Il Profeta ha parlato. Di Scienza.

Pastafariani a March for Science: una contraddizione?

24 aprile 2017

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Mi congratulo e ringrazio tutti coloro che hanno preso parte alla March for Science. Mi sento sollevato nel vedere che la democrazia viene messa in atto da un gruppo di persone intelligenti.

Nonostante noi Pastafariani siamo scettici nei confronti della “scienza” e del “ragionamento logico basato sulle prove scientifiche”, rispettiamo il concetto di scienza, il fatto che ricerchi la conoscenza, e ammiriamo quelle persone che dedicano la loro vita a questa causa.

Allora perché non è una contraddizione per i Pastafariani – un gruppo tenuto insieme dalla fede – sostenere la scienza, o almeno sostenere gli scienziati?

Noi crediamo che un Onnipotente Prodigioso Sphagetto Volante modifichi l’universo che fa *sembrare* che il metodo scientifico sia affidabile, che la conoscenza dell’umanità e la sua evoluzione dall’uscita delle caverne fino all’accensione delle navicelle spaziali sia il diretto risultato di questo processo. Sembra che possiamo dedurre conclusioni attraverso la ragione e la sperimentazione.

Non possiamo incolpare gli Scienziati che non hanno ancora visto la Luce: non fanno altro che il loro lavoro e sono dotati di onestà intellettuale. Non possiamo dire lo stesso di altri gruppi, tra cui molti uniti da un Credo che si basa sulla fede.

Quindi perché il Pastafarianesimo è nel giusto, nonostante a volte contraddica la ragione? Perché il PSV dice così, e noi abbiamo fede1.

1. Il diallele è ammesso in ambito religioso

 

 

Articolo originale di Bobby Henderson.

Traduzione a cura del gruppo CPI – Interpreti e Traduttori

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Resoconto del LAIKODAY, per respirare un po’ di laicità

Sabato 1 aprile ho partecipato insieme a una ciurma Pastafariana al “Laikoday: Strumenti e dialoghi per un’emergenza – le giornate del pensiero laico dedicate a Ipazia d’Alessandria, martire della ragione” organizzato ad Arco di Trento dai Laici Trentini per i diritti civili.

Erano presenti le associazioni: Laicitalia, I sentinelli di Milano, Comitato “Non Ultimi”, Deina Trentino Alto Adige, Per un’Europa dei Popoli, ArciLesbica Trentino Alto-Adige L’ Altra Venere, Arco Bene Comune, Coordinamento Genitori Democratici Trentino Alto Adige – Südtirol, So.Crem Trento, AGedO, Associazione Luca Coscioni, Anpi Trentino, Arcigay del Trentino, Famiglie Arcobaleno, Gruppo Jump LGBT – Oltre tutte le barriere, Lo Stesso Cielo, ARCI Alto Garda, Arci del Trentino, UAAR Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti, Associazione Phoenix, Osservatorio contro i fascismi Trentino AA – Südtirol.

Ho seguito con molto interesse il dialogo “RICORDATI CHE DEVI MORIRE – strumenti e dialoghi sul fine vita” tra il Dott. Francesco Terrasi, coordinatore sanitario RSA Villa Belfonte e RSA Via Veneto (Trento), Mina Welby e Beppino Englaro sul diritto di scelta di morire laicamente e con dignità. In particolare, oltre ai bellissimi interventi di Mina e Beppino, sono rimasto colpito da alcuni aspetti toccati dal Dott. Terrasi in merito al testamento biologico: il fatto che dovrebbe essere fatto da tutti, e insieme al medico di base, che potrebbe chiarire bene le cose anche a chi non ha sufficienti informazioni per decidere e darebbe la facoltà di esprimere le proprie volontà anche a chi volesse essere mantenuto in vita ad ogni costo, attaccato a una macchina o intubato. Queste informazioni sarebbero molto utili ai medici che adesso si trovano in grande difficoltà ma dopo saprebbero cosa fare, mettendo in pratica le scelte che il paziente ha fatto quando era in grado di decidere. In mancanza del testamento biologico i medici si trovano nelle condizioni di dover far decidere ai parenti, ma cosa succede se per esempio il paziente non cosciente ha due figli che la pensano in modo differente? I detrattori del testamento biologico che vorrebbero le cure a oltranza dovrebbero riflettere sul fatto che in assenza di loro decisioni qualcuno potrebbe decidere il contrario di quello che vorrebbero loro se fossero coscienti.

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Dopo questo bellissimo e istruttivo (quantomeno per me) dialogo, è venuto il momento delle associazioni: ognuna ha avuto il tempo per raccontarsi. A noi lo hanno fatto fare tra i primi perché … perché avevamo l’onere e l’onore di andare a preparare la Sacher Mensa. Devo dire che la presentazione fatta dai Pirati Pastafariani Trentini è stata preparata con cura, ha informato sulle nostre attività e ottenuto larghi consensi.

