psv e porcospino

Salmoni Pastafariani: 13 Salviamo la principessa!

La nave andava alla poggia sull’acqua azzurra e le vele si gonfiavano pigre alla brezza tiepida.

Buon Pirata e la ciurma stavano passando un momento di relax.

Rosetta, la cagnolina, si era acciambellata per fare un pisolino sulle gomene e, sicuramente, stava sognando di rincorrere fatine, perchè ogni tanto scalciava con le zampette.

Il pirata e Tu Chitti, il pappagallo, erano appoggiati sulla murata del castello e facevano a gara a chi vedeva saltare più pesci volanti ed erano un tutt’uno ad urlare “Ahrrr” e ridacchiare. Era uno spettacolo vedere balzare fuori dall’acqua quei pesci azzurri e argento,e poi vederli planare lentamente battendo le lunghe pinne come fossero delle veri ali. Inutile dirvi che il pappagallo, con la sua vista strabiliante, stava vincendo poichè vedeva i pesci saltare molto prima del nostro pirata.

Il tucano Cuccuruccù, invece, stava facendo un bagno di sole alle piume e, pigramente ogni tanto, tuffava il grosso becco in una scatola di biscotti ai semi di anice.

Ne era ghiottissimo e si stava proprio rimpinzando.

“Attento. Cuccuruccù” lo avvertiva sorridendo Buon Pirata “Rischi di fare indigestione, poi ti lamenti del mal di pancia!”

L’unico che non sembrava molto tranquillo era il porcospino Cipitto. Stava sul cassero di prua e guardava dritto davanti a sè, come se dovesse vedere spuntare qualcosa improvvisamente. E sospirava.

Ogni tanto Buon Pirata si girava a guardarlo, aggrottava la fronte e poi tornava a giocare con Tu Chitti.

Finalmente avvistarono un’isola, e Buon Pirata guardò le sue carte per vedere se era proprio quella che stavano cercando.

Decise di sì e tutti si diedero da fare con vele e cordame per avvicinarsi.

Finalmente misero la nave alla fonda e stavano per scendere nella spiaggetta della cala, quando si accorsero di due figure lontane.

Ed una, guardando bene, sembrava legata ad un palo!

“Aita! Aita! Aiutate questa misera pulzella in periglio!” sentirono che urlava la figura più alta “Ma nessun cavaliere accorre a salvarmi? Presto un prode, o l’alta marea mi sommergerà! Accorruomo! Accorruomo! Salvatemi o me tapina! Addio mondo crudele! Addio Sole!” continuava a lamentarsi e disperarsi tra i singhiozzi e le lacrime.

Che mistero era mai questo?

“Presto, accorriamo!” disse Buon Pirata “Veloci, caliamo una scialuppa in acqua!”

“Veloci!” ripetè Tu Chitti

“Bau!” confermò Rosetta.

Così fecero e il pirata cominciò a remare il più veloce che poteva.

Arrivarono alla spiaggia e il pirata, la cagnolina, il tucano, il pappagallo ed il porcospino scesero dalla barca con un salto tutti assieme, e corsero a perdifiato per liberare la fanciulla.

“O meno male” disse lei “finalmente siete arrivati, mio bel pubblico!”

“Madamigella, siamo qui per salvarti” disse intanto il pirata.

“Salvarvi!” ripetè Tu Chitti

“Bau!” riconfermò Rosetta.

“Ecco adesso ti liberiamo e … ma un momento.” disse dubbioso Buon Pirata.”Perchè ci ha chiamato “pubblico”?”

In effetti la Madamigella in questione non era per niente legata al palo, anzi non c’erano nemmanco le corde od un piccolo elastico per tenerla ferma!

“Finalmente un pubblico a cui posso far vedere quanto sono brava. Dopotutto in ques’isola non succede mai nulla, è una tale noia, ed io che sono attrice ho il diritto di avere gente al mio spettacolo: La Principessa e l’alta marea. Non convenite anche voi?” spiegò alla ciurma che adesso la stava ascoltando a bocca aperta dalla meraviglia.

“Insomma stavi soltanto recitando, non eri in pericolo!” disse il pirata.

“Pericolo!” ripetè Tu Chitti

“Bau!” ribattè Rosetta.

“Ah ah! Io in pericolo?” rise lei “Ma no, quando mai Olivetta, la grande attrice, è in pericolo? E’ il pericolo che deve temere me e la mia spada!” declamò con enfasi; sembrava stesse parlando un eroe vero, di quelli che passano mille avventure nei film.

Allora tutti risero, in verità piuttosto sollevati che non ci fosse un problema vero.

“Ci siamo cascati come polli” stava spiegando Buon Pirata “questo vuol dire che sei proprio un’attrice molto brava e …”

Ma fu interrotto dagli squittii del porcospino, che stava correndo verso l’altra figura che prima avevano notato in spiaggia.

“Che sbadata.” disse Olivetta “Vi presento miss Cipollina, la mia amica porcospina.”

A quel punto, che cosa straordinaria! I due porcospini squittendo si corsero incontro e si abbracciarono!

“Ma certo!” disse il pirata battendosi la fronte con l’uncino “Lei è la fidanzata di Cippitto, che si persero di vista tanto tempo fa e che lui cercava dappertutto. Me ne aveva tanto parlato.”

Allora tutti risero a quella notizia e felici cominciarono a ballare.

Poi si decise di pregare con una spaghettata per tutti.

“E, dopo aver mangiato, parliamo di noi” disse Buon Pirata “onoriamo il quinto condimento e ascoltiamo quello che ci dicono gli altri, i loro pensieri ed i loro desideri. Per esempio: Cippitto e Cipollina hanno deciso di stabilirsi nell’isola e vivere felici del loro amore.”

Rosetta però guardò il pirata, girando la testolina verso sinistra, che nel linguaggio dei cani voleva dire:

“E adesso noi come facciamo a governare se ci manca un pirata?”

“Non ti preoccupare.” rispose Buon Pirata ridendo “Olivetta: visto che non hai un pubblico e che trovi noiosa quest’isola, che ne pensi di unirti alla nostra ciurma? Gireremo tante isole dove potrai esibirti nel tuo spettacolo ed avrai un pubblico nuovo ogni volta?”

“Che ne penso? Che è un’idea meravigliosa. Accetto!” rispose entusiasta l’attrice ” Anzi … aspettate un po’ …”

Si allontanò pochi minuti e tornò portando un baule. Era il suo baule di scena, montò un paravento, si nascose dietro e disse.

“Qui dentro c’è tutto il mio tesoro: i miei vestiti d’attrice. Ed ora guardate qua!”

In pochi secondi si cambiò il vestito da principessa con uno tutto nero da pirata, con tanto di stivaloni e cappello con la piuma!

“Voilà! Ora sono la Corsara Nera! Quando andiamo all’arrembaggio? Ahrrrr”

E tutti risero, fino alle lacrime.

