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Rubriche Misteri Pastafariani

L’abbiamo cercato ed intervistato per voi. Ci addentriamo ora nella selva oscura: il sempre imitato ma mai eguagliato Antonio Esposito (detto in confidenza AE), si disvela a noi in tutta la sua piratesca essenza…gustatevelo perchè cosi come ora non lo potrete vedere forse mai e poi mai! (E non vi garantiamo che lo vediate in effetti)

(Puoi odiarlo, amarlo o ignorarlo, comunque sia il PSV se ne sbatte sempre le polpette).

 

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Blasfemia sì, blasfemia no.

La bestemmia è un’ingiuria che può offendere il sentimento religioso. Tuttavia, proviamo a bendare l’occhio emotivo e a ragionare come pirati pronti a salpare per spirito di conoscenza, curiosità e decisivo senso pratico.

Siamo sicuri che tutti quelli che bestemmiano hanno intenzione di offendere?

Siamo sicuri che tutti i bestemmiatori danno peso letterale alle espressioni utilizzate?

Siamo sicuri che la bestemmia del malcapitato che urta il piede contro lo spigolo è così grave da costituire “reato”?

Siamo sicuri che espressioni ormai diventate intercalari folcloristici vadano sanzionate?

Siamo sicuri che l’utilizzo della bestemmia come espediente stilistico o come mezzo espressivo in arte sia una scelta da punire o da osteggiare?

Be’, certo, sono domande retoriche e celano un punto di vista laico! Mettiamoci piuttosto nei panni di un fervente religioso! Il pirata che si pone i quesiti elencati è un fervente religioso! È un pirata pastafariano e rende culto al Prodigioso Spaghetto Volante! Il suo Dio, però, non si offende: aggettivi come “porco” o “bastardo” suscitano il suo riso e non lo feriscono nell’orgoglio: figuriamoci se nella sua immensa sugosità il Prodigioso si scomodi per vendicare una parolaccia!

Grazie al divino buon senso del suo Dio, il buon pirata pastafariano riesce a confrontarsi con la blasfemia serenamente, affidandosi al buon gusto di ciascuno. (altro…)

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Salmoni Pastafariani: 9 – L’Isola del Dolce Tesoro

psvpirataEra bellissimo vedere Buon Pirata andare verso la spiaggia per giocare con i suoi amici. Avreste dovuto vederli: lui vestito di blu, tutto scintillante e col tricorno, Rosetta con il fiocco e il fazzoletto rosso che gli zompettava lillera e felice intorno, e Tu Chitti tutto colorato sulla spalla del pirata.

Faceva molto caldo quel giorno, tanto che le fate non si videro, si sa che preferiscono stare sotto le foglie degli alberi piuttosto che sudare molto. Anche il pirata si distese all’ombra di un grande banano, mentre Rosetta decise di rinfrescarsi le zampe sulla battigia.

Aveva appena chiuso gli occhi ed appisolarsi, quando fu destato dai latrati del cane: “Bau, arf!” abbaiò Rosetta, “Cocorì!” ciangottò Tu Chitti, “Che succede, ahrrr?” brontolò Buon Pirata. Il mistero fu risolto quando Rosetta portò a far vedere cosa aveva trovato tra le onde: “Un astuccio di legno! Chissà cosa contiene.” disse il pirata. Si fecero tutti attenti e seri e poi aprirono l’astuccio. “Ma è una Mappa!” esclamò Buon Pirata aprendo la pergamena che c’era nell’astuccio.

“Anzi una Mappa del Tesoro! Guardate questa grande X segnata su quest’isola, indica il punto dove scavare.”. “Scavare! Trrroveremo un tesoro” disse il pappagallo “Bau!” sentenziò Rosetta. “Già, come ci arriviamo? Avete ragione, senza un Galeone non ci si arriva all’isola, e se restiamo qui, addio Tesoro!”

Allora Tu Chitti si alzò in volo e si mise a scrutare l’orizzonte sulla cima dell’albero più alto dell’isola. Si sa che i pappagalli hanno una vista eccezionale, tanto che riescono persino a vedere la Teiera Volante tra i pianeti. E pure quella volta confermò la fama di quei fantastici uccelli colorati: molto ma molto lontano vide un Galeone, ma non un galeone qualsiasi, ma proprio IL Galeone, quello che Buon Pirata solcò i Sette Mari, prima che la Tempesta li separasse.

