La Formazione di Piratesse e Pirati

Introduzione al “Manuale per i Capitani” di Sir Ragocaldo, Primo Ufficiale dell’Accademia Pirata Pastafariana, Maestro delle arti dell’educazione dei Fanciulli e Storico della città di Pastavium.

Il manoscritto è stato ritrovato in una cassa da trasporto merci navali, conservata nella taverna di un’antica magione sita nei Colli Euganei.

“Ma, quando io avrò durata l’eroica fatica di trascriver questa storia da questo dilavato e graffiato autografo, e l’avrò data, come si suol dire, alla luce, si troverà poi chi duri la fatica di leggerla?”

«Nei giorni in cui divenni Capitano di Vascello, ero ancora giovane, mi scontrai con la dura realtà dell’educazione dei Fanciulli.
Eh si, perchè un vero Pirata non può semplicemente “diventare” tale.
La perfezione non ci piove sulla testa! Chi pensa di lasciar lì un piccolo Pirata e di trovarlo dopo vent’anni forte e solido come un Ulivo sbaglia assai. A differenza del Whisky, che lo molli in una botte e poi torni dopo che ti è cambiato il colore dei capelli, i Pirati necessitano della costante presenza del loro Capitano, il cui occhio adulto tutto vede e il cui spirito sempre giovane sa affrontare ogni evenienza.

Per formare un vero Pirata, io vi dico, ci vuole un lungo periodo di sforzi e, di conseguenza, è necessario che i Capitani sappiano come comportarsi per meglio servire ai loro Mozzi.
Si perchè, al contrario di quel che si dice in giro, nel Pastafarianesimo il Capitano è al servizio della Ciurma, e non il contrario. Essere graduato è un onere prima che un onore, e molti dovrebbero prendere spunto da noi.
Ma quanto è difficile rapportarsi con i Fanciulli, queste strane creature.
Essi sono, per loro natura, estremamente mutevoli. E mentre noi invecchiamo e lentamente appassiamo, i Fanciulli rimangono mutevoli, giovani e pieni di slancio.
Mille volte mi dovetti ricredere su mille idee che credevo perfette
Come possiamo star loro dietro? Come possiamo continuare ad educare veri Pirati in un mondo che di Pirati sembra non volerne più sapere niente?

Tra le tante, tantissime cose che potrei dirvi, una tra tutte spicca per importanza ed attualità: è la questione dei “generi” in una ciurma di Giovani Pirati.

Ci sono altre realtà nautiche in cui i Capitani si affannano a tener separate le Piratine dai Piratini, con l’unico risultato che tra i due gruppi si crea una tensione magnetica fortissima, che li attrae e fomenta una specie di visione “misteriosa” (per i Fanciulli mistero = avventura) dell’altro sesso.
Una visione misteriosa si, ma anche piena di inesattezze e stolti luoghi comuni, che vengono solo dall’ignoranza.

E i Capitani Pastafariani odiano sia i luoghi comuni che l’ignoranza.

Guardatevi attorno, Capitani, e ditemi se quella che vi circonda è una società in cui uomini e donne possano vivere liberi, nella libera fruizione di ciò che il Prodigioso ha loro dato?
No.

E allora avanti! La nostra Chiesa ci chiama alla liberazione dalle paure, dalle vergogne, dai pregiudizi, dai luoghi comuni e dall’ignoranza appunto, da tutte quelle barriere -solide ma fatte di niente- che le altre Religioni hanno eretto per dividerci.

Se volete contribuire allo sviluppo di un futuro più birreo, dovete iniziare dai pargoli che salgono per la prima volta a bordo dei vostri Velieri.

Dunque, in verità io vi dico che in una Ciurma Pastafariana, è giusto che i Fanciulli crescano assieme.
Liberate i vostri giovani dalle stolte catene del machismo e della femminilità di Barbie.

