Salmoni Pastafariani: 9 – L’Isola del Dolce Tesoro

psvpirataEra bellissimo vedere Buon Pirata andare verso la spiaggia per giocare con i suoi amici. Avreste dovuto vederli: lui vestito di blu, tutto scintillante e col tricorno, Rosetta con il fiocco e il fazzoletto rosso che gli zompettava lillera e felice intorno, e Tu Chitti tutto colorato sulla spalla del pirata.

Faceva molto caldo quel giorno, tanto che le fate non si videro, si sa che preferiscono stare sotto le foglie degli alberi piuttosto che sudare molto. Anche il pirata si distese all’ombra di un grande banano, mentre Rosetta decise di rinfrescarsi le zampe sulla battigia.

Aveva appena chiuso gli occhi ed appisolarsi, quando fu destato dai latrati del cane: “Bau, arf!” abbaiò Rosetta, “Cocorì!” ciangottò Tu Chitti, “Che succede, ahrrr?” brontolò Buon Pirata. Il mistero fu risolto quando Rosetta portò a far vedere cosa aveva trovato tra le onde: “Un astuccio di legno! Chissà cosa contiene.” disse il pirata. Si fecero tutti attenti e seri e poi aprirono l’astuccio. “Ma è una Mappa!” esclamò Buon Pirata aprendo la pergamena che c’era nell’astuccio.

“Anzi una Mappa del Tesoro! Guardate questa grande X segnata su quest’isola, indica il punto dove scavare.”. “Scavare! Trrroveremo un tesoro” disse il pappagallo “Bau!” sentenziò Rosetta. “Già, come ci arriviamo? Avete ragione, senza un Galeone non ci si arriva all’isola, e se restiamo qui, addio Tesoro!”

Allora Tu Chitti si alzò in volo e si mise a scrutare l’orizzonte sulla cima dell’albero più alto dell’isola. Si sa che i pappagalli hanno una vista eccezionale, tanto che riescono persino a vedere la Teiera Volante tra i pianeti. E pure quella volta confermò la fama di quei fantastici uccelli colorati: molto ma molto lontano vide un Galeone, ma non un galeone qualsiasi, ma proprio IL Galeone, quello che Buon Pirata solcò i Sette Mari, prima che la Tempesta li separasse.

Il pappagallo volò a dare la buona notizia a Buon Pirata, e lui saltellò di gioia sull’unica gamba buona: finalmente avrebbe riavuto la sua nave. Poi, però, si fermò e pensò a voce alta: “Un momento, anche se arrivassi da solo con i miei amici, non riuscirei a governare la nave, come posso fare per trovare una ciurma disposta a solcare gli oceani?”

Questa volta fu Rosetta a saltellare di gioia: “Bau bau bau!” spiegò al pirata “Come? Tu conosci dei bravi marinai che potrebbero fare al caso nostro? Allora corri a chiamarli, corpo di mille spingarde!” rise Buon Pirata, “Woffy!” disse seria seria rosetta ed ubbidì al suo amico Pirata.

Dopo un poco di tempo tornò con i due Bravi Marinai che presentò ai suoi amici. Erano il tucano Cuccurucuccù ed il porcospino Cipitto, che erano entusiasti di far parte della ciurma di Buon Pirata. E poi, chi non andrebbe all’avventura quando c’era da scoprire un tesoro? Ora rimaneva solo da salire sul galeone. Come fare? Buon Pirata si ricordò di una barca a remi che aveva visto vicino alla spiaggia e ci si recarono tutti.

La barchetta non era di nessuno, montarono e il pirata cominciò a vogare verso la nave, guidato da Tu Chitti che gli diceva “Destra!” e “Sinistra!” se sbagliava direzione. Ci volle mezza giornata per arrivare finalmente al Galeone, ma soddisfatti salirono a bordo e Buon Pirata si mise subito al timone, felice di aver ritrovato la sua meravigliosa nave. “Issate la randa! Spiegate la maestra! Attenti al controfiocco!” diede ordini marinareschi alla ciurma che di becco e di denti cominciarono a tirar funi e vele, correndo qua e là sul ponte. In definitiva si dimostrarono tutti piuttosto bravi e il pirata promise doppia razione di spaghetti per tutti quella sera, li avrebbe preparati lui per lodare il Prodigioso.

Dopo cena guardarono la Mappa del Tesoro, Buon Pirata da bravo capitano calcolò che erano sulla rotta giusta. Avrebbero raggiunto l’Isola del Tesoro in pochi giorni di navigazione, e lui raccontò la storia di quell’isola che tutti evitavano perchè si diceva fosse abitata dai giganti. In verità l’Isola del Tesoro era piccolissima e con molte palme, chi la vedeva da lontano vedeva le chiome degli alberi muoversi al vento e le scambiava per i capelli di esseri mostruosamente alti.

Così quando arrivarono nessuno ebbe paura di scendere sull’isola. Buon Pirata portò vanga e piccone e tutti quanti si apprestarono a cercare il tesoro Prima di tutto sulla Mappa c’era scritto di trovare un masso a forma di teschio “Eccolo qua!” esclamò il pirata, poi c’era da contare 33 passi da Pirata verso Mezzogiorno, “Uno … due…” contò, e arrivato a trentatrè disse “Ora bisogna contare 333 passi di pappagallo verso Est, ma sono stanco e mi fermo sotto questa palma per farmi un sonnellino, continueremo dopo” e si mise subito a ronfare assieme al tucano ed al porcospino.

TuChitti e Rosetta invece erano impazienti, e il pappagallo cominciò a camminare seguito dal cane e contare “Uno … due…” quando arrivarono alla X della Mappa, Rosetta cominciò a scavare come solo i cani sanno fare “Brava brava!” diceva Tu Chitti.

Ad un certo punto arrivò ad una cassa di legno: finalmente avevano trovato il tesoro! Ma le sorprese non erano finite.