Il pappagallo volò a dare la buona notizia a Buon Pirata, e lui saltellò di gioia sull’unica gamba buona: finalmente avrebbe riavuto la sua nave. Poi, però, si fermò e pensò a voce alta: “Un momento, anche se arrivassi da solo con i miei amici, non riuscirei a governare la nave, come posso fare per trovare una ciurma disposta a solcare gli oceani?”

Questa volta fu Rosetta a saltellare di gioia: “Bau bau bau!” spiegò al pirata “Come? Tu conosci dei bravi marinai che potrebbero fare al caso nostro? Allora corri a chiamarli, corpo di mille spingarde!” rise Buon Pirata, “Woffy!” disse seria seria rosetta ed ubbidì al suo amico Pirata.

Dopo un poco di tempo tornò con i due Bravi Marinai che presentò ai suoi amici. Erano il tucano Cuccurucuccù ed il porcospino Cipitto, che erano entusiasti di far parte della ciurma di Buon Pirata. E poi, chi non andrebbe all’avventura quando c’era da scoprire un tesoro? Ora rimaneva solo da salire sul galeone. Come fare? Buon Pirata si ricordò di una barca a remi che aveva visto vicino alla spiaggia e ci si recarono tutti.

La barchetta non era di nessuno, montarono e il pirata cominciò a vogare verso la nave, guidato da Tu Chitti che gli diceva “Destra!” e “Sinistra!” se sbagliava direzione. Ci volle mezza giornata per arrivare finalmente al Galeone, ma soddisfatti salirono a bordo e Buon Pirata si mise subito al timone, felice di aver ritrovato la sua meravigliosa nave. “Issate la randa! Spiegate la maestra! Attenti al controfiocco!” diede ordini marinareschi alla ciurma che di becco e di denti cominciarono a tirar funi e vele, correndo qua e là sul ponte. In definitiva si dimostrarono tutti piuttosto bravi e il pirata promise doppia razione di spaghetti per tutti quella sera, li avrebbe preparati lui per lodare il Prodigioso.

Dopo cena guardarono la Mappa del Tesoro, Buon Pirata da bravo capitano calcolò che erano sulla rotta giusta. Avrebbero raggiunto l’Isola del Tesoro in pochi giorni di navigazione, e lui raccontò la storia di quell’isola che tutti evitavano perchè si diceva fosse abitata dai giganti. In verità l’Isola del Tesoro era piccolissima e con molte palme, chi la vedeva da lontano vedeva le chiome degli alberi muoversi al vento e le scambiava per i capelli di esseri mostruosamente alti.

Così quando arrivarono nessuno ebbe paura di scendere sull’isola. Buon Pirata portò vanga e piccone e tutti quanti si apprestarono a cercare il tesoro Prima di tutto sulla Mappa c’era scritto di trovare un masso a forma di teschio “Eccolo qua!” esclamò il pirata, poi c’era da contare 33 passi da Pirata verso Mezzogiorno, “Uno … due…” contò, e arrivato a trentatrè disse “Ora bisogna contare 333 passi di pappagallo verso Est, ma sono stanco e mi fermo sotto questa palma per farmi un sonnellino, continueremo dopo” e si mise subito a ronfare assieme al tucano ed al porcospino.

TuChitti e Rosetta invece erano impazienti, e il pappagallo cominciò a camminare seguito dal cane e contare “Uno … due…” quando arrivarono alla X della Mappa, Rosetta cominciò a scavare come solo i cani sanno fare “Brava brava!” diceva Tu Chitti.

Ad un certo punto arrivò ad una cassa di legno: finalmente avevano trovato il tesoro! Ma le sorprese non erano finite.