Da quel giorno si disse: “Chi cerca per mare, poi trova l’amore.”

Ramen.

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psv diamanti

Salmoni Pastafariani: 12. La storia dei diamanti.

 

Lasciamo Buon Pirata e la ciurma dei suoi amici navigare tranquilli.
Prometto che tornerò a narrarvi le nuove avventure, ma lo farò dalla prossima volta.
Ora voglio raccontarvi del perchè Buon Pirata ha il vestito ed il tricorno tempestati di piccoli diamanti.
Ed in questa storia c’entro io, che vi sto raccontando le loro peripezie.

Intanto sappiate che anch’io sono un pirata, e col mio galeone navigavo per i Sette Mari in cerca di Gloria e Tesori.
Fattostà che stavo seguendo una nave spagnola carica di soldati, e questo, cari miei, è indice di presenza di casse colme d’oro; perchè altrimenti la Guardia del Re di Spagna dovrebbe difendere, chessò, un brigantino con quattro miseri barili di acciughe salate nella stiva?

Insomma stavo belbello a rincorrere la nave, pregustando già di contare i dobloni d’oro che contenevano le sue casse, quando d’improvviso vedemmo sbucare all’orizzonte una grossa Nave di Linea.
Si vedeva che puntava la nostra nave, e, cosa sbalorditiva, aveva le insegne di Maracaibo!
Quindi a bordo doveva esserci nientepopodimeno che il famigerato Governatore in persona.

“Ciurmaglia! Il Governatore vuole attaccarci ed impedirci di mettere le mani sul tesoro del Brigantino?” urlai ai marinai.
“Ha-ha! Non sa di che Pasta siamo fatti noi! Abbordiamoli!” Li incitai, sprezzante, agitando la spada.

Così puntammo alla Nave di Maracaibo, e non più al brigantino, che, visto il nostro cambio di rotta, a sua volta volse la prua verso di noi, con l’intento di aiutare i suoi amici.
Adesso eravamo due contro uno.

Ma noi eravamo velocissimi e molto più agili della pesante Nave di Linea. Cosicchè riuscimmo a prenderla di poppa per evitare i loro temibili cannoni. Andammo all’arrembaggio; dovevate vederci vestiti da pirata con gli sciaboloni in mano, e tutti che urlavamo:
“Ahrrrr”
Pensate: non ci fù nemmeno bisogno di combattere, tutti i soldati del Governatore, e lui stesso, si spaventarono così tanto che si fecero la pipì nelle braghette, e preferirono buttarsi in mare.
Raggiunsero a nuoto l’altra nave che li salvò tutti, mentre noi ci impadronimmo della grande nave, lasciandoli fuggire.

Ispezionammo le stive piene di botti di rum e di aringhe salate.
Ma nella cabina del Governatore trovammo due casse: in quella grande c’erano molti dobloni d’oro che si divise la ciurma come bottino di guerra. Poi c’era un baule molto piccolo, uno scrigno quasi, che tenni per me: all’interno c’erano almeno mille piccolissimi diamanti.
Ed un biglietto dove c’era scritto:
“Per Buon Pirata, dare sulle proprie mani! Firmato: il Governatore di Maracaibo.”

Non ci capii molto là per là: chi era questo Buon Pirata? E perchè il Governatore doveva dargli quei diamanti? Feci spallucce, presi il baulino, e me lo portai nel Galeone.

Poi legammo la nave del Governatore e la trainammo fino all’Isola della Tortuga, come preda di guerra.
Quando fummo nell’Isola, la voce del nostro trionfo si sparse velocemente, e sapeste le volte che dovetti raccontare di come vincemmo il Governatore di Maracaibo.

Naturalmente lo feci alla maniera pirata: ogni volta aggiungendo elementi grandiosi e fantasiosi.
Così le navi poco a poco divennero cento e, mano a mano che bevevo Grog, il Governatore diventò nientemeno che il Kraken che scappava.
Bhe, sapete, noi pirati siamo fatti così.

Però, ad un certo punto delle narrazioni, mi lasciai scappare dello scrigno di diamanti, e non volendo anche del biglietto che si trovava assieme ai diamanti. Subito tra gli astanti sentii una voce potente:
“Di chi sono quei diamanti?”
Subito nella taverna ci fu un silenzio di tomba. Si poteva persino sentire il cuore che batteva di tutti coloro che si erano assiepati per ascoltare la storia.

Una figura si alzò dal fondo, dall’angolo più buio, e avanzò verso di me. Tutti si scansarono per far passare la figura in tricorno tutta vestita di blu, con la benda in un occhio, una gamba di legno e l’uncino.
“Io sono Buon Pirata e reclamo il possesso dello scrigno e della lettera!” mi disse quando fu vicino.
“Certo!” risposi “Ma come faccio a sapere che sei davvero chi dici d’essere? Ti propongo una sfida a Briscola del Pirata, se vinci tu vuol dire che era destino che i diamanti tornassero a te, ma se vinco io dovrai lasciare l’Isola senza cianchetta e senza il gancio!”
“Accetto!” rispose Buon Pirata immediatamente, e ci fu un boato nella folla che voleva la sfida alla Briscola.

Fu approntata la tavola e le carte, e ci mettemmo a giocare.
Inutile dirvi che mai in tante gare di Briscola vidi una fortuna sfacciata come quella: tiravo Cannoni e vinceva col Pirata, tiravo Pirata e vinceva con Pappagalo, tiravo Quattro e vinceva con Cinque. Sembrava che le carte gli venissero in mano per magia!
Fu inutile persi in quattro e quattr’otto.

A quel punto potevo sguainare la sciabola, accusarlo di barare e sfidarlo in una tenzone, ma mi sovvenne alla mente il quarto Condimento: io preferirei davvero che tu evitassi di assumere comportamenti che offendano te stesso.
Ed allora mi comportai da gentilpirata e gli dissi:
“Ecco a te lo scrigno, non dubito più che tu sei proprio quello che affermi d’essere, cioè: Buon Pirata!”

A questo punto lui sorrise, aprì lo scrigno, tolse il biglietto che nascose nel giustacuore, guardò nello scrigno e sospirò.
Poi avvenne un fatto straordinario, e chi aveva ancora dubbi se era o no Buon Pirata, dovette fare ammenda: prese tutti i diamanti in mano e li lanciò in aria! Come fossero coriandoli di Carnevale.

Ma i diamanti non finirono a terra: gli si attaccarono saldamente ai vestiti ed al tricorno.
Adesso Buon Pirata sbrilluccicava. E rideva. E la gente intorno guardava questo spettacolo a bocca aperta, compreso il sottoscritto.