Dovete sapere che anche il serpente Piticock cercava il tesoro, da molto tempo era nell’isola, ma non riuscendo a fare i passi da uomo e nemmeno da Pappagallo, era destinato a fare buchi a casaccio, senza trovare mai nulla. Spiò i due amici mentre trovavano la Cassa del Tesoro, e poi saltò fuori dal nascondiglio. Minaccioso disse: “Il tesoro è mio! C’ero prima io, mollate l’osso altrimenti …” facendo capire che poteva essere pericoloso. I due amici si spaventarono molto, ed a quel punto il rettile avvolse tra le sue spire la cassa, cercando di portarsela via. Ma l’unica cosa che riuscì a fare fu di ruzzolare a terra con cassa e tutto, che si aprì spandendo dappertutto il suo contenuto.

C’erano nientepopodimenoche: scatole di biscotti!

In quel momento arrivò Buon Pirata con i marinai, vide la serpe ed esclamó: “Che brutto serpentaccio! Il Prodigioso ti ha creato quando era più ubriaco del solito.”. “Tho, il Pirata che crede allo Spaghetto Volante! Ma io non ci credo e sono migliore di te!” gli rispose quell’insolente con un tono da sfacciato.

Ma Buon Pirata aveva ben presente il Primo Condimento,  e se qualcuno non crede allo spaghettoso, pace, non è vanitoso. E poi LVII preferirebbe che non ci si comportasse come un asino bigotto per descrivere la sua spaghettosa bontà.

Comunque estrasse subito la sciabola-cavatappi e disse: “Sciò! Rettilaccio della malora! Vattene ed a non più arrivederci! Ahrrrr” .

Piticock scappò così velocemente che qualcuno dice di averlo visto ancora oggi rotolare nel Deserto del Sahara. Poi Buon Pirata vide i biscotti: “Ma certo, ora ricordo! I miei biscotti! Li avevo nascosti io molto tempo fa perchè se avevo voglia di fare una festa con i dolci, avrei portato la ciurma su quest’isola!”

Insomma si divisero i biscotti e risero così tanto che da quel giorno si disse: “Ridi, ridi che nel’isola ci son i biscotti!”

RAmen.

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Salmoni Pastafariani: 8 – La Teiera Volante

img_4664Quel giorno Buon Pirata si sentiva come se gli mancasse qualche cosa ed allora decise di andare alla locanda per pregare il Prodigioso.

Dopo essersi vestito con la sua palandrana blu e il tricorno, tutti tempestati di piccoli diamanti come fossero stelline, mise la fascia arancione, la sciabola, che serviva solo ad aprire la birra in verità, e la benda sull’occhio.
Poi sistemò Rosetta, l’amica cagnolina, le mise il cerchietto con il fiocco e la bandana rossa al collo.
Chi mancava ancora? A, sì: il pappagallo colorato!
“Non so ancora come ti chiami …” mormorò tra sè e sè il Pirata.
Il pappagallo piegò la testa di lato e disse:

“Vuoi saperrre il mio nome? Davverrro?”

“A! Ma tu parli!” Esclamó sorpreso Buon Pirata.

“Cerrrtamente che parlo, io. Sono un pappagallo, mica un pinguino, ahrrr! Anzi, orrra ti racconto la storrria del mio nome.”

E cominció a spiegare al Pirata di quando era un pappagallino nato in una gabbia a Maracaibo. A proposito, a sentire quel nome, Buon Pirata ebbe a sospirare così forte che Rosetta fece un balzo e cominció ad annusare dappertutto.

Fattostà che un capitano Filibustiere lo compró e se lo pose subito appollaiato sulla spalla.

Era così carino, proprio un amore di pappagallino, che una bambina chiese di poterlo vedere da vicino, e poi esclamó rivolta al capitano accucciato:

“Ha i colori dell’arcobaleno. Lo chiamerete Tu Chitti, vero Filibustiere?” Lui rise e disse che sì, il nome gli piaceva molto, poi lo portò nella sua nave. Fu lui ad insegnargli a parlare. Navigarono i Sette Mari, ma a questo capitano Filibustiere piaceva un sacco sfidare le temperature polari a torso nudo, poiché adorava il freddo ed il ghiaccio. Però obbligava anche il suo equipaggio a rimanere al gelo senza casacca e camicia. E così sapeste quanta tosse e geloni che si prendevano i poveretti?

Ma noi che osserviamo i Condimenti sappiamo che l’ottavo dice: “Io preferirei che tu evitassi di fare agli altri quello che vorresti fosse fatto a te a meno che non lo apprezzi.”

E quando pure Tu Chitti si prese un raffreddore coi fiocchi, allora il Filibustiere fu toccato dallo Spaghetto. Si diresse verso mari più caldi e permise alla ciurma di vestirsi. Anche se a lui continuava a piacergli il freddo.
“Ti chiami Tu Chitti? Mi piace! Mi garba assai! Ahrrr…” disse Buon Pirata
“Ahrrr … Ahrrr …” ripetè Tu Chitti … a pappagallo.
Tutti e tre si incamminarono verso la Locanda. Si sedettero ed arrivò loro il cibo: spaghetti con le polpette per il pirata e Rosetta, e semi di girasole a Tu Chitti. Oltre alla sacra bevanda, il Tè, una bella teiera fumante per Buon Pirata.
Poi successe una cosa meravigliosa: Buon Pirata guardò dentro la Teiera e sembrò ricordasse qualcosa di importante perchè sorrise e sembró illuminarsi.

Seppe proprio in quel momento
cosa gli mancava: Maracaibo, la città meravigliosa!

Doveva lasciare l’Isola dove abitava, trovare un Galeone nuovo che lo portasse via. Doveva continuare la sua fantastica avventura.
Allora uscì in strada portando la Teiera, e la lasciò. Ma non cadde a terra. No, prese a volare nel cielo. Sempre più su, sempre più in alto, fino ad arrivare tra i Pianeti lontani.

“Ecco è arrrrrrivata! Ahrrr …” esclamó Tu Chitti, poiché i pappagalli sono gli unici che possono vedere così lontano “Orrra è con l’Unicorrrno ed il Prrrodigioso!”