Dovete sapere che anche il serpente Piticock cercava il tesoro, da molto tempo era nell’isola, ma non riuscendo a fare i passi da uomo e nemmeno da Pappagallo, era destinato a fare buchi a casaccio, senza trovare mai nulla. Spiò i due amici mentre trovavano la Cassa del Tesoro, e poi saltò fuori dal nascondiglio. Minaccioso disse: “Il tesoro è mio! C’ero prima io, mollate l’osso altrimenti …” facendo capire che poteva essere pericoloso. I due amici si spaventarono molto, ed a quel punto il rettile avvolse tra le sue spire la cassa, cercando di portarsela via. Ma l’unica cosa che riuscì a fare fu di ruzzolare a terra con cassa e tutto, che si aprì spandendo dappertutto il suo contenuto.

C’erano nientepopodimenoche: scatole di biscotti!

In quel momento arrivò Buon Pirata con i marinai, vide la serpe ed esclamó: “Che brutto serpentaccio! Il Prodigioso ti ha creato quando era più ubriaco del solito.”. “Tho, il Pirata che crede allo Spaghetto Volante! Ma io non ci credo e sono migliore di te!” gli rispose quell’insolente con un tono da sfacciato.

Ma Buon Pirata aveva ben presente il Primo Condimento,  e se qualcuno non crede allo spaghettoso, pace, non è vanitoso. E poi LVII preferirebbe che non ci si comportasse come un asino bigotto per descrivere la sua spaghettosa bontà.

Comunque estrasse subito la sciabola-cavatappi e disse: “Sciò! Rettilaccio della malora! Vattene ed a non più arrivederci! Ahrrrr” .

Piticock scappò così velocemente che qualcuno dice di averlo visto ancora oggi rotolare nel Deserto del Sahara. Poi Buon Pirata vide i biscotti: “Ma certo, ora ricordo! I miei biscotti! Li avevo nascosti io molto tempo fa perchè se avevo voglia di fare una festa con i dolci, avrei portato la ciurma su quest’isola!”

Insomma si divisero i biscotti e risero così tanto che da quel giorno si disse: “Ridi, ridi che nel’isola ci son i biscotti!”

RAmen.

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Salmoni Pastafariani: 8 – La Teiera Volante

img_4664Quel giorno Buon Pirata si sentiva come se gli mancasse qualche cosa ed allora decise di andare alla locanda per pregare il Prodigioso.

Dopo essersi vestito con la sua palandrana blu e il tricorno, tutti tempestati di piccoli diamanti come fossero stelline, mise la fascia arancione, la sciabola, che serviva solo ad aprire la birra in verità, e la benda sull’occhio.
Poi sistemò Rosetta, l’amica cagnolina, le mise il cerchietto con il fiocco e la bandana rossa al collo.
Chi mancava ancora? A, sì: il pappagallo colorato!
“Non so ancora come ti chiami …” mormorò tra sè e sè il Pirata.
Il pappagallo piegò la testa di lato e disse:

“Vuoi saperrre il mio nome? Davverrro?”

“A! Ma tu parli!” Esclamó sorpreso Buon Pirata.

“Cerrrtamente che parlo, io. Sono un pappagallo, mica un pinguino, ahrrr! Anzi, orrra ti racconto la storrria del mio nome.”

E cominció a spiegare al Pirata di quando era un pappagallino nato in una gabbia a Maracaibo. A proposito, a sentire quel nome, Buon Pirata ebbe a sospirare così forte che Rosetta fece un balzo e cominció ad annusare dappertutto.

Fattostà che un capitano Filibustiere lo compró e se lo pose subito appollaiato sulla spalla.

Era così carino, proprio un amore di pappagallino, che una bambina chiese di poterlo vedere da vicino, e poi esclamó rivolta al capitano accucciato:

“Ha i colori dell’arcobaleno. Lo chiamerete Tu Chitti, vero Filibustiere?” Lui rise e disse che sì, il nome gli piaceva molto, poi lo portò nella sua nave. Fu lui ad insegnargli a parlare. Navigarono i Sette Mari, ma a questo capitano Filibustiere piaceva un sacco sfidare le temperature polari a torso nudo, poiché adorava il freddo ed il ghiaccio. Però obbligava anche il suo equipaggio a rimanere al gelo senza casacca e camicia. E così sapeste quanta tosse e geloni che si prendevano i poveretti?

