8×1000: la carità ap… paga

Qualche giorno fa mi sono imbattuto in un’imprevista pubblicità in cui si chiede ai bravi cittadini di donare l’8 x 1000 all’istituzione religiosa che più di tutte da sostegno alle persone in difficoltà; che più di tutte ama il prossimo; che più di tutte dà una mano ai bisognosi; che più di tutte dà futuro agli orfani, ai drogati e agli sfigati.chiesasoldi2

Di primo acchito ho pensato a una nuova confessione! «Per mille condimenti! Che razza di religione è mai questa!? Vuoi vedere che la gustosissima fede ce l’ha fatta a mettersi in lizza per l’8 per mille».

Poi, superato questo sproloquiare infido e interminabile, più in basso, ecco fare capolino l’inatteso «Dona anche tu l’8×1000 alla Chiesa Cattolica».

Dal momento che un pirata non si tira mai indietro di fronte a nuove avventure, ho deciso di intraprendere un’approfondita esplorazione nelle ricche e vaste acque del web per capire come vengano effettivamente distribuiti e usati i soldi di questa donazione obbligatoria dai due principali beneficiari della quota: la Chiesa cattolica e lo Stato Italiano.

Iniziamo chiarendo che l’8×1000 è una quota sul gettito IRPEF a cui lo Stato Italiano rinuncia per metterla a disposizione di altri enti. Chi sono questi enti?

Lo Stato stesso, la Chiesa cattolica, l’Unione delle comunità ebraiche, la Chiesa Valdese, l’Unione delle chiese cristiane avventiste, la Chiesa evangelica luterana, le Assemblee di Dio in Italia, la Sacra arcidiocesi ortodossa, la Chiesa apostolica, l’Unione evangelica battista, l’Unione buddhista e l’Unione induista.

Occorre sottolineare come la scelta a cui devolvere il proprio 8 per mille sia fondamentale.

Nel 2010 – ultimo dato aggiornato nel sito del Dipartimento delle Finanze – solo il 45,72 % dei contribuenti ha deciso a chi destinare il proprio 8 per mille.

La Chiesa cattolica rappresentava l’ 82,24 % delle scelte, seguita dallo Stato con il 13,32 % , dai Valdesi con il 3,23 % e a seguire il resto degli aventi diritto alla quota.

E la quota del restante 54,28%?

In questo caso l’8 per mille viene ripartito tra gli enti in maniera proporzionale alle scelte espresse dal 45,72% dei contribuenti.

ERGO: chi si piglia la fetta più grande? Esatto, proprio Lei! E la cosa è paradossale, perché in questo modo la Chiesa cattolica si becca più contributi dalle scelte inespresse!

Nel 2007 infatti, dalla ripartizione dei redditi del 2003, la Chiesa cattolica ha intascato dalle scelte espresse 362.423.877 euro, mentre dalle scelte non espresse si è intascata ben 524.565.543! A dispetto dello Stato che ne ha incassati solo 85.904.624.

Ma vediamo come l’Italia utilizza questi soldi:

Anno 2010: lo Stato incassa tramite l’8 per mille circa 151.000.000 di euro che, dopo varie riduzioni d’imposta e accantonamenti, diventano 144.000.000 e vengono così distribuiti:

  • 108.000.000 agli interventi per la conservazione dei beni culturali;

  • 20.000.000 agli interventi per le calamità naturali;

  • 5.000.000 agli interventi per combattere la fame nel mondo e l’autosufficienza alimentare nei paesi in via di sviluppo;

  • 11.000.000 agli interventi per l’accoglienza ai rifugiati.

Scartabellando però tra i fondi destinati alla conservazione dei beni culturali, ho potuto notare che circa 60 milioni di euro (più della metà!) sono stati destinati alla ristrutturazione di Cattedrali, Chiese, celle campanarie, conventi e tutta una serie di unità di culto prettamente cristiane, oltre che a vari palazzi vescovili; tutte spese, per quanto mi riguarda, di cui dovrebbe farsi carico la Chiesa e che, MAGARI, lo Stato potrebbe destinare alla messa in sicurezza delle scuole o alla ristrutturazione di università e teatri.

E la benevolissima Chiesa?

Anno 2010: la Chiesa incassa 1.067.000.000 (più di un miliardo di euro), così spartiti:

  • 452.000.000 per le esigenze di culto nazionali – tra le cui voci spiccano la catechesi e i tribunali ecclesiastici regionali:

  • 358.000.000 per il sostentamento del clero – ovvero il 63% del fabbisogno totale del clero (praticamente li stipendiamo noi)

  • 227.000.000 (20%) per interventi caritativi – tra i quali scovo i Centri di aiuto alla vita (raccapricciante)

  • 30.000.000 accantonati

Ebbene sì: già che c’è, per non sperperare troppi soldi in futili aiuti umanitari, il surplus degli incassi viene accantonato.

Quello che più mi lascia attonito in tutto questo è come la gente non sia al corrente di come l’otto per mille venga utilizzato dagli enti finali, o peggio ancora a chi spetta!

«Piuttosto che darlo allo Stato, lo do alla ricerca!» oppure «Piuttosto che darlo allo Stato lo tengo io!» o ancora «Per lo meno la Chiesa lo utilizza per aiutare la gente in difficoltà!». Certo.

La popolazione è lasciata completamente in balia di pubblicità farlocche che non fanno altro che seminare ignoranza e disinteresse.

Se tutti quei contribuenti che non decidono a chi destinare la propria quota (magari perché, erroneamente, pensano rimanga allo Stato), così come quelli che donano l’otto per mille alla Chiesa cattolica credendo di fare del bene al prossimo, fossero adeguatamente informati – ahimè siamo in Italia– , forse i cittadini starebbero più attenti al modo in cui vengono destinati i fondi.

Le parole di Papa Francesco risuonano profetiche «Stranamente, non abbiamo mai avuto più informazioni di adesso, ma continuiamo a non sapere che cosa succede.».

Coda di paglia?

Tutti i dati riportati in questo articolo sono facilmente reperibili in rete: Wikipedia, il sito del Governo, della Camera, del Dipartimento delle Finanze…

Per renderveli ancor più facilmente fruibili, ve li metto quiquiquiquiqui e infine qui.

Salumi.

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