“Ahrrr, Compare!” mi disse ridendo “per ricompensarti sarai il primo a sapere delle avventure che avrò in futuro, così tu le potrai raccontare a tutti coloro che le vogliono sentire, visto che ti piace infiocchettarle così tanto. Mi raccomando solo di non esagerare troppo!”
Poi la sera fu data una festa per il Pirata ritrovato e per il Prodigioso, che c’entra sempre.

Spaghetti e birra, naturalmente.

Da quel giorno si disse: “Le buone intenzioni brilleranno come i diamanti di Buon Pirata.”
RAmen

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Salmoni Pastafariani: 11. L’isola del Faro.

Dopo l’avventura nell’isola dove ebbero trovato delle orme arcobaleno di Unicorno, Buon pirata e la sua ciurma di amici furono piuttosto su di giri.
Così navigarono lilleri e felici nell’azzurro mare per alcuni giorni.

Furono accompagnati dai delfini che nuotavano al fianco del Galeone, ed ogni tanto li chiamavano con i loro fischi per fargli vedere il loro spettacolo fatto di salti e di tuffi. Rosetta, Tu Chitti, Cuccuruccù e Cippitto allora si aggrappavano alle paratìe e dimostravano di apprezzare le loro evoluzioni , chi abbaiando, chi cantando.
Buon Pirata poi sembrava che li conoscesse per nome, quei simpatici tursiopi. Emetteva fischi e urletti al loro indirizzo e loro, uno ad uno, camminavano sulla coda a filo dell’acqua, agitando una pinna come a salutare e fischiando sembrava gli rispondessero “Ciao!”.

Così passarono il tempo, ma il nostro pirata sentì il bisogno di Pregare il Prodigioso in una vera locanda.
Come ad esaudire il suo desiderio, verso l’imbrunire videro una luce intermittente all’orizzonte.
“Un Faro!” esclamò “e dove c’è una faro, c’è un’isola e dove c’è un’isola magari c’è gente e si può Pregare.”

E fu proprio così: si avvicinarono all’isola ancorando la nave. Salutarono festosamente i delfini che li avevano accompagnati, ma che dovevano continuare il loro viaggio.
Quando sbarcarono venne a salutarli gli abitanti dell’isola. Era gente allegra che cantava sempre e che faceva a gara per portarli a far vedere le loro case e i loro posti dove lavoravano.
Ed il loro lavoro era particolare, perchè prendevano della finissima sabbia dalla spiaggia e la mescolavano con delle pietre preziose colorate, poi la mettevano dentro a dei caldissimi forni ed una volta fusa le davano le forme di animali o di cose.

Buon pirata e la ciurma erano davvero impressionati da tutti quei colori e quelle forme.
E furono ancor più impressionati dalle loro locande, piene di gente che cantava e giocava a carte sempre ridendo.
E vedeste come Pregavano il Prodigioso!
Insomma: altro che terzo condimento! Qui rispettavano in pieno il preferirei davvero che tu evitassi di giudicare le persone e di giocare sporco.
Non erano certo tizi noiosi.
Tanto che Buon Pirata li chiamò “Devoti”.

Quello che faceva rimanere perplesso il nostro Capitano era un’altra cosa: loro bevevano direttamente dalle bottiglie e dalle botticelle.
“Ma come?” chiese alla gente “non avete nemmeno una tazza od una scodella?”
Gli abitanti facevano di no con la testa o facevano spallucce, rispondendogli:
“Che idea è quella di mettere le Sacre Bevande in una scodella per la minestra? E gli spaghetti? Forse li dobbiamo lanciare in aria e prenderli al volo?” e ridevano di gusto, pensando che Buon Pirata forse aveva preso un pochetto di sole senza il tricorno.

A questo punto, cari lettori, sapete benissimo che il nostro pirata preferito, di solito, veniva toccato da una Pappardella del Prodigioso e gli uscivano le idee più incredibili.
Sarà così anche stavolta?
Vero, avete indovinato: si battè la fronte con l’uncino ed esclamò:
“Ma certo! Avete tutto il necessario per fare di una Preghiera un momento unico nella giornata!”
Poi corse subito da uno dei mastri vetrai e gli spiegò:
“Fondi la silice con i colori dell’iride, quelli che vuoi. Poi lavora il vetro fuso come fosse una scodella ma molto più allungata e stretta, ed infine aggiungici un manico come nelle pentole per facilitare la presa.”
Inutile dire che il maestro era stupefatto, ma eseguì con pazienza quegli strani ordini di Buon Pirata.
Anzi, in suo onore provò a mettere tutti e sette i colori che aveva in bottega.

Alla fine, quando si fu raffreddato, il risultato che ne uscì fu eccezionale: un bicchierone da una pinta color Arcobaleno!
Tutti accorsero a rimirare la stupenda creazione, degna proprio di un Pirata!
“Bravo il mio Devoto!” disse il Capitano al Maestro.
La fatalità volle che la gente attorno non sentì bene la parola “Devoto”, si guardarono l’un l’altro dicendosi:
“Come lo ha chiamato?” disse uno.
“Mha! Non ho sentito bene, forse Votto o Gotto?” disse un secondo.
“Si lo ha chiamato Gotto, ho sentito anch’io” disse un terzo.
“Gotto! Gotto!” dissero infine tutti.
Deciso il nome da dare, prepararono altri Gotti per tutti, dai colori più disparati.
Avrete capito tutti che si finì per utilizzarli per brindare il Prodigioso e Buon Pirata che gli aveva insegnato come fare i Gotti.

Da quel giorno si disse: “Prendi un Gotto in mano e ne vedrai di tutti i colori!”
RAmen.

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Salmoni Pastafariani. 10 Le Orme di Unicorno

Quel giorno Buon Pirata e la sua ciurma pregarono mangiando assieme, mentre la nave scivolava nell’acqua, come sapesse dove doveva portarli.

Il Pirata, Rosetta, la cagnolina, e il porcospino Cipitto si papparono spaghetti con le polpette, Il Pappagallo Tu Chitti e il tucano Cuccuruccù invece gradirono dei semi di girasole.

Poi fecero il punto della navigazione e Buon Pirata spiegò che per arrivare alla loro meta, Maracaibo, dovevano affrontare diversi giorni di viaggio, visitare molte isole e quindi passare da un’avventura all’altra.

Non vi nascondo che tutti erano elettrizzati ed entusiasti.

Quindi si misero a governare la nave come solo dei pirati esperti come loro sapevano fare.

La quieta rotta del Galeone venne bruscamente interrotta da un colpo di vento, e le vele ubbidirono al vento, facendole cambiare direzione.

“Forse il vento vuole dirci qualcosa.” disse Buon Pirata a Tu Chitti che era volato sulla sua spalla.

“Cosa? … Cosa? …” fece il Pappagallo a cui piaceva molto ripetere le ultime parole che diceva il Pirata.

“Pazienza, Tu Chitti; il vento sa sempre quello che fa, e noi lo sapremo a tempo debito.”

Poi il saggio lupo di mare presè il cannocchiale e scrutò l’orizzonte.