Ma noi che osserviamo i Condimenti sappiamo che l’ottavo dice: “Io preferirei che tu evitassi di fare agli altri quello che vorresti fosse fatto a te a meno che non lo apprezzi.”

E quando pure Tu Chitti si prese un raffreddore coi fiocchi, allora il Filibustiere fu toccato dallo Spaghetto. Si diresse verso mari più caldi e permise alla ciurma di vestirsi. Anche se a lui continuava a piacergli il freddo.
“Ti chiami Tu Chitti? Mi piace! Mi garba assai! Ahrrr…” disse Buon Pirata
“Ahrrr … Ahrrr …” ripetè Tu Chitti … a pappagallo.
Tutti e tre si incamminarono verso la Locanda. Si sedettero ed arrivò loro il cibo: spaghetti con le polpette per il pirata e Rosetta, e semi di girasole a Tu Chitti. Oltre alla sacra bevanda, il Tè, una bella teiera fumante per Buon Pirata.
Poi successe una cosa meravigliosa: Buon Pirata guardò dentro la Teiera e sembrò ricordasse qualcosa di importante perchè sorrise e sembró illuminarsi.

Seppe proprio in quel momento
cosa gli mancava: Maracaibo, la città meravigliosa!

Doveva lasciare l’Isola dove abitava, trovare un Galeone nuovo che lo portasse via. Doveva continuare la sua fantastica avventura.
Allora uscì in strada portando la Teiera, e la lasciò. Ma non cadde a terra. No, prese a volare nel cielo. Sempre più su, sempre più in alto, fino ad arrivare tra i Pianeti lontani.

“Ecco è arrrrrrivata! Ahrrr …” esclamó Tu Chitti, poiché i pappagalli sono gli unici che possono vedere così lontano “Orrra è con l’Unicorrrno ed il Prrrodigioso!”

E Buon Pirata si tolse il cappello e salutó: “Ahrrr!”.
Da quel giorno si disse: “Solo chi può guardare lontano vede la Teiera Volante.”

RAmen.

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Salmoni Pastafariani: 7 – Buon Pirata e i tre biscotti.

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Buon Pirata e la cagnolina decisero di recarsi alla Spiaggia delle Fate, lì avrebbero giocato tutto il giorno con le fatine che adoravano nascondersi e farsi trovare, per poi fare scherzi come alzare le orecchie al cane o togliere il tricorno al Pirata. E loro ridevano di gusto.

Così il Pirata mise in saccoccia tre biscotti, grandi quanto il palmo di una mano, per fare merenda non appena avessero avuto fame e si avviarono alla spiaggia. Una volta giunti, il cane abbaiò per attirare l’attenzione dell’amico Pirata su di un oggetto verde tra le onde. Era una bottiglia con un cartiglio.

Lo raccolsero e lessero assieme:

“Ciao amici, questo messaggio è per voi, ricordatevi che il nome della cagnolina è: Rosetta!”

“Rosetta! Ti chiami Rosetta!” esclamò felice Buon Pirata.

“Bau!” confermò molto seriamente Rosetta.

Vieni, qui, Rosetta. La bottiglia mi ha fatto ricordare una storia e te la voglio raccontare. Sediamoci.” Disse Buon Pirata all’amica cagnolina. Si sedette all’ombra di una palma ed incrociò gamba buona e quella di legno, mentre Rosetta si accucciò e lo guardò attenta.

Dunque: tanto tempo fa trovai anch’io una bottiglia in una spiaggia. Dentro c’era una mappa che portava ad un’isola lontana, nei mari del Nord.” continuò a spiegare, mentre il sole si era alzato e cominciava a scaldare.

Era segnato come trovare un Tesoro. Figuriamoci: qualsiasi pirata non se lo sarebbe fatta scappare.Quindi armai il Galeone e partii alla sua ricerca. Navigammo con la ciurma fino a solcare i freddi mari del Nord.

Quando trovammo l’isola giusta e ci avicinammo, però, vedemmo uno spettacolo incredibile che ci lasciò a bocca aperta. Cosa successe? Che c’erano dei ‘pinguini’ che saltavano fuori dall’acqua con il loro bel pesciotto nel becco colorato e se lo mangiavano sulle rocce!

