Salmoni Pastafariani – 21. Sesto indizio: Halloween

“E ora dove si va?”

Chi pose la domanda era Governatore, e la domanda al momento non ebbe risposte.

Tutta la Ciurma di Amici si stava guardando attorno, come se sulle vele dovesse apparire improvvisamente scritta la risposta o dal mare spuntare un tritone con un messaggio che li aiutasse col dilemma.

“Il pirata va anche senza vento

cerca l’isola che toglie il Tormento

cerca l’isola che ha la vita rivale

e tutti i giorni festeggia carnevale.”

Insomma, avrete capito che sul Galeone era come fosse sceso un grosso “Boh?”.

“Io so cosa fare in questi casi” disse Buon Pirata, rompendo il silenzio rotto solo dal rumore del vento e dalle onde sulla chiglia.

“Ci si mangia dei buoni spaghetti con le polpette, e confidiamo di avere una risposta Quintariana al quesito.”

Insomma, il Pirata la sapeva sempre più lunga degli altri.

“Tanto è vero che lo dice anche il Quinto Io Preferirei Che: per dare una risposta, il Condimento chiede che non si debba avere lo stomaco vuoto. E ciò vuol dire che avremo qualche intuizione dopo aver mangiato.”

E siccome il più curioso era proprio il Governatore, praticamente si fiondò in cambusa a preparare il pranzo. E non passò molto tempo che per la nave si sparse un buon odore di sugo.

Poi mangiarono, naturalmente Cuccurruccù e Tu Chitti ebbero semi di girasole in abbondanza.

Dopo furono molto allegri, sembrava vedessero i problemi da un’altra angolazione. E mentre Poppenrocke ed Olivetta facevano una gara di ruttini digestivi, Governatore si stese sull’amaca a guardare il cielo e Buon Pirata, con Rosetta al suo fianco, tirava lunghe boccate di fumo dalla sua pipa appoggiato alla murata e guardava assorto il mare.

“Che strana quella nuvola, sembra quasi una maschera. Sembra … uno scheletro.” disse Governatore mentre osservava le nubi in cielo che passavano veloci.

Il nostro Pirata preferito, a quelle parole fece la sua solita faccia di quando gli arrivava un’idea.

“Hai detto scheletro? Eureka! So esattamente dove andare: a New Orleans, tra due giorni è Halloween e ci arriviamo giusti in tempo!”

Buon Pirata parlava agli amici ed i brillanti del vestito si illuminarono di gioia: bene, sarebbero andati nella città perfetta per la festa del 31 Ottobre.

“In Messico chiamano El dìa de muertos i due giorni dopo Halloween” continuò a spiegare il pirata “Cioè il contrario dei viventi. Cerca l’isola che ha la vita rivale dice l’indovinello, ed a New Orleans festeggiano travestendosi come fosse Carnevale. Quindi passeremo la festa a distribuire dolcetti ai bambini ed attenderemo un segno per avere altri indizi.”

Ci fu un coro di “Ahrrr!” da parte di tutti quanti, ed improvvisarono un balletto dalla felicità.

Infine tutti si misero al lavoro per governare la nave. Rotta: New Orleans!

Come previsto da Buon Pirata, arrivarono il 31 Ottobre e la città si stava preparando per la festa della sera, fino a mezzanotte.

Anche i nostri naviganti si stavano preparando. Avevano portato a terra un barile di caramelle e lecca-lecca. Li avrebbero distribuiti ai bambini in maschera, finché li avrebbero finiti.

Prima fecero tappa in una locanda per pregare doviziosamente lo Spaghettoso, e poi si recarono nella via principale dove facevano la sfilata.

Lì c’erano fantasmagoriche maschere di Halloween: fantasmi, vampiri e diavoletti dappertutto. E poi orchestrine jazz in ogni dove e con qualsiasi strumento, anche quelli più improbabili fatti in casa con bidoni e corde.

Il risultato era abbagliante e, poco prima della mezzanotte, la nostra ciurma preferita aveva consumato tutti i dolcetti.

Non solo: quando arrivarono alla fine della via, ebbero il premio come miglior gruppo in maschera. Dissero che “sembravano veri pirati”!

Comunque si era fatto molto tardi e di tornare al Galeone non se ne parlava nemmeno.

Quindi trovarono un posto sull’erba in riva al Mississippi e presero sonno, sognando di Tom Sawyer ed Huckleberry Finn.

Alle prime luci dell’alba, Buon Pirata si alzò e si stiracchiò sbadigliando.

Poi in mezzo al fiume notò una cosa e subito svegliò tutti:

“Sveglia! Una novità, guardate in mezzo al fiume, c’è un’isola. Deve essere quella indicata dall’indovinello.”

“Già, ma come ci arriviamo? Il fiume è immenso, a malapena si vede l’altra riva.” chiese Olivetta ancora insonnolita “Ci vorrebbe una barca e qui non ne vedo.”

“Una barca? Ma abbiamo un galeone intero!” rispose Governatore.

In fretta e furia ritornarono al porto, slegarono Galeone e governarono la nave sino al delta e su per il maestoso fiume navigabile, fino all’isolotto.

Anche lì scesero dopo aver ancorato per bene Galeone. Visitarono l’isolotto al suo interno, dove c’era uno spiazzo.

Cominciava ad imbrunire, quando si alzò una nebbiolina.

All’improvviso una figura mantata sembrò sbucare dalla vegetazione e dalla bruma e non toccare il terreno mentre avanzava.

Si avvicino a Poppenrocke e gli consegnò qualcosa.

Poi sparì.

“Chi era?” chiese Poppenrocke “Che ti ha dato?”

“Non so chi fosse” rispose l’attrice “mi sembrava fosse qualcuno che conosco ed a cui voglio molto bene. Ma aveva ancora il costume di Halloween. Una maschera da scheletro.”

Poi dette a Buon Pirata quello chel aveva ricevuto dalla figura mascherata.

“La noce di cocco con la X nera ed il sorriso giallo!” esclamò lui “Vediamo se c’è il biglietto e se c’è una carta con l’indovinello:”

Infatti era proprio così, e c’era scritto:

“Nulla dell’Isola come nessuna.

Finora annusate solo profumo

suo; non disperate della fortuna:

Or la cerca volgetela al fumo.”

Si stava facendo buio. Era tempo di tornare sulla nave.

Prima di tutti in testa alla fila c’era Buon Pirata, che pensava allo strano personaggio incontrato.

Sorrideva. Avrebbe giurato di aver visto qualcosa sotto la maschera, come uno spaghetto.

Da quel giorno si disse: “Osserva bene la maschera: sotto batte un cuore pirata.”

Ramen.

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Salmoni Pastafariani – 20. Quinto Indizio: Manca il vento

Bonaccia, bonaccia e ancora bonaccia. Nemmeno un alito di vento, le vele erano floscie e immobili. La nave era ferma, sembrava tirata in secca.

E c’era caldo, un caldo afoso. Tanto caldo che Governatore stava coi piedi a mollo, senza la sua parrucca di ordinananza, e si stava sventolando con un ampio ventaglio.

Rosetta ansimava all’ombra con la lingua penzoloni.

Poppenrocke e Olivetta stavano approfittando del sole ed erano sul cassero che si prendevano la tintarella.

Buon Pirata stava fumando la sua lunga pipa appoggiato alla murata, si era tolto il tricorno e si stava proteggendo la testa con un fazzolettone e sembrava che da un momento all’altro dovesse prender sonno.

Gli unici che non sembravano patire il calore erano il pappagallo arcobaleno e il tucano, che giocavano a rincorrersi attorno all’albero maestro, ma, si sa, quei due erano abituati al caldo della Foresta dell’Amazzonia.

“Dove siamo ora?” chiese quasi rantolando dalla calura Governatore a Buon Pirata.

“Molto al largo delle coste del Venezuela, quasi in vista di Caracas.” Rispose precisando.

“Vicini a Caracas? E perchè non ci scendiamo allora? Ci sono ottime locande là, con fresca birra e comodi canapè all’ombra.” sospirò l’accaldato governatore, mentre il Pirata comiciò a ridere e gli disse di rimando:

“Quindi nessun problema se caliamo una scialuppa, ci montiamo tutti quanti e cominci a remare per un centinaio di miglia fino ad una di queste famose locande di Caracas?”

