La logica di Stop Vivisection

Piratto
Il piratto, animale usato per testare l’alcol nelle istituzioni scientifiche pastafariane (foto originale di Steven Brewer disponibile su https://www.flickr.com/photos/limako/4858633856/)

A quanto pare, l’Unione Europea ha deciso nei giorni scorsi di bocciare l’iniziativa di matrice (ahimè) italiana “Stop Vivisection”. Per chi ha seguito la vicenda abbastanza da vicino, l’esito era abbastanza prevedibile.

Per chi invece ne sentisse parlare per la prima volta nonostante l’enorme battage pubblicitario, sostanzialmente, “Stop Vivisection” era una raccolta firme in cui si chiedeva, in prima battuta, l’abolizione della sperimentazione sugli animali.

Non intendo affrontare un discorso etico, né scientifico, meritevoli certo di attenzione ma non adatti a questa sede, cioè il bancone di un pub a fine serata. La mia è un’analisi puramente logica, dato che a mio avviso è possibile che chi si oppone strenuamente alla sperimentazione animale talvolta non abbia una visione della realtà completamente oggettiva e/o informata; e spesso ci si trova a perder tempo e risorse per… beh, direi niente.

Si prenda il nome dell’iniziativa. “Vivisezione” è un termine che di certo evoca immagini cruente e quindi un pelino fa leva sull’emotività. Peccato che la vivisezione, ossia la dissezione di animali vivi e coscienti, non sia più praticata in Europa da una settantina d’anni. Chiaramente “Stop Animal Testing”, per quanto più onesto, aveva un problema: non era abbastanza drammatico. Ci cascano anche parecchi giornali autorevoli, ad esempio la Repubblica su cui ad esempio è comparso quest’articolo scritto, probabilmente, sotto l’effetto di sostanze non testate sugli animali.

Si prenda il contenuto dell’iniziativa: Stop Vivisection mirava ad abolire proprio la normativa europea 2010/63/EU che, dopo una lunga e faticosa trattativa, garantiva della qualità della vita degli animali da laboratorio e imponeva di ricorrere, ove possibile, a metodi alternativi. Un’eventuale vittoria del comitato avrebbe causato un vuoto normativo, rallentando o bloccando la ricerca scientifica, e avrebbe pure danneggiato gli interessi degli animali che sosteneva di voler difendere. Di solito, questo succede quando le normative preesistenti non sono state comprese (o magari nemmeno lette).

Si prendano i toni, non proprio lucidi e razionali, dei promotori dell’iniziativa.

(Vivisettori per hobby? Le vere bestie? Sarò io che non sono capace *a* leggere, però boh.)

Si prenda infine il battage pubblicitario stesso. Ad esempio, Radio 105, che ha trasmesso numerosi spot in favore della campagna (ricevendo una quantità presumibilmente congrua di soldi che, come altri hanno fatto notare, potevano essere impiegati proprio nello sviluppo di metodi alternativi). Ci sarebbe da domandarsi come mai la stessa, identica radio in orari analoghi trasmettesse anche spot a sostegno di associazioni come Telethon e l’AIRC, che sfruttano proprio la ricerca basata sulla sperimentazione animale. I soldi non puzzano, vero?

Comunque la proposta, soggetto di un’audizione pubblica al Parlamento Europeo lo scorso 11 maggio, non è stata accolta proprio benissimo, pare che incredibilmente i parlamentari europei siano in media più preparati di quelli italiani (forse non è irrilevante che oltre due terzi delle firme provengano dall’Italia). In particolare il premio Nobel Françoise Barré-Sinoussi ha affabilmente demolito sia le affermazioni di inutilità della sperimentazione animale, sia le insinuazioni di finanziamenti ricevuti dalle case farmaceutiche (accusata di essere pagata dalla Ka$ta, chi l’avrebbe mai detto!!1!). Poi i nostri esponenti hanno provveduto a sigillare la figura di peracottai facendo il nome di BigPharma. La mia reazione è stata più o meno questa:

Il facepalm è sottinteso.