Tutti strabuzzammo gli occhi. Com’era possibile questo fatto? I pinguini abitano al Sud del pianeta, non al Nord. Voleva dire che avevamo sbagliato rotta! Eravamo andati esattamente all’opposto.

Ohimè, a quel punto tra la ciurma scoppiarono delle discussioni, tutti si incolparono di aver governato male la nave, e qualcuno addirittura di essersi sognato il Prodigioso che lo avvertiva che il viaggio finiva male tra i pinguini.

Allora ricordai a tutti il nostro settimo Io Preferirei Che, il quale ci spiega chiaramente che il Sugoso mica ci parla. A nessuno, né in sogno e meno che meno con dei segni speciali. Proprio no. E poi ci chiede di volerci bene tra noi, mi capite o no? E …

… mi venne un’intuizione. Guardai meglio col mio cannocchiale questi pinguini. Aaa, ecco, non erano pinguini, bensì Fratercule o Pulcinella di Mare, assomigliano al pinguino, ma sono dei veri uccelli ed abitano al Nord e non al Sud.

Una volta che ebbi spiegato l’inghippo alla ciurmaglia, tutti risero e si abbracciarono: come avevamo fatto a mettere in dubbio l’amore per il prossimo e i Condimenti? Subito dopo rincuorati scendemmo e seguendo le indicazioni del messaggio in bottiglia, trovammo infine il Tesoro nascosto, che dividemmo tra i bisognosi quando tornammo nei mari caldi.”

Finita la storia, adesso potevano giocare con le fate, che simpaticamente comunicavano tra loro a ruttini, e lo fecero sino all’ora di pranzo.

Buon Pirata era affamato ed allora prese i biscotti, ne tenne uno per sè, e lanciò uno a Rosetta. Lei adorava prendere al volo le cose, compresa la gamba di legno del suo amico, che qualche volta le tirava, per poi riportargliela, si intende.

Rosetta saltò altissima per prendere il biscotto e … sgnac! Accadde che tornò a terra a bocca vuota! Dov’era finito il biscotto? A Buon Pirata era sembrato di vedere qualcosa, come di una saetta colorata che volava via con un biscotto in bocca.

Guardò meglio con il famoso cannocchiale che adoperò per vedere i Pulcinella di Mare e, sorpresa!

Vide il biscotto su di un ramo di un albero, ed era nel becco di un magnifico pappagallo dai sette colori dell’arcobaleno: verde la coda, blu e ciano la schiena, rosso e viola la testa e giallo e arancione il petto.

Buon Pirata rise di gusto, lanciò il terzo biscotto a Rosetta e questa volta il salto non andò a vuoto. Il pappagallo a quel punto volò e si aggrappò sulla spalla del Pirata, finendo di mangiare il suo biscotto. Inutile dirvi che da quel momento divennero inseparabili, quei tre. Ora però si doveva trovare un nome anche al Pappagallo Colorato.

A proposito: nessuno sa il perchè Buon pirata prese tre biscotti se erano in due, cioè lui e Rosetta? Come faceva a sapere che gliene sarebbe servito un terzo?

Da quel giorno si disse: “Chi trova un amico pappagallo, poi troverà un Tesoro”

RAmen.

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Salmoni Pastafariani: 4 – La fiaba della Piratessa

slave-shipQuando Buon Pirata scese con la ciurma dal Galeone sulla quarta isola per Pregare il Prodigioso Spaghetto Volante, sentì la gente del posto che si lamentava che i loro bambini facevano fatica ad andare a letto a dormire.
“Abbiamo provato di tutto” dissero sconsolati “latte caldo, camomilla, nuovi giocattoli, biscotti, financo canzoni di Gigi D’Alessio, ma nulla.”

Allora Buon Pirata propose:
“Ci provo io. Conosco un metodo scientifico che sicuramente funziona.”
“E come farai a calmarli?” chiesero gli isolani
“Con una fiaba” rispose lui “la più bella che sia ascoltata: quella dei Pirati!”

