Max è libero

Sono le azioni che contano. I nostri pensieri, per quanto buoni possano essere, sono perle false fintanto che non vengono trasformati in azioni. Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo.

(Mahatma Gandhi)

L’ultima frase di questa citazione passa dai buchi del mio Sacro Copricapo e ritorna nei miei pensieri come un mantra, ogni volta che un parente, un amico, un compagno di Max racconta qualcosa di lui. È Giovedì sera, sono seduto su una poltrona in platea e sto ascoltando chi parla al microfono dell’auditorium del Teatro La Fenice di Senigallia, durante il funerale di Max, la festa per il suo viaggio verso il Vulcano di Birra.

Max è libero, finalmente.

Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”. (altro…)

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Liberi fino alla fine

Il 9 giugno Papa Francesco ha ricevuto i dirigenti degli Ordini dei medici di Spagna e America Latina in Sala Clementina, alla vigilia del Giubileo degli ammalati e delle persone disabili. Ai 150 medici presenti, Papa Francesco ha detto che la compassione è l’anima della medicina, ma compassione non è pietà, è “soffrire con”.

Per la prima volta da quando tengo questa rubrica, sono io a scrivere una lettera e non a rispondere.

La mia lettera è per Papa Francesco.

«Caro Francesco, vieni, siediti accanto a me e facciamo due chiacchiere.

Non so se a te piace la birra, ma è la mia bevanda sacra e ne sorseggio un po’ quando ho bisogno che lo spirito si plachi e la mente si apra.

Tu dici che, nella nostra cultura tecnologica e individualista, la compassione non sempre è ben accolta, che alcuni si nascondono dietro una presunta pietà per giustificare ed approvare la morte di un paziente. Dici che la vera compassione non emargina e non umilia, non esclude, non considera una cosa buona la scomparsa di chi patisce condizioni fisiche e di salute diverse dagli altri. Dici che c’è una falsa idea di compassione, una “cultura dello scarto” nella mano di chi cede alla tentazione di “applicare soluzioni rapide e drastiche”.

Vedi, Francesco, alcune vite non sono rapidamente e facilmente interrotte dalla tecnica, al contrario sussistono, senza la mano di Dio, solo perché la tecnica lo permette. E alcune persone, che vivono quelle vite, non le considerano umane, bensì solo meccaniche.

Proviamo a fare una cosa, tu ed io, adesso. Proviamo a pensare alla morte con gli stessi criteri con cui pensiamo alla vita. Così come ci preoccupiamo della qualità della vita, dello stile della vita, delle condizioni e delle possibilità della vita, ci riguardano anche la qualità, lo stile, le condizioni della morte. Ci sono circostanze “di vita” in cui la morte è qualcosa su cui dobbiamo decidere, perché coinvolge ciò che siamo, ciò che pensiamo, ciò che sentiamo.

Francesco, tu dici che la vita è un dono di Dio, ne chiedi il rispetto fino all’ultimo respiro. Io dico che questo ultimo respiro è qualcosa di cui mi voglio prendere cura. In esso avviene il mio ultimo momento di espressione e di senso.

Se la vita non è mera animazione della materia, perché deve esserlo la mia fine?

Vedo la tua pietà per i pazienti e vedo il tuo amore per loro. Sono uguali i sentimenti che ci portano ad avere opinioni diversei e diversa empatia di fronte al dolore. Accettazione di esso, per te. Libertà di scelta, per me.

Il filosofo Umberto Galimberti ci ricorda il significato del termine “eutanasia”. Questa parola significa “buona morte”, la morte umana che spettava all’uomo misurato, probo.

La buona morte non intacca il valore della vita: non temere, Francesco, nessuno tenta di abolirlo.

La buona morte orienta il nostro sguardo al valore dell’uomo, alla sua libertà di stabilire la propria misura di sopportazione di quelle condizioni che egli avverte disumane, laddove la medicina e gli strumenti della tecnica disponibili fanno della sua storia umana un meccanismo solamente biologico.