Solo così impareranno ad accettare tutte le cose, belle e meno belle, dell’altro sesso.
È giusto, ad esempio, che le Piratine non si lascino mai condizionare in ciò che fanno dalle idee malsane della nostra società. Chi diamine ha mai dimostrato scientificamente che una Piratessa non può fare un arrembaggio? NESSUNO! Anzi! Gagliarde sono le donne Pastafarane, che brandiscono la loro scimitarra con grande maestria, e che non temono di mostrare la loro gamba di legno.
Ed è altrettanto giusto che i Piratini, i cui caratteri son spesso stati tagliati con l’ascia dal Prodigioso Spaghetto Volante, imparino che non è sempre vero che la forza risolve tutto. A volte bisogna far muovere i remi del cervello, quando le vele sono floffe.
È bene che le Fanciulle apprendano le arti del fuoco, delle costruzioni, dell’uso degli attrezzi, della carpenteria, delle armi e della distillazione di vari tipi di alcolici.
È bene che i Fanciulli imparino a dialogare invece che azzuffarsi (ma con misura: nella crescita è giusto anche misurarsi fisicamente. Qui interverrà il buonsenso del Capitano), a domandarsi perché, ad osservare le piccole cose belle come i fiori, le piante; che imparino a manifestare la loro sensibilità invece che nasconderla dietro una coltre di forza che poi nei momenti difficili non li aiuterà.
Grandi soddisfazioni vi arriveranno quando, nel meraviglioso mese di maggio della vita di ognuno, i primi amori inizieranno a sbocciare come le margherite nei prati.
E allora potrete parlare con la vostra Ciurma dei sentimenti, del rispetto, dell’armonia.
Se avrete lavorato con sapienza, dovrete fare ben poco, cari Capitani, perchè i vostri Pirati sapranno ben gestirsi.
Certo, nessuno toglierà loro le burrasche dei marosi. Lì voi sarete, attenti come sparvieri, ad aiutarli.
Un Veliero in cui il Capitano ha abituato i Piratini e le Piratine a convivere, è una ciurma felice.
È una ciurma più rapida, perché -ad esempio- tutti cucinano e tutti si occupano di carpenteria.
Tutti sanno lavare e stirare, rammendare, affilare asce e scimitarre, accendere fuochi di segnalazione. Tutti sanno convivere con l’altrui idiozia, che è un diritto, senza reprimerla.
Ma soprattutto, utti sono pronti a concedere all’altro sesso ciò che è giusto: e allora le Piratesse capiranno che, ogni tanto, è giusto concedere ai Pirati quegli attimi di follia animale in cui mostrano una presunta forza e una presunta bellezza, ed impareranno a sorriderne invece che fare le galline come le loro colleghe in televisione.
E i Pirati capiranno -cosa importantissima- che essere Piratessa è una cosa eccezionalmente complicata quando hai il ciclo, e che è questa non è una cosa né brutta né bella (pensate che in alcune culture, questo è considerato un periodo “impuro”, ecco a cosa hanno portato le altre fedi) ma semplicemente “È”, e c’è poco da star lì a discutere.

A questo proposito, cari Capitani, vorrei raccontarvi una storielle che mi capitò tanti anni fa.
Avevo una pattuglia interna alla Ciurma, che era composta (per via di alcune defezioni) da quattro Piratine ed un Piratino.
Di ritorno da una missione durata più di dieci giorni, una delle piratine venne da me e mi disse “Capitano! Capitano! Pensi, abbiamo avuto TUTTE il ciclo, persino Giovanni!”
Questo fu per me un giorno molto lieto, perchè capii che avevo fatto il mio lavoro in maniera ottimale: era nata infatti la comprensione degli altri, non la derisione facilona che è propria delle persone ignoranti.

Noi Pastafariani dobbiamo sempre avere bene in testa una cosa, oltre al nostro scolapasta, cari Capitani, e cioè che la nostra è una religione di militanza.
Siamo noi stessi i diretti responsabili di ciò che accadrà tra venti, trent’anni.
Siamo noi i responsabili della società di domani.
Volete che, una volta scesi dalla Nave-Scuola, i vostri Pirati abbiano gli strumenti per essere utili alla società del futuro? Allora preoccupatevi di fornirli loro.
Cominciate con l’educare Piratesse e Pirati che rispettino sé stessi e gli altri, che negli altri sappiano trovare una risorsa invece che un’ostacolo.
Aiutateli a comprendere l’altro sesso e la sessualità, invece che coprire queste importanti materie con una nube di “peccato”.
Che, un giorno, possano essere liberi di accettare ogni manifestazione di amore e non si sentano di giudicare, che capiscano quando essere d’aiuto e quando invece l’aiuto è una cosa da chiedere senza vergogna.

Insomma, crescete delle personalità, non dei personaggi.

Se così farete, avrete svolto con eccezionale spaghettosità il vostro difficile compito, e la storia vi darà ragione.

Ora andate tutti nelle vostre cucine e preparate un sontuoso banchetto, che vi siano mille condimenti e chili di pasta di vari formati e vari colori, come il mondo bello e vario che noi Pastafariani sognamo.

Ramen.»

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