Solo acqua tutto intorno. Solo il mare blu e i pesci che ci nuotavano dentro.

Dopo un giro di clessidra, il Pappagallo volò sulla coffa e, siccome loro hanno una vista che vedono una teiera tra i pianeti, avvistò qualcosa molto lontano.

Si stavano avvicinando ad un’isola. Anzi erano molto vicini adesso, perchè era l’isola ad essere piccolissima.

Ancora più piccola di quella dei Biscotti che avevano visitato!

Poi, quando furono un poco più vicini Buon Pirata ricordò, e cominciò a cantare:

“Quindici uomini

quindici uomini

sulla Cassa del Morto

Oooh – Ooh – Oh

e una bottiglia di rum!”

Poi spiegò ai suoi amici:

“La riconosco: questa è l’isola Cassa del Morto, così si chiama da quanto è piccola. Si dice che un capitano pirata volle tenersi per se ciò che era della ciurma privandoli dei Sacri Spaghetti e della Sacra Bevanda, ma il Secondo Condimento dice Io preferirei che tu non fossi meschino con gli altri, e poi abbia nascosto qui un tesoro. Ma nessuno ha mai trovato nulla, forse è una leggenda. Ma noi andiamo lo stesso ad esplorarla, il vento ci deve aver spinto qui per qualcosa, e noi scopriremo cosa.”

Quindi ancorarono il Galeone e scesero sulla minuscola spiaggia.

Videro subito delle orme che portavano al boschetto di palme nel centro dell’isola.

Erano orme di Unicorno, la cavalcatura del Prodigioso. E non era possibile sbagliarsi, in quanto sono uniche, assomigliano a quelle dello zoccolo di cavallo, ma hanno la particolarità di essere arcobaleno, e guardando bene da vicino si vedono i sette colori dell’iride.

Gli amici seguirono le orme che li conduceva in mezzo agli alberi.

E qui trovarono una cassa aperta. Era vuota.

Però c’era una pergamena infilzata da un coltello infisso sulla cassa, c’era scritto:

“Buon Pirata, questa volta sono arrivato prima io ed ho con me il contenuto della cassa. Sei curioso di sapere cosa c’era dentro? Allora vieni da me e forse te lo dirò. Tu sai cosa devi portarmi. Firmato: il Governatore di Maracaibo!”

Buon Pirata appena smise di leggere, cominciò a ridere, e ridere, e ridere…

Rise così tanto che contagiò i suoi amici: Rosetta saltellava e abbaiava, il pappagallo e il tucano svolazzavano mentre Cipitto si stava rotolando a terra tenendosi la pancia.

“Va bene Governatore, stiamo arrivando. Corpo di mille polpette! Prometto che arriveremo a Maracaibo prima di Navale!”

E sempre ridendo tornarono a bordo e salparono, allontanandosi da quell’isoletta.

Ancora adesso, chi trova quell’isoletta sperduta nel vasto Oceano, giura di sentire l’eco di risate provenire dal boschetto di palme al centro dell’Isola della Cassa del Morto.

Da quel giorno si disse: “Fai attenzione e puoi ascoltare l’eco delle risate che provengono dal cuore.”

RAmen

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Salmoni Pastafariani: 9 – L’Isola del Dolce Tesoro

psvpirataEra bellissimo vedere Buon Pirata andare verso la spiaggia per giocare con i suoi amici. Avreste dovuto vederli: lui vestito di blu, tutto scintillante e col tricorno, Rosetta con il fiocco e il fazzoletto rosso che gli zompettava lillera e felice intorno, e Tu Chitti tutto colorato sulla spalla del pirata.

Faceva molto caldo quel giorno, tanto che le fate non si videro, si sa che preferiscono stare sotto le foglie degli alberi piuttosto che sudare molto. Anche il pirata si distese all’ombra di un grande banano, mentre Rosetta decise di rinfrescarsi le zampe sulla battigia.

Aveva appena chiuso gli occhi ed appisolarsi, quando fu destato dai latrati del cane: “Bau, arf!” abbaiò Rosetta, “Cocorì!” ciangottò Tu Chitti, “Che succede, ahrrr?” brontolò Buon Pirata. Il mistero fu risolto quando Rosetta portò a far vedere cosa aveva trovato tra le onde: “Un astuccio di legno! Chissà cosa contiene.” disse il pirata. Si fecero tutti attenti e seri e poi aprirono l’astuccio. “Ma è una Mappa!” esclamò Buon Pirata aprendo la pergamena che c’era nell’astuccio.

“Anzi una Mappa del Tesoro! Guardate questa grande X segnata su quest’isola, indica il punto dove scavare.”. “Scavare! Trrroveremo un tesoro” disse il pappagallo “Bau!” sentenziò Rosetta. “Già, come ci arriviamo? Avete ragione, senza un Galeone non ci si arriva all’isola, e se restiamo qui, addio Tesoro!”

Allora Tu Chitti si alzò in volo e si mise a scrutare l’orizzonte sulla cima dell’albero più alto dell’isola. Si sa che i pappagalli hanno una vista eccezionale, tanto che riescono persino a vedere la Teiera Volante tra i pianeti. E pure quella volta confermò la fama di quei fantastici uccelli colorati: molto ma molto lontano vide un Galeone, ma non un galeone qualsiasi, ma proprio IL Galeone, quello che Buon Pirata solcò i Sette Mari, prima che la Tempesta li separasse.

Il pappagallo volò a dare la buona notizia a Buon Pirata, e lui saltellò di gioia sull’unica gamba buona: finalmente avrebbe riavuto la sua nave. Poi, però, si fermò e pensò a voce alta: “Un momento, anche se arrivassi da solo con i miei amici, non riuscirei a governare la nave, come posso fare per trovare una ciurma disposta a solcare gli oceani?”

Questa volta fu Rosetta a saltellare di gioia: “Bau bau bau!” spiegò al pirata “Come? Tu conosci dei bravi marinai che potrebbero fare al caso nostro? Allora corri a chiamarli, corpo di mille spingarde!” rise Buon Pirata, “Woffy!” disse seria seria rosetta ed ubbidì al suo amico Pirata.

Dopo un poco di tempo tornò con i due Bravi Marinai che presentò ai suoi amici. Erano il tucano Cuccurucuccù ed il porcospino Cipitto, che erano entusiasti di far parte della ciurma di Buon Pirata. E poi, chi non andrebbe all’avventura quando c’era da scoprire un tesoro? Ora rimaneva solo da salire sul galeone. Come fare? Buon Pirata si ricordò di una barca a remi che aveva visto vicino alla spiaggia e ci si recarono tutti.

