Il fegato del pirata

LETTERA

Ogni tanto mi intrufolo nei vostri eventi e vi guardo in disparte, sorridendo.

Voi pastafariani siete buffi.

Parlate di imprese e arrembaggi, vi travestite con qualche rattoppo da pirati: ed ecco pronti gli eroi.

Non intendo criticarvi, anzi, ti sto scrivendo con una certa benevolenza. Direi di aver posato su di voi uno sguardo alquanto indulgente, da genitore che osserva dei bambini giocare alla guerra, alle avventure, sapendo che presto si ficcheranno a nanna sotto coperte che nessuna bomba verrà a squarciare.

Non elencarmi le splendide, edificanti attività in cui vi impegnate, lo sforzo divulgativo, contro-informativo… ti ho ascoltato, sei esaustiva e convincente. So tutto di Idomeni, di Como, della battaglia anti-gender, dell’attivismo satirico. Le mie domande sono più nette. C’è ancora posto per azioni di coraggio in un’esistenza a temperatura media come la nostra? E il vostro è autentico coraggio? O è solo una finzione molto ben interpretata, diciamo… con sincera immedesimazione? Le ingiustizie contro cui vi agitate sono davvero una minaccia? O sono mostri a cui va a caccia il bambino per interrompere la noia del pomeriggio?

G. A.

RISPOSTA

Coraggio. Azione di cuore. Avere cuore. Avere forza.

L’eroe classico era un comune cittadino che partiva alla guerra, dotato di straordinarie virtù umane, grazie alle quali egli era in grado di sacrificarsi per il bene di tutti. La gloria eroica, dunque, è conquistata dall’uomo che supera la dimensione personale per quella comunitaria. È l’“io”, “per voi”.

Mi chiedo se la guerra, la miseria, la dittatura, ovvero condizioni estreme di vita, siano le sole a poter attivare il coraggio.

Mi chiedo se la guerra, la miseria, la dittatura, spuntino come funghi, all’improvviso, dopo un’occasionale piovuta; se non siano invece lungamente preparati dalla mentalità, dalla cultura che si forma nelle scuole, nelle case, nelle chiese, nelle strade. Nelle nostre camerette. E camerate.

Mi chiedo se gli incubi sconvolgono le menti solo dopo grandi abbuffate o biblici digiuni, o non striscino nella psiche anche durante il sopore apparentemente innocuo della noia pomeridiana. (altro…)

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Liberi fino alla fine

Il 9 giugno Papa Francesco ha ricevuto i dirigenti degli Ordini dei medici di Spagna e America Latina in Sala Clementina, alla vigilia del Giubileo degli ammalati e delle persone disabili. Ai 150 medici presenti, Papa Francesco ha detto che la compassione è l’anima della medicina, ma compassione non è pietà, è “soffrire con”.

Per la prima volta da quando tengo questa rubrica, sono io a scrivere una lettera e non a rispondere.

La mia lettera è per Papa Francesco.

«Caro Francesco, vieni, siediti accanto a me e facciamo due chiacchiere.

Non so se a te piace la birra, ma è la mia bevanda sacra e ne sorseggio un po’ quando ho bisogno che lo spirito si plachi e la mente si apra.

Tu dici che, nella nostra cultura tecnologica e individualista, la compassione non sempre è ben accolta, che alcuni si nascondono dietro una presunta pietà per giustificare ed approvare la morte di un paziente. Dici che la vera compassione non emargina e non umilia, non esclude, non considera una cosa buona la scomparsa di chi patisce condizioni fisiche e di salute diverse dagli altri. Dici che c’è una falsa idea di compassione, una “cultura dello scarto” nella mano di chi cede alla tentazione di “applicare soluzioni rapide e drastiche”.

Vedi, Francesco, alcune vite non sono rapidamente e facilmente interrotte dalla tecnica, al contrario sussistono, senza la mano di Dio, solo perché la tecnica lo permette. E alcune persone, che vivono quelle vite, non le considerano umane, bensì solo meccaniche.

Proviamo a fare una cosa, tu ed io, adesso. Proviamo a pensare alla morte con gli stessi criteri con cui pensiamo alla vita. Così come ci preoccupiamo della qualità della vita, dello stile della vita, delle condizioni e delle possibilità della vita, ci riguardano anche la qualità, lo stile, le condizioni della morte. Ci sono circostanze “di vita” in cui la morte è qualcosa su cui dobbiamo decidere, perché coinvolge ciò che siamo, ciò che pensiamo, ciò che sentiamo.

