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Salmoni Pastafariani – 17. I primi due indizi: il pesce del tesoro.

 

Ahrrr, ciurmaglia di Frittelli e Frittellini, ho ricevuto un’altro messaggio da parte di Buon Pirata.

E, visto che mi ha così gentilmente incaricato di scrivere ed infiorettare i racconti e le sue avventure, procedo a deliziarvi via penna d’oca delle sua ultime peripezie.

Aspettatevi di leggere gesta meravigliose e colpi di scena fiabeschi. Anch’io dopotutto non so ancora come vanno a finire i suoi viaggi, visto che aspetto ancora suoi messaggi, me li ha promessi e lui non manca mai della sua parola, garantito al Rum delle Antille!

Fattostà che ero comodo nella mia amaca a sorseggiare un Grog, quando si appoggia uno splendido uccello dalla schiena e le ali verdi, il petto rosso e la lunga coda argentata. Era un Quetzal e mi guardava piegando il capino. Aveva un biglietto legato ad una zampina che mi tendeva come se mi dicesse:

“E’ tua, no? Che aspetti a prenderla, che la Stella del Mattino si tolga la maschera?”

Bhe, era comprensibile che il Quetzal fosse un poco spazientito, perchè dalla sorpresa lo rimiravo con la bocca aperta e spandendo il Grog dal boccale.

Poi mi destai di colpo e tolsi il messaggio dalla zampa del bellissimo uccello.

“Subito, scusami tanto.” riuscii a balbettare.

A questo punto, mi fece il più grazioso inchino che avessi mai visto, aprì le ali e volò via sparendo tra le palme.

Ripensandoci a volte mi sembra quasi di averlo sognato, o che fosse colpa del Grog, vista la rapidità di come apparì e poi sparì.

Il biglietto però era qui, nelle mie mani. Ed era firmato proprio da Buon Pirata. Inutile che vi dica che lo lessi tutto d’un fiato.

Ma facciamo il punto della rotta delle nostre storie.

Buon Pirata vagava di isola in isola nel suo Galeone alla ricerca di avventure, tesori, locande da sacralizzare al Prodigioso Spaghetto Volante e del Governatore di Maracaibo.

Via via personaggi meravigliosi si aggiunsero alla sua ciurma di amici: Rosetta la cagnolina dalla bandana rossa al collo ed il fiocco rosa in testa; Tu Chitti il pappagallo dai sette colori; Il tucano Cuccuruccù dall’enorme becco; Olivetta l’attrice che si vestiva da Corsara Nera; Poppenrocke la cantante dalla voce di Sirena; ed infine il Governatore, per lui Buon Pirata vinse la malinconia e cominciò il suo viaggio alla ricerca del suo grande amico che, una volta trovato, accettò di buon grado di lasciare Maracaibo e di navigare insieme.

Nel messaggio, il Pirata mi informava che stavano procedendo lilleri e felici verso una grande avventura, anzi avevano appena cominciato una caccia al tesoro.

All’inizio del viaggio non avevano una meta precisa, se non quella di vagabondare un pò per le isole portando la spaghettosa bontà a conoscenza della gente. Sempre tenendo presente il Primo Condimento: evitavano di parlare di Lui come asini bigotti, visto che non è vanitoso e noi non siamo più santi degli altri.

Un bel giorno, durante una bonaccia, stavano oziando sul ponte. C’era chi si stava sistemando i capelli, chi dormicchiava sull’amaca e chi stava sulla coffa per sentire se c’era un poco di brezza marina.

E poi c’era Olivetta che stava pescando con la lenza: hai visto mai, pensava, che tiro su un pescione per la cena?

Infatti qualcosa tirò su dopo che la lenza dette qualche bello strappo.

“Ho preso qualcosa! E deve essere bello pesante, anche!” urlò alla ciurma “Chi mi aiuta ad issare a bordo il merluzzo da fare al sugo?”

Buon Pirata, il Governatore e Poppenrocke corsero per dare una mano a tirarlo su, anzi: già gli scendeva l’acquolina in bocca al pensiero del lauto pasto.

Ma, sorpresa, non aveva abboccato il merluzzo tanto agognato dalla nostra Corsara Nera. Anzi non aveva neppure abboccato perchè la lenza si era aggrovigliata tra le due pinne e la coda del grande pesce che depositarono sul ponte ed ora si stava dibattendo per cercare di liberarsi.

