uno dei tag che i Pastabbestia applicano, in segno di protesta, ai prodotti senza glutine

I Pastabbestia: una nuova minaccia?

Molti di voi avranno sentito parlare dei Pastafariani Oscuri, sui quali verteva anche la terza puntata di Radio Spaghetto Volante; quasi tutti penseranno subito ai Massoni, ma chi ha ascoltato la trasmissione fino alla fine avrà sicuramente sentito nominare i Pastabbestia. 

Questi inquietanti quanto misteriosi individui si definiscono “anarchicchi”, ma ben poco hanno specificato sulle origini del loro movimento e sulle motivazioni ideologiche che li accomunano. Mi sono dunque proposta di indagare su questa nuova realtà e ho pensato di rivolgermi a Corsarrabbiata, impavida reporter del Comitato della Libera Infornazione, esperta nel raccogliere notizie e testimonianze nei contesti più rischiosi.

La nostra intrepida collaboratrice è riuscita ad intrufolarsi nel loro gruppo sotto mentite sfoglie, dopo essere riuscita ad intercettarne i movimenti, fingendosi una nuova e fervente militante. Così facendo, ha potuto trascorrere una settimana in loro compagnia, presso la “Casa Okkupasta”, il loro rifugio, riportandoci una serie di interessanti informazioni.

Vi riporto quanto ha scritto sul suo taccuino durante tale periodo:

“Ad un primo sguardo, i Pastabbestia hanno un aspetto più trasandato che minaccioso; prediligono abiti scuri, che tuttavia mascherano solo in parte le macchie di sugo di cui sono ricoperti (non sembrano avere molta cura dell’igiene, in generale). Molti di loro si acconciano in modo da tenere i capelli dritti verso l’alto (e varie altre direzioni), rigidi come spaghetti crudi. Probabilmente ottengono questo risultato inamidandoli con l’acqua di scolo della pasta, ma non posso darvene piena conferma perché non ne ho mai visto uno nell’atto di pettinarsi. Questo taglio particolare, per la rigidità assunta dalla chioma, è da loro chiamato crosta.

Un esempio della tipica acconciatura dei pastabbestia
Un esempio della tipica acconciatura dei pastabbestia

 

 

Molti dei loro accessori sono fabbricati con materiali metallici di recupero, come denti di forchetta, pezzi di grattugie, linguette di lattine e tappi a corona, derivati delle birre che consumano in copiosa quantità.

la foto mostra alcuni tra i loro accessori preferiti: la "pasta al lobo" e il tappo per le orecchie
la foto mostra alcuni tra i loro accessori preferiti: la “pasta al lobo” e il tappo per le orecchie

 

La loro vita trascorre tra la Casa Okkupasta, supermercato abbandonato che funge da quartier generale e dormitorio, dove solitamente si riuniscono per lanciarsi in lunghi dibattiti, e la strada, dove non si capisce bene che cosa facciano (probabilmente non lo capiscono neanche loro, essendo spesso piuttosto alterati).

I loro principali fronti di lotta li ho potuti desumere dalle animate discussioni cui assistevo giornalmente.

-NO TAVola

In merito a questo slogan, riporto il discorso di un membro coordinatore, Ahrrrtiglier Grattagrane:

“Sia la vita (dunque l’alimentazione), sia la libertà, sono diritti inalienabili dell’uomo: non vedo perché le due cose dovrebbero essere discinte, vincolando l’individuo nella scelta delle pietanze, nella tempistica, nel luogo e nei modi in cui dovrebbe nutrirsi ogni giorno. L’obbligo di sedersi a tavola insieme ad altra gente che osserva qualità e quantità dei tuoi pasti, la compostezza con cui li consumi, la soddisfazione te espressa in merito sono parte di un subdolo meccanismo di controllo della società.

Perché dovremmo subordinarci alla superstizione delle nonne, convinte che, se non ripuliamo con la scarpetta l’ottavo piatto di pasta al sugo, il nostro vulcano emetterà birra calda?

Perché dovremmo accettare le insalatine crudiste con germogli di gerbera e olio di mangrovia della  nuova fidanzata di nostro fratello?

Cosa ci impedisce di ribellarci all’imposizione delle posate?

un pastabbestia sta scrivendo "NO TAVOLA". spesso si stancano a metà del lavoro, perché sono quasi sempre ubriachi
un pastabbestia sta scrivendo “NO TAVOLA”. spesso si stancano a metà del lavoro, perché sono quasi sempre ubriachi

Noi rifiutiamo la logica della tavola, abitudine che ha schiavizzato generazioni di figli e scatenato infinite guerre e faide tra fratelli nei momenti dell’apparecchiare e dello sparecchiare; che ha stabilito il controllo genitoriale, da quando al momento del pasto è divenuta prassi la domanda “com’è andata oggi a scuola?”. Questo sistema ha tarpato la creatività di promettenti artisti contemporanei, per averli convinti che “non si gioca col cibo”; è persino arrivato ad imporre delle norme per l’utilizzo di tovaglioli, posate e sedie, il giusto allineamento delle vertebre della posizione assisa… tutto questo per trasformare tutti noi in burattini privi di senso di autodeterminazione, un esercito di pecore commensali, prostrate davanti ad un solo libro, il Galateo.