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Altare Pastafariano

E’ venuto quindi il nostro momento: mentre alcuni di noi allestivano l’altare e distribuivano il libretto contenente i canti e le preghiere, altri si sono dedicati alla preparazione delle Tagliatelle in piedi e degli spaghetti (per accontentare anche chi ha esigenze alimentari particolari) utilizzando le attrezzature che gli efficientissimi alpini ci avevano messo a disposizione per preparare la pasta all’aperto.  Mentre l’acqua bolliva, uno dei Frescovi di Trento ha celebrato la Sacher Mensa, aperta da una sua breve introduzione parlata e poi tutti i partecipanti hanno cantato il “Cantico del Sugo” e recitato la preghiera “a te Prodigioso” ed è stato toccante vedere Beppino Englaro cantare e recitare preghiere insieme a noi. La celebrazione si è conclusa con il Pastezzo della frittella all’aglio e olio e poi si è consumato il rito delle Tagliatelle in piedi al sugo di pomodoro.

Tornati dentro la sala che ospitava l’evento, il “Gruppo JUMP LGBT – Oltre tutte le barriere” ha trattato l’argomento “ABILI AL SESSO: il diritto al piacere”. E’ stato toccante sentire i loro racconti, le loro richieste, le loro proposte. Ho visto la sala gremita di gente molto attenta ad ascoltare tematiche che non vengono spesso affrontate e che sono state spiegate dai ragazzi in modo molto colloquiale, supportato con la proiezione di diapositive e video molto belli, e impreziosito da testimonianze della Dott.ssa Carla Maria Brunialti e dalla presentazione del Dott. Maurizio Bossi, il tutto moderato dalla giornalista Sara Ravanelli.

Sono poi saliti sul palco Antonella Vicini e Alexander Schuster per un dialogo dal titolo “QUEI LIKE POCO LAICI – bufale e disinformazione sui Social Networks”. L’argomento è di grande attualità, siamo ormai quasi tutti grandi utilizzatori di social network e ogni giorno assistiamo a post contenenti propagande di vario tipo. L’intenzione dei relatori era di non farci cadere nella trappola del mettere like o condividere post senza conoscere bene quel che ci viene proposto, con la scusa di non avere tempo di approfondire l’argomento o del “non so se sia vero, ma che male vuoi che faccia condividere un post?” che è invece molto pericoloso. Secondo me sarebbe sufficiente applicare una regola molto semplice: “se non ho il tempo per approfondire non condivido e non metto like”.

Dopo questo dibattito sono salite sul palco le scrittrici e giornaliste Monica Lanfranco e Giuliana Sgrena per un interessante dibattito denominato “DANNATAMENTE DONNE – religioni e femminismo” assieme a Gabriele Carletti, giornalista RAI che aveva la funzione di moderatore ed ha introdotto la discussione parlando di un caso verificatosi nei giorni precedenti il Laikoday: a Bologna una ragazza è stata rasata a zero dalla madre perché rifiutava di portare il velo. Le risposte hanno evidenziato che spesso non sono le religioni a stabilire certe regole ma le gerarchie religiose, e sono stati toccati vari aspetti di soprusi verso le donne perpetrati in nome delle religioni. Conoscevo già Giuliana Sgrena ed è invece stata una piacevolissima sorpresa l’ascoltare Monica Lanfranco che ha espresso un concetto che mi ha fatto riflettere: l’uso del “conflitto, doveroso e pacifico”. Essendo il concetto un po’ delicato, non volevo commettere errori nel descriverlo e quindi mentre scrivevo questo articolo mi è venuto in mente di chiedere a Monica di scrivermi qualcosa per aiutarmi. E lei, gentilissima, mi ha inviato queste righe:

“Non é mai facile parlare di laicità, perché il fantasma che si agita appena questo concetto viene evocato nello spazio pubblico è quello della discriminazione verso chi ha fede in una religione. E’ per questo che quando parlo di laicità io metto in chiaro immediatamente che il mio posizionamento è quello di una femminista, di una attivista per i diritti umani delle donne che non può non dirsi laica, antifondamentalista, e molto critica verso il multiculturalismo che spesso relativizza le culture.

Penso questo: una società non può dirsi giusta, democratica e pacifica se la maggioranza delle persone che vi abitano o transitano in essa non ha gli stessi diritti della minoranza. La maggioranza di esseri umani che abitano il pianeta è di sesso femminile, ma questa maggioranza continua a non avere, in molte partì del pianeta, le stesse opportunità di vedere realizzati desideri, soddisfmlanfrancoare bisogni, vivere con dignità.

L’intreccio tra visioni patriarcali, religiose, culturali causa disparità e discriminazione verso le donne solo per il fatto di essere nate nella parte sbagliata del versante umano.

E molto spesso, a dare una mano ai totalitarismi, interviene in modo strumentale l’uso politico delle religioni per operare il controllo sul corpo e quindi sulle vite delle donne.