Per i malati, tenuti in vita dalla tecnologia, per i malati per i quali questa non è una soluzione vivibile, io chiedo la libertà di scelta, io chiedo per loro il diritto di andare incontro ad occhi aperti alla loro buona morte, con il conforto amorevole delle persone che li hanno accompagnati.

Alla fine del mio cammino terreno, c’è un Vulcano.

Come lo raggiungerò è un fatto che mi riguarda.

Spero di avere la tua benedizione, il giorno in cui mi assumerò la responsabilità e la libertà di decidere.

Tu avresti la mia.»

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Una giornata di ordinaria omofobia

Ramen miei cari frittelli!

Oggi vi voglio raccontare cosa ho visto accadere la settimana scorsa a Bassano del Grappa (la città in cui vivo).

Ordunque!

In vista della giornata mondiale contro omofobia/transfobia/bifobia riconosciuta a livello internazionale il 17 maggio, il Circolo Tondelli (circolo LGBTI che si occupa di sensibilizzare la città sui temi LGBTI) ha organizzato un corteo per celebrare la giornata nella città di Bassano del Grappa dove opera fin dal 2002.
Il circolo ottiene i permessi per attraversare il centro della città, ma con un divieto da parte della questura:
non possono passare né sul ponte degli alpini (in quanto simbolo della città e della sua storia) e nemmeno nei quartieri limitrofi al ponte.

Al ché ci si domanda il perché?!

“Sicurezza”.

«Abbiamo incontrato il dirigente della questura più volte» dichiara ai giornali Giuseppe Sartori, presidente del circolo, «ma lui ha consigliato di non accedere al ponte, per problemi di ordine pubblico legati alla nostra iniziativa».
Iniziativa, per altro, del tutto pacifica che consisteva nel portare una giant rainbow flag sul ponte per decorarlo con l’arcobaleno.

In effetti Bassano è già stata macchiata dalla violenza nel 2012. Un triste primato non solo nazionale ma continentale, che ha distinto la nostra città tra le decine e decine città d’Europa che hanno serenamente accolto i cortei del Pride in quell’anno.
Essenzialmente dei gentili signori (molto probabilmente di forza viste le forze presenti ad ostacolare il pride quel giorno) si sono permessi di lanciare bottiglie contro il corteo del gay pride di Bassano organizzato sempre dal Tondelli, finendo col picchiare un ragazzo e mandarlo in ospedale dov’è stato sottoposto d’urgenza ad un’operazione chirurgica….

 

Vi lascio un momento per rifletterci.

 

Tornando ai fatti di sabato scorso, scopriamo che Forza Nuova ha deciso di voler chiedere l’autorizzazione per un corteo a favore della famiglia naturale, che segua lo stesso percorso concesso al corteo del Circolo Tondelli.
Non mi è ben chiaro lo scopo del ripercorrere il percorso del Circolo, forse per marcare il territorio come fanno i cani?
Mah….
Alla fine FN ottiene di poter manifestare nella piazzetta dell’ossario di Bassano (altro luogo simbolo del Bassanese), peccato che la mattina del 14 scopriamo che il tempio e sacrario militare è stato imbrattato da ignoti firmatisi Bassano antifascista..13241161_10153435578686470_6274213826030321709_n
Per di più, dopo il danno anche la beffa: la stessa mattina appare sul ponte degli alpini un banner gigante in difesa della famiglia naturale, esposto da “Veneto Fronte Skinheads”…

 

 

«Ci dispiace molto per questo clima di tensione – ha spiegato Giuseppe ai media -: qualcuno di noi, per il timore di tafferugli è rimasto a casa. Noi chiediamo a Bassano di essere una città più aperta e disposta al confronto. A chi crede nella famiglia tradizionale dico che ci credo anch’io, ma questo non significa non accettare le altre».

