Frittelli, è tempo di frittelle! (e viceversa)

Si avvicina Carnevale, festa sommamente amata dal nostro Prodigioso Spaghetto Volante, in cui si sovvertono costumi e consuetudini: i bambini corrono dietro ai preti, i pinguini diventano devoti e qualche pastafariano tenta di rimanere sobrio.

Tale occasione viene santificata con diversi dolci tradizionali e, tra questi, abbiamo scelto le frittelle di riso. Si sa che anche il riso è carboidrato complesso e pertanto santificato dal prodigioso che vuole raggiungere con le sue appendici spaghettose anche quei paesi (ahimè barbari e incivili) che non hanno la fortuna di nutrirsi quotidianamente di pasta e sono in attesa di vedere la luce.

Inoltre questo alimento è adatto anche ai celiaci che, ricordiamo, secondo una recente esegesi dei testi sacri, sono già pervasi da tali quantità degli umori spaghettosi del Prodigioso, da non poterne ingerire ancora.

Le varianti delle frittelle di riso sono innumerevoli e qui vi fornirò la mia personale interpretazione, molto vicina alla ricetta che cucinava mia nonna. Se volete invece una variante più “storica” potete sempre consultare la ricetta n. 179 del Beato Pellegrino Artusi (magna pro nobis).

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Ingredienti per circa 25 frittelle

300 gr di riso (arborio va benissimo)
1 e 1/4 litri di latte
50 gr di burro
3 cucchiaini di zucchero
Un pizzico di sale
La buccia grattugiata di 1 limone e mezzo
6 uova
100 gr di farina
150 gr di uva sultanina
1 bicchierino di rum
Zucchero semolato da cospargere sulle frittelle

Versate il latte, il riso, il burro, lo zucchero e il sale in una pentola e metteteli a lessare a fuoco moderato in una pentola per circa 35-40 minuti.

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Mescolate di tanto in tanto il riso, soprattutto verso il termine della cottura, per non farlo attaccare.
Mentre bolle, grattugiatevi sopra la scorza (solo il giallo, mi raccomando) di un limone e mezzo. A fine cottura il riso avrà assorbito quasi tutto il liquido e risulterà un composto morbido e denso.

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Ponetelo a raffreddare fino a che non sarà a temperatura ambiente, quindi aggiungete le uova intere leggermente sbattute e il rum.

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Incorporate infine la farina setacciata mescolando accuratamente e l’uva sultanina ben strizzata che avrete fatto ammollare precedentemente per mezz’ora circa.

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Quando il composto è perfettamente amalgamato potete friggere le frittelle versandole a cucchiaiate in una padella riempita con due dita d’olio di semi caldo, oppure, come ho fatto io in questo caso, scaldando una crepiera (o una padella bassa) con un velo di burro e poggiandovi sopra un po’ di composto (circa mezzo mestolo per volta) fino a che la base non si sarà rappresa e dorata, poi girate le frittelle per terminare la cottura anche sull’altro lato.

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Questo metodo, tipo pancake, non è quello tradizionale, ma risulta più leggero e dà ottimi risultati, soprattutto se decidete di non consumarle immediatamente.

Infine, tamponate le frittelle con carta assorbente (nel caso le abbiate fritte in olio, altrimenti non importa) e ricopritele di abbondante zucchero semolato su tutti e due i lati.

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Godetevi le frittelle calde, anche se sono buone anche il giorno dopo, perché ricordate che al carnevale segue l’acquaresima periodo di pentimento e astensione, ovviamente dall’acqua, come dice la parola stessa.

Per la ricetta si ringrazia la nonna, pastafariana ante-litteram, anche se lei non lo sapeva.

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