Governatore ci pensò su per un attimo e scuotendo la testa ammise:

“No, forse è meglio che tengo le zampe in catino.” e continuò a sventolarsi e sbuffare dal caldo.

Buon Pirata rimase con il sorriso stampato sulla faccia, e continuò a fumare pensando all’ultimo indovinello che serviva a trovare un altro indizio.

“Ancora lontana è l’isola amica Siete arrivati con grandi sforzi. Ma or nessun di voi mollerà mica: Trovate un cappello senza rinforzi.”

Trovare un cappello senza rinforzi? Questo era il mistero, a cosa si riferiva? Quale cappello? Cos’erano questi rinforzi?

“Qualcuno sta pensando alla soluzione dell’indovinello?” chiese Poppenrocke stiracchiandosi come una gatta al sole.

Rosetta abbassò desolata le orecchie e cercò di mettersi ancora più in ombra.

Olivetta, quasi pensando ad alta voce, cercò a modo suo di rispondere alla domanda:

“Le risposte molte volte arrivano quando meno te lo aspetti, a volte quando proprio ci rinunci a pensare. Sei là sopra tal problema e non ci ricavi un totano dal retino. Magari dopo pensi come cucinare gli spaghetti alla sera che … zac! ti appare la soluzione bella e pronta. Poi ti dici: come ho fatto a non vedere la soluzione?”

“Una volta” cominciò a raccontare “stavamo recitando in un importantissimo teatro, io e la mia compagnia eravamo molto uniti da amicizia. ognuno di noi aiutava gli altri ad imparare la parte a memoria ed a migliorare la recitazione, di modo che ne beneficiasse lo spettacolo ed avessimo più successo possibile.

Ma uno di noi credeva di essere il più bravo di tutti, si sentiva non valorizzato nel suo ruolo nella compagnia. Così la prima volta che gli offrirono per pochi dobloni in più una parte più importante, accettò di filato e ci lasciò. Purtroppo per lui quello spettacolo fece fiasco, e non trovò mai il coraggio di ritornare con noi, ad ammettere che lui si trovava bene nella nostra compagnia, anzi maledicendo il momento che ci aveva incontrati e portato sfortuna.

Così facendo perse di vista ciò che chiedeva il Quarto Condimento: Io preferirei davvero che tu evitassi di assumere comportamenti che offendano te stesso.

Si rese così ridicolo che un giorno a Panama incontrò un impresario Harekrisna e …”

Forse un giorno sapremo cosa successe all’amico di Olivetta, ma ora fu interrotta da Buon Pirata che sembrava fosse stato colpito da una lampreda, il quale esclamò verso l’attrice con un occhio aperto ed uno semichiuso:

“Cosa hai detto? Ripeti un poco!”

” … ‘incontrò un impresario’ …?” rispose un pochetto allibita Olivetta

“No, prima di questo!”

“A, ‘si rese così ridicolo’, intendi questo?”

“No, no, dopo!”

“Ohibò che ho detto? ‘Harekrisna’?”

“Ma no-o, prima!”

” … ‘che un giorno’?” e stavolta era un po’ spaventata.

“Subito dopo, che hai detto?” quasì urlò il Pirata.

“… ‘Panama’.” cominciava a sudare la tapina.

“ECCO!” stavolta gridò così forte che tutti ebbero un sobbalzo “Ci sono: ho la soluzione.”

A questo punto tutti si fecero attorno a Buon Pirata.

“Capite? Panama, il cappello che non ha rinforzi. Dobbiamo recarci a Panama dove fanno i cappelli!”

Ci fu un coro di ‘aaah’ e di ‘oooh’.

“Abbiamo capito adesso. Ma resta il fatto che non ci possiamo muovere adesso, visto la bonaccia che c’è, vero?” osservò Governatore.

Poco male, Buon Pirata si diresse a poppa e diede delle boccate di fumo verso le vele floscie. E queste cominciarono a riempirsi di una leggera brezza che poco dopo diventò venticello ed infine rinforzò fino a far volare la nave sull’acqua.

E stavano dirigendosi proprio verso Panama.

Ed ecco che qualche tempo dopo erano in vista di Panama. Misero il Galeone alla Fonda e scesero a terra.

Prima di entrare in città sentirono dei ‘tlin-tlin’ come di cimbalini.

“Le terribili guardie Hare Krisna!” Esclamò Governatore.

“Le conosco molto bene, sono il braccio armato delle altre religioni, se ci prendono ci mandano in prigione. O peggio: ci daranno da mangiare i dolcetti senza burro! Brrr ..”

Ma Buon Pirata dispose la ciurma in fila indiana, l’ultimo era il tucano, e quatti quatti riuscirono ad entrare senza essere notati.

Stavano camminando per le vie della città quando rosetta si fermò puntando una casa.

“Woffy!” disse Rosetta.

“Brava, hai trovato la Casa del Cappellaio. Vediamo se troviamo qualche cosa!” disse il Pirata.

In effetti, ad una finestra, ben legata ad una sbarra, c’era una noce di cocco. E girandola videro che c’era disegnata una x nera ed un sorriso giallo.

All’interno una carta con un indovinello, che recitava:

“Il pirata va anche senza vento

cerca l’isola che toglie il Tormento

cerca l’isola che ha la vita rivale

e tutti i giorni festeggia carnevale.”

Poi, guardandosi attorno, tornarono sui loro passi.

E non incontrarono nemmeno un arancione, erano stati davvero in gamba questa volta.

Che dite, se li sono meritati gli spaghetti con le polpette?

Da quel giorno si disse: “La tua nave ferma e senza vento ha solo bisogno di un soffio pirata, una speranza.”

RAmen.

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Salmoni Pastafariani – 19. Quarto Indizio: La nave fantasma

Ahrr Ciurmaglia! Ho ricevuto un’altra storia da buon Pirata.

Stavo pescando le anguille dei sargassi, quando mi saltò in barca un pesce d’oro e argento ed un occhio rosso ed uno verde.

“Ma sì! tu sei il Pesce del tesoro!” esclamai, e lui, come risposta, mi lanciò con la coda un’Ostrica Blu, poi saltò di nuovo, ma questa volta in mare e sparì per sempre.

Incuriosito, aprii l’Ostrica Blu e trovai un foglio che custodiva come uno scrigno il suo tesoro.

Avrete già indovinato: era un’altra avventura del Briccone di un Buon Pirata e della sua combriccola di amici.

Aspettate un poco, mi metto comodo e ve la racconto.

Appena risolti i primi due indizi del primo indovinello, si dovettero misurare con il terzo indizio del secondo indovinello:

“Cercando l’Isola dalla Libertà

Bramata, un’altro indizio avrai.

Il Secondo raccolto, in verità:

Trova la Noce che non navigherai.”

Naturalmente ci dovettero rimuginare un poco sopra, ma , dopo che la nave fu Disincagliata, cominciarono a navigare senza una meta precisa, sicuri solo di un’ispirazione.

Ogni tanto durante la navigazione uno di loro prendeva la pergamena dove c’era scritto l’indovinello, e provava a risolverlo.

Prima Tu Chitti, che dopo un poco scosse la testa colorata e tornò a mangiare semi di girasole.

Poi Governatore che passeggiò a lungo sul castello con la carta davanti agli occhi, ma anche lui ci rinunciò con un sospiro. Piegò la carta e la passò ad Olivetta, che stava per andare a riposarsi sull’amaca.

Si era appena distesa, alzando la carta verso il sole per coprirsi gli occhi, che fece un balzo in piedi. Gli era sembrato di vedere qualcosa su quel foglio.

Anche in piedi portando la carta verso il sole, si vedeva qualcosa. Allora chiamò gli amici:

“Venite! Forse ho scoperto qualcosa , presto!”

Allora tutti si avvicinarono. In effetti, guardando il cartiglio contro luce, si notava una rosa dei venti un poco più chiara del resto del foglio.

Indicava una direzione da prendere attraverso una piccola nave stilizzata, come fosse disegnata da un bimbo.

Ed in fianco alla nave due lettere, come iniziali: F e D.

“F e D?” disse Buon Pirata “Cioè: Flying Dutchman, l’Olandese Volante!”