 

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Il giorno del corteo la città era blindata dalle forze di polizia.
Abbiamo marciato con tranquillità per il centro, ovviamente scortati.
Ad ogni via o piazza del percorso chi ha partecipato chiedeva “Bassano permettimi!” per chiedere il permesso di accesso alla via/piazza del percorso, dopo un’introduzione legata a temi di discriminazione contro le persone Lgbt.

Giunti nella piazza Montevecchio, situata vicino al ponte degli alpini, il corteo formato da circa un centinaio di persone, si è fermato ed i partecipanti si sono presi per mano per formare una catena umana.
Lì abbiamo intonato la canzone popolare del ponte, che recita “là ci darem la mano ed un bacin d’amore”.

«Questo a sottolineare» dice ancora il presidente del Circolo Tondelli «la nostra esclusione dal ponte e la speranza, come comunità LGBT, di potervi tornate presto».

Lo so, lo so……non era una canzone piratesca, ma ci sto lavorando, ok?
Che dire….ho partecipato a questa manifestazione per ricordare tutte le vittime di omofobia nella speranza che non accadano più situazioni come quella di quel ragazzo che è stato picchiato dai quei“gentili” signori nel 2012….eppure a distanza di 4 anni la situazione non mi sembra cambiata….anzi.

Subito ero piuttosto irritata dai permessi negati, la contromanifestazione e il clima che si è venuto a creare.
Poi ho mangiato e sutto come da 5° condimento, ma non è bastato…ho ancora fame di tolleranza e uguaglianza ed è stato un boccone amaro vedere il Circolo Tondelli dover fare un passo indietro, specialmente pochi giorni dopo l’approvazione delle unioni civili…

Bassano è una città difficile da coinvolgere sulle tematiche LGBTI, molto…
Ancora non mi spiego, con tutti i trascorsi che ci sono stati proprio in questa città, fiero simbolo della rivolta all’oppressione nazista e fascista, come ci possano essere ancora persone che si arrogano il diritto di prevaricare gli altri…. In più sospetto vi sia anche qualche covo di pinguini da qualche parte….quelle dannate bestiacce sono ovunque!

Sta di fatto che ho voluto raccontarvi tutto questo perché non trovo giusto che i fatti accaduti rimangano silenti.
Questa è soltanto una delle molte vicende che accadono non solo qui, ma in tutta Italia, e credo che i fatti vadano resi noti e che noi, in quanto pastafariani dovremmo cercare di sdrammatizzare e fare qualcosa per cercare di ragionare tutti assieme sul da farsi.
Al massimo finiamo col sbronzarci, che comunque mi sembra egualmente un buon risultato!

 

Ringrazio pubblicamente anche Elena Donazzan, Assessore alle Politiche dell’Istruzione per essersi espressa sul corriere del veneto in merito alla questione, paragonando la manifestazione per la Giornata riconosciuta a livello INTERNAZIONALE del Circolo Tondelli ad una manifestazione politica (???) e che, parole sue, in virtù della nostra omosessualità noi LGBTI pensiamo di poter fare quello che vogliamo.

Carissima Elena, mi spiace dovertelo dire, ma io, fiera bisessuale, passo su quel ponte tutte le volte che voglio e non c’è nessuno che me lo possa vietare, almeno finché non inizieranno i lavori per sistemarlo, considerando che sta cadendo a pezzi…?
Concorderai con me che una banana è più in bolla di quel pavimento, orsù!
Ogni volta che andrò a pregare da Nardini, noto locale del Bassanese situato proprio all’entrata del ponte ti penserò intensamente, affinchè il Prodigioso possa pervertirti e abbracciarti con le sue unte e sugose appendici.
Ovviamente sei invitata ad unirti a me ed i miei confrittelli pastafariani in qualsiasi momento, ti attendiamo fiduciosi!

