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I Ravioli del giorno dopo, ovvero tutto è migliore con l’aiuto del prodigioso

Di solito, i festeggiamenti genetliaci di divinità mediorientali durante i quali si addobbano le case con festoni pagani per il solstizio invernale, prevedono che ci si riunisca intorno a grandi quantità di carni brasate, in fricassea o in salmì.
Finite le abbondanti libagioni è destino comune degli avanzi quello di giacere in frigorifero fino alla comparsa di una lanugine verdastra prima di essere buttati definitivamente.
Ma lo sapete che il Prodigioso piange quando si spreca del cibo che potrebbe diventare un ottimo ripieno?

 

 

Oh pirati pastafariani, volete rabbuiare il nostro Dio che vi condannerà a bere birra calda e stantia nell’aldilà per il resto della vostra esistenza immortale? Volete forse essere circondati da spogliarellist# pieni di malattie veneree per l’eternità? (Sono domande retoriche, non importa che rispondiate).
Allora pennetitevi e rimboccatevi le maniche perchè oggi si cucinano i succulenti “Ravioli del giorno dopo”.
Forse non tutti sanno che all’arte di riutilizzare gli avanzi è stato dedicato un ricettario scritto da un pastafariano ante litteram, ovvero Olindo Guerrini, forlivese, classe 1845, liberale, mangiapreti, amante della pipa e della bicicletta, che compose il celebre “L’arte di utilizzare gli avanzi della mensa” dato alle stampe postumo nel 1918. Questa non è una sua ricetta, ma il libro potrebbe essere l’idea per un bel regalo pastafariano.
Ma veniamo ai nostri ravioli.
La parte più complicata consiste nell’accapparrarsi un avanzo succulento dopo il pranzo in famiglia. Lasciate pure che vostro cugino si porti a casa la zuppa inglese della zia e vostro cognato si aggiudichi quella mezza lingua bollita: voi dovete puntare su un pezzo di carne cucinato in intingolo, tipo un brasato, o una lepre in salmì, oppure uno spezzatino di manzo. Mal che vada potreste ripiegare su un pezzo di cotechino (interessante, ma un po’ estremo).
L’importante è che abbia un sapore deciso e non sia troppo asciutto.
Nel mio caso ho utilizzato degli avanzi di fagiano cotto in salmì con sedano, carota e cipolla, vino bianco e marsala.
Per il resto dovete solo tirare la sfoglia e fare dei ravioli. Capisco che i lupi di mare come voi non sono avvezzi a queste mansioni, ma vi assicuro che è più facile di quel che si pensa (soprattutto per questa preparazione, che non richiede spessori di sfoglia particolarmente sottili). Se siete proprio inabili al lavoro manuale, potete sempre procurarvi una macchina per tirare la pasta: non è la stessa cosa, ma è pratica e veloce.
Personalmente penso che il corso da sfoglina dovrebbe essere inserito obbligatoriamente nelle scuole al posto dell’ora di religione, ma questa é un’altra storia…

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Ingredienti per due pastafariani:
Per i ravioli
100 gr di brasato (o lepre in salmì, o stufato di qualcosa, insomma, leggete sopra)
200 gr di farina
2 uova

Per il condimento:
50 gr di burro
Parmigiano grattugiato

Attrezzi:
1 tagliere da sfoglia
1 matterello (oppure una macchinetta a rulli per tirare la sfoglia)
1 tagliapasta rotondo (oppure una spronella per pasta)

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Per iniziare prendete la carne e separatela da eventuali ossa presenti, aiutandovi con un coltellino affilato. Tritatela finemente con un coltello, non dimenticando di aggiungere il sugo dell’intingolo. Il composto non deve risultare acquoso, ma compatto. Nel caso vi sembrasse troppo asciutto, potete aggiungere al composto mezza patata bollita e schiacciata e mezzo uovo sbattuto: otterrete un ripieno più morbido, ma meno saporito.

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Mettete da parte il ripieno e cominciate a preparare la sfoglia formando un vulcano (sarà un caso? Io ne dubito…) con la farina e sgusciatevi le uova all’interno. Intridete poca farina per volta con le uova aiutandovi con la forchetta, fino a che l’impasto non risulti meno appiccicoso e sarà possibile lavorarlo a mano.

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Impastate, prima con la punta delle dita, poi con il palmo, infarinando di volta in volta il tagliere su cui state lavorando, fino a che la pasta non giunge a una consistenza elastica e la superficie risulta liscia.
Ora formate una palla e potete procedere a tirarla al matterello, ma se avrete l’accortezza di lasciarla la riposare una mezz’ora in frigorifero avvolta nella pellicola, risulterà più semplice da stendere.

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Ponete la pasta al centro del tagliere, schiacciate un poco la palla e cominciate a stenderla con il matterello, partendo dal centro verso l’estremità. Tenete il tagliere sempre leggermente infarinato, rigirate e ruotate la pasta su tutti i lati, mano a mano che andrete ad assottigliarla, fino ad ottenere un disco di pasta, dello spessore uniforme di poco superiore al mezzo millimetro.

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Nel caso abbiate preparato un quantitativo maggiore di pasta, vi consiglio di dividerla e tirarne due uova alla volta, a meno che non siate delle sfogline provette.
Se non lavorate velocemente la pasta c’è il rischio che la sfoglia si asciughi troppo mentre la stendete rendendo difficoltosa la chiusura dei ravioli. Per ovviare a questo inconveniente potete spennellare leggermente la superficie con un poco d’acqua fredda.

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Procedete tagliando la sfoglia con un tagliapasta. In questo caso ne ho scelto uno circolare con un diametro di 8 cm, ma se non lo avete potete tagliare la sfoglia con una spronella in quadrati larghi tre dita.

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Ponete un cucchiaino scarso di ripieno su ogni raviolo e chiudetelo aiutandovi con i rebbi di una forchetta per sigillare perfettamente i bordi. Fate attenzione a non lasciare aria all’interno che potrebbe rompere il raviolo durante la cottura.
Se ne state facendo in quantità, poggiateli su una superficie infarinata e copriteli con un telino, in modo che non si asciughino nell’attesa di essere buttati in pentola.
Lessateli in abbondante acqua salata e fate attenzione che non si aprano o non si rompano, muovendoli delicatamente durante la cottura.
Una volta risaliti in superficie, lasciate bollire i ravioli altri 4 o 5 minuti (il tempo varia con lo spessore della pasta: assaggiateli che fate prima). Scolateli con grande attenzione con un ramaiuolo, oppure in un sacro copricapo, ma usate le manine della festa se non volete romperli.

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Ripassateli in padella con il burro, oppure conditeli direttamente nel piatto (meglio se leggermente riscaldato) versandogli sopra il burro fuso.
Cospargeteli di parmigiano e una grattatina di noce moscata, che ci sta sempre bene.
Questo semplice condimento permette di esaltare il ripieno del raviolo, ma è possibile condirli anche con un sugo di funghi, oppure con radicchio rosso saltato in padella insieme a striscioline di pancetta affumicata e due gocce di aceto balsamico.
Anche in questo caso non ci sono limiti alla fantasia: rendiamo grazie al Prodigioso Spaghetto Volante che ci ha donato il libero arbitrio dei condimenti.

Un piratesco AAARRRHHH!! a Maria Giovanna per avere fornito il graditissimo fagiano.

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