Chef_Boyardee

Lasagne o non lasagne? Un cuoco italiano a Cleveland

Benvenuti in questa nuova puntata di “Sacrifici per la scienza pastafariana”.
Oggi presentiamo la lasagna in scatola della “Chef Boyardee” marca storica ed estremamente nota negli USA, fondata nel 1928 dall’immigrato italiano Ettore Boiardi, già proprietario del ristorante Giardino d’Italia di Cleveland. Il ristoratore italo-americano, in seguito alla richiesta di alcuni clienti di preparare e vendere i suoi sughi da asporto, iniziò a produrre le prime confezioni, firmandole con una traslitterazione del proprio nome, in modo che risultasse più o meno corretto alla pronuncia.
Tra le altre cose, parte del successo della Chef Boyardee è dovuta al fatto che rifornì di cibo in scatola le truppe americane durante la seconda guerra mondiale, facendosi conoscere in maniera capillare in tutto il paese.
Leggendo ” Lasagna” sull’etichetta vi sarete certamente chiesti come fa ad entrarci una lasagna in una lattina.
Con il termine lasagna si intende di solito un piatto di rettangoli di sfoglia alternati a condimenti vari (canonicamente ragú, besciamella e parmigiano) successivamente passato in forno. In realtà quella è solo la forma più comune. Accordandosi anche con il significato di lasagna nel medioevo, ovvero quadrati di pasta spianata larghi quattro dita, lessati e inframezzati da formaggio (e spezie), in alcune regioni con quel termine, a volte contratto in “sagna”, si intende ancora un formato di pasta piatto e largo che può essere condito in vari modi.
Purtroppo ciò che contiene questa scatola è solo un lontano ricordo di tutto ciò.
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Questa volta sono debitore a Silvia che mi ha portato questa specialità californiana che viene smerciata nei supermercati a due dollari e 19 centesimi. L’estrema convenienza è sicuramente il lato più positivo di questa scatoletta, ma ahimè anche indice della povertà degli ingredienti.
Al piatto si presenta un formato di pasta a noi sconosciuto, una sorta di maltagliato arricciato e corto, affogato in una salsa di pomodoro piuttosto liquida. Insomma, già alla prima occhiata non promette nulla di buono.
La pasta è particolarmente spessa con una consistenza fondente e scotta (nonostante venga dichiarata di semola sulla confezione) tanto che si rompe solo facendo pressione con la lingua sul palato. Il sapore di gran lunga prevalente è quello di una salsa di pomodoro poco aromatica, acidula e dolciastra. I minuscoli pezzetti di carne che vi galleggiano sono insapori e non aggiungono nulla al piatto.
Insomma, tra le varie specialità di questo tipo che ho assaggiato negli anni, forse è tra le più deludenti in assoluto. Se volete farvi del male, leggetevi anche la lista degli ingredienti.
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