è ora di dire PASTA a questa logica del controllo; noi mangeremo dove ci pare e piace, siano pure le scalinate che danno su una piazza, che sia la tastiera del pc, il banco di scuola o la ciotola del cane.

Vogliamo affondare le nostre mani, non lavate, direttamente nel sacchetto dei cereali.

Vogliamo toccare tutte le pagnotte prima di sceglierne una dal cestino.

Berremo la zuppa a sorsi rumorosi e senza cucchiaio, inclinando il piatto e poggiandovi la bocca, mangeremo il pollo con le mani e lo faremo sul divano, mentre guardiamo la partita di cacio alla televisione, bevendo il latte dal cartone per mandare giù l’ultimo morso di pelle.”

-I CONTORNI SARANNO I PRIMI

Ai pastabbestia pare non vada proprio giù l’imposizione di un qualsiasi tipo di ordine nel loro menù.  Il fatto di dover definire “primo” un piatto di gnocchi, “secondo” una fiorentina e “contorno” un piatto di verdure miste, a dir loro, è profondamente discriminatorio. “Non esistono cibi più meritevoli di altri (se non sulla base dei gusti personali di ciascuno) di essere anticipati o posticipati nella lista delle ordinazioni. Insegnare ai bambini che la verdura è solo un contorno, una tartina è un antipasto, il dolce si mangia alla fine, ha il solo effetto di aumentare l’insicurezza di chi preferirebbe consumare i piatti in ordine diverso, facendolo sentire inadeguato e a disagio. Occorre riformare questa pessima abitudine educativa in favore di una libera scelta, basata sulle preferenze del momento.”

Queste sono le parole riportate su uno dei loro volantini, sputati di tanto in tanto da una rumorosa fotocopiatrice che faceva ogni volta traballare il tavolino su cui poggiava, in un angolo della Casa Okkupasta. Si tratta dell’unico mezzo tecnologico da loro utilizzato ai fini della propaganda.

-GLUTEN FREE

Questa scritta la si trova sulla confezione di molti prodotti… credete di sapere di che si tratta? molti pensano sia una semplice indicazione dietetica, ma in realtà si tratta di un tag di protesta contro l’esclusione del glutine dalle produzioni alimentari: le due parole, infatti, non vanno tradotte come “senza glutine”, bensì come “glutine libero”.

esempio di sacra bevanda che ha subito l'ingiusta censura
esempio di sacra bevanda che ha subito l’ingiusta censura

Stando alle loro convinzioni, infatti, la celiachia sarebbe un’invenzione di Big Farm, lobby delle monocolture estensive asiatiche ed americane, desiderosa di imporre le farine di riso, soia e mais ai consumatori europei. I rappresentanti di questa avrebbero inventato i sintomi dell’intolleranza ai cereali, spacciandosi per malati , dando inizio ad una psicosi collettiva che avrebbe trascinato i più sensibili ed ipocondriaci sulla stessa scia sintomatica per effetto placebo. Si sarebbero poi infiltrati capillarmente nei meccanismi della sanità pubblica, etichettando come celiaci tutti quei pazienti cui, normalmente, sarebbe stata diagnosticata una semplice gastroenterite. In questo modo, suggerendo una cura non calzante con la vera origine del disagio, questi sarebbero rimasti malati a vita, convinti di doversi astenere dal glutine in ogni sua forma per non veder peggiorare le proprie condizioni.

C’è chi insinua che siano effettivamente arrivati ad avvelenare alcune coltivazioni di cereali, irrorandole dall’alto con sostanze chimiche rilasciate dagli aerei, ma non tutti accettano questa teoria.

In ogni caso, quando vedete un prodotto per celiaci la cui confezione presenta la scritta “gluten free”, sappiate che non è una scelta del produttore, ma un tag di protesta aggiunto clandestinamente dai Pastabbestia con uno stencil, durante una delle loro scorribande notturne nei magazzini.”

uno dei tag che i Pastabbestia applicano, in segno di protesta, ai prodotti senza glutine
uno dei tag che i Pastabbestia applicano, in segno di protesta, ai prodotti senza glutine

Per il momento, questo è tutto quello che sappiamo su questo gruppo, che ha sicuramente ancora molto da svelare

Non siamo ancora in grado di valutarne la potenziale pericolosità, ma vi invitiamo alla massima allerta e cautela, nel caso in cui doveste avere a che fare con questi individui: si dimostrano abbastanza determinati a perseguire la loro lotta e non sappiamo fin dove potrebbero spingersi.

Le indagini sulle origini del loro movimento sono ancora in corso, affidate all’abilità ed all’audacia di Bucanier Spia Nata, del quale, al momento, non abbiamo notizia da due settimane. Vi aggiorneremo non appena avremo novità.

Pasta la victoria siempre!

 

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