma al modello uomo-donna alimenta una struttura sociale in cui l’esclusione è fondamento dell’ordine, ed è solo perché questa struttura sia inconfutabile che si fa in modo di farla apparire naturale, basandosi sull’evidenza delle differenze maschio-femmina. Questo però trasforma la biologia in politica, perché subordina la sessualità [che è libera da schemi e non limitata alla riproduttività] alle “condizioni di produzione dei rapporti sociali”: “in questo senso non è la sessualità a produrre i suoi fantasmi nella società, ma è la società a produrre fantasmi nella sessualità, a marchiare il corpo, e a costringerlo a recitare le iscrizioni del potere incise sulle sfortune del desiderio” [U. Galimberti, Op. cit].

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