Ma anche il timore di chi dovrebbe vigilare su questo uso politico, ovvero chi si dice di sinistra e di cultura liberale, di parlare chiaro quando si ragiona di simboli religiosi.

Perché senza dubbio tra questi simboli, quelli citati nella legge francese che vieta chippa, croce e velo nella scuola pubblica è il velo a creare problemi.

C’è chi pensa che criticare usi e religioni sia una mancanza di rispetto, e che si rischi di essere annoverati come razzisti se si critica in particolare l’islam, mentre è il conflitto, doveroso e pacifico, nel quale esercitare il pensiero critico l’argine più importante che abbiamo per costruire una democrazia inclusiva.

I diritti universali non sono occidentali, come chi pratica il relativismo vorrebbe far credere: sono una enorme conquista politica da mettere a disposizione di chi ancora non ha avuto la possibilità di vivere in società dove è stata attuata la separazione tra fede e legge umana, tra stato e religione, quale che essa sia. Nei luoghi del mondo dove ancora vige come legge quella di un dio, quale che esso sia, le donne vivono una condizione di discriminazione e sudditanza inaccettabile, e dove le donne sono in sofferenza lo è anche il resto dell’umanità

La laicità è quindi uno strumento molto importante nella costruzione della democrazia, e un alleato potente per la sua conservazione.

Considerare dunque i diritti delle donne come diritti umani universali, inalienabili, imprescindibili e non negoziabili è uno dei prerequisiti per la costruzione di una solida condizione di democrazia, ricchezza e pace nel pianeta.”.

L’evento si è chiuso con una tavola rotonda presieduta dal filosofo Giulio Giorello, direttore scientifico del “Laikoday”, e Monica Lanfranco che ha letto la “Carta di Arco” (clicca qui se vuoi leggerla). Purtroppo non ho potuto assistere ma abbiamo firmato la carta come associazione religiosa Chiesa Pastafariana Italiana per mano di uno dei Frescovi di Trento.

Daniele Zozin firma la Carta d'Arco
Daniel Zozin, uno dei Frescovi di Trento firma la Carta d’Arco

Infine, due parole sul formato dell’evento: si è svolto presso il centro giovani “Cantiere 26”, un edificio polivalente molto bello. Ho trovato molto funzionale l’allestimento della sala che ha ospitato le conferenze: ai lati e dietro la platea, disposti circa a semicerchio, c’erano i tavoli a disposizione dei rappresentanti delle associazioni che potevano così distribuire materiale informativo ma al contempo godersi i vari dibattiti.

Son venuto via da Arco con la consapevolezza che c’è ancora tanta strada da fare per arrivare alla laicità, ma che con eventi come quello a cui ho assistito, ci si può riuscire. E dopo averle fatto i complimenti per l’impeccabile organizzazione ho invitato Claudia Merighi, la presidente di Laici Trentini, a valutare l’ipotesi di esportare in tutte le città questo bellissimo evento. Se decideranno di farlo, noi ci saremo.

La Carta d'Arco firmata
La Carta d’Arco firmata
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Foto tratta da http://www.libertaepersona.org/wordpress/2015/01/sui-nuovi-cardinali-spira-forte-il-vento-del-sud/

Risposta ai Cardinali che non l’hanno ottenuta dal Papa

Eminentissimi colleghi,

ho seguito con interesse le discussioni legate alle lettere che avete scritto al vostro Papa, sia quella firmata dai tredici (che poi pare quattro abbiano smentito, rimanendo così in nove) sia quella successiva firmata dai quattro.

Lettera di tredici Cardinali al Papa

Lettera di quattro Cardinali al Papa

M’è parso di capire che vi siete un po’ arrabbiati per il fatto che Francesco non vi abbia risposto. Questo un po’ mi stupisce perché pensavo che anche voi aveste visto quanto è indaffarato quell’uomo nel portare avanti il marketing del vostro brand,

f224aed117bac2e383dd46c003823c5d_origoltre questo sapete anche che il povero Paolo ha scritto delle lettere poco meno di duemila anni fa, ma Corinzi, Colossesi, Efesini, Filippesi, Galati, Romani e Tassalonicesi non gli hanno ancora risposto. Secondo me dovreste avere un po’ di pazienza, prima o poi vi risponderà; e se posso permettermi, non fate vedere di essere arrabbiati perché dovreste sapere che ha un caratteraccio: ricordate quella volta della mamma e del pugno? (Nota 1)

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Foto tratta da http://www.vanityfair.it/news/italia/15/12/02/papa-francesco-aereo

Essendo cose vostre avevo pensato di non intervenire ma siccome poi le avete rese pubbliche e in una avete scritto “E pertanto informiamo della nostra iniziativa l’intero popolo di Dio, offrendo tutta la documentazione.” senza però specificare a quale Dio fate riferimento, penso che abbiate voluto informare anche quelli come me che credono nel Prodigioso Spaghetto volante, il nostro Dio, ragion per cui ho pensato di rispondervi.