E cominciò in mezzo ai pargoli, vestiti da nanna, a raccontare:
“C’era una volta un Pirata …”
“E perchè non una Piratessa?” lo interruppero vociando tutti in coro.
“E sia” disse ridendo “c’era un volta una Piratessa che con la sua ciurma voleva cambiare il mondo. In verità gli sarebbe bastato cambiarne un pezzettino …”

“Aveva la benda sull’occhio la Piratessa?” chiesero i bambini, stavolta quieti e curiosi.
“Sì, ce l’aveva sempre addosso, da quando gli successe una cosa bizzarra: un giorno la tolse e perse la rotta, sebbene il Nostromo l’avvertiva di un vento contrario.”
“Ed allora cosa fece?” domandarono i piccoli ciondolando la testa e socchiudendo gli occhietti.

“Piratessa sapeva che doveva portare la sua ciurma fuori dai guai.
E la sua ciurma era la sua famiglia: ogni marinaio del suo galeone gli voleva bene e si affidava a lei.
E lei, da buon Capitano, non li avrebbe mai delusi.”

Buon Pirata continuava a raccontare la favola, la sua voce sembrava una carezza.

“La Piratessa seguiva gli “Otto Io Preferirei Che” ed il quarto Condimento dice che non devi recare offesa a chi ti vuole bene, che sia il tuo partner maggiorenne, ma anche la tua famiglia o la tua ciurma.
Quindi, con questo rispetto nel cuore, cercò di dare il suo massimo, rincuorando chi stava perdendo la speranza, aiutando chi era troppo stanco per orzare e poggiare.

A questo punto, arrivarono ad un mare scuro e freddo. Venti gelidi gonfiavano le vele. Non erano le loro solite acque limpide e arie tiepide.
Anche i pesci che nuotavano vicino alla superfice e che si facevano vedere, erano bizzarri e sfuggenti
Qualcuno della ciurma giurava addirittura di aver visto nuotare dei … pinguini.
E questo demoralizzava i nostri pirati. Sapete: date una nave da abbordare, un tesoro da scoprire o una Locanda da Sacralizzare e non avrebbero battuto ciglio. Ma i pinguini! Brrr.

Voleva dire che si stavano avvicinando all’Antartide. E lì c’era l’Inferno: una terra dove nulla nasceva: né grano, per fare cibo dai carboidrati complessi, né luppolo, per fare la birra, e nemmeno animali.
A parte i pinguini, che mangiavano freddo pesce il quale si nutriva di krill.
A qualcuno già scendeva qualche lacrima ghiacciata.

In più, Piratessa continuava a fare il punto della nave, ma il cielo era notte e giorno coperto. Non c’erano stelle con cui orientarsi. Non c’era il Sole amico che avrebbe potuto dare una mano.

Insomma, la situazione non era delle più rosee.

Ma proprio in quel momento Piratessa si ricordò cosa doveva fare in queste situazioni: veloce veloce si rimise la benda sull’occhio.
Adesso aveva un’altra visione, per fortuna.
Riuscì a imbrigliare i venti contrari con una manovra da manuale, dopo un poco ritrovò la giusta rotta e fu pronta ad una nuova avventura.”

Poi Buon Pirata tacque, pian pianino si alzò e lasciò i piccini distesi nei loro lettini, ormai tra le braccia di Morfeo.

Da quel giorno si disse: “Chi perde la benda, non naviga a vista.”

RAmen.

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Quando il tricolore si fa verde basilico, bianco pasta e rosso pomodoro

Esistono date che entrano nella storia con forza, prepotenza e purtroppo, a volte, anche con violenza. Altre invece che vi scivolano dentro, quasi di soppiatto e con passo ovattato.

Sabato 13 maggio 2017 è stata una data storica per questo Paese e per i cittadini che lo abitano, uno di quei momenti che segnano un giro di boa sconosciuto però ai più, una data importante per la libertà delle persone: la libertà di dichiarare il proprio amore e il proprio credo religioso a piena voce e alla luce del sole.

Quando questi, solo in apparenza, timidi appuntamenti con la storia avvengono in pochi riescono a coglierne appieno la portata. Nel 1797, il 7 gennaio alle ore 11 solo un centinaio di persone in quel di Reggio Emilia assistettero alla nascita e al primo sventolio di quel tricolore verde, bianco e rosso che oggi conosciamo come bandiera italiana.

pasta6bImmaginate quindi quale è stata l’emozione delle persone che sabato scorso, 220 anni dopo quella data hanno partecipato ad un altro evento storico in quella medesima “Sala del Tricolore”.