E Buon Pirata si tolse il cappello e salutó: “Ahrrr!”.
Da quel giorno si disse: “Solo chi può guardare lontano vede la Teiera Volante.”

RAmen.

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Salmoni Pastafariani: 7 – Buon Pirata e i tre biscotti.

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Buon Pirata e la cagnolina decisero di recarsi alla Spiaggia delle Fate, lì avrebbero giocato tutto il giorno con le fatine che adoravano nascondersi e farsi trovare, per poi fare scherzi come alzare le orecchie al cane o togliere il tricorno al Pirata. E loro ridevano di gusto.

Così il Pirata mise in saccoccia tre biscotti, grandi quanto il palmo di una mano, per fare merenda non appena avessero avuto fame e si avviarono alla spiaggia. Una volta giunti, il cane abbaiò per attirare l’attenzione dell’amico Pirata su di un oggetto verde tra le onde. Era una bottiglia con un cartiglio.

Lo raccolsero e lessero assieme:

“Ciao amici, questo messaggio è per voi, ricordatevi che il nome della cagnolina è: Rosetta!”

“Rosetta! Ti chiami Rosetta!” esclamò felice Buon Pirata.

“Bau!” confermò molto seriamente Rosetta.

Vieni, qui, Rosetta. La bottiglia mi ha fatto ricordare una storia e te la voglio raccontare. Sediamoci.” Disse Buon Pirata all’amica cagnolina. Si sedette all’ombra di una palma ed incrociò gamba buona e quella di legno, mentre Rosetta si accucciò e lo guardò attenta.

Dunque: tanto tempo fa trovai anch’io una bottiglia in una spiaggia. Dentro c’era una mappa che portava ad un’isola lontana, nei mari del Nord.” continuò a spiegare, mentre il sole si era alzato e cominciava a scaldare.

Era segnato come trovare un Tesoro. Figuriamoci: qualsiasi pirata non se lo sarebbe fatta scappare.Quindi armai il Galeone e partii alla sua ricerca. Navigammo con la ciurma fino a solcare i freddi mari del Nord.

Quando trovammo l’isola giusta e ci avicinammo, però, vedemmo uno spettacolo incredibile che ci lasciò a bocca aperta. Cosa successe? Che c’erano dei ‘pinguini’ che saltavano fuori dall’acqua con il loro bel pesciotto nel becco colorato e se lo mangiavano sulle rocce!

Tutti strabuzzammo gli occhi. Com’era possibile questo fatto? I pinguini abitano al Sud del pianeta, non al Nord. Voleva dire che avevamo sbagliato rotta! Eravamo andati esattamente all’opposto.

Ohimè, a quel punto tra la ciurma scoppiarono delle discussioni, tutti si incolparono di aver governato male la nave, e qualcuno addirittura di essersi sognato il Prodigioso che lo avvertiva che il viaggio finiva male tra i pinguini.

Allora ricordai a tutti il nostro settimo Io Preferirei Che, il quale ci spiega chiaramente che il Sugoso mica ci parla. A nessuno, né in sogno e meno che meno con dei segni speciali. Proprio no. E poi ci chiede di volerci bene tra noi, mi capite o no? E …

… mi venne un’intuizione. Guardai meglio col mio cannocchiale questi pinguini. Aaa, ecco, non erano pinguini, bensì Fratercule o Pulcinella di Mare, assomigliano al pinguino, ma sono dei veri uccelli ed abitano al Nord e non al Sud.

Una volta che ebbi spiegato l’inghippo alla ciurmaglia, tutti risero e si abbracciarono: come avevamo fatto a mettere in dubbio l’amore per il prossimo e i Condimenti? Subito dopo rincuorati scendemmo e seguendo le indicazioni del messaggio in bottiglia, trovammo infine il Tesoro nascosto, che dividemmo tra i bisognosi quando tornammo nei mari caldi.”

Finita la storia, adesso potevano giocare con le fate, che simpaticamente comunicavano tra loro a ruttini, e lo fecero sino all’ora di pranzo.

Buon Pirata era affamato ed allora prese i biscotti, ne tenne uno per sè, e lanciò uno a Rosetta. Lei adorava prendere al volo le cose, compresa la gamba di legno del suo amico, che qualche volta le tirava, per poi riportargliela, si intende.

Rosetta saltò altissima per prendere il biscotto e … sgnac! Accadde che tornò a terra a bocca vuota! Dov’era finito il biscotto? A Buon Pirata era sembrato di vedere qualcosa, come di una saetta colorata che volava via con un biscotto in bocca.

Guardò meglio con il famoso cannocchiale che adoperò per vedere i Pulcinella di Mare e, sorpresa!

Vide il biscotto su di un ramo di un albero, ed era nel becco di un magnifico pappagallo dai sette colori dell’arcobaleno: verde la coda, blu e ciano la schiena, rosso e viola la testa e giallo e arancione il petto.

Buon Pirata rise di gusto, lanciò il terzo biscotto a Rosetta e questa volta il salto non andò a vuoto. Il pappagallo a quel punto volò e si aggrappò sulla spalla del Pirata, finendo di mangiare il suo biscotto. Inutile dirvi che da quel momento divennero inseparabili, quei tre. Ora però si doveva trovare un nome anche al Pappagallo Colorato.

A proposito: nessuno sa il perchè Buon pirata prese tre biscotti se erano in due, cioè lui e Rosetta? Come faceva a sapere che gliene sarebbe servito un terzo?

Da quel giorno si disse: “Chi trova un amico pappagallo, poi troverà un Tesoro”

RAmen.

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Salmoni Pastafariani: 6 – Buon Pirata fa naufragio!

beer-1607001_960_720Una cosa straordinaria mi è capitata oggi: stavo passeggiando su di una spiaggia di bianca sabbia, e un caldo sole mi accarezzava.
Mi divertivo a raccogliere conchiglie, quando mi accorsi di quella bottiglia.
Stava rotolando sulla battigia, seguendo il pigro andare e venire delle onde del mare.
La raccolsi e, con mio grande stupore, notai al suo interno che conteneva una pergamena.
La aprii e lessi quello che ci era scritto, illuminandomi dalla gioia di quelle splendide notizie.
Avete indovinato chi la scriveva?
Sì, proprio Buon Pirata!
Ecco che c’era scritto:

“Ciao a te che hai raccolto la mia bottiglia dal Mare!
Io sono Buon Pirata e scrivo questo messaggio per raccontarvi delle mie ultime avventure.