A quel nome tutti ebbero un brivido:

“Brr … che stai dicendo Buon Pirata? QUELL’ Olandese Volante? Sei sicuro?” domandò Poppenrocke “Quindi dobbiamo andare alla ricerca di una nave fantasma? brrr …”

Persino Rosetta abbassò coda ed orecchie e si nascose tra il sartiame.

“Poppen, tu ascolti un pò troppo le storie dei marinai, e queste, come ben sai, sono di molto gonfiate.” le rispose Pirata. “Dicevano pure che il loro capitano si vestiva di magenta, c’erano donne nell’equipaggio che si vestivano di fuxia e ciò portava male. Ma noi che seguiamo i Condimenti, sappiamo che il nostro terzo ‘Io preferirei che’ ci dice di evitare di giudicare le persone per come appaiono, o per come si vestono, e che tutti siamo persone. Non è il colore che distingue i tizi noiosi.”

Poi continuò:

“Quello che si sa, invece, che era costruita di noce e non fu più vista dopo che un furioso uragano la colse. Negli anni a seguire qualcuno disse di averla vista tra le nuvole di una tempesta o tra le onde alte di una mareggiata, che imperterrita navigava senza equipaggio.”

Continuava a spiegare agli altri che sembravano abbastanza turbati nell’andare alla ricerca di una leggendaria nave spettrale.

“Naturalmente sono favole per spaventare i creduloni, figuriamoci se esistono i fantasmi e nemmeno le navi fantasma. Su! Riprendetevi che dobbiamo trovare questo relitto di noce .”

Rincuorati tornarono tutti a manovrare la nave che dopo un poco filava col vento in poppa.

Dopo qualche tempo furono in vista di un isola ed in quella direzione puntarono. Non era segnata sulla mappe, ma era ben visibile un relitto di noce, molto antico e molto malridotto, poggiato su di un fianco sulla sabbia di una piccola spiaggia. Il nome era illeggibile, si poteva distinguere molto sbiadite solo le inziali: F e D.

Legata al moncone dell’albero di trinchetto trovarono ancora una volta una noce con la X nera ed il sorriso giallo.

E dentro un cartiglio con il Terzo indovinello, e declamava:

“Ancora lontana è l’isola amica

Siete arrivati con grandi sforzi

Ma or nessun di voi mollerà mica:

Trovate un cappello senza rinforzi.”

E pure questa volta gli amici tornarono sul Galeone, contenti per aver trovato l’indovinello nuovo e per aver risolto quello vecchio.

Ma ora sapevano che dovevano lavorare per trovare anche questa soluzione.

Da quel giorno si disse: “Se cerchi una cosa che non esiste, raccogli tempesta e perdi l’equipaggio.”

RAmen

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Salmoni Pastafariani – 18. Terzo Indizio: l’Isola del Liscafisso

“Olaaa! Heeeeei, sul ponte!”

Chi stava urlando così era Poppenrocke. Quel giorno era di vedetta sulla coffa, e stava scrutando il mare per avvistare terra.

Evidentemente dalle urla qualcosa doveva aver visto, e lo stava comunicando alla ciurma in basso.

Buon Pirata e gli altri stavano proprio in quel momento osservando una mappa delle isole. Naturalmente, pure rimuginavano sull’indovinello che costituiva il primo indizio:

“Se vuoi l’isola dall’Immenso Valor / otto indizi troverai del suo cuor / il primo: è un’Isola con birra fresca. /Or per il due la lisca, ma non l’esca.”

“La prima parte non ci da indicazioni valide” pensava a voce alta il Pirata, mentre gli altri annuivano

“Poi dice che in quest’isola c’è birra fresca, ma molte isole hanno birra e pure fresca. Mi sa che questo indizio ci servirà quando completeremo tutti e otto.” continuò nei suoi ragionamenti.

“Ma quella che ci interessa ora è l’ultima strofa, che dovrebbe darci indicazioni per trovare il secondo indizio . Uhmm …” disse mentre si tolse il tricorno e si grattava la crapa con l’uncino.

Intanto dalla coffa la cantante si stava sgolando per attirare l’attenzione di quelli sotto, che impegnati com’erano manco si accorsero di lei e dei suoi urli.

Esasperata, vuotò la bottiglia di birra bevuta a metà che aveva con sè per combattere la sete e il caldo.

E prese in pieno il Governatore, che si ritrovò bagnato di birra dal cappello agli stivali.

“Ma che pinguino ti ha preso, Poppen?” urlò rivolto alla coffa, paonazzo e agitando un pugno, sputacchiando pure un poca di birra.

“Scusa Gov. Ma non mi ascoltavate ed allora …” provò a spiegare la cantante, mentre il resto della ciurma si rotolava dalle risate sul ponte.

“Niente scuse, no no! Appena torni giù ti darò il mio bel vestito ed il mio magnifico cappello e tu li laverai. E senza storie!” le intimò Governatore. Orpo, se era arrabbiato.

“Vaaaa bene” disse ridendo lei “Toglitelo il bel vestito, che così vedremo finalmente Governatore in mutande!”

Lui diventò di un delicato color porpora acceso, mentre il resto della ciurma era alle lacrime dalle risate.

Poi pure lui scoppiò a ridere, poichè la scena era davvero esilarante

“Va bene, vorrà dire che mentre lavi, stapperò due bottiglie di birra e le beviamo insieme.”

“Ooo, ora basta voi due” disse Buon Pirata asciugandosi gli occhi “C’è un indizio da trovare. Poppen, hai visto qualcosa? Che avevi da starnazzare, lassù?”

Ora toccò Governatore a rotolarsi dalle risate.

“Ho avvistato terra, Buon Pirata. Ci stiamo avvicinando.” disse Poppen

“Anzi, dato che abbiamo riso e scherzato ed è passato tempo, direi che, ad occhio e croce …” e intanto che stava spiegando a quelli sotto, la nave con un “skrrratch” si arenò sulla spiaggia dell’isola vista da Poppen, che terminò la frase ” … ci siamo sopra!”

La nave frenò sulla sabbia, e meno male che tutti ridevano distesi sul ponte perchè altrimenti qualcuno cadendo si poteva fare male.

Solo Poppen sulla coffa si ritrovò sbalzata fuori, ma riuscì a tenersi con una mano sulla coffa e poi ci rientrò.

“State tutti bene?” Disse il Pirata rialzandosi.

Poi controllando che tutti non avevano riportato danni, disse:

“Poco male, la marea è al minimo, poi, alzandosi, riusciremo a disincagliare la nave.”

“Vedo una cosa strana da quassù” informò gli altri Poppenrocke “L’isola è tutta ricoperta di palme ed è piatta e con la bassa marea mi ricorda la lisca di un pesce. Anzi vedo che sull’occhio ha una benda! Ma sì! ha la forma del Liscafisso!”

A questa notizia tutti fecero “Oooh!” e Buon Pirata gli si illuminarono tutti i diamantini del vestito, e poi si diede una grande manata sulla fronte, dicendo:

“Ma sì! Ecco cosa voleva dire l’indovinello. Capite? La lisca intende proprio che bisogna cercare nell’isola a forma di lisca, il liscafisso. E ‘non l’esca’ vuol dire che dobbiamo cercare dalla parte opposta da dove abbocca il pesce, cioè la coda. Orsù tutti in marcia!”

“Veramente io avrei sentito cose assai bizzarre su quest’isola, raccontate da dei marinai.” obbiettò Olivetta “Del tipo che è abitata da dei selvaggi che non credono in nessun dio e ti tirano frecce per portarti via il Rhum. Che facciamo se li incontriamo? Li affettiamo?” e fece una mossa esagerata fingendo di sguainare lo spadone dal fodero, anchè perchè non poteva proprio toglierlo in quanto faceva parte del costume da scena.

“No, che affetti tu?” rispose il Pirata “Con uno sciabolone finto ed il mio cavatappi?. Anzi: Governatore ha pure una pistola, ma, guarda un po’, senza polvere da sparo.

E poi lo sai bene che il secondo Io Preferirei Che ci dice che non dobbiamo punire o sventrare proprio nessuno.”

E tutti a quelle parole fecero sì con la testa.

“Piuttosto scendiamo e portiamoci verso la coda. E poi si vedrà” disse alla fine Buon pirata

E via che attraversarono piuttosto velocemente l’isola, non era molto grande in verità, e si trovarono nell’insenatura che formava la coda.