La barchetta non era di nessuno, montarono e il pirata cominciò a vogare verso la nave, guidato da Tu Chitti che gli diceva “Destra!” e “Sinistra!” se sbagliava direzione. Ci volle mezza giornata per arrivare finalmente al Galeone, ma soddisfatti salirono a bordo e Buon Pirata si mise subito al timone, felice di aver ritrovato la sua meravigliosa nave. “Issate la randa! Spiegate la maestra! Attenti al controfiocco!” diede ordini marinareschi alla ciurma che di becco e di denti cominciarono a tirar funi e vele, correndo qua e là sul ponte. In definitiva si dimostrarono tutti piuttosto bravi e il pirata promise doppia razione di spaghetti per tutti quella sera, li avrebbe preparati lui per lodare il Prodigioso.

Dopo cena guardarono la Mappa del Tesoro, Buon Pirata da bravo capitano calcolò che erano sulla rotta giusta. Avrebbero raggiunto l’Isola del Tesoro in pochi giorni di navigazione, e lui raccontò la storia di quell’isola che tutti evitavano perchè si diceva fosse abitata dai giganti. In verità l’Isola del Tesoro era piccolissima e con molte palme, chi la vedeva da lontano vedeva le chiome degli alberi muoversi al vento e le scambiava per i capelli di esseri mostruosamente alti.

Così quando arrivarono nessuno ebbe paura di scendere sull’isola. Buon Pirata portò vanga e piccone e tutti quanti si apprestarono a cercare il tesoro Prima di tutto sulla Mappa c’era scritto di trovare un masso a forma di teschio “Eccolo qua!” esclamò il pirata, poi c’era da contare 33 passi da Pirata verso Mezzogiorno, “Uno … due…” contò, e arrivato a trentatrè disse “Ora bisogna contare 333 passi di pappagallo verso Est, ma sono stanco e mi fermo sotto questa palma per farmi un sonnellino, continueremo dopo” e si mise subito a ronfare assieme al tucano ed al porcospino.

TuChitti e Rosetta invece erano impazienti, e il pappagallo cominciò a camminare seguito dal cane e contare “Uno … due…” quando arrivarono alla X della Mappa, Rosetta cominciò a scavare come solo i cani sanno fare “Brava brava!” diceva Tu Chitti.

Ad un certo punto arrivò ad una cassa di legno: finalmente avevano trovato il tesoro! Ma le sorprese non erano finite.

Dovete sapere che anche il serpente Piticock cercava il tesoro, da molto tempo era nell’isola, ma non riuscendo a fare i passi da uomo e nemmeno da Pappagallo, era destinato a fare buchi a casaccio, senza trovare mai nulla. Spiò i due amici mentre trovavano la Cassa del Tesoro, e poi saltò fuori dal nascondiglio. Minaccioso disse: “Il tesoro è mio! C’ero prima io, mollate l’osso altrimenti …” facendo capire che poteva essere pericoloso. I due amici si spaventarono molto, ed a quel punto il rettile avvolse tra le sue spire la cassa, cercando di portarsela via. Ma l’unica cosa che riuscì a fare fu di ruzzolare a terra con cassa e tutto, che si aprì spandendo dappertutto il suo contenuto.

C’erano nientepopodimenoche: scatole di biscotti!

In quel momento arrivò Buon Pirata con i marinai, vide la serpe ed esclamó: “Che brutto serpentaccio! Il Prodigioso ti ha creato quando era più ubriaco del solito.”. “Tho, il Pirata che crede allo Spaghetto Volante! Ma io non ci credo e sono migliore di te!” gli rispose quell’insolente con un tono da sfacciato.

Ma Buon Pirata aveva ben presente il Primo Condimento,  e se qualcuno non crede allo spaghettoso, pace, non è vanitoso. E poi LVII preferirebbe che non ci si comportasse come un asino bigotto per descrivere la sua spaghettosa bontà.

Comunque estrasse subito la sciabola-cavatappi e disse: “Sciò! Rettilaccio della malora! Vattene ed a non più arrivederci! Ahrrrr” .

Piticock scappò così velocemente che qualcuno dice di averlo visto ancora oggi rotolare nel Deserto del Sahara. Poi Buon Pirata vide i biscotti: “Ma certo, ora ricordo! I miei biscotti! Li avevo nascosti io molto tempo fa perchè se avevo voglia di fare una festa con i dolci, avrei portato la ciurma su quest’isola!”

Insomma si divisero i biscotti e risero così tanto che da quel giorno si disse: “Ridi, ridi che nel’isola ci son i biscotti!”

RAmen.

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Salmoni Pastafariani: 8 – La Teiera Volante

img_4664Quel giorno Buon Pirata si sentiva come se gli mancasse qualche cosa ed allora decise di andare alla locanda per pregare il Prodigioso.

Dopo essersi vestito con la sua palandrana blu e il tricorno, tutti tempestati di piccoli diamanti come fossero stelline, mise la fascia arancione, la sciabola, che serviva solo ad aprire la birra in verità, e la benda sull’occhio.
Poi sistemò Rosetta, l’amica cagnolina, le mise il cerchietto con il fiocco e la bandana rossa al collo.
Chi mancava ancora? A, sì: il pappagallo colorato!
“Non so ancora come ti chiami …” mormorò tra sè e sè il Pirata.
Il pappagallo piegò la testa di lato e disse:

“Vuoi saperrre il mio nome? Davverrro?”

“A! Ma tu parli!” Esclamó sorpreso Buon Pirata.

“Cerrrtamente che parlo, io. Sono un pappagallo, mica un pinguino, ahrrr! Anzi, orrra ti racconto la storrria del mio nome.”

E cominció a spiegare al Pirata di quando era un pappagallino nato in una gabbia a Maracaibo. A proposito, a sentire quel nome, Buon Pirata ebbe a sospirare così forte che Rosetta fece un balzo e cominció ad annusare dappertutto.

Fattostà che un capitano Filibustiere lo compró e se lo pose subito appollaiato sulla spalla.

Era così carino, proprio un amore di pappagallino, che una bambina chiese di poterlo vedere da vicino, e poi esclamó rivolta al capitano accucciato:

“Ha i colori dell’arcobaleno. Lo chiamerete Tu Chitti, vero Filibustiere?” Lui rise e disse che sì, il nome gli piaceva molto, poi lo portò nella sua nave. Fu lui ad insegnargli a parlare. Navigarono i Sette Mari, ma a questo capitano Filibustiere piaceva un sacco sfidare le temperature polari a torso nudo, poiché adorava il freddo ed il ghiaccio. Però obbligava anche il suo equipaggio a rimanere al gelo senza casacca e camicia. E così sapeste quanta tosse e geloni che si prendevano i poveretti?

Ma noi che osserviamo i Condimenti sappiamo che l’ottavo dice: “Io preferirei che tu evitassi di fare agli altri quello che vorresti fosse fatto a te a meno che non lo apprezzi.”