Tutti guardarono meravigliati quello spettacolo del mare. Innanzitutto era completamente d’oro ed aveva un rubino al posto dell’occhio destro ed uno smeraldo al posto di quello sinistro.

“Cos’è?” chiesero a Buon Pirata.

“Non ho mai visto nulla di simile.” ammise grattandosi la barba con l’uncino.

“Ahrrr. E’ un pesce del Tesoro!” disse Tu Chitti tra lo stupore di tutti “E chiede gentilmente di essere liberato.”

“Come? Conosci la lingua dei pesci?” chiesero in coro.

“Cerrrrto! Perchè mi guardate con gli occhi a palla? Scusate: sono o non sono un pappagallo? Ed in quanto pappagallo non conosco la vostra lingua, visto che vi sto parlando? Ed allora non posso comprendere pure quella dei pesci? Ahr, Ahr!” rise Tu Chitti.

Ancora stupefatti liberarono subito dalle lenze il pesce del Tesoro, che fece quattro salti ancora.

“Che sta dicendo ora?” Chiese Buon Pirata.

“Che se lo ributtiamo a mare” spiegò Tu Chitti, “ci indicherà la rrrotta giusta per cercare un’isola con un tesoro di immenso valore.”

Nemmeno ci pensarono: presero delicatamente il pesce d’oro, lo alzarono e lo gettarono in acqua da oltre la murata.

Subito, appena toccato il mare, fece due balzi.

“Orrra vuole che lo seguiamo!” disse Tu Chitti aggrappato alle cime con le zampette.

“Ma c’è la bonaccia ora e la nave non si muove.” osservò il Governatore.

Ma non finì nemmeno la frase, che si levò una brezza gentile. Gonfiò dolcemente le vele e guidò il galeone proprio nella giusta direzione indicata dal pesce del Tesoro, felicissimo di essere stato liberato e non fatto al pomodoro e noce moscata.

Navigarono per qualche ora al seguito del pesce dorato che guizzava e splendeva a pelo dell’acqua. Fino a che si fermarono vicino ad un’isola piccolissima e disabitata.

Mentre calavano l’ancora, il pesce del Tesoro li salutò agitando una pinna fuori dall’acqua.

“Buona fortuna!” gli augurarono urlando tutti. E lui sparì tra i flutti.

Scesero sulla spiaggia dell’isoletta, domandandosi come avessero fatto a trovare il tesoro.

Mentre si guardavano attorno esplorando un pochetto, Buon Pirata esclamò:

“Qui, da questa parte, ho trovato qualcosa.”

In effetti, legata alla palma più grossa dell’isola, c’era una noce di cocco dipinta con un sorriso giallo ed una X nera.

Al suo interno c’era una pergamena, dove stava scritto:

“Se vuoi l’isola dall’Immenso Valor

otto indizi troverai del suo cuor

il primo: è un’Isola con birra fresca.

Or per il due la lisca, ma non l’esca.”

“Bene!” esclamò Buon Pirata “Ciurma, dedichiamoci a questa caccia, anzi a questa pesca al tesoro!”

Quindi risalirono a bordo, e cominciarono questa nuova avventura.

Che io vi racconterò, non appena mi arriveranno altri messaggi Da Buon Pirata e la sua ciurma!

Ahrrr…

Da quel giorno si disse: “Non è una sfortuna lasciar andare l’oro, se dopo avrai qualcosa che vale di più.”

RAmen.

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La Favola di Capitan Navale

Da una leggenda secolare trascritta dall’uncino di Paolo L’Apostrofo.

E anche quest’anno, la sera prima del solstizio d’inverno, il Capitano cominciò a prepararsi per il suo lungo viaggio.
La Nave era pronta, aveva cominciato ad attrezzarla sin dalla mattina, aiutato dalla sua ciurma di pinguini. Era una nave magica, la Nave: tanto per cominciare volava.

Non nel senso che fosse veloce (cioè, insomma, era anche molto veloce) ma che letteralmente volava, si sollevava da terra e non aveva bisogno di un mare su cui galleggiare. Inoltre era molto pratica, in quanto per il resto dell’anno poteva starsene piegata come una coperta sul ripiano più alto dell’armadio; magari era un po’ ingombrante, ma sempre meglio che lasciarla parcheggiata in cortile per undici mesi abbondanti.