Dovete sapere che lasciai un bel giorno il Mare Tranquillo per avventurami nei Sette Mari.
Con la mia Ciurma di amici ci recammo a visitare porti sconosciuti ed isole meravigliose, dove trovammo sempre gente buona e abbondanti Preghiere al Prodigioso Spaghetto Volante.

Indicammo sempre, quando richiesti e senza mai sottomettere nessuno, la via degli Otto Condimenti.
E qualcuno, a dire il vero, lo vedemmo essere toccato dai Suoi Sugosi Spaghetti.
Ogni volta alzammo le vele per cercare porti con taverne in cui pregare, avventure da vivere e Tesori da dissotterrare.

Una volta un vecchio pirata ci diede una mappa:
“Qui sicuramente si cela un tesoro favoloso, trovatelo e dedicatelo al Prodigioso.” Ci disse.
E così facemmo. Ci dedicammo alla sua ricerca, passando di avventura in avventura.
Senza contare sull’aiuto del nostro Dio, alla fine trovammo un baule stracolmo d’oro e di gioielli.

Anche il ritorno all’Isola dei nostri Frittelli fu lungo e travagliato. E di tutto questo vi racconterò più avanti, chissà.
Fattostà che quando ci arrivammo e mostrammo il tesoro, ci fu chi volle erigere un grandioso Tempio in onore dello Spaghettoso.
Altri un’intera chiesa ricoperta di spaghetti d’oro e rubini che ricordassero il colore del sugo.
Ma il nostro Sesto Condimento è chiaro ed il prodigioso preferirebbe che si evitasse di erigere santuari multimilionari in onore della sua spaghettosa bontà, poiché tali soldi potrebbero essere meglio spesi per sconfiggere la povertà, curare le malattie, vivere in pace, amare con passione, e ridurre il prezzo delle pay-Tv. LVII apprezza le cose semplici della vita, essendo il Creatore!

Allora costruimmo una piccola taverna, con una bella cucina e la pay-tv, dove poterlo pregare quando eravamo affamati ed assetati, ed il resto dei dobloni furono dati alle navi che partivano per tutte le direzioni per un’avventura, e ci pensarono loro a distribuirli tra la gente bisognosa ed a costruire ospedali dove non c’erano.

Ecco, anche noi ci prendemmo una parte del gruzzolo e tornammo a navigare, perchè i Pirati devono solcare i mari se vogliojno salvare il mondo dal riscaldamento globale. E non stare in panciolle davanti al computer.

Ma ahimè! Una tempesta incrociò la nostra rotta, e la nostra nave fu sconquassata dalla furia dell’uragano e dalle onde.
La più grande di tutte arrivò fino alla coffa, spazzò il ponte ed io, che ero al timone, fui scaraventato in mare in balia degli elementi.

Sarei sicuramente annegato, sennonchè mi aggrappai ad un barile di rum mezzo vuoto, caduto dalla nave.
Dopo molte ore la tempesta passò, ma del mio Galeone nemmeno l’ombra.
Chissà dove l’aveva portato l’uragano.

Nella disgrazia fui fortunato, perchè capitai vicino ad un’isola. Sulla spiaggia sbarcai dal barile e lo baciai dalla gioia di esser vivo e poi baciai la spiaggia, tanta era la felicità di essere in una nuova Patria.

Ora vi scrivo dondolandomi su un’amaca. La gente del posto mi prepara tanti spaghetti con le polpette ed io gli ho insegnato a fare la birra.
In più ho trovato un amico, una cagnolina dal muso simpatico e ci siamo adottati a vicenda.
“Perchè non la chiami Rosetta?” Mi disse una bambina “Guarda, gli regalo il mio fiocco rosa ed il mio fazzoletto rosso da mettere al collo.”
“Rosetta? Mi garba!” le risposi ridendo di gusto.

Così decisi di stabilirmi qui e di scrivere le mie storie in bottiglia affidandole al Mare. Provvederà lui a farle arrivare a chi le racconterà ai piccoli Pirati ed anche ai più grandi, quelli dal cuore di bambino.”

Da quel giorno si disse: “Anche dopo la peggiore tempesta troveremo sempre qualcuno che ci starà vicino.”

RAmen.

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Salmoni Pastafariani: 5 – Buon Pirata e la lampada in fondo al mare

tesoroBuon Pirata e i suoi Frittelli, esausti dopo una difficile navigazione fatta in mezzo a delle furiose tempeste, non vedevano l’ora di trovare un’isola.
Magari accogliente, con un buon approdo per riparare i danni subiti, una buona locanda dove pregare il Prodigioso e rilassarsi.

Approdarono ad un’isola particolare. Si trovava navigando pian pianino in mezzo a degli isolotti di sabbia e rada vegetazione.
La particolarità di quel viaggio fu che c’era una puzza talmente forte che dovettero mettersi delle mollette sul naso.

Finalmente arrivarono all’isola più grande, ormeggiarono il Galeone e scesero a terra.
Dovunque gli abitanti avevano piantato delle basse colonnine, poco più alte di un uomo medio, a mò di totem.
Sopra ad ogni colonnina c’era un pesce grigio lungo poco più di un palmo della mano dell’uomo di prima.