Francesco, tu dici che la vita è un dono di Dio, ne chiedi il rispetto fino all’ultimo respiro. Io dico che questo ultimo respiro è qualcosa di cui mi voglio prendere cura. In esso avviene il mio ultimo momento di espressione e di senso.

Se la vita non è mera animazione della materia, perché deve esserlo la mia fine?

Vedo la tua pietà per i pazienti e vedo il tuo amore per loro. Sono uguali i sentimenti che ci portano ad avere opinioni diversei e diversa empatia di fronte al dolore. Accettazione di esso, per te. Libertà di scelta, per me.

Il filosofo Umberto Galimberti ci ricorda il significato del termine “eutanasia”. Questa parola significa “buona morte”, la morte umana che spettava all’uomo misurato, probo.

La buona morte non intacca il valore della vita: non temere, Francesco, nessuno tenta di abolirlo.

La buona morte orienta il nostro sguardo al valore dell’uomo, alla sua libertà di stabilire la propria misura di sopportazione di quelle condizioni che egli avverte disumane, laddove la medicina e gli strumenti della tecnica disponibili fanno della sua storia umana un meccanismo solamente biologico.

Per i malati, tenuti in vita dalla tecnologia, per i malati per i quali questa non è una soluzione vivibile, io chiedo la libertà di scelta, io chiedo per loro il diritto di andare incontro ad occhi aperti alla loro buona morte, con il conforto amorevole delle persone che li hanno accompagnati.

Alla fine del mio cammino terreno, c’è un Vulcano.

Come lo raggiungerò è un fatto che mi riguarda.

Spero di avere la tua benedizione, il giorno in cui mi assumerò la responsabilità e la libertà di decidere.

Tu avresti la mia.»

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Felicità mutilata

LETTERA

Cara Piratessa,
alcune settimane fa ero accomodata nella sala d’attesa dello studio dentistico. C’erano diverse riviste offerte ai pazienti. In genere, in tali occasioni capitano nelle mie mani letture cui, altrimenti, non mi dedicherei: gossip, consigli per la cosmesi, religione.
Mi dispiace di non essere in grado di darti la fonte, ma quanto ho letto in una rubrica epistolare mi fa compagnia da settimane. Anzi, è argomento di conversazione tra me e i miei amici pirati, seguitiamo a riderne. Una neo sposa scriveva di essere arrivata pura al matrimonio, esattamente come il proprio compagno. Entrambi sono cristiano-cattolici e praticano la loro fede. La scoperta del sesso ha confermato la sintonia della loro unione, ma da qualche tempo il marito chiede alla moglie di provare nuovi piaceri e la giovane signora si domanda se esistano limiti e confini nel sesso coniugale che voglia restare coerente ai principi religiosi.
La risposta che la donna ha ricevuto ha una premessa incoraggiante, che sottolinea che la gioia e il piacere che derivano dalla sessualità sono importanti. Tuttavia, più avanti, è ribadito che la sessualità è comunque e sempre orientata al dono della vita, non può essere disgiunta dalla finalità procreatrice: il godimento fine a stesso, che utilizza il corpo dell’altro, sarebbe da considerare illecito.
So che sei una cultrice dei Monty Python e, immaginando una tua risposta, noi pirati ci siamo domandati se viene in mente anche a te Every Sperm is sacred.

Firmato

Piratessa con molare cariato.

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In nome del Presepe!

LETTERA
Cara piratessa,

sono un vostro simpatizzante e ti scrivo davvero non allo scopo di fare polemica, ma proprio di condividere dubbi. Mi chiedo se non siate troppo severi.
Anche io come voi sono favorevole a uno Stato laico, eppure una sorta di romanticismo mi impone di interrogarmi se è giusto o necessario che le scuole evitino di allestire i presepi o di intonare canti di Natale in rispetto dei bambini non cattolici presenti nelle scuole.
La religione è un aspetto culturale come un altro e così come ci sono tradizioni letterarie o musicali prevalenti, esistono religioni prevalenti, a seconda delle epoche e dei luoghi.
Davvero non trovi che sia giusto illustrare ai bambini l’esistenza e i contenuti della tradizione religiosa del loro paese? E non è giusto che i bambini di altre nazionalità ne siano a conoscenza, proprio per integrarsi meglio?
Non riesco a capire dove sia il problema. I commenti lasciati su facebook non mi aiutano a comprendere.