Il Capitano si aggiustò la benda che gli copriva l’occhio sinistro (l’aveva perso anni prima in combattimento) e il cappello a tesa larga che portava sempre in testa. Con quel cappello rosso fuoco e con la grande barba bianca aveva un aspetto decisamente imponente; i maligni dicevano che portasse sempre il cappello perché stava perdendo i capelli, ma si sa che le malelingue sono sempre pronte a dire qualsiasi cosa.

Tutti gli anni il Capitano salpava con la Nave la sera del solstizio e volava ininterrottamente fino a capodanno, che lui preferiva chiamare Capo Danno, girando intorno al globo e distribuendo doni a tutti i Pirati di buona volontà. Se eri stato un buon Pirata, potevi essere certo che la mattina del 22 dicembre, oppure del 23 o del 24 o al massimo del primo gennaio, ti saresti alzato dalla tua branda per scoprire che durante la notte il Capitano aveva lasciato qualcosa per te.

Quest’anno però le cose non volevano andare per il verso giusto, tanto per cominciare il Capitano non si era ancora ripreso completamente da tutta la birra che aveva bevuto la sera prima, ed era di pessimo umore:

– Cos’è questa roba? – urlò al Primo Pinguino: – Perché la Nave è così carica?

In effetti la Nave scricchiolava sotto il peso del carico e sembrava quasi che facesse fatica a sollevarsi, da quanto era stata riempita la sua stiva. C’erano pacchi e pacchetti ammucchiati persino sul ponte e i poveri pinguini avevano qualche difficoltà a districarsi in mezzo a tutta quella confusione, mentre si preparavano a levare le ancore e alzare le vele.

– Non è colpa nostra, Capitano, – rispose il Primo Pinguino – sai bene che da una decina d’anni il numero dei Pirati ha continuato ad aumentare, ma tra quest’anno e il precedente c’è stata un’impennata incredibile. Pensa che non siamo neanche riusciti a caricare tutto, e dovremo ripassare da qui verso la sera del 28 per fare un secondo carico.

– Va bene… va bene.

Il Capitano sembrava un po’ rabbonito: – Non possiamo certo lamentarci se il numero dei buoni Pirati aumenta, dopotutto il nostro lavoro consiste proprio nel premiarli. Ma non so veramente come faremo a fare tutte le consegne in tempo: con questa mania del riscaldamento centralizzato e delle caldaie a gas, le case in cui posso passare dal camino nel cuore della notte si contano ormai sulle dita di una mano, e adesso si sono messi anche a usare quei maledetti infissi con i doppi vetri, che sono difficilissimi da scassinare senza lasciare tracce!

– Però – fece notare il Primo Pinguino – negli anni passati sei sempre riuscito a entrare.

– E grazie! – rispose il Capitano stizzito: – Certo che essere una creatura mitica aiuta. Dopotutto posso cambiare forma e dimensioni a volontà, quindi è difficile impedirmi di entrare; però questa cosa di entrare nelle case passando dalle gattaiole mi ha stufato. Non è dignitoso, non so se mi spiego.

Un mozzo pinguino che passava di lì in quel momento si intromise nella discussione:

– Oh Capitano, mio Capitano, – per qualche motivo al Capitano piaceva essere chiamato così – se permetti avrei un’idea.
– Parla pure, mozzo, qualunque cosa pur di non passare da un’altra gattaiola.
– Stavo pensando, oh Capitano, che potresti provare a copiare i metodi della concorrenza.
– Intendi il grassone con la slitta? Ma se è lui che ha copiato da me!
– No, mio Capitano, stavo solo pensando che se cambiassimo di un poco la rotta e partissimo dodici ore dopo l’orario solito, potremmo fare il solito giro di giorno invece che di notte.
– Non capisco…
– Quello che voglio dire, mio Capitano, è che potresti consegnare i tuoi doni usando i metodi di Amazon, suonando alla porta di gior… aargh… hfff… – Il povero mozzo rischiò seriamente di venire strangolato dal Capitano. Fu salvato solo dall’intervento di due delle sue figlie, Brunhild e Ragnhild, che salvarono la vita del pinguino e riuscirono a calmare il Capitano.
– Ma come si permette quel pinguino? Io, il Capitano, dovrei andare in giro a suonare campanelli come un fattorino di DHL?
– Papà, – lo blandì Brunhild – ricordati delle gattaiole…
– Sì ma… E poi come facciamo a fare le consegne di giorno? Ci vedrebbero tutti!
– Ma la Nave è magica, – gli fece notare Ragnhild – non potresti renderla invisibile per chi non è un Vero Pirata?
– Mmmf, sì, certo, si potrebbe, ma…

Alla fine il vecchio Capitano si lasciò convincere.

