Breve cronistoria del “degrado” Pastavino

Dai diamanti non nasce niente, dal degrado nascono i fior

La “lsnpmotta al degrado” a Pastavium (ai più conosciuta come Padova) è una battaglia delle istituzioni già da lunga data, si ricorda infatti il primo proibizionismo ancora nel 2008. All’epoca il mercoledì universitario era una prassi molto ben consolidata, ed ogni settimana si raccoglievano, principalmente in piazza delle erbe, centinaia e centinaia di giovani e universitari, con vino o birra, chitarre o bonghi, canzoni o discussioni, a creare una vita cittadina basata non solo sul consumo (spesso anche moderato, va detto) di alcolici, ma soprattutto sulla socialità, sullo scambio e sull’incontro di idee ed ideologie.

Il sindaco di allora, Flavio Zanonato (PD), accogliendo le istanze dei cittadini nel centro che lamentavano rumore la sera e sporcizia la mattina, portò la chiusura dei bar del centro all’orario massimo di mezzanotte ed aumentò la militarizzazione della città, per scacciare tutti i “fannulloni” che abitavano la piazza.

Era quella anche l’era della riforma Gelmini, con manifestazioni studentesche all’ordine del giorno e mobilitazioni su qualsiasi cosa non ci andasse, e dalla riforma della scuola al grido di “SENZA NOI PADOVA MUORE” il passo fu molto breve, perché gli studenti non sono portafogli con le gambe da svuotare, come fa comodo pensare a molti padroni di case ed all’amministrazione tutta, ma sono anche una risorsa umana e culturale. Non a caso Padova è una città che è diventata grande per la sua Università, ed è senza dubbio una delle prime città a cui si pensa a livello nazionale quando si parla di Ateneo. Proprio per questo una città che esclude gli studenti e i giovani in generale da ogni genere di spazio aggregativo perché “creano solo degrado” significa avere una visione estremamente miope della realtà.

Quando Zanonato è diventato Ministro dello Sviluppo Economico del Governo Letta, gli è succeduto a sindaco reggente Ivo Rossi (PD), che alle regole del suo predecessore ne ha aggiunte di nuove ed imbarazzanti: si era cercato infatti nel tardo 2013 di inserire nel regolamento della polizia municipale i divieti di sedersi a terra, coricarsi sulle panchine, legare le biciclette fuori dalle rastrelliere (insufficienti o inesistenti nella maggior parte della città), bere alcolici fuori dai plateatici dei bar e persino stendere il bucato a vista sui balconi dentro le mura.

A questo si rispose con la provocazione e l’ironia, con alcune centinaia di persone ritrovatesi sotto il comune a bere vino seduti a terra con biciclette legate ai pali, cercando di far notare che il degrado non era quello ma una piazza ormai vuota, una città senza socialità e senza dialogo, in cui i cittadini e gli studenti sono considerati due compartimenti stagni che condividono la città ma senza mai incontrarsi.

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Degrado è in fin dei conti una città in cui i cittadini si lamentano della vita sociale di chi la città la vive, proibendone il ritrovo, salvo poi lamentarsi del fatto che la città sia un deserto di notte e che siano in aumento spaccio e piccola criminalità, al quale si è provato a rispondere con una nuova (ed inefficace, statistiche alla mano) militarizzazione del centro storico, con blocchi ed identificazioni a chiunque giri da solo di notte o non abbia quell’aspetto tipicamente padano che hanno i padovani.

Consci dell’insuccesso di Rossi, molti padovani hanno quindi votato Massimo Bitonci (Lega Nord) alle elezioni di giugno scorso, che forte di promesse elettorali mai mantenute ha poi solamente rincarato la dose di chi è venuto prima di lui, portando all’emanazione delle norme che Rossi non fu capace di ottenere, ed aggiungendo a quelle anche il divieto per i papiri di laurea, forse una delle cose che più contraddistinguono e rendono unica l’Università di Padova, arrivando a multare chi affiggeva il papiro, bevesse durante la sua lettura o sporcasse il festeggiato con uova, pomodori o altro durante il rito.

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È stato allora che è nato No al Degrado, comunità di ormai oltre 8000 persone in cui ogni singolo proponeva la propria idea di degrado e chiedeva al sindaco di vietarlo. Chi voleva vietare le auto verdi in città, chi il suono delle campane che disturbano, chi le persone lente sotto i portici che creano ingorghi pedonali, chi ancora i cani nudi. Grazie a questo movimento partito come scherzo e come scherzo continuato ma con l’appoggio di una grandissima parte di coalizioni sociali di questa città, si è arrivati poi alle sagre del degrado, in cui per alcune settimane, tramite le violazioni volute ed esasperate di alcuni dei divieti più insensati, si è tornati ad avere di nuovo una città viva come non succedeva da oltre 5 anni, luogo tra le altre  cose anche della prima Mensa pubblica della Chiesa Pastafariana di Padova e Provincia.

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Con sopresa anche degli organizzatori c’è stata una partecipazione molto più ampia del previsto, che si è espressa in particolar modo nella degrado pride street parade, a cui han partecipato oltre agli studenti anche cittadini, padri e madri di famiglia con i loro figli, persone di ogni età ed etnia, per dimostrare ancora una volta la sconfitta delle politiche repressive, e la voglia di tutti di tornare ad una città che possa essere vissuta e non solo abitata.

Nonostante questo, la politica continua a rimanere sorda ai bisogni di molti (forse anche perché questi molti non hanno diritto di voto per l’elezione del sindaco), ed anche l’ultimo passo fatto per l’allungamento degli orari di apertura dei bar (fino alle 2 in centro e fino alle 5 fuori) non è stato in direzione dei cittadini ma verso i commercianti, che trovatisi in forma lobbistica han provato ad ottenere qualcosa in un tavolo col vicesindaco Eleonora Mosco (Forza Italia).

 

Ed eccoci quindi al giorno d’oggi, in cui la socialità pubblica tra cittadini dev’essere mediata dalla presenza di un plateatico, in cui regolamenti definiti “di ordine pubblico” non sono altro che pacchetti di leggi che si potrebbero definire ad personam contro i gruppi più deboli (si pensi al recente caso della multa al senzatetto per aver dormito per strada ed al divieto di girare con grandi buste “senza un fondato motivo”), ed in una città che ha paura dei suoi abitanti perché troppo ancorata a pregiudizi per poter anche solo pensare di parlare, conoscersi e confrontarsi.

È solo dall’incontro di idee che si può ricostruire un società inclusiva, ed è solo con una società inclusiva che questa città potrà tornare a crescere, perché le idee non son sassi che dove li lasci stanno, ma semi che germogliano, fioriscono e danno frutto.

Per questo ed altri motivi, il 28 marzo saremo a Padova in una grande manifestazione, tutti i dettagli all’evento facebook PASTAVIUM – La nuova Tortuga

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