Spero di non risultare antipatico….

[lettera anonima]

RISPOSTA

Caro amico,
non sei antipatico. Abbiamo delle cose in comune!

Anche io amo le tradizioni popolari. Amo il presepe, ad esempio, molto più che l’albero. Il presepe napoletano è ricco di personaggi, spesso satirici. Come potrei rinunciarci? Non solo. Ogni anno, faccio il possibile per partecipare alla Madonna delle Galline, una tradizione religiosa molto sentita nella mia zona. Ne sono da sempre affascinata, ha sentore di antico nella misura in cui mescola sano e profano. La tamurriata è una danza trascinante e impetuosa. Come potrei rinunciarci?
Verso le religioni, quindi, animata da una passionale formazione umanista, ho una forte curiosità antropologica. Anche a me piace che siano conservate le tradizioni: intorno ad esse, pietanze, musiche, balli, dialetti si tramandano, generando cultura e identità locali.
Tuttavia ti invito a riflettere sulla reale funzione della scuola. (altro…)

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Scolapasta inquisito e scolapasta senza legge

LETTERA
Cara signora,
io non riesco a titolarla con il suo nome pastafariano. Non solo è una parola difficile, ma, mi spiace dirglielo, a me sembra ridicolo.
Sono un cittadino salernitano e lo scorso mese ho avuto la sorpresa di assistere alla processione della vostra chiesa che non sapevo esistesse.
Avete sfilato per il lungomare di Salerno facendo una parodia delle processioni mariane. Credo davvero che abbiate esagerato. Non so come sia possibile che abbiate ottenuto il permesso.

Salerno - Processione pastafariana - 31 gosto 2015
Salerno – Processione pastafariana – 31 gosto 2015

Ho visto inoltre che a capo della processione lei era affiancata da due bambine piccole. Ho dunque inteso che lei è madre.

Cosa insegna alle sue figlie?

Si rende conto di aver offeso pubblicamente il sentimento religioso di un’intera città?
A. M. (altro…)

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La Piratessa risponde

LETTERA
Ti scrivo su questa rubrica, dopo essere stato tentato di farlo sul tuo profilo facebook o magari in messaggio privato.
Seguo, per un’incomprensibile curiosità, la pagina “GECo – genitori ed educatori consapevoli” di cui fai parte e spesso rido della presunta imparzialità che millantate.

Pirati pastafariani della Campania
Pirati pastafariani della Campania

Quindi ti scrivo qui per stanarti e sottolineare, essendo tu pastafariana, che non puoi assicurare alcuna equidistanza nelle informazioni che raccogli e divulghi.
Io sono padre di due bambine, una di dieci e una di otto anni. Quando mi capitano tra le mani volantini e comunicazioni di varia provenienza e leggo che nelle scuole, anche dell’infanzia, si parlerà di “masturbazione precoce”, inorridisco e basta. È giusto che a difesa dei diritti LGTB si attivi un processo che renderà la nostra società promiscua e infettata da un continuo riferimento al sesso?
Sei madre anche tu e io mi domando se davvero, per una idealistica presunta libertà, esporresti le tue figlie a un’educazione confusa e, a mio avviso, anche istigante perché suggerisce al bambino cose che nella sua innocenza non arriverebbe a concepire da solo. Nelle tabelle di un documento dell’Oms, che allego, si dice di insegnare ai bambini dagli 0 ai 4 anni cosa sia la masturbazione, si indica di incoraggiare la vicinanza fisica tra bambini dello stesso sesso. Ma da quando la libertà degli omosessuali deve generare un’educazione all’omosessualità?
Io credo che tu sia una brava persona. Penso però che ti stai facendo le domande sbagliate. Dovresti domandarti come mai tutta questa attenzione alle problematiche della sessualità. Forse, dal momento che mi pari intelligente, arriveresti a intuire che dietro ci sono interessi economici, di cliniche che lucrano sulla fecondazione assistita, di ditte farmacologiche che mettono a punto pillole che bloccano la pubertà a sostegno della transizione di genere.
Ecco la mia domanda: non è che, per favorire gli interessi di qualche lobby, noi ci illudiamo di lottare per i diritti di una minoranza?
Questo volevo dirti, cara piratessa. Cambia rotta!