Gli abitanti uscirono dalle loro case per vedere i forestieri appena arrivati, ponendo ai Pirati domande curiose su chi erano e che facevano.
Naturalmente Buon Pirata e la ciurma risposero a modo, spiegando che erano lì per pregare nella locanda, ed a loro volta chiesero quale significato avessero le colonnine.
“Quelle Sacre Colonne rappresentano il nostro idolo, la nostra divinità” rispose il sindaco dell’isola “Noi veneriamo il Sacro Merluzzo!”
Ed a quelle parole gli abitanti dell’isola abbassarono il capo in un inchino deferente.
Anche i Pirati si tolsero i cappelli, sia mai si fossero offesi, e si produssero a loro volta in un bell’inchino.
“Merluzzo?” disse a bassa voce uno dei pirati “Ma se è grande come una sardina in scatola!”
Buon Pirata, facendo finta di niente, diede un calcio con la gamba di legno sullo stinco del pirata che parlò. E che, per una buona mezzora camminò storto massaggiandosi la gamba.

Ormai, però, il danno era fatto, perchè il sindaco sentì lo stesso le sue parole e diventò paonazzo nel sentire che veniva offeso il suo idolo.
“Il Sacro Merluzzo non tollera le offese, sapete che vi potreste ritrovare senza naso?”
Ma Buon Pirata provò a gettare acqua sul fuoco:
“Perdonateci, non era intenzione recare offesa a chicchessia. Anzi, noi che crediamo nel Prodigioso Spaghetto Volante, che non gli interessa se lo si offende, preferiremmo evitare di scambiarci le idee a stomaco vuoto. Indicateci la locanda: mangiamo, beviamo e ci parliamo. Vi va?”

Così fecero brindando ora ad un Dio e dopo a quell’altro, raccontandosi storie di pesche miracolose e di spaghettate mistiche, finchè tutti si conobbero meglio.
Alla fin fine, con la pancia piena, tutti dissero degli altri che non erano cattive persone, ed anche se ciascuno rimase della propria idea, l’importante fu di aver passato qualche ora in armonia, ed in amicizia.

Ripeterono qualche sera quegli scambi culturali, finchè non ebbero riparato per bene la nave.
Ecco, ora Buon Pirata e isuoi Frittelli erano pronti per continuare il loro viaggio nel grande mare. La ciurma sciolse gli ormeggi e si avviarono per avventure più grandi.

Prima però un’ultima tappa in un posto segreto che il Pirata segnò con una X nera su di una mappa.
In quell’esatto punto colarono la cassa del Tesoro, nascondendola nella profondità del mare.
Ed a quel punto Buon Pirata fece una cosa straordinaria: prese una lampada accesa dal cassero e la lascio andare anch’essa nell’acqua fredda, giusto dove era sparita la cassa.
E la lampada non si spense, nossignore! Tutti loro potevano vederla risplendere giù nell’abisso.

Poi si avviarono.
Forse un giorno ritorneranno e ci racconteranno di quello che videro: le loro scorribande, i saccheggi e gli abbordaggi.
Di loro, per il momento, ci resta solo quella luce laggiù, dove sanno aver nascosto i loro tesori più preziosi

Da quel giorno si disse: “Osserva bene quella luce che non si spegne mai, nemmeno nel più profondo mare: è la luce dell’amicizia.”

RAmen.

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Salmoni Pastafariani: 4 – La fiaba della Piratessa

slave-shipQuando Buon Pirata scese con la ciurma dal Galeone sulla quarta isola per Pregare il Prodigioso Spaghetto Volante, sentì la gente del posto che si lamentava che i loro bambini facevano fatica ad andare a letto a dormire.
“Abbiamo provato di tutto” dissero sconsolati “latte caldo, camomilla, nuovi giocattoli, biscotti, financo canzoni di Gigi D’Alessio, ma nulla.”

Allora Buon Pirata propose:
“Ci provo io. Conosco un metodo scientifico che sicuramente funziona.”
“E come farai a calmarli?” chiesero gli isolani
“Con una fiaba” rispose lui “la più bella che sia ascoltata: quella dei Pirati!”

E cominciò in mezzo ai pargoli, vestiti da nanna, a raccontare:
“C’era una volta un Pirata …”
“E perchè non una Piratessa?” lo interruppero vociando tutti in coro.
“E sia” disse ridendo “c’era un volta una Piratessa che con la sua ciurma voleva cambiare il mondo. In verità gli sarebbe bastato cambiarne un pezzettino …”

“Aveva la benda sull’occhio la Piratessa?” chiesero i bambini, stavolta quieti e curiosi.
“Sì, ce l’aveva sempre addosso, da quando gli successe una cosa bizzarra: un giorno la tolse e perse la rotta, sebbene il Nostromo l’avvertiva di un vento contrario.”
“Ed allora cosa fece?” domandarono i piccoli ciondolando la testa e socchiudendo gli occhietti.

“Piratessa sapeva che doveva portare la sua ciurma fuori dai guai.
E la sua ciurma era la sua famiglia: ogni marinaio del suo galeone gli voleva bene e si affidava a lei.
E lei, da buon Capitano, non li avrebbe mai delusi.”

Buon Pirata continuava a raccontare la favola, la sua voce sembrava una carezza.

“La Piratessa seguiva gli “Otto Io Preferirei Che” ed il quarto Condimento dice che non devi recare offesa a chi ti vuole bene, che sia il tuo partner maggiorenne, ma anche la tua famiglia o la tua ciurma.
Quindi, con questo rispetto nel cuore, cercò di dare il suo massimo, rincuorando chi stava perdendo la speranza, aiutando chi era troppo stanco per orzare e poggiare.

A questo punto, arrivarono ad un mare scuro e freddo. Venti gelidi gonfiavano le vele. Non erano le loro solite acque limpide e arie tiepide.
Anche i pesci che nuotavano vicino alla superfice e che si facevano vedere, erano bizzarri e sfuggenti
Qualcuno della ciurma giurava addirittura di aver visto nuotare dei … pinguini.
E questo demoralizzava i nostri pirati. Sapete: date una nave da abbordare, un tesoro da scoprire o una Locanda da Sacralizzare e non avrebbero battuto ciglio. Ma i pinguini! Brrr.

Voleva dire che si stavano avvicinando all’Antartide. E lì c’era l’Inferno: una terra dove nulla nasceva: né grano, per fare cibo dai carboidrati complessi, né luppolo, per fare la birra, e nemmeno animali.
A parte i pinguini, che mangiavano freddo pesce il quale si nutriva di krill.
A qualcuno già scendeva qualche lacrima ghiacciata.