Ramen frittelli!
A breve organizzeremo un sacro evento pastafariano, stay tuna!
Capitan Rum & Pera

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un carico di libri da varare

Inizia il Bookcrossing Pastafariano!

un carico di libri da varare
un carico di libri da varare

Che cos’è il bookcrossing:

Avete mai visto qualcuno scendere dall’autobus e quando avete detto “Hai dimenticato il libro sul sedile” ha risposto “No, ho fatto apposta, è un libro viaggiante”?

Conoscete un bar, o una tabaccheria, o una farmacia, con una mensola o uno scaffaletto con dei libri che sono lì gratis, e voi li potete prendere e lasciare?

Nella vostra biblioteca pubblica i libri che sarebbero da scartare li mettono nell’atrio, in regalo?

Una volta su qualche social network avete visto rimbalzare la foto di quell’albero morto con una nicchia con dei libri, o di quella cabina telefonica piena di libri, o di quella fermata d’autobus con la bibliotechina incorporata?

punto bookcrossing di quartiere, con scatola separata per la Sezione Ragazzi
punto bookcrossing di quartiere, con scatola separata per la Sezione Ragazzi

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Enchantement

L’emporio degli incanti – Tanya Huff

L’emporio degli incanti – Tanya Huff.

 

– Non dovresti essere là fuori, impegnata a vendere terreni paludosi a ignara gente di città? – le chiese.

– Mi sono presa un giorno libero – sorrise Katie. – Le torte e i pasticci non si cuociono da soli!

 

Questo libro è una torta. Non una di quelle strane cose deprimenti incellofanate nei supermercati, e nemmeno una di quelle altissime, stratificate e insipide il cui unico vanto è la decorazione. Una torta da gara di torte. Ma quella vincente, ecco. La Signora Meringata Al Limone, per esempio. O Miss Torta Di Carote Al Brandy. O Fräulein Foresta Nera Dei Fratelli Grimm. La Crostata Di Mirtilli Dei Vostri Sogni. Anche perché, insomma… le Gale cucinano, tutte (tranne una).

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Fonte: https://en.wikipedia.org/wiki/File:Ghost_Festival_Ritual.jpg

Bestemmia libera!

In quel bel paese a forma di stivale su cui stiamo a farci ricche spaghettate, abbiamo una costituzione con alcuni pezzi meravigliosi. In particolare mi è sempre piaciuto l’articolo 21.

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Bellissimo, vero? Certo, poi c’è la fine che vieta gli atti osceni, ma quella l’ha già ammazzata Colpo Grosso con i suoi spogliarelli su tv nazionale.

le ragazze cin cin di colpo grosso
Le ragazze cin-cin di colpo grosso

Eppure ci sono delle leggi che stanno a questa poesia costituzionale come un cd dei Metallica a una seduta di meditazione. Mi riferisco alle cosiddette leggi sulla blasfemia. (altro…)

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benvenuto nella giungla

Lo dice la scienza… o no? Guida di sopravvivenza – Livello 3: re della giungla!

Ok, fino ad ora ci siamo preoccupati di non farci fregare nella vita di tutti i giorni dai titoli degli articoli sui benefici dell’annusare scorregge e di come si pubblica davvero un articolo scientifico, ma manca ancora una questione importante: che tipi di articoli scientifici esistono? Eh, già, perchè come per la guerra, non è lo stesso avere davanti il coltello da burro, un fucile o la bomba H.

Purtroppo però vanno tutti sotto il nome di “armi”. Nella letteratura scientifica è la stessa cosa, ci sono articoli e articoli, e questo nasconde altri pericoli.

Fin qui sei riuscito a sopravvivere alle armate della disinformazione del nuovo millennio, complimenti, purtroppo non è finita. Ora bisogna sopravvivere alla giungla. Sanguisughe, serpenti velenosi, ragni grossi come un procione e pelosi come le cosce della cugina di campagna femminista che non si è mai rasata per protesta contro la patriarchia. Ricorda, ogni cosa intorno a te vuole sempre ucciderti peggio che se vivessi in Australia. E solo i più tosti possono cavarsala anche contro queste trappole letali. (altro…)

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Come è scandalosa quella donna. Che cosa fa? Ride!