A proposito, non videro nessun selvaggio ostile, segno che le storie dei marinai, a volte sono esageratissime, e bisogna sempre verificare le notizie prima di riportarle come vere.

Fattostà che si guardarono attorno, e notarono ancora una volta una palma con una noce di cocco disegnata con la X nera ed il sorriso giallo, come quella dell’altra isola. Dentro c’era una pergamena.

“Il terzo indizio.” esclamarono. L’aprirono e la lessero:

“Cercando l’Isola dalla Libertà

Bramata, un’altro indizio avrai.

Il Secondo raccolto, in verità:

Trova la Noce che non navigherai.”

Si guardarono in faccia tutti sbigottiti e scuotendo la testa.

Poi tornarono sulla nave, per pensarci su questo ancor più strano indovinello del secondo indizio.

La marea si stava alzando.

Da quel giorno si disse: “Non cuocer troppa polenta per mangiarla col merluzzo del marinaio fanfarone, magari è solo una sardina.”

RAmen.

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Salmoni Pastafariani – 17. I primi due indizi: il pesce del tesoro.

 

Ahrrr, ciurmaglia di Frittelli e Frittellini, ho ricevuto un’altro messaggio da parte di Buon Pirata.

E, visto che mi ha così gentilmente incaricato di scrivere ed infiorettare i racconti e le sue avventure, procedo a deliziarvi via penna d’oca delle sua ultime peripezie.

Aspettatevi di leggere gesta meravigliose e colpi di scena fiabeschi. Anch’io dopotutto non so ancora come vanno a finire i suoi viaggi, visto che aspetto ancora suoi messaggi, me li ha promessi e lui non manca mai della sua parola, garantito al Rum delle Antille!

Fattostà che ero comodo nella mia amaca a sorseggiare un Grog, quando si appoggia uno splendido uccello dalla schiena e le ali verdi, il petto rosso e la lunga coda argentata. Era un Quetzal e mi guardava piegando il capino. Aveva un biglietto legato ad una zampina che mi tendeva come se mi dicesse:

“E’ tua, no? Che aspetti a prenderla, che la Stella del Mattino si tolga la maschera?”

Bhe, era comprensibile che il Quetzal fosse un poco spazientito, perchè dalla sorpresa lo rimiravo con la bocca aperta e spandendo il Grog dal boccale.

Poi mi destai di colpo e tolsi il messaggio dalla zampa del bellissimo uccello.

“Subito, scusami tanto.” riuscii a balbettare.

A questo punto, mi fece il più grazioso inchino che avessi mai visto, aprì le ali e volò via sparendo tra le palme.

Ripensandoci a volte mi sembra quasi di averlo sognato, o che fosse colpa del Grog, vista la rapidità di come apparì e poi sparì.

Il biglietto però era qui, nelle mie mani. Ed era firmato proprio da Buon Pirata. Inutile che vi dica che lo lessi tutto d’un fiato.

Ma facciamo il punto della rotta delle nostre storie.

Buon Pirata vagava di isola in isola nel suo Galeone alla ricerca di avventure, tesori, locande da sacralizzare al Prodigioso Spaghetto Volante e del Governatore di Maracaibo.

Via via personaggi meravigliosi si aggiunsero alla sua ciurma di amici: Rosetta la cagnolina dalla bandana rossa al collo ed il fiocco rosa in testa; Tu Chitti il pappagallo dai sette colori; Il tucano Cuccuruccù dall’enorme becco; Olivetta l’attrice che si vestiva da Corsara Nera; Poppenrocke la cantante dalla voce di Sirena; ed infine il Governatore, per lui Buon Pirata vinse la malinconia e cominciò il suo viaggio alla ricerca del suo grande amico che, una volta trovato, accettò di buon grado di lasciare Maracaibo e di navigare insieme.

Nel messaggio, il Pirata mi informava che stavano procedendo lilleri e felici verso una grande avventura, anzi avevano appena cominciato una caccia al tesoro.

All’inizio del viaggio non avevano una meta precisa, se non quella di vagabondare un pò per le isole portando la spaghettosa bontà a conoscenza della gente. Sempre tenendo presente il Primo Condimento: evitavano di parlare di Lui come asini bigotti, visto che non è vanitoso e noi non siamo più santi degli altri.

Un bel giorno, durante una bonaccia, stavano oziando sul ponte. C’era chi si stava sistemando i capelli, chi dormicchiava sull’amaca e chi stava sulla coffa per sentire se c’era un poco di brezza marina.

E poi c’era Olivetta che stava pescando con la lenza: hai visto mai, pensava, che tiro su un pescione per la cena?

Infatti qualcosa tirò su dopo che la lenza dette qualche bello strappo.

“Ho preso qualcosa! E deve essere bello pesante, anche!” urlò alla ciurma “Chi mi aiuta ad issare a bordo il merluzzo da fare al sugo?”

Buon Pirata, il Governatore e Poppenrocke corsero per dare una mano a tirarlo su, anzi: già gli scendeva l’acquolina in bocca al pensiero del lauto pasto.

Ma, sorpresa, non aveva abboccato il merluzzo tanto agognato dalla nostra Corsara Nera. Anzi non aveva neppure abboccato perchè la lenza si era aggrovigliata tra le due pinne e la coda del grande pesce che depositarono sul ponte ed ora si stava dibattendo per cercare di liberarsi.

Tutti guardarono meravigliati quello spettacolo del mare. Innanzitutto era completamente d’oro ed aveva un rubino al posto dell’occhio destro ed uno smeraldo al posto di quello sinistro.

“Cos’è?” chiesero a Buon Pirata.

“Non ho mai visto nulla di simile.” ammise grattandosi la barba con l’uncino.

“Ahrrr. E’ un pesce del Tesoro!” disse Tu Chitti tra lo stupore di tutti “E chiede gentilmente di essere liberato.”

“Come? Conosci la lingua dei pesci?” chiesero in coro.

“Cerrrrto! Perchè mi guardate con gli occhi a palla? Scusate: sono o non sono un pappagallo? Ed in quanto pappagallo non conosco la vostra lingua, visto che vi sto parlando? Ed allora non posso comprendere pure quella dei pesci? Ahr, Ahr!” rise Tu Chitti.

Ancora stupefatti liberarono subito dalle lenze il pesce del Tesoro, che fece quattro salti ancora.

“Che sta dicendo ora?” Chiese Buon Pirata.

“Che se lo ributtiamo a mare” spiegò Tu Chitti, “ci indicherà la rrrotta giusta per cercare un’isola con un tesoro di immenso valore.”

Nemmeno ci pensarono: presero delicatamente il pesce d’oro, lo alzarono e lo gettarono in acqua da oltre la murata.

Subito, appena toccato il mare, fece due balzi.

“Orrra vuole che lo seguiamo!” disse Tu Chitti aggrappato alle cime con le zampette.

“Ma c’è la bonaccia ora e la nave non si muove.” osservò il Governatore.

Ma non finì nemmeno la frase, che si levò una brezza gentile. Gonfiò dolcemente le vele e guidò il galeone proprio nella giusta direzione indicata dal pesce del Tesoro, felicissimo di essere stato liberato e non fatto al pomodoro e noce moscata.

Navigarono per qualche ora al seguito del pesce dorato che guizzava e splendeva a pelo dell’acqua. Fino a che si fermarono vicino ad un’isola piccolissima e disabitata.

Mentre calavano l’ancora, il pesce del Tesoro li salutò agitando una pinna fuori dall’acqua.

“Buona fortuna!” gli augurarono urlando tutti. E lui sparì tra i flutti.

Scesero sulla spiaggia dell’isoletta, domandandosi come avessero fatto a trovare il tesoro.

Mentre si guardavano attorno esplorando un pochetto, Buon Pirata esclamò:

“Qui, da questa parte, ho trovato qualcosa.”

In effetti, legata alla palma più grossa dell’isola, c’era una noce di cocco dipinta con un sorriso giallo ed una X nera.

Al suo interno c’era una pergamena, dove stava scritto:

“Se vuoi l’isola dall’Immenso Valor

otto indizi troverai del suo cuor

il primo: è un’Isola con birra fresca.

Or per il due la lisca, ma non l’esca.”

