Ciao, mi sposi?

Sono un cosiddetto giovane sui 30 anni, altezza media, maschio, caucasico, capelli scuri, occhi scuri, sano di mente e di corpo.

Ti andrebbe di sposarmi?

Ciao, Vuoi-sposarmi?
No? Peccato.

Tuttavia vorrei sottolineare questo: posso sposare qualunque donna adulta consenziente, l’intera parte di genere umano da cui sono potenzialmente attratto. Non devo dimostrare nulla, per farlo, se non di essere celibe.

Posso fermare letteralmente la prima che passa per strada, chiedergli di sposarmi e vedere riconosciuta questa unione anche se non ho passato anni con lei, anche se non c’è amore tra noi, anche se non avremo mai figli perchè non li vogliamo o perchè eventualmente non si possa. E se proprio un figlio ci va lo potremmo anche adottare, farlo nascere in provetta o portarcelo appresso da un altro matrimonio. E nessuno rompebbe i coglioni.

Nessuno dice che io non possa sposarmi se non faccio figli, nessuno si permette di dirmi chi sposare e non passa neanche dall’anticamera del cervello di nessuno l’idea di impedirci di adottare dei bambini.

Tutto quel che è richiesto a me, etero, per permettermi di sposarmi con chi mi pare, è di presentarmi “all’altare” del sindaco e firmare le dovute carte. Buongiorno, buona sera, una firma, addio. Matrimonio valido, legale, incontestabile, una “sacra” famiglia in più per lo stato italiano.

Se invece di piacermi le donne mi piacessero gli uomini, però, nulla di tutto questo varrebbe più.

Solo pochi giorni fa, con uno storico referendum anche l’Irlanda si è aggiunta al sempre più lungo elenco di paesi che riconoscono legalmente il matrimonio gay, accordandomi quindi il diritto di sposarmi anche con gli uomini, se è quel che voglio.

Piovono commentari sui risvolti politici della questione, tesi a misurare col bilancino come questo o quel granello in più di rispetto umano stia spostando gli eqilibri dell’influenza sociale della chiesa sulla questione. C’è chi salta, rigorosamente a parole, sul carro del vincitore con nonchalance, come se un referendum in Irlanda cambiasse qualcosa in Italia o desse nuove informazioni sul pensiero degli italiani, c’è chi è pronto a offrire l’alternativa, essendogli precluso tale carro, nella speranza di raschiare qualche voto bigotto dal fondo del barile.

Tuttavia il tema è affrontato sempre negli stessi schemi, come se fosse una questione su cui solo opinioni si possano avere e che queste opinioni semplicemente siano divergenti, ognuna però rispettabile e sostenibile.
Stesso errore di quando si mettono sullo stesso piano creazionisti ed evoluzionisti, insomma.

Io non … desidero spingere la mia visione religiosa in gola alle altre persone, ma ho anche il diritto di esprimere la mia prospettiva nel ragionato linguaggio dell’etica sociale
~Sobrissimo vescovo irlandese.

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In particolare mi ha colpito una citazione del vescovo irlandese Martin: “Io non … desidero spingere la mia visione religiosa in gola alle altre persone, ma ho anche il diritto di esprimere la mia prospettiva nel ragionato linguaggio dell’etica sociale”. (fonte)
E mi ha colpito non perchè sia particolarmente profonda o particolarmente intelligente, anzi, tutt’altro. E neppure per l’apertura mentale che finge di mostrare. Niente di più lontano. Mi ha colpito la capacità di rappresentare lo stato d’animo di forse milioni di cattolici sulla questione. Milioni di cattolici che pur onestamente non volendo imporre ad altri il proprio credo, si sentono in diritto di votare contro una legge che a loro dire è ad esso contraria.

Milioni di persone, insomma, che non capiscono nemmeno quello che stanno facendo.

Cerchiamo di chiarire i termini della questione: il divieto di accesso all’istituto giuridico del matrimonio è un qualcosa che viene *imposto* tramite la legge.
Non è che questi cattolici stanno lì a chiedere “per piacere, mio omosessuale amico, non ti sposare, non voglio che le cavallette inizino a piovere nè che si tingano di sangue i nostri fiumi!”. Quello si che sarebbe davvero “non imporre ma esprimere la propria idea di etica sociale”.
Quello che invece viene fatto, nel momento in cui si vieta per legge ai gay l’accesso al matrimonio, non lo si fa con una gentile richiesta soggetta all’ultima parola degli sposandi. Si tratta di una imposizione da parte dello stato, dove chi ha deciso e imposto la sua decisione non è chi deve trascorrere la sua vita con la compagnia che ha scelto, ma l’elettore (cattolico).

Quindi quando quel confuso vescovo per invitare al voto contro l’uguaglianza dei diritti dice di non voler imporre la sua visione religiosa, o non ha capito un’acca di quello che sta succedendo e pensa di star parlando di un sondaggio sulla gazzetta dello sport, o mente sapendo di mentire, cercando di spacciare per una mera questione di opinione l’imposizione di stato che sta cercando di fare su terzi di quello che è il suo (religioso) codice morale.

C’è una sequenza infinita di episodi in cui questa stessa pseudomentalità autoassolutoria in cui prima si impone per legge la propria religione nascondendolo spesso con le scuse più idiote, tentando ogni volta di battere quel “ma è la nipote di Mubarak” (senza riuscirvi, è impossibile).

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La questione è che sembra che l’imposizione fatta attraverso la forza dello stato sia in qualche modo percepita come meno una coercizione e più l’ordine naturale delle cose.

