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Il parco degli orrori: la festa della birra

sad beerIl sole caldo d’un pomeriggio estivo o la fresca brezza del tramonto di un autunno appena iniziato, il paese intero che ferve nei preparativi, innalza gli animi e aspetta in scalpitante attesa concerti spesso degni di allietare le ore a bordo del galeone del Pirata Mosey durante un momento solenne come quello della tavola imbandita a gran galà.

 

È così che ogni anno tra maggio e ottobre tutta la nazione fiorisce, e dalla grande città come dal paese di campagna spuntano le feste della birra, e a parte alcuni piccoli borghi che ancora si allietano ascoltando del liscio in un playback talmente datato da essere riprodotto col grammofono, non si può dire che manchino varietà d’intenti e impegno da parte degli organizzatori.

Incontriamo infatti una grande diversità nei luoghi, nei cibi e nei generi musicali, spaziando dalla discoteca in spiaggia con piadina e fingerfood, all’orchestra popolare condita di bratwurst montano, fino al concerto metal con panino onto in mezzo alla nebbia della pianura; ma tutti questi scenari hanno un fattore in comune, che ne è sia elemento caratteristico che peggior incubo: la birra.

 

Birra di tutti i tipi, bionda, bruna, rossa, doppio e triplo malto, luppolature da mastro birraio ed origini da tutto il mondo, spinate professionalmente da mani esperte.

Questo e molto altro non lo troverete alla festa della birra, perché l’unica scelta sarà una bionda annacquata ed amara come il rimorso di essere lì quella sera con in mano un bicchiere di plastica che ha il magico potere di rendere la vostra mano ghiacciata ed al contempo la birra a temperatura corporea (processo su cui ancora Carnot si interroga senza risposta).

Il problema non è tanto nella temperatura, né nel sapore di chiodo bagnato e monetine a cui alcuni clienti di discount son quasi affezionati, ma è una questione puramente filosofica.

 

«Perché la si chiama festa della birra se la birra è evidentemente la cosa più trascurata?»

Se siete stati ad uno di questi eventi ve lo sarete certamente chiesti, ed è nella mancata risposta a questa domanda, che si aggiunge a pieno titolo nel novero delle domande esistenziali, che risiede l’intero problema.

Chiamarla così attira gli sventurati turisti ignari di cosa li attende? O peggio ancora è un pregiatissimo piano politico di una lobby anti-birra per screditare la nostra sacher bevanda agli occhi della popolazione?

 

Come ci insegnano gli inglesi good things come to those who wait, quindi, nell’attesa di un futuro diverso in cui questi eventi riescano a mantenere fede al proprio nome, penso che allevierò il dubbio e la perplessità andando al pub a bermi una bella Birra servita come il Prodigioso comanda.

 

In alto i boccali!

AAAAAHHHRRRRRRR!

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