Quel giorno, in quello stesso luogo infatti si è celebrato il matrimonio con rito civile di Andrea Sommani e Alessio Conti. Due giovani decisi ad unirsi non solo però di fronte al loro Paese, ma anche di fronte al loro dio: il Prodigioso Spaghetto Volante della Chiesa Pastafariana. (altro…)

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Un’accusa di blasfemia in Irlanda

Stephen Fry accusato di blasfemia dopo commenti su dio

6 maggio 2017

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Stephen Fry a Londra nel 2016

La polizia irlandese ha avviato un’inchiesta per le accuse di blasfemia fatte da uno spettatore di un programma TV contro Stephen Fry.

Sembra che la polizia stia cercando di capire se i commenti fatti dal comico inglese sul canale RTE nel 2015 (qui il video) possano costituire un reato secondo il “Defamation Act” irlandese. Durante la trasmissione, Fry aveva chiesto perché dovrebbe “rispettare un dio capriccioso, malvagio e stupido che crea un mondo […] pieno di ingiustizia”. Il comico ha poi specificato che la sua affermazione non “era offensiva nei confronti di una religione in particolare”.

Secondo un reportage del quotidiano Irish Independent, dall’entrata in vigore della legge nel 2009 i tribunali non avrebbero discusso nessun caso di blasfemia in pubblico. Inoltre, è “molto improbabile” che sarà avviata un’azione legale nei confronti di Stephen Fry. (altro…)

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Salmoni Pastafariani: 1 – Buon Pirata salpa verso la prima avventura

barpennedizioneA quel tempo Buon Pirata era inquieto.
Non che gli mancasse la pasta e la birra, per carità; ne era ben fornito, anzi.
Eppure si sentiva un devoto Pirata, e stava attento a rispettare gli Otto Io Preferirei Davvero che Tu Evitassi. Dove abitava non credevano alla spaghettosa bontà del Prodigioso, ma lui stava attento a non infrangere il primo condimento e comportarsi come un asino bigotto.
In verità si sentiva incompleto, come se gli mancasse un’altra gamba o un altro occhio.

Passeggiò fino alla rada, dove riposava nell’acqua calma il suo Galeone.
Guardò a lungo gli alberi senza vele della nave. Poi salì a bordo, fin sul cassero di prua, e poi verso quello di poppa, prendendo in mano la ruota del timone.
Gli sovvennero le avventure passate, i mari solcati e le isole visitate.
Ricordò le Casse del Tesoro che nascose alle grinfie dei temibili Hare Krisna, e … sospirò: il Governatore di Maracaibo.
La sua immagine gli si parò davanti, vivida, come fosse là in carne ed ossa. E loro due avevano un certo conto in sospeso.

Improvvisamente sentì il sugo scorrergli nelle arterie, e fu luce:
“Arremberò, ecco ciò che farò! Cercherò una ciurma, locande in cui pregare e arriverò a Maracaibo!”

Perciò radunò pasta, sugo, scatole di biscotti e birra nella stiva del suo Galeone, diede un addio strappacuore alla sua collezione di birrette in bottiglia, chissà mai quando le avrebbe riviste, e salpò.

Navigò per ore governando da solo la nave. In effetti era piacevole scivolare sull’acqua, guardare le vele gonfie di vento e contare i pesci che ogni tanto saltavano fuori dal mare.
Ma era anche faticoso correre per il ponte a tirare il cordame, salire sull’albero maestro per guardare l’orizzonte dalla coffa e scendere nella stiva a preparare il sugo per il pranzo.
Quindi fu contento quando dalla coffa avvistò Terra: corse al timone per aggiustare la rotta e regolò il sartiame per raccogliere il vento.