“Bene!” esclamò Buon Pirata “Ciurma, dedichiamoci a questa caccia, anzi a questa pesca al tesoro!”

Quindi risalirono a bordo, e cominciarono questa nuova avventura.

Che io vi racconterò, non appena mi arriveranno altri messaggi Da Buon Pirata e la sua ciurma!

Ahrrr…

Da quel giorno si disse: “Non è una sfortuna lasciar andare l’oro, se dopo avrai qualcosa che vale di più.”

RAmen.

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Salmoni Pastafariani – 16. Il Governatore di Maracaibo

Sapete che gli abitanti dell’isola non volevano più che Buon Pirata e la sua ciurma di amici li lasciassero?

Era piaciuto così tanto lo spettacolo Di Olivetta, Poppenrocke, Rosetta, Cuccuruccù e Tu Chitti che continuavano a rimpinzarli di cibarie e di pregarli di restare ancora altri giorni per una replica e un’altra e un’altra ancora.

Ma il Pirata decise che dovevano continuare il viaggio, avevano già perso molto tempo. La meta era vicina: Maracaibo.

Ancora poco tempo di navigazione e l’avrebbero raggiunta.

E avrebbero trovato lui: il Governatore.

A bordo Buon Pirata mostrò ancora l’anello con l’effige del Governatore. Da quando il sindaco dell’isola glielo diede, non lo aveva ancora tolto dal dito.

E poi mostrò il bauletto trovato in un’isola con il biglietto di sfida dello stesso governatore. Cosa conteneva di tanto importante? Cosa sapeva il Pirata che non diceva agli amici? Mistero della fede.

“Tutti pronti, ciurma! Alziamo le vele e leviamo l’ancora! Rotta per maracaibo!” disse

“Ahrrr !” rispose chi poteva parlare, pappagallo compreso. Mentre Rosetta ululò e Cuccuruccù cantò una canzone da tucani.

E tutti si misero di buona lena a governare lo scafo.

Mentre la nave navigava placida nel mare cristallino, avvistarono un grandissimo uccello che si avvicinava.

Quando si avvicinò abbastanza, capirono che era un Albatros. Era il Re dei Cieli, il più maestoso che si potesse vedere. Tanto portentoso che per volare non batteva mai le lunghissime ali. Planava nel blu e, quando avvistava un pesce in superfice, si abbassava a sfiorare l’acqua e lo catturava col poderoso becco.

Fattostà che dopo un poco che volteggiava attorno alla barca, decise di atterrare sulla coperta del Galeone. Forse era stanco. Tutta la ciurma si avvicinò con deferenza a quel Monarca volante. Lui li guardò e sembrò dire “Siamo amici ora” e ciò fu beneaugurante per tutti.

Anche per Buon Pirata che, dopotutto, non credeva alla superstizione.

“Io so il tuo nome: è Charles.” e tutti e due piegarono la testa in un reverente inchino.

“Forse Charles è affamato” disse Olivetta.

“Gli prendo del pesce fresco, chissà che lo accetti” propose Poppenrocke.

In effetti fu proprio così. Il Re Albatros Charles accettò il cibo in dono, poi riposò qualche ora.

Quando si riprese, il grande volatile si alzò sulle zampe e spiegò le sue ali. Ma, ahimè, essendo troppo lunghe, non riusciva da là sotto a ricevere la spinta del vento per librarsi in volo.

Allora Buon Pirata si illuminò:

“So come fare per far volare il nostro amico.”

Prese una grande gerla dalla stiva e invitò ad accomodarsi all’interno l’Albatros, che così fece, anche se la posizione fu alquanto ridicola.

Fece entrare prima il portapiume, lasciando testa e gambe fuori della gerla. Ed in piu le ali che naturalmente non ci stavano dentro erano ciondoloni.

Stavano per scoppiare a ridere, ma Buon Pirata, dopo essersi morso il labbro inferiore per non sghignazzare, diede un’occhiataccia a tutti, e diventarono serissimi.

Allora si mise sulle spalle gerla ed Albatros e salì, sbuffando di fatica, sulla coffa dell’albero maestro.

Lì giunto invitò il grande uccello ad uscire dal contenitore e, dopo un altro grazioso inchino, si tolse il tricorno e disse:

“Sire, mi permetta di aiutarla a spiccare il volo.”

Allora il maestoso pennuto chinò accondiscendente la testa, Buon Pirata lo prese gentilmente tra le braccia. Lo sporse dalla coffa e lo lasciò andare.

Subito l’Albatros prese l’aria sotto le ali e cominciò a planare allontanandosi dopo aver girato qualche volta attorno alla coffa e chinando più volte la testa verso Buon Pirata.

Poi si allontanò e il Pirata urlò agli altri di girare la barra e seguire la sua direzione.

Sapeva che era la direzione giusta da prendere, l’Albatros li avrebbe guidati.

Così trovarono tutti i venti favorevoli che li guidò in metà tempo a Maracaibo!

In vista della terra all’orizzonte, salutarono cordialmente Il Re dei Cieli e cominciarono ad avvicinarsi alla terraferma.

Buon Pirata non stava più nella pelle: ancora un poco e sarebbe stato faccia a faccia col Governatore, finalmente.

Arrivarono alla rada, ancorarono il Galeone e si prepararono allo sbarco.

“Siate forti miei prodi! Questa sarà la nostra più grande avventura!”

Quindi si sistemarono giubbe e cinturoni. A Rosetta fu sistemata la bandana ed il fiocco. Tu Chitti e Cuccuruccù si sistemarono sulle spalle del Pirata, mostrando tutti i loro splendidi colori.

Quindi calarono in mare la scialuppa e remarono fino al porto.

Erano appena scesi sulla banchina, quando furono circondati da un manipolo di soldati in divisa cremisi.

“Buon Pirata e la sua ciurma, eh? Vi stavamo aspettando. Ho l’ordine di condurvi dal Governatore. Seguitemi senza fare storie.” intimò loro un sergente.

Buon Pirata sospirò, fece un cenno agli amici e si incamminarono, lemmi lemmi, attraverso le strade di Maracaibo, circondati dai soldati impettiti.

Dopo qualche minuto si fermarono davanti al palazzo più bello di Maracaibo. Si aprì il portone e salirono uno scalone che portava nelle stanze in alto.

Entrarono in un grande salone, dove in fondo c’era un enorme scrivania e seduto su un magnifico trono c’era il Governatore in persona, vestito sfarzosamente di un abito argentato, una fascia verde che gli cingeva le spalle e la parrucca da governatore..

Si alzò e si diresse verso la ciurma di amici e i soldati, che stavano dietro sull’attenti, tenendo in mano una scatola.

“Buon Pirata, ci si incontra. Alla buon’ora!” disse guardando negli occhi il Pirata scintillante di diamanti.

“Questo è tuo?” chiese di rimando al Governatore, mostrando l’anello che aveva al dito.

“Ora è tuo. E questa, invece è tua?” gli disse questi mostrando ciò che teneva in mano: una scatola di biscotti!

“Certo, ma ora è tua.” disse Buon Pirata sorridendo, e poi tutto d’un fiato:

“Ora, come mi hai promesso, navigherai per sempre con me?” finita la domanda guardò negli occhi il Governatore, che sorrise e rispose:

“Wow! Sì!”.

Perchè questo ci dice l’Ottavo Condimento: se si apprezzano le stesse cose, non c’è limite all’amore tra persone maggiorenni, consenzienti e mentalmente mature.

Da quel giorno si disse: “Navigare è bello, con la tua famiglia è meglio.”

RAmen.

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Salmoni Pastafariani – 15. I doni di Buon Pirata

Buon Pirata controllava le carte nautiche. Stava calcolando la rotta per raggiungere la prossima isola dove Olivetta, l’attrice, e Poppenrocke, la cantante, potessero esibirsi nei loro spettacoli.

Intanto la vita a bordo della nave scorreva nel suo tran tran. Tutti svolgevano i loro compiti affinchè la nave corresse efficiente nel vento.

Così si avvicinavano ogni giorno di più a Maracaibo, dove c’era il Governatore che, a quanto pare, li stava aspettando.

Già aveva fatto recapitare a Buon Pirata qualche messaggio e pure un regalo. E lui non vedeva l’ora di incontrarlo.

Comunque adesso dovevano prima arrivare alla prossima isola, senza fare tanti voli pindarici.