In più, Piratessa continuava a fare il punto della nave, ma il cielo era notte e giorno coperto. Non c’erano stelle con cui orientarsi. Non c’era il Sole amico che avrebbe potuto dare una mano.

Insomma, la situazione non era delle più rosee.

Ma proprio in quel momento Piratessa si ricordò cosa doveva fare in queste situazioni: veloce veloce si rimise la benda sull’occhio.
Adesso aveva un’altra visione, per fortuna.
Riuscì a imbrigliare i venti contrari con una manovra da manuale, dopo un poco ritrovò la giusta rotta e fu pronta ad una nuova avventura.”

Poi Buon Pirata tacque, pian pianino si alzò e lasciò i piccini distesi nei loro lettini, ormai tra le braccia di Morfeo.

Da quel giorno si disse: “Chi perde la benda, non naviga a vista.”

RAmen.

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Salmoni Pastafariani: 3 – Gli uncini di Buon Pirata

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Il terzo giorno il viaggio fu breve, così tutta la ciurma ebbe più tempo per lodare il Prodigioso Spaghetto Volante nella taverna dell’isola su cui sbarcarono. Tanto breve che Buon Pirata non ebbe nemmeno il tempo di lucidare la sua collezione di uncini, che teneva gelosamente nella sua cabina.
Questi uncini erano particolari: alcuni erano a cavatappi, altri a coltello, uno era a cacciavite ed un altro a stuzzicadenti. E naturalmente li cambiava secondo l’uso che gli serviva.

Comunque sia sbarcarono, e quest’isola in particolare, che non era molto grande, sembrava molto graziosa.
Ed i suoi abitanti accorsero tutti alla taverna quando seppero dei forestieri. In verità sembravano più curiosi di vedere dei veri Pirati.
“Ma davvero siete pirati? Vi vestite tutti così? La benda sull’occhio è vera o la mettete per moda?” chiesero quasi all’unisono gli isolani, con uno sguardo tra lo sbigottito e l’incredulo.

Buon Pirata e la ciurma di amici sorridevano a quelle bordate di domande e, intanto che sorseggiavano da dei grandi boccali di birra, cercavano di rispondere.

“Certo che siamo veri Pirati! Il Prodigioso si arrabbia se non spieghiamo la nostra fede senza essere vestiti da pirata.”
“Certo che ci vestiamo tutti così. Vedete: voi siete vestiti di cotone grigio ed in una strana foggia; ma a noi, che seguiamo i Condimenti, non importa come vi vestite o come vi atteggiate. Per noi contano solo le persone, uomini o donne che siano. E questo è il nostro Terzo Condimento.”
“Certo che … ehm … la benda è vera. Però qualcuno di noi la porta per avere un’altra visione del mondo, un altro punto di vista. Aiuta, sapete?”

Gli isolani erano felici di ricevere tutte quelle notizie, che li faceva pensare e distogliere per un poco dai loro problemi.
Erano poveri e tristi, spiegarono. Nell’isola coltivavano il cotone.
Riuscivano a farsi dei buoni e resistenti vestiti. Difficili da strapparsi e buoni assai se adoperati nei lavori pesanti.
Però erano bianchi e si sporcavano subito, facendo sembrare sciatti e luridi chi li indossava.
Per questo nelle isole vicine non li voleva nessuno e non riuscivano a vendere nemmeno i gomitoli di cotone che producevano.

Buon Pirata allora ebbe un’illuminazione!
Badate bene: il Prodigioso ci ha dato il libero arbitrio, ma non ci manda le idee, manco se lo preghiamo.

Dicevo, Buon Pirata ebbe l’idea di togliersi l’uncino e, con dei colpi di martello ben assestati, lo raddrizzò. Poi prese dalla sua collezione altri uncini raddrizzandoli tutti.
Infine ne prese una coppia ed insegnò ai devoti dell’isola come fare dei deliziosi merletti: due sopra, uno sotto, gira e lega.
Impararono in fretta e da quel momento, molto ma molto entusiasti, si dedicarono al lavoro all’uncinetto, come lo chiamarono da quel giorno.

Sappiate che i loro lavoretti andarono a ruba nelle isole vicine e lontane, e gli isolani non furono più poveri in canna.

Non solo. Vedete come da una buona idea nascono altre idee, come per magia.
Ebbene: un tale Gino, in onore al vestito Blu di Buon Pirata, colorò la stoffa resistente e da lavoro proprio con il colore preferito dal nostro Capitano. Così i pantaloni e le giubbe degli isolani ora erano di un simpatico blu.
A Buon Pirata regalarono una sostanziosa fornitura, che la ciurma caricò nella nave in casse dove scrissero “Blu di Gino”.

Non vi dico i festeggiamenti a Buon Pirata e la ciurma per tutta quella serie di eventi, che fu fatta dall’intera isola.
Vi basti sapere che fu fatta una statua che li ritraevano in una posa plastica, ma, avendola fatta di spaghetti e polpette, non vi affannate a cercarla, perchè fu mangiata in una sera.

E da quel giorno si disse: “Dai un uncino e riceverai tanti uncinetti”.

RAmen.

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Salmoni Pastafariani: 2 – Il Galeone pendente



resized-dscf2104Di buon mattino i due Pirati salparono dalla prima isola poichè il richiamo dell’avventura era forte.

Così, mentre governavano il Galeone, intonarono una canzone da taverna (il contributo all’upwelling, sapete) e cercarono un buon luogo di culto in cui pregare.
Alla maniera Pastafariana, si intende. Cioè una locanda con cucina, ben fornita di spaghetti e di birra in qualche atollo amichevole.

Mentre erano in mare videro in lontananza le vele di una nave e decisero di avvicinarcisi per salutarla.
Dopotutto non bisogna dimenticare le buone maniere, nemmeno se si è in pieno Oceano.
Magari ci potrebbero essere degli amici da salutare. O magari hanno bisogno di un aiuto.