Vengo quindi ai contenuti. Leggendo le informazioni pubblicate dai maggiori quotidiani d’informazione, m’è parso di capire che (se sbaglio mi corriggerete), in sintesi, nella lettera dei tredici (diventati nove) chiedete maggior democrazia al vostro interno. E’ una bellissima cosa ma da voi non me l’aspettavo: essendo alte cariche religiose pensavo teneste conto che da quando siete nati, circa duemila anni fa, la vostra è stata una religione monocratica dove il Papa de facto ha potere assoluto. Del resto lo dice anche Matteo (non Renzi, il vostro più famoso) nel capitolo XVI del suo Vangelo, che fa parte del nuovo testamento (Nota 2).

Sapendo poi che voi siete gente che si batte con instancabile costanza per la difesa delle tradizioni anche quando queste non sono più in linea con le esigenze dei più (penso a contraccezione, interruzione di gravidanza, eutanasia) e che voi stessi siete promossi Cardinali da una libera scelta di un Romano Pontefice e non da un organo democratico (Nota 3), spero capirete il mio stupore.

Riguardo invece alla lettera dei quattro, mi ha subito colpito un verso della vostra premessa:

“a seguito della pubblicazione della Vostra Esortazione Apostolica “Amoris laetitia” (Nota 4) sono state proposte da parte di teologi e studiosi interpretazioni non solo divergenti, ma anche contrastanti, soprattutto in merito al cap. VIII. Inoltre i mezzi di comunicazione hanno enfatizzato questa diatriba, provocando in tal modo incertezza, confusione e smarrimento tra molti fedeli.”.

Tralasciando la velata accusa ai mezzi di comunicazione che dimostra quanto siate attenti alle mode di quest’epoca, mi ha colpito soprattutto l’incertezza, la confusione e lo smarrimento che dite alberghino in molti vostri fedeli. Sicuramente conoscete i vostri fedeli meglio di me, ma penso che un punto di vista di un esterno possa aiutarvi nelle vostre valutazioni. Perché vedete, io credo che se molti dei vostri fedeli sono incerti, confusi e smarriti potrebbe essere lo siano perché leggono spesso, sugli stessi mezzi d’informazione cui fate riferimento, di vostri rappresentanti dediti alla pedofilia e al contempo non leggono quasi mai di ferme prese di posizioni da parte vostra ma anzi a volte coperture e insabbiamenti, altresì non leggono mai di vostra aperture nei confronti di contraccezione, interruzione di gravidanza, eutanasia. Io credo che queste cose li rendano incerti, confusi e smarriti molto di più rispetto ai “dubia” che avete espresso nella continuazione della lettera. Beninteso, è legittimo avere dei dubbi e anzi, come diceva il grande Freak Antoni “È importante avere dubbi! Solo gli stupidi non ne hanno, e su questo non ho dubbi!”. Io preferirei davvero che voi inseriste anche il dubbio che v’ho insinuato io, potreste alfine convenire con me che gli esempi a voi qui portati sono preponderanti rispetto al se somministrare o meno l’eucaristia a “divorziati in nuova unione, che continuano a vivere “more uxorio”” o se considerare peccatore chi è adultero.

Io credo che parlare di queste tematiche potrebbe fare bene sia a voi che a noi, per comprendere i diversi punti di vista e cercare delle convergenze. Per questo v’invito a organizzare un tavolo di discussione e mi rendo da subito disponibile a dare una mano, e se il nostro illustre collega Cardinal Carlo Caffarra, firmatario di entrambe le lettere, lo vorrà potremmo riunirci in preghiera e lavorare assieme; l’essere concittadini ci agevolerebbe di certo il lavoro.

Se invece proprio non riuscite a mandar giù che Francesco non vi risponda, ho un’altra proposta per voi: potreste entrare a far parte della nostra amata Chiesa. Ne avreste degli immediati vantaggi, ve ne elenco alcuni:

  • potreste sposarvi, o anche solo fare sesso con chi volete (che come sapete è molto meno impegnativo), naturalmente in osservanza ai nostri quarto e ottavo Condimenti (Nota 5)
  • potreste venire con noi ai vari Pride che a giugno porteranno gioja in tutto il Paese; gli abiti li avete già, potremmo prestarvi qualche spilla per dare un po’ più di colore a quel monotono porpora. Naturalmente vi prenderei un po’ in giro dicendovi che il mio è molto più bello, ma tra colleghi credo ci possa stare e anzi, sono certo cementerebbe la nostra amicizia
  • potreste venire con noi quando faremo le Tagliatelle in Piedi; da quel che so amate il buon cibo e avreste anche la possibilità di andare a trovare i vostri vecchi amici che sono sempre in qualche piazza adiacente alla nostra
  • potreste evitare le arrabbiature: la nostra Pappessa risponde sempre alle lettere, e in tempi brevi
  • sareste partecipi di una comunità dove non c’è un uomo solo al comando: tutte le nostre cariche vengono nominate da gruppi di persone e le decisioni vengono tutte prese in democrazia (Nota 6)

