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Fiordibirra, il dolce vulcano portatile

Quando i Pastafariani erano ancora uno sparuto e timido gruppo di fedeli del Prodigioso Spaghetto Volante, poco meno di due millenni fa, vide la luce il De re coquinaria di Marco Gavio, detto Apicio, il cuoco più famoso dell’antichità classica.

Tra i dolci casalinghi che vengono descritti, si trova anche la Tiropatina, una sorta di budino composto di latte e uova, dolcificato con il miele e fatto rapprendere a fuoco dolce. La ricetta, nella sua semplicità, è rimasta praticamente immutata fino a oggi ed è meglio conosciuta come fiordilatte. Ma il semplice fiordilatte non sarebbe adatto ad un granitico pirata pastafariano che vuole rendere lode al creatore ad ogni pasto ed è per questo che il vostro capitan Rigatone ha ideato per voi il Fiordibirra, glassato con la bevanda sacra e dall’aspetto che ricorda il vulcano che tutti ci attende in paradiso. Il metodo di preparazione l’ho preso direttamente da “La scienza in cucina e l’arte di mangiare bene” il vangelo dei pastafariani vergato da quel monumento d’uomo di Pellegrino Artusi (comedetis pro nobis) a cui dovrebbero intitolare una piazza in ogni città italiana. Ancora a quel tempo (la prima edizione del ricettario è datata 1891, ultima 1910) questo dolce si chiamava “latte alla portoghese”: sarà un caso che il Portogallo abbia dato i natali a tanti illustri pirati del passato? Forse no, ma decifrare i segni partoriti dalla mente obnubilata dall’alcol del Prodigioso Spaghetto Volante è un compito arduo e non è questa la sede per affrontarlo. Orsù passiamo alla preparazione, semplice ma di lunga cottura, per cui dovete contare almeno tre ore. Se non avete tutto quel tempo vi meritate la viennetta che avete dimenticato in freezer dopo la comunione di vostro cugino.

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Ingredienti (l’Artusi dà le dosi per dieci persone, ma voi fate il conto su otto scarsi. Facciamo sette. O sei con molta fame. Arriviamo fino a quattro se sono fogne)

Per il flan:
1 litro di latte fresco intero
100 gr di zucchero
6 tuorli d’uovo
2 uova intere
1 stecca di vaniglia (in alternativa, Artusi suggerisce di usare i semi di coriandolo o qualche chicco di caffè tostato e macinato)

Per la guarnitura:
Una tazzina da caffè di birra scura
50 gr di zucchero

Stampo per budino con il foro al centro con capienza di 1 litro.

Mettete il latte a bollire a fuoco moderato con lo zucchero e la stecca di vaniglia tagliata nel senso della lunghezza per un’ora circa: dovrebbe ridursi quasi alla metà del volume.
Consiglio di utilizzare una pentola antiaderente e, anche in quel caso, mescolare di tanto in tanto, soprattutto verso la fine della cottura.

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Una volta ultimato, togliete la stecca di vaniglia, raschiatene i piccoli semi neri che vi sono all’interno e buttateli nuovamente nel latte, scartate il resto.
Lasciate raffreddare il latte e, nel frattempo dividete i 6 tuorli, aggiungeteli a due uova intere sgusciate e mescolate il tutto con una frusta ottenendo un liquido omogeneo.

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In un pentolino a parte ponete i 50 gr di zucchero e la birra a fuoco basso, fino a che il liquido non comincia a schiumare. A voi la scelta di quanto fare caramellare lo zucchero: più lo lascerete sul fuoco, più diventerà scuro e con una nota amarognola.

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Prendete il liquido ancora caldo (occhio che scotta e ha la tendenza ad appiccicarsi alla pelle dei pirati) e versatelo all’interno dello stampo da budino. Girate lo stampo passando lo zucchero sciolto su tutta la superficie.

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Prendete il latte ormai freddo e unitevi le uova mescolando con cura. Versate il composto all’interno dello stampo e ponetelo all’interno di una teglia colma di acqua fredda.

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L’acqua dovrebbe lambire il bordo dello stampo o, comunque, superare l’altezza del composto all’interno dello stampo, in modo che il Fiordibirra non riceva calore diretto sulle pareti. Coprite la sommità dello stampo con la carta di alluminio e mettete tutto in forno caldo a 180°.

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I tempi di cottura variano in relazione a quanta acqua avete inserito in forno per la cottura a bagnomaria, ma calcolate tra un’ora e mezza e due.
Testate la cottura con uno stuzzicadenti e, se esce pulito, il Fiordibirra è cotto.
Ponetelo a raffeddare per alcune ore in frigorifero e sformatelo su un piatto. Se avete difficoltà a farlo distaccare potete porre lo stampo per 10-20 secondi in acqua bollente, ma se non ne volesse sapere, aiutatevi passando un coltellino sulle pareti.
Mettetelo su un piatto da portata e servite a tavola il vostro personalissimo vulcano in miniatura.

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Per completare i richiami paradisiaci pastafariani, consiglio di completare la guarnizione con due o tre spogliarelliste/i secondo i gusti per ogni commensale.
Pregate tutti con animo lieto.

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