Io vorrei che queste persone prendessero un attimo del loro tempo per visualizzare le conseguenze delle loro azioni oltre il semplice “se voto cosà, vinciamo noi, viva noi!” da stadio che sembra il tormentone eterno della politica.
Che prendessero il tempo per pensare che succede dopo aver messo quella crocetta in tutti e due i casi.
Nel caso si voti per un no al matrimonio gay e vinca che succede? Succede che poi quando una coppia dovesse andare al comune dicendo “ci amiamo tanto, esattamente come quella coppia sterile prima di noi e molto di più del matrimonio di convenienza tra una 20enne e un 90enne dopo di noi, vogliamo sposarci” a quella coppia verrà imposto di non sposarsi se non hanno i genitali a targhe alterne.
Non gli verrà imposto dal sindaco che gli dirà “non posso farlo perchè è contro la legge”, nè tantomeno dal parlamento che quella legge l’ha sottoposta solo al giudizio popolare. No, da quell’elettore che ha messo una crocetta sul foglio. Personalmente e direttamente. E magari poi va in giro a dire che non vuole imporre niente a nessuno.
E nell’altro caso? nell’altro caso nessuno impone niente a nessuno, i matrimoni etero rimangono lì dove sono e così come sono, senza rotture di scatole.

Ora, chiarito che di imposizione si tratta (nel caso del divieto), andiamo a guardare l’alternativa: aprire a tutte le coppie tale possibilità invece che solo a quelle miste. C’è un’imposizione qui? solo sugli amministratori che dovranno eseguire la legge, ma quella c’era in tutti i casi, anche un sindaco pro-uguaglianza subisce l’imposizione della legge quando questa gli impedisce di celebrare un matrimonio gay.
E a tutto il resto della popolazione? nulla di nulla. Nessuna imposizione di nessun tipo.

effetti del matrimonio gay

Perchè il matrimonio gay non dovrebbe essere pienamente riconosciuto quanto quelli etero?
Come mai dovrebbe esserci questa discriminazione? Il carosello delle bufale su questo argomento non conosce limiti.

  • C’è chi ha dato ai matrimoni gay la colpa delle catastrofi naturali e non vuole autorizzarli per paura che la collera divina lo tempesti con la lebbra e altre malattie facilmente curate oggi (fonte).
  • C’è chi si appella all’etimologia, ricercando le origini del termine, cui raccomanderei poi di non usare un “calcolatore” per scrivere su internet ma solo per fare i calcoli, così ci risparmia le sue sparate (fonte).
  • C’è chi si appella alla attuale definizione giuridica dicendo che si limita a “difenderla”, ma a costoro bisognerebbe spiegare che anche la schiavitù ha avuto una forma giuridica e dei difensori, ma questo non la rendeva qualcosa che valesse la pena difendere.
  • C’è chi dice, mentendo spudoratamente, che la costituzione prevede un matrimonio solo tra uomo e donna, forse regalargli una copia della costituzione e fargliela leggere potrebbe aiutarli.
  • C’è chi attribuisce al matrimonio gli scopi e i significati più improbabili, da quello di favorire la riproduzione (che non ha perchè è aperto anche agli sterili) a quello di essere un collante della società che funziona però solo e soltanto se non lo hanno i gay (e 22 stati ci hanno già dimostrato che questa è una fesseria fatta e finita).
  • C’è chi non si ferma e pur di tirare omofobi al suo mulino mette in mezzo i bambini, che non si capisce cosa c’entrino visto che il matrimonio è fra 2 adulti e dice, ancora mentendo, che ai bambini servano per forza 2 genitori misti, senza neanche arrossire quando gli si rinfaccia che non ha mai sollevato di queste obiezioni per tutti quegli infiniti casi in cui degli etero hanno cresciuto un bambino senza una madre o senza un padre (fonte).
  • C’è chi senza esitazione ha deciso che il matrimonio gay è un piano di una creatura mitologica con corna e forcone (fonte).

Lo dico senza tema di smentite: non esiste al mondo una singola motivazione per cui si dovrebbe vietare a due persone di sposarsi solo perchè a terzi non piace l’assortimento di genitali e cromosomi.
E in questo non sto esprimendo una mia opinione, ma un dato di fatto. Nel momento in cui il matrimonio etero è aperto agli sterili, “i gay non possono fare figli” non è una motivazione per togliere questa possibilità ai gay. C’è chi lo crederà, come c’è chi crede che la terra sia piatta. Ma è oggettivo che così non sia.

Primo perchè i gay i figli possono farli e li fanno, non solo con la fecondazione assistita che è un’opzione ormai da decenni e con cui sarebbe ora si facesse i conti, ma anche in maniera tradizionale.
Secondo perchè “poter fare figli” *oggettivamente* non è un requisito per l’accesso al matrimonio quando è un etero a volerlo contrarre.
Se lo fosse sarebbe una motivazione, moralmente sbagliata e basata su un dato falso, ma pur sempre una motivazione.
Allo stesso modo per tutte le altre puerili scuse dietro cui si nascondono bigotti e omofobi ci sono oggettive ragioni per cui non possono essere considerate un motivo per non far sposare i gay.

Detto tutto questo posso tornare alla citazione iniziale e rispondere al vescovo Martin e a tutti i cattolici che la pensano come lui:
Voi state usando la legge per imporre la vostra visione religiosa e non avete neanche l’ombra di un motivo per farlo all’infuori della religione in se. Nessuno può imporvi di non farlo, nessuno può costringervi a dare le vostre vere ragioni invece delle scuse dietro cui vi nascondete, ma almeno siatene coscenti.
Perchè se dovete tormentare milioni di persone nel mondo, impedendogli con la forza della legge di essere felici, è giusto che vi sentiate in colpa sapendo cosa avete fatto.

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