Per fare queste cose non vi servirà nulla oltre alla vostra presenza. Se invece vorrete ricoprire ruoli all0interno della nostra amata Chiesa potrete partecipare ai corsi di Cotechismo; al momento li tiene il Priore di Roma che è molto severo, ma sono certo che gente della vostra esperienza non avrà problemi a sostenere l’esame finale e superarlo, e diventare così Ministri di Culto Pastafariani. A quel punto potrete somministrare i nostri sacramenti e nelle fredde giornate d’inverno potrete rimanere a casa vostra al calduccio impartendo le telesacralizzazioni via smartphone o con un tablet, se lo riterrete più comodo. Vi informo che dovrete versare qualche decina di euro che vi daranno diritto al certificato di Ministro di Culto, a un Liscafisso – nostro Simbolo Sacro – e a una tessera dell’associazione religiosa Chiesa Pastafariana Italiana, che potrete far vedere con orgoglio ai vostri amici e amiche. Credo che questi pochi denari non saranno per voi un problema ma, se lo saranno, sappiate che ci sono nostri fedeli che sono disposti a fare una colletta.

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Infine, immagino che dopo una vita di sacrifici passata a servire una Chiesa sarebbe una scelta molto dolorosa lasciarla per approdare a un’altra. Sappiate che noi siamo multi-monoteisti quindi non avremmo nessun problema ad accogliervi tra noi se doveste scegliere di rimanere anche nella vostra attuale Chiesa; qualora però decideste di lasciare definitivamente la vostra questo potrebbe garantirvi un trapasso graduale e non traumatico.

Sperando di aver almeno un po’ lenito la vostra irritazione o quantomeno di aver contribuito alla chiarezza che chiedete nelle lettere, sperando altresì di potermi congiungere con voi in preghiera, cordialmente vi saluto.

Marco Miglianti
Scardinale del Sacro Tortellino
Arcifrescovo di Bologna

 

Nota 1
ANSA Papa Francesco: ‘Se uno mi offende la madre gli do un pugno’

Nota 2
Dal Vangelo di Matteo – XVI
Versione in latino
18 Et ego dico tibi: Tu es Petrus, et super hanc petram aedificabo Ecclesiam meam; et portae inferi non praevalebunt adversum eam.
19 Tibi dabo claves regni caelorum; et quodcumque ligaveris super terram, erit ligatum in caelis, et quodcumque solveris super terram, erit solutum in caelis ”.
Versione in italiano
[18] E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa.
[19] A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli”.

Nota 3
Cardinali di Santa Romana Chiesa – Dal Codice di Diritto Canonico Latino del 1983 – Can 351

Nota 4
Esortazione apostolica postsinoidale AMORIS LAETITIA

Nota 5
I Condimenti della Chiesa Pastafariana Italiana

Nota 6
Statuto della Chiesa Pastafariana Italiana

 

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Hidden Away

Hidden Away Hidden Away – J. K. Kilhey

 

Content warnings: storia d’amore inventata, ricerche storiche fatte bene, WWII, sterminio, persecuzione degli omosessuali, violenza parzialmente descrittiva, violenza sessuale parzialmente descrittiva, sesso parzialmente descrittivo, PTSD, alcolismo, incubi descrittivi, scene di guerra descrittive, scene di morte descrittive.

 

Non è il lavoro che ci rende liberi. È la conoscenza.

(altro…)

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La geografia della pasta italiana: La letteratura sulla cultura regionale del cibo

(Segue dalla puntata precedente)

Esiste oggi una considerevole letteratura sugli aspetti geografici e demo-etno-antropologici del cibo, nonché un’amplia bibliografia riguardo temi quali carestie, nutrizione e cambiamenti nell’agricoltura. Nell’antropologia sociale, le interpretazioni sulla struttura delle abitudini alimentari basate su simbolismi e significati sono state largamente superate; attualmente si predilige un approccio materialistico che evidenzia gli aspetti pratici. Tuttavia, solo di recente i sociologi hanno mostrato interesse nella cultura del cibo. Forse per questo gli esperti di scienze sociali non si sono sforzati molto di studiare la storia culinaria dei paesi sud-europei, e che il mito della diffusione della pasta via terra dalla Cina è rimasto per lungo tempo in auge. I sociologi studiano la cultura alimentare ipotizzando sia processi di differenziazione ed esclusione, sia quelli inversi di assimilazione e inclusione. Il primo tipo di processi (differenziazione ed esclusione) permette il mantenimento delle identità culturali da parte dei gruppi etnici di pertinenza, mentre i processi di differenziazione ed esclusione hanno come risultato la diluizione delle culture genitrici. Entrambi gli estremi sono insidiosi, poiché mentre l’assimilazione completa può portare alla sparizione di determinati tipi di cucina, la separazione completa li ghettizzerebbe.