Le piratesse, donne sconce, avventurose, avventuriere, madri, maritesse, amantesse, amiche.

Noi piratesse partiamo all’arrembaggio dell’arcobaleno, della dignità nel fine vita, dell’assistenza sessuale ai disabili, della libertà di espressione. Siamo blasfeme. Ruttiamo e qualche volta cadiamo sbronze.
Noi piratesse pastafariane siamo donne con la pretesa della felicità. Brindiamo alla faccia di chi ci vuole male!
Nella giornata dedicata alla donna, alle sue lotte contro gli stereotipi, le discriminazioni, le violenze, da piratessa ho deciso di non offrire mimose – ché con i fiori non si fa nulla – ma un’onda di risate, perché ridere degli stolti, dei poteri economici, religiosi, consumistici, ridere finanche di noi stesse, è l’arma con cui carico il cannone.

Spariamo risate!

Ridiamo di chi vuole colpevolizzare la libertà di scelta nella vita sessuale e riproduttiva, di chi ritiene le donne non idonee alla vita politica e scientifica, di chi fa spallucce e ci bolla come “isteriche” in fase mestruale;
ridiamo di chi ci immagina a piagnucolare per le nostre malattie, di chi ci pretende sante, badanti, dal linguaggio sempre pulito.

Ridiamo!

Ride Sarah Silverman [https://www.youtube.com/watch?v=ahdR6aHQvMQ] con gli attivisti di “Lady parts justice”, la piattaforma che negli Stati Uniti utilizza la commedia, della cultura e dei media digitali per denunciare l’erosione del diritto di decidere della propria vita sessuale e riproduttiva.

Ride Maysoon Zayid, attivista statunitense di origini palestinesi affetta da paralisi cerebrale, la quale, compreso che le origini etniche e la disabilità limitavano la sua carriera, decise di dedicarsi alla stand up comedy e di destinare l’80% del ricavato a programmi di educazione artistica per bambini disabili ed orfani nei campi per rifugiati in Palestina.

Ride Maria Bamford della sua disfunzionale famiglia, dei suoi problemi di depressione e ansia, generando un materiale satirico dalla comicità surreale, claustofobica, con un’inedita attenzione alla parte vocale.

Ride Sabina Guzzanti nel Tg Porco e ridiamo noi grazie alla sua capacità di profanare i panni della politica attraverso la caricatura. [https://www.youtube.com/watch?v=nFlTkRc5oHI].

Ride la regina della parolacce, Luciana Littizzetto.

Ride Rosalia Porcaro della disoccupazione nel Sud, mantenuta in vita dai “Donatori di lavoro”.

Ride Ellen DeGeneres, dopo la morte dell’ex-fidanzata, rivolgendosi a Dio nel monologo “Phone Call to God”. Prima attrice apertamente omosessuale ad interpretare un personaggio omosessuale in televisione, è ancora oggi un punto di riferimento per evidenziare il ridicolo delle stereotipie di genere [https://www.youtube.com/watch?v=JnusO2OXWp4].

Ridono le molte comiche che trasformano difetti fisici in punti di forza, quelle che dicono “cazzo” non per intercalazione, ma proprio per riferirsi con sostantivo realistico e vivace al membro maschile.

Ride Velia Lalli che ha lasciato una carriera da ingegnere per immolarsi alla cattiveria satirica [https://www.youtube.com/watch?v=yIWAbxiw8bI]

Ecco, oggi vorrei proprio offrire una birra a tutte loro, a Elle Kappa che disegna e basta, e non concede interviste, a Marina Franklin: «I like the little ones. He’s young and white. So I’m not just a cougar, I’m a black panther», alla pioniera della stand up comedy in Argentina Natalia Carulias, a Fernanda Metilli che ricorda che la satira dice la verità con cattiveria.