Ad un certo punto sentì:

“Fellone! Marrano! In guardia!”

” … guardia, ahrrr … ”

E poi quasi un urlo che fece tremare i vetri della cabina e tintinnare i bicchieri della cambusa.

“IiiiIIIIiiiiiIIIIiii!”

“Wof!Wof!”

Ma non erano altro che le due artiste che stavano provando, una a recitare e l’altra a ballare, e stavano insegnando una al pappagallo Tu Chitti a far gli inchini pirata, e l’altra a Rosetta la cagnolina ad abbaiare a tempo e far un balletto su due zampe.

“Ma bravissimi tutti!” disse il Pirata ridendo di gusto “Vi verrà fuori proprio uno spettacolo coi fiocchi. Ma ora l’isola è vicina, prepariamoci che dopo dobbiamo sbarcare.”

Quindi si avvicinarono all’isola e misero la nave alla fonda. Poi calarono la scialuppa per raggiungere la terraferma.

Un momento prima di salire, Buon Pirata si arrestò. Sembrava quasi che si fosse dimenticato qualcosa in cabina, perchè si battè la fronte con la mano buona, corse dentro, prese un sacchetto che fece scivolare nella tasca, poi uscì e finalmente salì nella barca.

La storia del sacchetto misterioso.

Intanto bisogna tornare indietro nel tempo, quando Buon Pirata solcava i Mari d’Oriente. Non aveva ancora il suo Galeone, ma una Giunca, cioè una nave a tre alberi con vele quadre, tipica di quei mari.

Mentre navigava incrociò un’altra giunca. Ma questa nave era in forte difficoltà perchè stava per essere attaccata dai famigerati pinguini.

Cercavano di salire a bordo, forse attirati dall’odore di pesce che trasportavano.

Già il povero veliero stava per soccombere, quando Buon Pirata, che si stava avvicinando sempre più, lancio un urlo, una perfetta imitazione dell’orca mangiapinguini affamata.

I pinguini si spaventarono non poco e, in un battibaleno, girarono i tacchi e scomparvero nel mare, il più veloce che gli fu possibile.

“Hurrà!” salutarono dalla nave

“Ahrrr!” rispose la ciurma di Buon Pirata.

Dopotutto non c’è niente di meglio che rispettare i Condimenti ed il Settimo dice che LVII preferirebbe che si amasse il prossimo. “E aiutato se è in difficoltà.”, aggiunge Buon Pirata.

Il Capitano della giunca, che trasportava davvero barili di pesce, non smetteva più di ringraziare Buon Pirata, offrì molto ramen, fino a scoppiare e i due equipaggi pregarono assieme.

Poi, prima di accomiattarsi, regalò al pirata un sacchetto e una lettera chiusa dalla ceralacca.

“Li ebbi da dei viaggiatori dalla lontana Armenia. Sono sicuro che ne farai un buon uso ed al momento che riterrai opportuno.” disse a Buon Pirata.

Poi le loro rotte si divisero e non si incontrarono più. Ma Buon Pirata conservò il sacchetto e la lettera.

Fino a quel giorno.

Perchè adesso sentiva che gli sarebbe servito.

Così scesero a terra, in quell’isola coltivavano solo rose, che però era difficile far arrivare nelle isole vicine senza farle appassire.

Furono accolti dagli isolani festanti, felici nell’apprendere che ci sarebbe stato uno spettacolo.

E fu un trionfo ci furono applausi per tutti: Rosetta ed Poppenrocke per i canti ed i balli, Tu Chitti ed Olivetta con la loro recita.

Insomma, alla fine ci fu una spaghettata colossale con tutti gli abitanti. E tutti ringraziarono il Prodigioso, che come al solito non gli sarebbe interessato punto, ma fa sempre bene pregarlo due volte al giorno, con spaghetti o altro.

Il sindaco dell’isola si avvicinò a Buon Pirata, e gli confidò che qualche tempo prima passò di là il Governatore con la sua nave, e gli pregò di consegnare una scatolina sigillata:

“Ad un Pirata vestito di blu e scintillante di piccoli diamanti.” così gli disse, ed il sindaco era sicuro che il tal pirata in questione era proprio lui.

Buon Pirata scartò il pacchettino. Dentro c’era un magnifico anello con lo stemma del Governatore di Maracaibo. Ne fu molto contento e lo mise subito al dito.

Quindi seppe che doveva ricambiare e donò il sacchettino che ebbe nei Mari d’Oriente. Sentiva che era arrivato il momento giusto.

Quando il sindaco li aprì, dal sacchetto uscirono dei noccioli, e nella lettera con la ceralacca era spiegato che erano semi per far crescere alberi di frutti dell’Armenia, che furono chiamati Armellini, ed una ricetta segreta per fare la marmellata di petali di rose.

Da quel giorno si disse: “I Doni che hai ricevuto, serviranno al momento opportuno”

RAmen.

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Salmoni Pastafariani – 14. La Sirena dell’isola gialla, rossa e verde.

Olivetta adesso faceva parte della ciurma, e tutti erano contenti della sua esuberanza.

Anche se qualche volta si faceva prendere la mano e vestita da Corsara Nera, con voce tonante, dava ordini a tutti, anche a Buon Pirata.

“Mozzo, tira bene il cordame!” diceva a Rosetta.

“Woffy!!” ubbidiva la cagnolina.

“Voi, pendagli da forca! Orzate il pappafico!” ordinava a Tu Chitti e a Cuccuruccuccù.

“Ahrr capitano!” diceva il pappagallo che eseguiva l’ordine assieme al Tucano.

“Nostromo, badate alla rotta! Non vogliamo andar per scogli, vero?” si rivolgeva al Pirata.

“E tu cosa fai? Dai una bella lustrata al ponte, nel frattempo?” gli rispondeva con una grossa risata Buon Pirata.

E tutti ridevano di gusto.

Così navigavano già da un bel pezzo. Buon Pirata mostrò una mappa delle isole ai suoi amici, mostrando loro un puntino.

“Quest’isola si raggiunge dopo un banco di nebbia. Chi ci passò e fu fortunato a tornare indietro, racconta di aver sentito il canto della Sirena.”

Il canto della Sirena in effetti spaventava molto i marinai, anche quelli più provetti.

C’erano solo altre due cose che li terrorizzavano: il Kraken e finire il Rum prima di arrivare in porto.

Ma i nostri beniamini, non avevano la benchè minima paura. Nossignore!

Quindi decisero di visitare l’isola, Sirena o meno.

Seppero di essere vicini all’isola perchè incontrarono un nebbione, così fitto che a tagliarlo con la spada poi bisognava rifargli la lama.

Ed allora tutti con gli occhi bene aperti.

“Facciamo attenzione che non ci siano scogli, o siamo panati e fritti!” disse Olivetta.

Tutt’ad un tratto, sentirono un canto. La voce era così soave, ma così soave, che ti rapiva all’istante.

“La Sirena che canta! Seguiamo la direzione del suono, ma facciamo attenzione!” fece Buon Pirata.

Così lentamente proseguirono, sempre seguendo la bellissima voce.

Dopo poco la nebbia si diradò, e si ritrovarono a scivolare in una calma insenatura. C’era una spiaggetta, ed al centro di questa un grande scoglio a picco sul mare.

Appollaiata su quel grande masso stava una figura di ragazza dai lunghi capelli color corallo, che continuava a cantare sorridendo.

La Ciurma ancorò il Galeone e scesero a terra, curiosi di conoscere la Sirena che li aveva condotti fuori della nebbia senza pericoli.

Quando furono vicini Buon Pirata, che aveva il pappagallo su una spalla, la salutò:

“Buongiorno a te, Sirena!” E si tolse il cappello. Dietro di lui Olivetta, che sulla spalla aveva il tucano, fece lo stesso, ma con più enfasi, come volesse salutare il pubblico. Ed anche Rosetta latrò deliziosamente, come volesse imitare il canto.

“Sirena? Io?” disse ridendo la fanciulla “Salve a voi Pirati, ma io non sono una Sirena. Mi chiamo Poppenrocke e sono una cantante. Venite sullo scoglio. Si vede tutta l’isola da quassù. Ci sono i gradini, fate attenzione.”