In questo contesto sociologico, si può sostenere che una pietanza distintiva di una regione serve non solo a rafforzare l’integrazione all’interno di un gruppo etnico, ma anche ad escludere coloro che non ne fanno parte. Il fattore etnico si può considerare sia primordiale, sia situazionale; una cucina caratteristica riflette la lunga storia delle relazioni sociali reciproche all’interno di un gruppo etnico. Ragionando in termini spaziali, gli stili alimentari caratteristici possono essere analizzati in relazione al loro ambiente di provenienza, alle loro “biografie culturali” (in altre parole, alla storia della loro diffusione) e alle loro radici storiche.

Oltre ai fattori etnici, la stratificazione sociale può essere un fattore che differenzia molto le culture alimentari; l’emergere nella storia di tratti gastronomici differenziati a in base alla classe sociale (l’alta cucina della piccola nobiltà contrapposta alle pietanze spartane dei contadini) ha contribuito a differenziare le società su base regionale. Così, le tradizioni culinarie possono essere legate sia al raggruppamento etnico, sia al controllo e alla manipolazione delle strutture di classe. Inoltre, si può notare che i cibi esotici e i prodotti delle tavole più ricche hanno cominciato solo di recente a diffondersi giù per la scala sociale. D’altro canto è stato dimostrato che la cultura di classe non è così rilevante al fine di comprendere le tradizioni alimentari nei casi in cui le classi inferiori si sono generalmente rivelate in grado di nutrirsi bene.

Le tradizioni culinarie del mondo moderno vanno esaminate sullo sfondo dei cambiamenti nella produzione agricola, nel marketing e nel commercio, nei comportamenti sociali e nelle abitudini di preparazione del cibo. Tali cambiamenti hanno potenzialmente causato la disintegrazione delle tradizioni regionali in qualcosa di spazialmente più amorfo. Cionondimeno, i processi di adozione e diffusione del cibo sono spesso lenti, la diffusione in particolare può essere ostacolata dalle strutture di classe, dai principi morali, dalla compatibilità delle diete, dalla percezione di ciò che è accettabile, e naturalmente da costi disponibilità dell’alimento in questione. In breve, molti mantengono atteggiamenti conservativi verso il cibo, preferendo ciò che è familiare a ciò che è esotico. È stato suggerito che il tradizionalismo nelle preferenze alimentari sia un fattore storicamente comune alle popolazioni umane, poiché il commensalismo è un rituale sociale fondamentale che combina il socializzare col mangiare – due dei più efficaci elementi di rinforzo degli schemi comportamentali umani. Si aggiunga che nelle società dell’Europa occidentale il cibo è stato tradizionalmente sottoposto a forti limiti di ordine economico, sociale ed ecologico. Il consumo di cibo è dipeso storicamente da un sistema diversificato di produzione domestica, il quale promuoveva, nella società e nella cultura, schemi alimentari talmente rigidi da sconfinare nella coercizione. D’altro canto, storicamente sia le carestie, sia i raccolti abbondanti fecero sì che le innovazioni alimentari si diffondessero più rapidamente. In seguito alle carestie, la forza della disperazione abbatteva gli ostacoli culturali al consumo del cibo innovativo; i raccolti relativamente più abbondanti del nuovo prodotto ne promuoveva d’altra parte l’aumento del consumo.

Ad ogni modo, l’Italia ha preservato le sue tradizioni culturali meglio di tanti altri paesi che si trovano alle prese con lo stesso processo di modernizzazione. In seguito, esamineremo come questo si manifesti relativamente al linguaggio della pasta, alla varietà delle forme che assume e dei modi in cui viene preparata, e ai fattori ambientali in cui si sono sviluppate le variazioni regionali.

(continua…)

[Questo post e quelli appartenenti alla stessa serie sono la traduzione riadattata dell’articolo di David Alexander “The Geography of Italian Pasta”, The Professional Geographer (2000) 52: 553–566. doi:10.1111/0033-0124.00246. La traduzione è pubblicata con il permesso dell’autore. Si ringrazia Martina Oddo per la collaborazione.]

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Il grande gioco all’equivoco

Oggi ho sentito un discorso di Bertrand Russell, quel piccolo capolavoro che e’ “Perche’ non sono cristiano“. I primi cinque minuti li passa a parlare di cosa vuol dire “cristiano”, dicendo non senza una punta di ironia (e forse sconforto) che il termine non vuol dir piu’ molto; che il termine un tempo significava accettare una serie di credenze precise alla sillaba ma che cio’ non era piu’ vero. Diceva questo il 6 marzo 1927, quasi un secolo fa. Ma quand’e’ che essere cristiano aveva un senso preciso? Quando e’ stato che si e’ visto un fronte cristiano coeso, compatto, dotato di un’unica dottrina?