E quando pure Tu Chitti si prese un raffreddore coi fiocchi, allora il Filibustiere fu toccato dallo Spaghetto. Si diresse verso mari più caldi e permise alla ciurma di vestirsi. Anche se a lui continuava a piacergli il freddo.
“Ti chiami Tu Chitti? Mi piace! Mi garba assai! Ahrrr…” disse Buon Pirata
“Ahrrr … Ahrrr …” ripetè Tu Chitti … a pappagallo.
Tutti e tre si incamminarono verso la Locanda. Si sedettero ed arrivò loro il cibo: spaghetti con le polpette per il pirata e Rosetta, e semi di girasole a Tu Chitti. Oltre alla sacra bevanda, il Tè, una bella teiera fumante per Buon Pirata.
Poi successe una cosa meravigliosa: Buon Pirata guardò dentro la Teiera e sembrò ricordasse qualcosa di importante perchè sorrise e sembró illuminarsi.

Seppe proprio in quel momento
cosa gli mancava: Maracaibo, la città meravigliosa!

Doveva lasciare l’Isola dove abitava, trovare un Galeone nuovo che lo portasse via. Doveva continuare la sua fantastica avventura.
Allora uscì in strada portando la Teiera, e la lasciò. Ma non cadde a terra. No, prese a volare nel cielo. Sempre più su, sempre più in alto, fino ad arrivare tra i Pianeti lontani.

“Ecco è arrrrrrivata! Ahrrr …” esclamó Tu Chitti, poiché i pappagalli sono gli unici che possono vedere così lontano “Orrra è con l’Unicorrrno ed il Prrrodigioso!”

E Buon Pirata si tolse il cappello e salutó: “Ahrrr!”.
Da quel giorno si disse: “Solo chi può guardare lontano vede la Teiera Volante.”

RAmen.

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Salmoni Pastafariani: 7 – Buon Pirata e i tre biscotti.

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Buon Pirata e la cagnolina decisero di recarsi alla Spiaggia delle Fate, lì avrebbero giocato tutto il giorno con le fatine che adoravano nascondersi e farsi trovare, per poi fare scherzi come alzare le orecchie al cane o togliere il tricorno al Pirata. E loro ridevano di gusto.

Così il Pirata mise in saccoccia tre biscotti, grandi quanto il palmo di una mano, per fare merenda non appena avessero avuto fame e si avviarono alla spiaggia. Una volta giunti, il cane abbaiò per attirare l’attenzione dell’amico Pirata su di un oggetto verde tra le onde. Era una bottiglia con un cartiglio.

Lo raccolsero e lessero assieme:

“Ciao amici, questo messaggio è per voi, ricordatevi che il nome della cagnolina è: Rosetta!”

“Rosetta! Ti chiami Rosetta!” esclamò felice Buon Pirata.

“Bau!” confermò molto seriamente Rosetta.

Vieni, qui, Rosetta. La bottiglia mi ha fatto ricordare una storia e te la voglio raccontare. Sediamoci.” Disse Buon Pirata all’amica cagnolina. Si sedette all’ombra di una palma ed incrociò gamba buona e quella di legno, mentre Rosetta si accucciò e lo guardò attenta.

Dunque: tanto tempo fa trovai anch’io una bottiglia in una spiaggia. Dentro c’era una mappa che portava ad un’isola lontana, nei mari del Nord.” continuò a spiegare, mentre il sole si era alzato e cominciava a scaldare.

Era segnato come trovare un Tesoro. Figuriamoci: qualsiasi pirata non se lo sarebbe fatta scappare.Quindi armai il Galeone e partii alla sua ricerca. Navigammo con la ciurma fino a solcare i freddi mari del Nord.

Quando trovammo l’isola giusta e ci avicinammo, però, vedemmo uno spettacolo incredibile che ci lasciò a bocca aperta. Cosa successe? Che c’erano dei ‘pinguini’ che saltavano fuori dall’acqua con il loro bel pesciotto nel becco colorato e se lo mangiavano sulle rocce!

Tutti strabuzzammo gli occhi. Com’era possibile questo fatto? I pinguini abitano al Sud del pianeta, non al Nord. Voleva dire che avevamo sbagliato rotta! Eravamo andati esattamente all’opposto.

Ohimè, a quel punto tra la ciurma scoppiarono delle discussioni, tutti si incolparono di aver governato male la nave, e qualcuno addirittura di essersi sognato il Prodigioso che lo avvertiva che il viaggio finiva male tra i pinguini.

Allora ricordai a tutti il nostro settimo Io Preferirei Che, il quale ci spiega chiaramente che il Sugoso mica ci parla. A nessuno, né in sogno e meno che meno con dei segni speciali. Proprio no. E poi ci chiede di volerci bene tra noi, mi capite o no? E …

… mi venne un’intuizione. Guardai meglio col mio cannocchiale questi pinguini. Aaa, ecco, non erano pinguini, bensì Fratercule o Pulcinella di Mare, assomigliano al pinguino, ma sono dei veri uccelli ed abitano al Nord e non al Sud.

Una volta che ebbi spiegato l’inghippo alla ciurmaglia, tutti risero e si abbracciarono: come avevamo fatto a mettere in dubbio l’amore per il prossimo e i Condimenti? Subito dopo rincuorati scendemmo e seguendo le indicazioni del messaggio in bottiglia, trovammo infine il Tesoro nascosto, che dividemmo tra i bisognosi quando tornammo nei mari caldi.”

Finita la storia, adesso potevano giocare con le fate, che simpaticamente comunicavano tra loro a ruttini, e lo fecero sino all’ora di pranzo.

Buon Pirata era affamato ed allora prese i biscotti, ne tenne uno per sè, e lanciò uno a Rosetta. Lei adorava prendere al volo le cose, compresa la gamba di legno del suo amico, che qualche volta le tirava, per poi riportargliela, si intende.

Rosetta saltò altissima per prendere il biscotto e … sgnac! Accadde che tornò a terra a bocca vuota! Dov’era finito il biscotto? A Buon Pirata era sembrato di vedere qualcosa, come di una saetta colorata che volava via con un biscotto in bocca.

Guardò meglio con il famoso cannocchiale che adoperò per vedere i Pulcinella di Mare e, sorpresa!

Vide il biscotto su di un ramo di un albero, ed era nel becco di un magnifico pappagallo dai sette colori dell’arcobaleno: verde la coda, blu e ciano la schiena, rosso e viola la testa e giallo e arancione il petto.

Buon Pirata rise di gusto, lanciò il terzo biscotto a Rosetta e questa volta il salto non andò a vuoto. Il pappagallo a quel punto volò e si aggrappò sulla spalla del Pirata, finendo di mangiare il suo biscotto. Inutile dirvi che da quel momento divennero inseparabili, quei tre. Ora però si doveva trovare un nome anche al Pappagallo Colorato.

A proposito: nessuno sa il perchè Buon pirata prese tre biscotti se erano in due, cioè lui e Rosetta? Come faceva a sapere che gliene sarebbe servito un terzo?