L’allegra brigata fece come chiedeva Poppenrocke, salirono gli scalini ed arrivarono sul cocuzzolo del grande masso.

E ci stavano comodamente tutti quanti.

Si guardarono in giro e diedero ragione alla cantante, che intanto aveva finito la canzone e si stava spazzolando i capelli: il panorama era stupendo; si vedevano campi coltivati a rettangoli, alcuni gialli di pannocchie di mais, altri rossi di pomodoro ed infine quelli verdi di canapa. E tante piccole fattorie.

“Qust’isola ora è un paradiso, tutti lavorano la loro terra felicemente” spiegò Poppenrocke “vivono dei loro prodotti e li scambiano con le isole vicine. Vivono in armonia senza invidiarsi l’un l’altro.”

Proprio come preferirebbe il Prodigioso nel suo Sesto Condimento, cioè di non erigergli templi multimilionari in onore della sua spaghettosa bontà, perché tali soldi potrebbero essere meglio spesi per: sconfiggere la povertà, curare le malattie, vivere in pace, amare con passione, e ridurre il prezzo delle pay-Tv. Potrà anche essere un essere onnisciente dai carboidrati complessi, ma apprezza le cose semplici della vita.

“Ma non è sempre stato così” continuò la cantante “prima l’isola era piena di industrie che avvelenavano terra ed acqua. L’aria era irrespirabile e la gente ammalata e triste. Ma un bel giorno si stufarono, non vollero più veleni e cacciarono gli inquinatori, pulirono l’isola ed eliminarono l’inquinamento che li faceva star male. Ora potete ben vedere quanto sono più felici. Ora vi porto da loro.”

Scesero dallo scoglio e si avviarono al centro dell’isola. Gli abitanti erano simpatici e bonari, organizzarono subito una grande preghiera al Prodigioso (Spaghetti e polpette, gnam!), in onore degli ospiti. Poi Olivetta e Poppenrocke si misero d’accordo per fare uno spettacolo per ripagare gli isolani: Olivetta interpretò un Pirata che combatteva contro i terribili Hare Krisna, mentre Poppenrocke cantava canzoni dolcissime.

Fu un trionfo, furono invitati per diverse sere e dettero lo spettacolo per tutti.

Buon Pirata alla fine chiese alla cantante:

“Perchè non ti unisci alla ciurma? Vieni con noi e potrete mostrare assieme, su tutte le isole che visiteremo, quanto sia bella la vostra arte.”

“Accetto volentieri” rispose Poppenrocke senza pensarci sù due volte “Quando si parte?”

Da quel giorno si disse: “Se vuoi che la tua isola sia sana, inizia a curare il tuo campo.”

Ramen.

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Salmoni Pastafariani – 13. Salviamo la principessa!

La nave andava alla poggia sull’acqua azzurra e le vele si gonfiavano pigre alla brezza tiepida.

Buon Pirata e la ciurma stavano passando un momento di relax.

Rosetta, la cagnolina, si era acciambellata per fare un pisolino sulle gomene e, sicuramente, stava sognando di rincorrere fatine, perchè ogni tanto scalciava con le zampette.

Il pirata e Tu Chitti, il pappagallo, erano appoggiati sulla murata del castello e facevano a gara a chi vedeva saltare più pesci volanti ed erano un tutt’uno ad urlare “Ahrrr” e ridacchiare. Era uno spettacolo vedere balzare fuori dall’acqua quei pesci azzurri e argento,e poi vederli planare lentamente battendo le lunghe pinne come fossero delle veri ali. Inutile dirvi che il pappagallo, con la sua vista strabiliante, stava vincendo poichè vedeva i pesci saltare molto prima del nostro pirata.

Il tucano Cuccuruccù, invece, stava facendo un bagno di sole alle piume e, pigramente ogni tanto, tuffava il grosso becco in una scatola di biscotti ai semi di anice.

Ne era ghiottissimo e si stava proprio rimpinzando.

“Attento. Cuccuruccù” lo avvertiva sorridendo Buon Pirata “Rischi di fare indigestione, poi ti lamenti del mal di pancia!”

L’unico che non sembrava molto tranquillo era il porcospino Cipitto. Stava sul cassero di prua e guardava dritto davanti a sè, come se dovesse vedere spuntare qualcosa improvvisamente. E sospirava.

Ogni tanto Buon Pirata si girava a guardarlo, aggrottava la fronte e poi tornava a giocare con Tu Chitti.

Finalmente avvistarono un’isola, e Buon Pirata guardò le sue carte per vedere se era proprio quella che stavano cercando.

Decise di sì e tutti si diedero da fare con vele e cordame per avvicinarsi.

Finalmente misero la nave alla fonda e stavano per scendere nella spiaggetta della cala, quando si accorsero di due figure lontane.

Ed una, guardando bene, sembrava legata ad un palo!

“Aita! Aita! Aiutate questa misera pulzella in periglio!” sentirono che urlava la figura più alta “Ma nessun cavaliere accorre a salvarmi? Presto un prode, o l’alta marea mi sommergerà! Accorruomo! Accorruomo! Salvatemi o me tapina! Addio mondo crudele! Addio Sole!” continuava a lamentarsi e disperarsi tra i singhiozzi e le lacrime.

Che mistero era mai questo?

“Presto, accorriamo!” disse Buon Pirata “Veloci, caliamo una scialuppa in acqua!”

“Veloci!” ripetè Tu Chitti

“Bau!” confermò Rosetta.

Così fecero e il pirata cominciò a remare il più veloce che poteva.

Arrivarono alla spiaggia e il pirata, la cagnolina, il tucano, il pappagallo ed il porcospino scesero dalla barca con un salto tutti assieme, e corsero a perdifiato per liberare la fanciulla.

“O meno male” disse lei “finalmente siete arrivati, mio bel pubblico!”

“Madamigella, siamo qui per salvarti” disse intanto il pirata.

“Salvarvi!” ripetè Tu Chitti

“Bau!” riconfermò Rosetta.

“Ecco adesso ti liberiamo e … ma un momento.” disse dubbioso Buon Pirata.”Perchè ci ha chiamato “pubblico”?”

In effetti la Madamigella in questione non era per niente legata al palo, anzi non c’erano nemmanco le corde od un piccolo elastico per tenerla ferma!

“Finalmente un pubblico a cui posso far vedere quanto sono brava. Dopotutto in ques’isola non succede mai nulla, è una tale noia, ed io che sono attrice ho il diritto di avere gente al mio spettacolo: La Principessa e l’alta marea. Non convenite anche voi?” spiegò alla ciurma che adesso la stava ascoltando a bocca aperta dalla meraviglia.

“Insomma stavi soltanto recitando, non eri in pericolo!” disse il pirata.

“Pericolo!” ripetè Tu Chitti

“Bau!” ribattè Rosetta.

“Ah ah! Io in pericolo?” rise lei “Ma no, quando mai Olivetta, la grande attrice, è in pericolo? E’ il pericolo che deve temere me e la mia spada!” declamò con enfasi; sembrava stesse parlando un eroe vero, di quelli che passano mille avventure nei film.

Allora tutti risero, in verità piuttosto sollevati che non ci fosse un problema vero.

“Ci siamo cascati come polli” stava spiegando Buon Pirata “questo vuol dire che sei proprio un’attrice molto brava e …”

Ma fu interrotto dagli squittii del porcospino, che stava correndo verso l’altra figura che prima avevano notato in spiaggia.

“Che sbadata.” disse Olivetta “Vi presento miss Cipollina, la mia amica porcospina.”

A quel punto, che cosa straordinaria! I due porcospini squittendo si corsero incontro e si abbracciarono!

“Ma certo!” disse il pirata battendosi la fronte con l’uncino “Lei è la fidanzata di Cippitto, che si persero di vista tanto tempo fa e che lui cercava dappertutto. Me ne aveva tanto parlato.”

Allora tutti risero a quella notizia e felici cominciarono a ballare.

Poi si decise di pregare con una spaghettata per tutti.

“E, dopo aver mangiato, parliamo di noi” disse Buon Pirata “onoriamo il quinto condimento e ascoltiamo quello che ci dicono gli altri, i loro pensieri ed i loro desideri. Per esempio: Cippitto e Cipollina hanno deciso di stabilirsi nell’isola e vivere felici del loro amore.”