Forse nei 4 secoli precedenti il suo discorso qualcosa si trova.
No, alla fine del medioevo in effetti c’e’ stato quello screziuccio da niente chiamato riforma e controriforma…
Dai, 4 e 4 otto, torniamo al 1200!
Se si facevano le crociate, bisognava che i cristiani fossero ben uniti! Eh, spiegatelo ai poveri cristiani albigesi, che di crociata se ne sono vista arrivare una dietro il collo, per non parlare del fatto che sono stati tra le primissime vittime dell’inquisizione, solo perche’ credevano al bambin gesu’ nel modo “sbagliato”.
Anno 1000?
di li a poco scisma d’oriente e d’occidente, mica una cosa da poco! Scomuniche magiche che volavano da tutte le parti, oltre alla importantissima questione di chi e’ che doveva avere il ruolo di discendente degli apostoli e indossare l’armatura d’oro!

In realta’ ci mancano piu’ o meno 30.000 rami

Ok, facciamo cosi’, saltiamo direttamente alle origini della chiesa: concilio di nicea, anno 325. No, li’ non erano manco d’accordo su se il protagonista fosse un dio o meno. E i vangeli e gli atti degli apostoli a sentire certi professoroni come Ehrman sono stati messi per iscritto per avere una pezza d’appoggio nelle diatribe con altri che si definivano cristiani ma non erano d’accordo su un’infinita’ di cose. In particolare ci sono i cristiani gnostici che esistono ancora oggi dal II sec. e hanno una dottrina che e’ un bel po’ diversa da quella di qualsiasi altro cristiano.

Che pero’, dai, non siamo superficiali, parliamoci con queste persone!
E a parlarci si scoprira’ che pure tra quelli che dicono di appartenere alla stessa dominazione, gente che magari a messa ci va e si siede fianco a fianco, beh non sono d’accordo tra loro manco su di che colore e’ il cavallo bianco di napoleone. E spesso e volentieri pure una singola persona non rispondera’ allo stesso modo durante tutta la sua vita di credente. Come pure tal volta capitera’ che vi dica in un momento che per andare in paradiso bastano le opere e poi recitera’ a memoria che extra ecclesiam nulla salus, che vuol dire precisamente che non bastano le opere.

Ma non si pensi che questo e’ un atteggiamento esclusivo dei cristiani! Tutte le religioni hanno questo meccansimo frattale di disaccordo continuo, in cui per ogni insieme di idee e teste si troveranno due sottoinsiemi divisi su questa o quella opinione. Eppure su una cosa sono sempre tutti d’accordo, “la nostra e’ l’unica vera fede”. Il buon segnodellacrocista seriale sara’ sempre d’accordo con chi gli dice che “noi cristiani abbiamo la Verita’ “.

Il problema e’ che quando se lo dicono, e’ solo un equivoco. Immaginate la convention degli amanti della pesca, dove gli amanti della pesca entrano gratis.

-“Quanti biglietti?” fa il bagarino
-“Nessuno, noi amiamo la pesca” risponde Sampei il pescivendolo
-“Ah perfetto, entrate pure. Prossimo gruppo, quanti biglietti?” chiede il bagarino guardando oltre
-“Anche noi amiamo la pesca!” esclama Alvaro il contadino
-“Ammazza, che culo oggi, da questa parte!” fa il bagarino pensando che pure stasera la pastasciutta se la prende solo alla mensa dei poveri

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Vi fa un po’ strano? beh, per le religioni e’ proprio la stessa cosa, vanno d’amore e d’accordo fin quando non si spiegano a vicenda che stanno dicendo. Ma questo tipo di equivoco del concordare su frasi identiche perche’ si sostengono significati spesso diametralmente opposti, non e’ solo un fatto incidentale, bensi’ un elemento centrale della capacita’ delle religioni di proliferare e adattarsi. La comunita’ cristiana nemmeno si formerebbe se portassero scritto in fronte chi ci crede e chi no alla storiella della donna costola o quella della vergine che rimane tale durante il parto.

Il movimento ateo inglese, infatti ha deciso di vedere il bluff e davanti a un censimento che riportava un solido 50% e rotti di cristiani, ha commissionato un sondaggio che andasse oltre l’equivoco del nome e chiedesse se si intendesse la cattura di pesci o la frutta, con il risultato che di quei cristiani meno della meta’ ritiene che un certo gesu’ cristo sia esistito e risorto in quanto figlio di dio.

Prendi due di quei cristiani anglosassoni, presentali dicendo “bill, questo e’ todd, todd, questo e’ bill, siete entrambi cristiani” e quei due penseranno di avere qualcosa in comune, chiudi la presentazione con “bill pensa che gesu’ sia il figlio di dio risorto per i peccati dell’uomo, todd festeggia il natale per avere i regali” e improvvisamente bill sente salirgli l’inquisizione spagnola e lo trovi che ammassa legname.

Ma non e’ solo nell’ unire una comunita’ che piu’ divisa non potrebbe essere, che gioca questo equivoco. Ha anche un altro aspetto fondamentale: far credere alle persone che non abbiano abbandonato la fede dei loro bisnonni (o quella dei primi cristiani, quali che fossero).