Da quel giorno si disse: “Chi trova un amico pappagallo, poi troverà un Tesoro”

RAmen.

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Salmoni Pastafariani: 6 – Buon Pirata fa naufragio!

beer-1607001_960_720Una cosa straordinaria mi è capitata oggi: stavo passeggiando su di una spiaggia di bianca sabbia, e un caldo sole mi accarezzava.
Mi divertivo a raccogliere conchiglie, quando mi accorsi di quella bottiglia.
Stava rotolando sulla battigia, seguendo il pigro andare e venire delle onde del mare.
La raccolsi e, con mio grande stupore, notai al suo interno che conteneva una pergamena.
La aprii e lessi quello che ci era scritto, illuminandomi dalla gioia di quelle splendide notizie.
Avete indovinato chi la scriveva?
Sì, proprio Buon Pirata!
Ecco che c’era scritto:

“Ciao a te che hai raccolto la mia bottiglia dal Mare!
Io sono Buon Pirata e scrivo questo messaggio per raccontarvi delle mie ultime avventure.

Dovete sapere che lasciai un bel giorno il Mare Tranquillo per avventurami nei Sette Mari.
Con la mia Ciurma di amici ci recammo a visitare porti sconosciuti ed isole meravigliose, dove trovammo sempre gente buona e abbondanti Preghiere al Prodigioso Spaghetto Volante.

Indicammo sempre, quando richiesti e senza mai sottomettere nessuno, la via degli Otto Condimenti.
E qualcuno, a dire il vero, lo vedemmo essere toccato dai Suoi Sugosi Spaghetti.
Ogni volta alzammo le vele per cercare porti con taverne in cui pregare, avventure da vivere e Tesori da dissotterrare.

Una volta un vecchio pirata ci diede una mappa:
“Qui sicuramente si cela un tesoro favoloso, trovatelo e dedicatelo al Prodigioso.” Ci disse.
E così facemmo. Ci dedicammo alla sua ricerca, passando di avventura in avventura.
Senza contare sull’aiuto del nostro Dio, alla fine trovammo un baule stracolmo d’oro e di gioielli.

Anche il ritorno all’Isola dei nostri Frittelli fu lungo e travagliato. E di tutto questo vi racconterò più avanti, chissà.
Fattostà che quando ci arrivammo e mostrammo il tesoro, ci fu chi volle erigere un grandioso Tempio in onore dello Spaghettoso.
Altri un’intera chiesa ricoperta di spaghetti d’oro e rubini che ricordassero il colore del sugo.
Ma il nostro Sesto Condimento è chiaro ed il prodigioso preferirebbe che si evitasse di erigere santuari multimilionari in onore della sua spaghettosa bontà, poiché tali soldi potrebbero essere meglio spesi per sconfiggere la povertà, curare le malattie, vivere in pace, amare con passione, e ridurre il prezzo delle pay-Tv. LVII apprezza le cose semplici della vita, essendo il Creatore!

Allora costruimmo una piccola taverna, con una bella cucina e la pay-tv, dove poterlo pregare quando eravamo affamati ed assetati, ed il resto dei dobloni furono dati alle navi che partivano per tutte le direzioni per un’avventura, e ci pensarono loro a distribuirli tra la gente bisognosa ed a costruire ospedali dove non c’erano.

Ecco, anche noi ci prendemmo una parte del gruzzolo e tornammo a navigare, perchè i Pirati devono solcare i mari se vogliojno salvare il mondo dal riscaldamento globale. E non stare in panciolle davanti al computer.

Ma ahimè! Una tempesta incrociò la nostra rotta, e la nostra nave fu sconquassata dalla furia dell’uragano e dalle onde.
La più grande di tutte arrivò fino alla coffa, spazzò il ponte ed io, che ero al timone, fui scaraventato in mare in balia degli elementi.

Sarei sicuramente annegato, sennonchè mi aggrappai ad un barile di rum mezzo vuoto, caduto dalla nave.
Dopo molte ore la tempesta passò, ma del mio Galeone nemmeno l’ombra.
Chissà dove l’aveva portato l’uragano.

Nella disgrazia fui fortunato, perchè capitai vicino ad un’isola. Sulla spiaggia sbarcai dal barile e lo baciai dalla gioia di esser vivo e poi baciai la spiaggia, tanta era la felicità di essere in una nuova Patria.

Ora vi scrivo dondolandomi su un’amaca. La gente del posto mi prepara tanti spaghetti con le polpette ed io gli ho insegnato a fare la birra.
In più ho trovato un amico, una cagnolina dal muso simpatico e ci siamo adottati a vicenda.
“Perchè non la chiami Rosetta?” Mi disse una bambina “Guarda, gli regalo il mio fiocco rosa ed il mio fazzoletto rosso da mettere al collo.”
“Rosetta? Mi garba!” le risposi ridendo di gusto.

Così decisi di stabilirmi qui e di scrivere le mie storie in bottiglia affidandole al Mare. Provvederà lui a farle arrivare a chi le racconterà ai piccoli Pirati ed anche ai più grandi, quelli dal cuore di bambino.”

Da quel giorno si disse: “Anche dopo la peggiore tempesta troveremo sempre qualcuno che ci starà vicino.”

RAmen.

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Salmoni Pastafariani: 5 – Buon Pirata e la lampada in fondo al mare

tesoroBuon Pirata e i suoi Frittelli, esausti dopo una difficile navigazione fatta in mezzo a delle furiose tempeste, non vedevano l’ora di trovare un’isola.
Magari accogliente, con un buon approdo per riparare i danni subiti, una buona locanda dove pregare il Prodigioso e rilassarsi.

Approdarono ad un’isola particolare. Si trovava navigando pian pianino in mezzo a degli isolotti di sabbia e rada vegetazione.
La particolarità di quel viaggio fu che c’era una puzza talmente forte che dovettero mettersi delle mollette sul naso.

Finalmente arrivarono all’isola più grande, ormeggiarono il Galeone e scesero a terra.
Dovunque gli abitanti avevano piantato delle basse colonnine, poco più alte di un uomo medio, a mò di totem.
Sopra ad ogni colonnina c’era un pesce grigio lungo poco più di un palmo della mano dell’uomo di prima.

Gli abitanti uscirono dalle loro case per vedere i forestieri appena arrivati, ponendo ai Pirati domande curiose su chi erano e che facevano.
Naturalmente Buon Pirata e la ciurma risposero a modo, spiegando che erano lì per pregare nella locanda, ed a loro volta chiesero quale significato avessero le colonnine.
“Quelle Sacre Colonne rappresentano il nostro idolo, la nostra divinità” rispose il sindaco dell’isola “Noi veneriamo il Sacro Merluzzo!”
Ed a quelle parole gli abitanti dell’isola abbassarono il capo in un inchino deferente.
Anche i Pirati si tolsero i cappelli, sia mai si fossero offesi, e si produssero a loro volta in un bell’inchino.
“Merluzzo?” disse a bassa voce uno dei pirati “Ma se è grande come una sardina in scatola!”
Buon Pirata, facendo finta di niente, diede un calcio con la gamba di legno sullo stinco del pirata che parlò. E che, per una buona mezzora camminò storto massaggiandosi la gamba.