Così, appena furono a giusta distanza, cominciarono a chiamarli:
“Ahrr, della nave!”
“Ahrr, heilà!”
Salutarono i due pirati, ma sapete cosa successe invece? Che dalla navi si sentirono urla allarmate:
“I pirati! I pirati! Aiut! Aiut! Salviamoci la pellaccia!”
Incredibilmente, le figure a bordo, spaventate dagli “Ahrr” e dall’aspetto piratesco dei due Pirati, cominciarono a calare in acqua una scialuppa, ci montarono dentro e:
“Sciaff, sciaff!””
Cominciarono velocemente a remare ed allontanarsi, finchè non diventarono un puntino all’orizzonte.

Buon Pirata ed il suo amico si guardarono sbigottiti, ma continuarono ad avvicinarsi alla nave ormai senza equipaggio.
Perchè mai erano fuggiti così di corsa? Mica volevano fargli del male, anzi: avevano tutte le più buone intenzioni di presentarsi con garbo.
Anche perchè il Prodigioso dice che preferisce non si opprima o si uccida proprio nessuno, e nemmeno essere meschini.
E i due Pirati ci tenevano molto ad onorare il secondo Condimento.

Fattostà che salirono a bordo della nave vuota. C’era la cabina del capitano, vuota. Le cabine con le amache, vuote. La cucina, vuota. Anzi, no: in cucina c’era ancora la zuppa calda e le scodelle pronte, così ne aproffittarono per pregare e gustarsi una bella merenda.
Naturalmente non era una barca che trasportava oro o pietre preziose, ma nella stiva fecero una scoperta piuttosto interessante: barili e barili con dentro lunghe collane di salcicce di tutti i tipi e dimensioni!

Non ci pensarono due volte, trasportarono tutti i barili nel Galeone. Mica potevano lasciarli là a prendere umido! O, peggio ancora, ad essere mangiati dai pesci!

Poi abbandonarono la nave al suo destino, e continuarono il viaggio.

Ad un certo punto, attraversato un banco di nebbia, intravidero un’isola, o così almeno sembrava.
Avvicinandosi di più videro invece che era un enorme Galeone color della nebbia che lo avvolgeva, con tante casette costruite sul ponte.
Era arenato sulla sabbia e inclinato, tanto da far temere che dovesse rovesciarsi da un momento all’altro.

“Ahrr” chiamarono i nostri Pirati dalla loro nave, mentre piano piano si avvicinavano, per paura delle secche. E sperarono che almeno questi non scappassero.
“Ahrr a voi, frittelli!” rispose una voce dal Galeone Grigio, quindi salirono a bordo per presentarsi, salutarono e parlarono col pirata che li aveva salutati per primo, che volle spiegargli la loro storia:

“Noi abitiamo questo Galeone che è fermo da anni, ma una volta navigavamo i mari in cerca di avventure. Un brutto giorno, avvicinandoci ad un isola, dove atterravano dei mostruosi esseri volanti, venimmo attaccati dalle canoe dei terribili HareKrisna!

A stento siamo riusciti a salvarci, e solo perchè trovammo un banco di nebbia perenne che ci nascose all’inseguimento. Purtroppo ci arenammo subito dopo e non ci siamo più mossi da quel dì.

Nascosti qua dalla bruma, cominciammo a metter su famiglia, costruire sopra la nave delle casette e coltivare un orticello sulla terraferma della piccolissima isola. Ma ora la nave si sta inclinando sempre più, non è più stabile e il pericolo di capottarci è sopra i nostri tricorni. Potreste aiutarci?”

“Certo” rispose Buon Pirata “avete delle catene? No? E corda? Nemmeno?”
Buon Pirata si grattò la zucca con l’uncino per farsi venire qualche idea, e … vedete come il Prodigioso ci ha fornito del pensiero? Dovremmo sempre farne buon uso.
“Ho trovato!” esclamò “Legheremo assieme tutte le salcicce che trovammo nei barili della nave abbandonata. Presto, datemi una mano!”

Ogni marinaio si industriò per il lavoro: trasportarono le botti fuori dalla stiva e cominciarono ad imbastire una cima … di salcicce.
Una volta finita Buon Pirata ad un capo di quella bizzarra corda formò un lazo, lo lanciò ed accalappiò la punta dell’albero maestro del Galeone Grigio.
L’altro capo lo assicurò alla sua nave e, sfruttando il vento favorevole, riuscì a tirare tanto da raddrizzare il grande bastimento arenato, che risulto più stabile anche di prima.

Non vi dico l’esultanza dei Pirat* tutti. E fu preghiera unica sino al mattino. Naturalmente a spaghetti e birra.
Il Pirat* che richiese l’aiuto, colmo di gioia, si dichiarò disposto per gratitudine a passare nella ciurma di Buon Pirata con la sua famiglia. Ora in quattro la nave si sarebbe governata molto meglio.

E quelli che rimasero nel Galeone Grigio verniciarono le casette e tutto il resto della nave con tutti i colori possibili, in onore ai vestiti sgargianti e rilucenti di Buon pirata e del suo amico, che da quel dì fu chiamato Galeone Arcobaleno!
E’ uno spettacolo vederlo ancora oggi quando ci si avvicina uscendo dalla nebbia.

E da quel giorno si disse: “Non importa quanto bisogno hai, ma se vuoi aiuto lo troverai in un* Pirat*, o almeno nelle sue salcicce.”

RAmen.

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Salmoni Pastafariani: 1 – Buon Pirata salpa verso la prima avventura

barpennedizioneA quel tempo Buon Pirata era inquieto.
Non che gli mancasse la pasta e la birra, per carità; ne era ben fornito, anzi.
Eppure si sentiva un devoto Pirata, e stava attento a rispettare gli Otto Io Preferirei Davvero che Tu Evitassi. Dove abitava non credevano alla spaghettosa bontà del Prodigioso, ma lui stava attento a non infrangere il primo condimento e comportarsi come un asino bigotto.
In verità si sentiva incompleto, come se gli mancasse un’altra gamba o un altro occhio.