Qualche giorno dopo, Stop Vivisection ha leggermente aggiustato il tiro. Vi riportiamo le loro richieste nello screenshot a fondo pagina. Chi masticasse un po’ di inglese si renderà conto che le abilità linguistiche di chi l’ha compilato possono considerarsi quasi (quasi eh) degne del SHISH renziano (se invece conoscete l’inglese come Renzi non preoccupatevi, farò il sunto dei punti salienti nelle righe che seguono).

Olocausto AnimalePunto 1. Si specifica che oltre un milione di cittadini hanno affermato di desiderare l’abolizione della ricerca sugli animali. Un milione di firme (sicuramente tutte valide, come testimonia lo screenshot a destra) è un numerone, si pensi che corrisponde alla popolazione di… beh, di Milano! Insomma, non proprio, diciamo quasi. Ma è comunque ben il 2% della popolazione di tutta l’Eu… cioè, tutta l’Italia. Se andiamo in Europa siamo al 2 per mille circa. Che è proprio la differenza tra diagnosi precoce di tumore al seno con screening regolare e senza, almeno secondo Beppe Grillo. Ora, non mi interessa farne un discorso politico, però ad esempio lei, proprio lei onorevole Taverna, mi spiega come mai per il suo partito il due per mille è poco in un contesto, ma tanto in un altro?

Tra l’altro, impegnandomi, potrei anche raccogliere un milione di firme per reintrodurre la pena di morte. O per dare il via libera alla persecuzione indiscriminata di quei grassi, immondi pinguini.

Punto 2. C’è un’affermazione forte sull’inutilità della sperimentazione animale, cosa che come ho detto non mi interessa confutare (anche perché c’è già chi l’ha fatto meglio di me).

Punto 3. Si propone di organizzare una conferenza biennale sui metodi alternativi a cui prendono parte le eccellenze mondiali e in cui si deve discutere l’”unvalid [sic!] status” della sperimentazione animale. A parte l’”unvalid English”, la cosa che mi lascia perplessa è il fatto che l’eccellenza mondiale debba riunirsi ogni due anni per dirsi “Eh, certo che la sperimentazione animale è proprio inutile”. Suppongo che vogliano invitare solo esponenti di quel 3% di medici e ricercatori che la pensano così.

Punto 4: Viene richiesto che i metodi alternativi siano obbligatori ove disponibili. Glielo dite voi che questa direttiva è già in vigore?

Punto 5. Richiedono che il 50% dei fondi della ricerca siano destinati ai metodi alternativi. Ora, non so bene come funzioni oggi, ma ai miei tempi se volevi dei fondi per la ricerca dovevi presentare un progetto ben compilato (e in inglese per giunta). Dalle mie parti in questi casi si usa rispondere offrendo cortesemente una fettina di gluteo al limone.

Punto 6, 7. Si richiede la validazione dei metodi alternativi il prima possibile, ma di non ricorrere ai modelli animali per validarli. Un po’ come dire, sbrìgati ma piano.

Punti 8, 9, 10: Si richiede che l’Europa faccia presente a tutti che esistono metodi alternativi, che sostenga il costo della loro validazione e che presenti rapporti annuali. Ho il sospetto che questi contenuti siano stati sbrodolati sui tre punti finali per fare cifra tonda, tipo comandamenti (visto? a noi pastafariani ne sarebbero bastati otto).

StopViviIn fondo però va detto che mi stanno simpatici, perché a un certo punto hanno sentito la necessità di ordinare due pinte.

Come li capisco! Anche io, quando devo compiere un’azione un po’ alla cieca, ho bisogno di almeno due pinte.

(Per chi avesse in programma tre ore di ginnastica alle sopracciglia, la registrazione dell’udienza la trovate qua)

 

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