Rosetta però guardò il pirata, girando la testolina verso sinistra, che nel linguaggio dei cani voleva dire:

“E adesso noi come facciamo a governare se ci manca un pirata?”

“Non ti preoccupare.” rispose Buon Pirata ridendo “Olivetta: visto che non hai un pubblico e che trovi noiosa quest’isola, che ne pensi di unirti alla nostra ciurma? Gireremo tante isole dove potrai esibirti nel tuo spettacolo ed avrai un pubblico nuovo ogni volta?”

“Che ne penso? Che è un’idea meravigliosa. Accetto!” rispose entusiasta l’attrice ” Anzi … aspettate un po’ …”

Si allontanò pochi minuti e tornò portando un baule. Era il suo baule di scena, montò un paravento, si nascose dietro e disse.

“Qui dentro c’è tutto il mio tesoro: i miei vestiti d’attrice. Ed ora guardate qua!”

In pochi secondi si cambiò il vestito da principessa con uno tutto nero da pirata, con tanto di stivaloni e cappello con la piuma!

“Voilà! Ora sono la Corsara Nera! Quando andiamo all’arrembaggio? Ahrrrr”

E tutti risero, fino alle lacrime.

Da quel giorno si disse: “Chi cerca per mare, poi trova l’amore.”

Ramen.

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Salmoni Pastafariani – 12. La storia dei diamanti

 

Lasciamo Buon Pirata e la ciurma dei suoi amici navigare tranquilli.
Prometto che tornerò a narrarvi le nuove avventure, ma lo farò dalla prossima volta.
Ora voglio raccontarvi del perchè Buon Pirata ha il vestito ed il tricorno tempestati di piccoli diamanti.
Ed in questa storia c’entro io, che vi sto raccontando le loro peripezie.

Intanto sappiate che anch’io sono un pirata, e col mio galeone navigavo per i Sette Mari in cerca di Gloria e Tesori.
Fattostà che stavo seguendo una nave spagnola carica di soldati, e questo, cari miei, è indice di presenza di casse colme d’oro; perchè altrimenti la Guardia del Re di Spagna dovrebbe difendere, chessò, un brigantino con quattro miseri barili di acciughe salate nella stiva?

Insomma stavo belbello a rincorrere la nave, pregustando già di contare i dobloni d’oro che contenevano le sue casse, quando d’improvviso vedemmo sbucare all’orizzonte una grossa Nave di Linea.
Si vedeva che puntava la nostra nave, e, cosa sbalorditiva, aveva le insegne di Maracaibo!
Quindi a bordo doveva esserci nientepopodimeno che il famigerato Governatore in persona.

“Ciurmaglia! Il Governatore vuole attaccarci ed impedirci di mettere le mani sul tesoro del Brigantino?” urlai ai marinai.
“Ha-ha! Non sa di che Pasta siamo fatti noi! Abbordiamoli!” Li incitai, sprezzante, agitando la spada.

Così puntammo alla Nave di Maracaibo, e non più al brigantino, che, visto il nostro cambio di rotta, a sua volta volse la prua verso di noi, con l’intento di aiutare i suoi amici.
Adesso eravamo due contro uno.

Ma noi eravamo velocissimi e molto più agili della pesante Nave di Linea. Cosicchè riuscimmo a prenderla di poppa per evitare i loro temibili cannoni. Andammo all’arrembaggio; dovevate vederci vestiti da pirata con gli sciaboloni in mano, e tutti che urlavamo:
“Ahrrrr”
Pensate: non ci fù nemmeno bisogno di combattere, tutti i soldati del Governatore, e lui stesso, si spaventarono così tanto che si fecero la pipì nelle braghette, e preferirono buttarsi in mare.
Raggiunsero a nuoto l’altra nave che li salvò tutti, mentre noi ci impadronimmo della grande nave, lasciandoli fuggire.

Ispezionammo le stive piene di botti di rum e di aringhe salate.
Ma nella cabina del Governatore trovammo due casse: in quella grande c’erano molti dobloni d’oro che si divise la ciurma come bottino di guerra. Poi c’era un baule molto piccolo, uno scrigno quasi, che tenni per me: all’interno c’erano almeno mille piccolissimi diamanti.
Ed un biglietto dove c’era scritto:
“Per Buon Pirata, dare sulle proprie mani! Firmato: il Governatore di Maracaibo.”

Non ci capii molto là per là: chi era questo Buon Pirata? E perchè il Governatore doveva dargli quei diamanti? Feci spallucce, presi il baulino, e me lo portai nel Galeone.

Poi legammo la nave del Governatore e la trainammo fino all’Isola della Tortuga, come preda di guerra.
Quando fummo nell’Isola, la voce del nostro trionfo si sparse velocemente, e sapeste le volte che dovetti raccontare di come vincemmo il Governatore di Maracaibo.

Naturalmente lo feci alla maniera pirata: ogni volta aggiungendo elementi grandiosi e fantasiosi.
Così le navi poco a poco divennero cento e, mano a mano che bevevo Grog, il Governatore diventò nientemeno che il Kraken che scappava.
Bhe, sapete, noi pirati siamo fatti così.

Però, ad un certo punto delle narrazioni, mi lasciai scappare dello scrigno di diamanti, e non volendo anche del biglietto che si trovava assieme ai diamanti. Subito tra gli astanti sentii una voce potente:
“Di chi sono quei diamanti?”
Subito nella taverna ci fu un silenzio di tomba. Si poteva persino sentire il cuore che batteva di tutti coloro che si erano assiepati per ascoltare la storia.

Una figura si alzò dal fondo, dall’angolo più buio, e avanzò verso di me. Tutti si scansarono per far passare la figura in tricorno tutta vestita di blu, con la benda in un occhio, una gamba di legno e l’uncino.
“Io sono Buon Pirata e reclamo il possesso dello scrigno e della lettera!” mi disse quando fu vicino.
“Certo!” risposi “Ma come faccio a sapere che sei davvero chi dici d’essere? Ti propongo una sfida a Briscola del Pirata, se vinci tu vuol dire che era destino che i diamanti tornassero a te, ma se vinco io dovrai lasciare l’Isola senza cianchetta e senza il gancio!”
“Accetto!” rispose Buon Pirata immediatamente, e ci fu un boato nella folla che voleva la sfida alla Briscola.

Fu approntata la tavola e le carte, e ci mettemmo a giocare.
Inutile dirvi che mai in tante gare di Briscola vidi una fortuna sfacciata come quella: tiravo Cannoni e vinceva col Pirata, tiravo Pirata e vinceva con Pappagalo, tiravo Quattro e vinceva con Cinque. Sembrava che le carte gli venissero in mano per magia!
Fu inutile persi in quattro e quattr’otto.

A quel punto potevo sguainare la sciabola, accusarlo di barare e sfidarlo in una tenzone, ma mi sovvenne alla mente il quarto Condimento: io preferirei davvero che tu evitassi di assumere comportamenti che offendano te stesso.
Ed allora mi comportai da gentilpirata e gli dissi:
“Ecco a te lo scrigno, non dubito più che tu sei proprio quello che affermi d’essere, cioè: Buon Pirata!”

A questo punto lui sorrise, aprì lo scrigno, tolse il biglietto che nascose nel giustacuore, guardò nello scrigno e sospirò.
Poi avvenne un fatto straordinario, e chi aveva ancora dubbi se era o no Buon Pirata, dovette fare ammenda: prese tutti i diamanti in mano e li lanciò in aria! Come fossero coriandoli di Carnevale.

Ma i diamanti non finirono a terra: gli si attaccarono saldamente ai vestiti ed al tricorno.
Adesso Buon Pirata sbrilluccicava. E rideva. E la gente intorno guardava questo spettacolo a bocca aperta, compreso il sottoscritto.

“Ahrrr, Compare!” mi disse ridendo “per ricompensarti sarai il primo a sapere delle avventure che avrò in futuro, così tu le potrai raccontare a tutti coloro che le vogliono sentire, visto che ti piace infiocchettarle così tanto. Mi raccomando solo di non esagerare troppo!”
Poi la sera fu data una festa per il Pirata ritrovato e per il Prodigioso, che c’entra sempre.

Spaghetti e birra, naturalmente.

Da quel giorno si disse: “Le buone intenzioni brilleranno come i diamanti di Buon Pirata.”
RAmen

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