Ma come, la donna può essere cattiva? Non deve essere esemplare, materna, fedele? Delicata come un fiore?
L’ 8 marzo le piratesse rivendicano il diritto di essere un po’ furfanti, un po’ concentrate sui propri “loschi” interessi, fiere di “volere”, di “volere ancora”. Peccato per voi: non siamo come ci avevate immaginate. Siamo come siamo!
L’8 marzo le piratesse brindano tra loro alla possibilità di essere pessime, egoiste, ruffiane e millantatrici, di esserlo simpaticamente, senza sotterfugi, facendo ridere.

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Spaghetti con le polpette vegane (per adorare il Prodigioso in tutte le sue forme)

Come sappiamo bene, il Prodigioso Spaghetto Volante ama incondizionatamente tutte le creature (tranne gli orridi pinguini) con una predilezione per i pirati, popolo eletto. Secondo gli esegeti delle scritture, questa sua caratteristica di amore universale è dovuta al fatto che era sbronzo durante la creazione, condizione che peraltro lo contraddistingue quasi sempre.

Chi siamo noi per non imitare il Prodigioso? Il nostro amore non può avere limiti: uomini, donne (incluse tutte le possibili sfumature tra i due) carnivori, vegetariani, compresi anche, ebbene sì, i vegani.

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Gridas e coriandoli

Gridas 34Gridas – gruppo risveglio dal sonno è l’eredità umana, morale, creativa e sociale che Felice Pignataro ha lasciato a Scampia.
Pignataro portò i colori nel grigio del ghetto di Secondigliano.
E. H. Gombrich, del Warburg Institut di Londra, lo definì “il più prolifico muralista del mondo”: con più di 200 murales Felice ha parlato a una comunità che non è padrona delle proprie strade, che non è al sicuro nelle proprie case, che non apre le finestre.
Felice e Mirella, sua moglie, non sono originari di Scampia, tuttavia è a questo posto che hanno donato la vita e al cui servizio hanno posto professionalità e arte, iniziando nel 1967 a collaborare con le scuole, in realtà formando una “controscuola” per i i bambini delle baracche.
L’associazione culturale Gridas urla e sveglia dal sonno di Goya, aiuta la collettività a non concepire i fatti che la riguardano come una catena di sciagure, ma come esiti di irresponsabilità e scelte. Insegna, cioè, a non chiedere la grazia, ma diritti e a esercitare doveri.
Il primo Carnevale, trentaquattro anni fa, fu una reazione proprio alla festa che si “consuma” a scuola, dove la ricorrenza si riduce a una gara tra vestiti e non genera un percorso di immaginazione.

12705529_10208307683230382_1610984842869177026_n10402391_10208307688870523_8069073175330893254_nIl tema di quest’anno è “Continenti e contenuti – la deriva degli incontinenti”  [I temi 2016 raccontati dai partecipanti]. Il corteo ha, infatti, rappresentato energie in conflitto, ha esibito il tema della migrazione, come una condizione forzata, scaturita dalla disperazione. Come ogni anno il Carnevale di Scampia ha esorcizzato nei colori l’esperienza della marginalità, rappresentando una possibilità di autodeterminazione.

12654231_10208307673630142_4661998428610782911_nDurante il corteo di domenica 7 febbraio, il consueto falò, momento di pulizia, di abbandono, di rinascita, si è svolto in un luogo simbolo: Largo Battaglia, dove la scuola di calcio dell’ARCI Scampia, da 30 anni è una palestra di vita che, da qualche tempo grazie alla squadra femminile di “DreamTeam – Arci Scampia”, pianta semi per l’uguaglianza di diritti anche nello sport.
C’erano anche sei pirati pastafariani del Frescovado salernitano.

Beverenda Scialatiella Piccante, Frescova di Salerno, ha pennedetto il corteo che si è snodato per circa 4,5 km, concludendosi presso il Campo Rom [Intervista alla Frescova di Salerno]. (altro…)

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