Ormai, però, il danno era fatto, perchè il sindaco sentì lo stesso le sue parole e diventò paonazzo nel sentire che veniva offeso il suo idolo.
“Il Sacro Merluzzo non tollera le offese, sapete che vi potreste ritrovare senza naso?”
Ma Buon Pirata provò a gettare acqua sul fuoco:
“Perdonateci, non era intenzione recare offesa a chicchessia. Anzi, noi che crediamo nel Prodigioso Spaghetto Volante, che non gli interessa se lo si offende, preferiremmo evitare di scambiarci le idee a stomaco vuoto. Indicateci la locanda: mangiamo, beviamo e ci parliamo. Vi va?”

Così fecero brindando ora ad un Dio e dopo a quell’altro, raccontandosi storie di pesche miracolose e di spaghettate mistiche, finchè tutti si conobbero meglio.
Alla fin fine, con la pancia piena, tutti dissero degli altri che non erano cattive persone, ed anche se ciascuno rimase della propria idea, l’importante fu di aver passato qualche ora in armonia, ed in amicizia.

Ripeterono qualche sera quegli scambi culturali, finchè non ebbero riparato per bene la nave.
Ecco, ora Buon Pirata e isuoi Frittelli erano pronti per continuare il loro viaggio nel grande mare. La ciurma sciolse gli ormeggi e si avviarono per avventure più grandi.

Prima però un’ultima tappa in un posto segreto che il Pirata segnò con una X nera su di una mappa.
In quell’esatto punto colarono la cassa del Tesoro, nascondendola nella profondità del mare.
Ed a quel punto Buon Pirata fece una cosa straordinaria: prese una lampada accesa dal cassero e la lascio andare anch’essa nell’acqua fredda, giusto dove era sparita la cassa.
E la lampada non si spense, nossignore! Tutti loro potevano vederla risplendere giù nell’abisso.

Poi si avviarono.
Forse un giorno ritorneranno e ci racconteranno di quello che videro: le loro scorribande, i saccheggi e gli abbordaggi.
Di loro, per il momento, ci resta solo quella luce laggiù, dove sanno aver nascosto i loro tesori più preziosi

Da quel giorno si disse: “Osserva bene quella luce che non si spegne mai, nemmeno nel più profondo mare: è la luce dell’amicizia.”

RAmen.

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Salmoni Pastafariani: 4 – La fiaba della Piratessa

slave-shipQuando Buon Pirata scese con la ciurma dal Galeone sulla quarta isola per Pregare il Prodigioso Spaghetto Volante, sentì la gente del posto che si lamentava che i loro bambini facevano fatica ad andare a letto a dormire.
“Abbiamo provato di tutto” dissero sconsolati “latte caldo, camomilla, nuovi giocattoli, biscotti, financo canzoni di Gigi D’Alessio, ma nulla.”

Allora Buon Pirata propose:
“Ci provo io. Conosco un metodo scientifico che sicuramente funziona.”
“E come farai a calmarli?” chiesero gli isolani
“Con una fiaba” rispose lui “la più bella che sia ascoltata: quella dei Pirati!”

E cominciò in mezzo ai pargoli, vestiti da nanna, a raccontare:
“C’era una volta un Pirata …”
“E perchè non una Piratessa?” lo interruppero vociando tutti in coro.
“E sia” disse ridendo “c’era un volta una Piratessa che con la sua ciurma voleva cambiare il mondo. In verità gli sarebbe bastato cambiarne un pezzettino …”

“Aveva la benda sull’occhio la Piratessa?” chiesero i bambini, stavolta quieti e curiosi.
“Sì, ce l’aveva sempre addosso, da quando gli successe una cosa bizzarra: un giorno la tolse e perse la rotta, sebbene il Nostromo l’avvertiva di un vento contrario.”
“Ed allora cosa fece?” domandarono i piccoli ciondolando la testa e socchiudendo gli occhietti.

“Piratessa sapeva che doveva portare la sua ciurma fuori dai guai.
E la sua ciurma era la sua famiglia: ogni marinaio del suo galeone gli voleva bene e si affidava a lei.
E lei, da buon Capitano, non li avrebbe mai delusi.”

Buon Pirata continuava a raccontare la favola, la sua voce sembrava una carezza.

“La Piratessa seguiva gli “Otto Io Preferirei Che” ed il quarto Condimento dice che non devi recare offesa a chi ti vuole bene, che sia il tuo partner maggiorenne, ma anche la tua famiglia o la tua ciurma.
Quindi, con questo rispetto nel cuore, cercò di dare il suo massimo, rincuorando chi stava perdendo la speranza, aiutando chi era troppo stanco per orzare e poggiare.

A questo punto, arrivarono ad un mare scuro e freddo. Venti gelidi gonfiavano le vele. Non erano le loro solite acque limpide e arie tiepide.
Anche i pesci che nuotavano vicino alla superfice e che si facevano vedere, erano bizzarri e sfuggenti
Qualcuno della ciurma giurava addirittura di aver visto nuotare dei … pinguini.
E questo demoralizzava i nostri pirati. Sapete: date una nave da abbordare, un tesoro da scoprire o una Locanda da Sacralizzare e non avrebbero battuto ciglio. Ma i pinguini! Brrr.

Voleva dire che si stavano avvicinando all’Antartide. E lì c’era l’Inferno: una terra dove nulla nasceva: né grano, per fare cibo dai carboidrati complessi, né luppolo, per fare la birra, e nemmeno animali.
A parte i pinguini, che mangiavano freddo pesce il quale si nutriva di krill.
A qualcuno già scendeva qualche lacrima ghiacciata.

In più, Piratessa continuava a fare il punto della nave, ma il cielo era notte e giorno coperto. Non c’erano stelle con cui orientarsi. Non c’era il Sole amico che avrebbe potuto dare una mano.

Insomma, la situazione non era delle più rosee.

Ma proprio in quel momento Piratessa si ricordò cosa doveva fare in queste situazioni: veloce veloce si rimise la benda sull’occhio.
Adesso aveva un’altra visione, per fortuna.
Riuscì a imbrigliare i venti contrari con una manovra da manuale, dopo un poco ritrovò la giusta rotta e fu pronta ad una nuova avventura.”

Poi Buon Pirata tacque, pian pianino si alzò e lasciò i piccini distesi nei loro lettini, ormai tra le braccia di Morfeo.

Da quel giorno si disse: “Chi perde la benda, non naviga a vista.”

RAmen.

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