Passeggiò fino alla rada, dove riposava nell’acqua calma il suo Galeone.
Guardò a lungo gli alberi senza vele della nave. Poi salì a bordo, fin sul cassero di prua, e poi verso quello di poppa, prendendo in mano la ruota del timone.
Gli sovvennero le avventure passate, i mari solcati e le isole visitate.
Ricordò le Casse del Tesoro che nascose alle grinfie dei temibili Hare Krisna, e … sospirò: il Governatore di Maracaibo.
La sua immagine gli si parò davanti, vivida, come fosse là in carne ed ossa. E loro due avevano un certo conto in sospeso.

Improvvisamente sentì il sugo scorrergli nelle arterie, e fu luce:
“Arremberò, ecco ciò che farò! Cercherò una ciurma, locande in cui pregare e arriverò a Maracaibo!”

Perciò radunò pasta, sugo, scatole di biscotti e birra nella stiva del suo Galeone, diede un addio strappacuore alla sua collezione di birrette in bottiglia, chissà mai quando le avrebbe riviste, e salpò.

Navigò per ore governando da solo la nave. In effetti era piacevole scivolare sull’acqua, guardare le vele gonfie di vento e contare i pesci che ogni tanto saltavano fuori dal mare.
Ma era anche faticoso correre per il ponte a tirare il cordame, salire sull’albero maestro per guardare l’orizzonte dalla coffa e scendere nella stiva a preparare il sugo per il pranzo.
Quindi fu contento quando dalla coffa avvistò Terra: corse al timone per aggiustare la rotta e regolò il sartiame per raccogliere il vento.

La prima tappa fu su un’isola disabitata su cui campeggiava un unico tetro grande rudere, con un’alta e cadente torre di guardia.
Scese dalla nave e attraversò la piccola spiaggia che portava all’edificio.
Avvicinandosi notò un cartello all’ingresso, era scritto a mano e la grafia era incerta.
Avvisava:
“Quest’Isola fu abitata da pazzi e da appestati, nessuno di loro sopravvisse all’ignoranza dell’uomo. State alla larga!”
Tutte le finestre erano prive dei vetri, sembravano orbite vuote. Mancavano le porte. Polvere e calcinacci erano dappertutto.
Questo voleva dire che quella magione era abbandonata da diversi anni.

Finì di esplorare quel sinistro maniero e si diresse a vedere come era messa la torre. Salì i gradini sconnessi e guardò l’orizzonte.
Cominciava ad imbrunire e già calava una sottile nebbiolina.

Stava ancora scrutando il mare, quando si accorse di un puntino che si avvicinava e si ingrossava. Prese il binocolo e lo puntò.
Pareva una barchetta a remi, e stava puntando alla spiaggetta dell’isola.
Decise di discendere dalla torre e di accogliere il natante. Attraversò l’edificio e si recò alla spiaggia.

Via via che la barchetta si avvicinava, prendeva sempre più le sembianze di un canotto con sopra un* Pirata.
“Ahrrr…” gridò al suo indirizzo Buon Pirata appena fu abbastanza vicino.
“Ahrrr…” fu la risposta dal canotto “Mi ero pers* nella nebbia o nei fumi alcoolici, non so.”
Risero e, quando scese a terra, furono feste e tripudi di “Ahrrr”.
“Frittello! Ti va una buona preghiera assieme? E ti andrebbe di formare una ciurma?” chiese Buon Pirata.
“Ahrr…” rispose il Pirata “Ti rispondo con due sì!”
E poi stapparono la birra e misero a bollire la pasta in Olocausto al Prodigioso.

Finalmente Buon Pirata era in una ciurma. E l’Isola da quel giorno fu Pennedetta.

Da quel giorno si disse: “Non si è soli solo da soli, ma in due si è già una Ciurma”.

RAmen

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Salmoni Pastafariani: Presentazione

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Salmoni sulle avventure di Buon Pirata: nasce inizialmente con la necessità di raccontare il mondo Pastafariano al gruppo facebook della Pannocchia di Treviso.

È uno strumento con cui spiegare il Cotechismo,  parlando il linguaggio con cui ognuno di noi si imbatte navigando nel mare dei nostri siti e raccontando il Pantheon che tutti noi amiamo.

Pirati, tesori e galeoni, si mescolano a spaghetti, polpette e birra, ma al di sopra di tutto teiere, unicorni e, naturalmente, il Prodigioso Spaghetto Volante.

Ecco quello che il protagonista vivrà, trovandosi a vagare per i Sette Mari in una continua ricerca, vuoi di una ciurma, vuoi del Governatore di Maracaibo, di cui ne è innamorato.

E questa ricerca cos’è se non quella nostra personale nel mondo reale  rapportandosi con gli altri?

Buon Pirata così salpa da un’isola all’altra. E queste isole somigliano moltissimo a quelle della mia infanzia, quelle della Laguna di Venezia, di cui prendo le caratteristiche e le leggende, trasformandole ad uso della narrazione.

L’infanzia è anche il target, le storie sono pensate per i bambini, o come dico io, al bambino che abbiamo in fondo al cuore. A loro è destinata la morale finale, come nelle fiabe di Esopo e dei Grimm, l’unico vero tesoro da scoprire.

Anzi in alcuni casi vengo aiutato proprio da Asia, la figlia di una confrittella, prima fan di Buon Pirata, che non smetterò mai di ringraziare. La scelta dei nomi degli amici del protagonista, alcune situazioni e pure lo svolgimento di qualche storia, nascono dalla sua fantasia. Così avremo la cagnolina Rosetta e il pappagallo Tu Chitti, ed anche serpenti, tucani ed isole piccolissime. E comunque, badate bene, io vado ad ingrossare le fila di più illustri scrittori che chiedono aiuto all’infanzia per lo svolgimento dei loro racconti: da Lewis Carrol a J.K. Rowling.

Lascio infine la parola a Buon Pirata, un poco magico, un poco vagabondo, che vi saluta alla sua maniera:

“Ahrrrr …”


 

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