La prima tappa fu su un’isola disabitata su cui campeggiava un unico tetro grande rudere, con un’alta e cadente torre di guardia.
Scese dalla nave e attraversò la piccola spiaggia che portava all’edificio.
Avvicinandosi notò un cartello all’ingresso, era scritto a mano e la grafia era incerta.
Avvisava:
“Quest’Isola fu abitata da pazzi e da appestati, nessuno di loro sopravvisse all’ignoranza dell’uomo. State alla larga!”
Tutte le finestre erano prive dei vetri, sembravano orbite vuote. Mancavano le porte. Polvere e calcinacci erano dappertutto.
Questo voleva dire che quella magione era abbandonata da diversi anni.

Finì di esplorare quel sinistro maniero e si diresse a vedere come era messa la torre. Salì i gradini sconnessi e guardò l’orizzonte.
Cominciava ad imbrunire e già calava una sottile nebbiolina.

Stava ancora scrutando il mare, quando si accorse di un puntino che si avvicinava e si ingrossava. Prese il binocolo e lo puntò.
Pareva una barchetta a remi, e stava puntando alla spiaggetta dell’isola.
Decise di discendere dalla torre e di accogliere il natante. Attraversò l’edificio e si recò alla spiaggia.

Via via che la barchetta si avvicinava, prendeva sempre più le sembianze di un canotto con sopra un* Pirata.
“Ahrrr…” gridò al suo indirizzo Buon Pirata appena fu abbastanza vicino.
“Ahrrr…” fu la risposta dal canotto “Mi ero pers* nella nebbia o nei fumi alcoolici, non so.”
Risero e, quando scese a terra, furono feste e tripudi di “Ahrrr”.
“Frittello! Ti va una buona preghiera assieme? E ti andrebbe di formare una ciurma?” chiese Buon Pirata.
“Ahrr…” rispose il Pirata “Ti rispondo con due sì!”
E poi stapparono la birra e misero a bollire la pasta in Olocausto al Prodigioso.

Finalmente Buon Pirata era in una ciurma. E l’Isola da quel giorno fu Pennedetta.

Da quel giorno si disse: “Non si è soli solo da soli, ma in due si è già una Ciurma”.

RAmen

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Salmoni Pastafariani: Presentazione

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Salmoni sulle avventure di Buon Pirata: nasce inizialmente con la necessità di raccontare il mondo Pastafariano al gruppo facebook della Pannocchia di Treviso.

È uno strumento con cui spiegare il Cotechismo,  parlando il linguaggio con cui ognuno di noi si imbatte navigando nel mare dei nostri siti e raccontando il Pantheon che tutti noi amiamo.

Pirati, tesori e galeoni, si mescolano a spaghetti, polpette e birra, ma al di sopra di tutto teiere, unicorni e, naturalmente, il Prodigioso Spaghetto Volante.

Ecco quello che il protagonista vivrà, trovandosi a vagare per i Sette Mari in una continua ricerca, vuoi di una ciurma, vuoi del Governatore di Maracaibo, di cui ne è innamorato.

E questa ricerca cos’è se non quella nostra personale nel mondo reale  rapportandosi con gli altri?

Buon Pirata così salpa da un’isola all’altra. E queste isole somigliano moltissimo a quelle della mia infanzia, quelle della Laguna di Venezia, di cui prendo le caratteristiche e le leggende, trasformandole ad uso della narrazione.

L’infanzia è anche il target, le storie sono pensate per i bambini, o come dico io, al bambino che abbiamo in fondo al cuore. A loro è destinata la morale finale, come nelle fiabe di Esopo e dei Grimm, l’unico vero tesoro da scoprire.

Anzi in alcuni casi vengo aiutato proprio da Asia, la figlia di una confrittella, prima fan di Buon Pirata, che non smetterò mai di ringraziare. La scelta dei nomi degli amici del protagonista, alcune situazioni e pure lo svolgimento di qualche storia, nascono dalla sua fantasia. Così avremo la cagnolina Rosetta e il pappagallo Tu Chitti, ed anche serpenti, tucani ed isole piccolissime. E comunque, badate bene, io vado ad ingrossare le fila di più illustri scrittori che chiedono aiuto all’infanzia per lo svolgimento dei loro racconti: da Lewis Carrol a J.K. Rowling.

Lascio infine la parola a Buon Pirata, un poco magico, un poco vagabondo, che vi saluta alla sua maniera:

“Ahrrrr …”


 

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