«Molti sistemi di religione devono essere esistiti molte epoche prima che l’arte della scrittura fosse scoperta, e molte sono passate attraverso i molti cambiamenti prima che i racconti, i miracoli, la storia, le profezie e gli errori venissero fissati e pietrificati in parola scritta. Dopo questo, il cambiamento divenne possibile solo dando nuovi significati a vecchie parole, un processo reso necessario dalla continua acquisizione di fatti in qualche modo inconsistenti con una interpretazione letterale delle “sacre scritture”. In questa maniera una onesta fede spesso prolunga la sua vita con metodi disonesti; ed e’ questa la maniera in cui i cristiani di oggi tentano di armonizzare il racconto mosaico della creazione con le teorie e scoperte della moderna scienza.» (Errori di Mose’ cap. 5, R.G. Ingersoll)

Questo meccanismo permette alle religioni di rinnovarsi completamente, di evolvere e rigettare tutto quello che si sosteneva fino al giorno prima, pur continuando ad affermare di non essere mai cambiate e di essere anzi di antichissima origine, nonostante le posizioni dei cattolici moderni li avrebbero fatti finire sul rogo in quattro e quattr’otto solo qualche generazione prima.

Un esempio? alzi la mano chi ha sentito una variante di “la mente umana non puo’ concepire dio” in reazione al paradosso della pietra (quella pietra cosí pesante che se dio la crea poi non riesce a sollevarla). Bene, la chiesa si e’ pronunciata sulla questione in maniera perentoria, a sostenerlo c’e’ da incorrere nelle stesse pene in cui incorse tal Agostino Bonnetty, che ebbe la sventura di dire queste cose quando la chiesa ancora aveva il potere di agire per un’opinione, prima cioe’ che fosse fermata a cannonate.

Un altro esempio di come le parole cambino di significato nel tempo lo troviamo in Marco 9:1 E diceva loro: «In verità vi dico: vi sono alcuni qui presenti, che non morranno senza aver visto il regno di Dio venire con potenza». Stranamente nessun cristiano cerca questi bimillenari superstiti per chiedergli gesu’ che tipo era. Le parole sono rimaste, ma il significato ora e’ diventato una metafora.

Di cosa non si sa bene, ma fin tanto che regge l’equivoco, son tutti contenti.

uccidere-omosessuali-metaforicamente

 

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Lettera all’Ordine degli Avvocati di Salerno

Con posta pec, il Presidente della CPI ha inviato la seguente richiesta all’Ordine degli Avvocati di Salerno che, ad oggi, non ha risposto alla missiva.
Invitiamo i pirati pastafariani a prendere visione del documento e ad esprimere opinioni a riguardo nelle apposite aree di discussione.


 

 

Alla cortese attenzione 

del Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Salerno
avv. Americo Montera

e del Consigliere delegato

avv. Fabio Moliterno

 

La Chiesa Pastafariana Italiana riceve notizia
che in data venerdì 16 dicembre 2016, presso l’aula Parrilli del Palazzo di
Giustizia di Salerno, con la collaborazione dell’Associazione “Avvocatura in
Missione”, il S. E. Mons. Luigi Moretti presiederà la Celebrazione Eucaristica.

Appellandoci agli articoli 7 e 8 della nostra
Costituzione che sanciscono l’eguaglianza delle religioni; al principio di
laicità declinato dagli articoli 2, 3, 19 e 22; a quanto ribadito dalla
sentenza n. 203 del 1989 dalla Corte costituzionale;

richiamando inoltre il principio pluralista,
derivante dai citati articoli, secondo il quale non dovrebbe essere possibile
allo Stato italiano dare prevalenza a un orientamento religioso o ideologico
rispetto ad un altro,

chiediamo

che la Celebrazione Eucaristica programmata per
il 16 dicembre 2016 si tramuti in un rito misto, affinché Pappa Scialatiella
Piccante I, pastefice massimo della nostra chiesa, possa prendere parte
all’evento pronunciando solenne pennedizione pubblica.

Ci rendiamo altresì disponibili per presiedere,
nella persona della nostra Pappessa, ad un evento interamente dedicato al culto
pastafariano: reputiamo infatti che l’Ordine degli Avvocati di Salerno – città
che ha dato i natali alla nostra amata Pappa – trarrà beneficio dal confronto
spirituale con una religione in grado di richiamarlo alla laicità dello Stato.

Nell’augurio che la passione per la legge apra le
menti, come avviene nei pastafariani per amor di fede, porgiamo i nostri più
ciordiali saluti.

Lì, Granarolo dell’Emilia, 12 dicembre 2016

Il Presidente
Marco Miglianti

Sede: Via Roma n°50 – 40057
Granarolo dell’Emilia (BO) – Codice Fiscale 91374300373 – IBAN
IT84J0501802400000000197547

w
eb: http://www.chiesapastafarianaitaliana.it – Email: info@chiesapastafarianaitaliana.it

 

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