(Lettera firmata)

(altro…)

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Libertà o blasfemia?

LETTERA
Da poco ho saputo che la vostra associazione è favorevole all’abolizione delle leggi sulla blasfemia e sul vilipendio. Dopo le cose accadute in Francia e a Copenaghen, davvero pretendete che le legge autorizzi l’insulto ai danni dei sentimenti religiosi? Ma non vi rendete conto che ci vuole un freno?
Il fatto che fingiate di credere in uno piatto volante di Spaghetti, solo per camuffare un ateismo cinico e materialistico, davvero vi impedisce di comprendere che esistono idee da rispettare e tutelare?
Gesù diceva che saremo giudicati per la nostra parola! Non possiamo sforzarci di onorare il dono del linguaggio usandolo per fini edificanti anziché offensivi?

Mamma desiderosa di un mondo migliore. (altro…)

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Bótte e risposte

LETTERA

Cara Piratessa, ho un annoso problema (di nuovo).

Sono una personalità della chiesa Pastafariana e sto per uscire con una ragazza che ha un incarico politico in un Comune della provincia della mia città, che non cito perché temo rappresaglie orribili. Ci sono varie domande intorno a questa faccenda:

1) Lei, che è decisamente aperta di mente, non può dichiararsi pastafariana perché lavora in un ambiente di gretta cristianità: può essere fedele in segreto? Esiste uno status di “persecuzione religiosa media” nella nostra chiesa? Tipo tutti quei poveri fedeli che sono costretti a non fare outing? Dovremmo discuterne, credo, anche in difesa delle altre minoranze.

La nostra Chiesa come tutela i taciti fedeli?

2) Come vede la nostra Chiesa l’avvicinarsi del potere Temporale a quello Spirituale? Sono dichiaratamente antifascista (pure militante) ed essere io stesso a far tornare i Patti Lateranensi…beh si insomma, hai capito.

3) Secondo te vado ad accorciarmi i capelli o li tengo un po’ alla cazzona?

La macchina la lavo o la lascio allo stato naturale?

Camicia nera che snellisce, o chiara perché non ho paura dei miei difetti?

Una piccola forchetta da campo in tasca come portafortuna (lo scolapasta non lo userei, sempre per il motivo numero 1).

Grazie Piratessa Bella, ti Ramo.

Anonimo Pastafariano (altro…)

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Piratessa risponde

piratessa-1LETTERA

Sono pastafariano e ho deciso di telecelebrare lo sposalizio tra me e Carlo, che ora è mio marito. Nasce però un problema teologico e morale. Mi sono recentemente invaghito di una stupenda ragazza, e ne ho parlato con il mio consorte. Lui non ha problemi a riguardo. La domanda che mi pongo è: nel caso (fortunato) in cui con la donzella andasse bene, mio marito avrebbe doveri coniugali nei suoi confronti? Sono molto geloso di entrambi. Capirete che si crea un quadretto piuttosto difficile da gestire. La puella ancora è all’oscuro del fatto che sono sposato.

Cosa mi consigliate?

Grazie,

Giacomo

(altro…)

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Domandate, ché vi sarà risposto

Lettera

Scusa, quando racconto a mia moglie la mia fede verso il Prodigioso Spaghetto Volante inizia a ridere. Come posso farle capire che la mia è una vera devozione e vorrei che la mia religione fosse rispettata? Ha letto alcuni dei vostri commenti su fb e ha detto che: “siete simpatici, ma la simpatia non renderà la vostra religione più vera”. A quel punto mi sono tolto la benda dall’occhio, ho posato lo scolapasta sul tavolo e l’ho fissata 10 secondi negli occhi… e poi… poi abbiamo iniziato a ridere a crepapelle.

Ti voglio bene piratessa. Ramen.

Nick Biussy

Risposta

Caro Nick,

come ben saprai il nostro primo condimento ci ricorda di non pretendere che altri abbiano fede nel Prodigioso Spaghetto Volante. (altro…)

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