Quindi, se nei prossimi giorni suonerà alla vostra porta un tipo con una gran barba bianca e una benda all’occhio, vestito in una tuta rosso brillante e con il logo CNC sul taschino, probabilmente vi vorrà consegnare una cassa di birra o dei rampini da arrembaggio nuovi di zecca. Ricordatevi che, se si presenta a ora di pranzo, sarebbe educato invitarlo a dividere con voi il Sacro Spaghetto.

Buon Navale e buone Feste a tutti

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galeone romantico

Salmoni Pastafariani: 16. Il Governatore di Maracaibo

Sapete che gli abitanti dell’isola non volevano più che Buon Pirata e la sua ciurma di amici li lasciassero?

Era piaciuto così tanto lo spettacolo Di Olivetta, Poppenrocke, Rosetta, Cuccuruccù e Tu Chitti che continuavano a rimpinzarli di cibarie e di pregarli di restare ancora altri giorni per una replica e un’altra e un’altra ancora.

Ma il Pirata decise che dovevano continuare il viaggio, avevano già perso molto tempo. La meta era vicina: Maracaibo.

Ancora poco tempo di navigazione e l’avrebbero raggiunta.

E avrebbero trovato lui: il Governatore.

A bordo Buon Pirata mostrò ancora l’anello con l’effige del Governatore. Da quando il sindaco dell’isola glielo diede, non lo aveva ancora tolto dal dito.

E poi mostrò il bauletto trovato in un’isola con il biglietto di sfida dello stesso governatore. Cosa conteneva di tanto importante? Cosa sapeva il Pirata che non diceva agli amici? Mistero della fede.

“Tutti pronti, ciurma! Alziamo le vele e leviamo l’ancora! Rotta per maracaibo!” disse

“Ahrrr !” rispose chi poteva parlare, pappagallo compreso. Mentre Rosetta ululò e Cuccuruccù cantò una canzone da tucani.

E tutti si misero di buona lena a governare lo scafo.

Mentre la nave navigava placida nel mare cristallino, avvistarono un grandissimo uccello che si avvicinava.

Quando si avvicinò abbastanza, capirono che era un Albatros. Era il Re dei Cieli, il più maestoso che si potesse vedere. Tanto portentoso che per volare non batteva mai le lunghissime ali. Planava nel blu e, quando avvistava un pesce in superfice, si abbassava a sfiorare l’acqua e lo catturava col poderoso becco.

Fattostà che dopo un poco che volteggiava attorno alla barca, decise di atterrare sulla coperta del Galeone. Forse era stanco. Tutta la ciurma si avvicinò con deferenza a quel Monarca volante. Lui li guardò e sembrò dire “Siamo amici ora” e ciò fu beneaugurante per tutti.

Anche per Buon Pirata che, dopotutto, non credeva alla superstizione.

“Io so il tuo nome: è Charles.” e tutti e due piegarono la testa in un reverente inchino.

“Forse Charles è affamato” disse Olivetta.

“Gli prendo del pesce fresco, chissà che lo accetti” propose Poppenrocke.

In effetti fu proprio così. Il Re Albatros Charles accettò il cibo in dono, poi riposò qualche ora.

Quando si riprese, il grande volatile si alzò sulle zampe e spiegò le sue ali. Ma, ahimè, essendo troppo lunghe, non riusciva da là sotto a ricevere la spinta del vento per librarsi in volo.

Allora Buon Pirata si illuminò:

“So come fare per far volare il nostro amico.”

Prese una grande gerla dalla stiva e invitò ad accomodarsi all’interno l’Albatros, che così fece, anche se la posizione fu alquanto ridicola.

Fece entrare prima il portapiume, lasciando testa e gambe fuori della gerla. Ed in piu le ali che naturalmente non ci stavano dentro erano ciondoloni.

Stavano per scoppiare a ridere, ma Buon Pirata, dopo essersi morso il labbro inferiore per non sghignazzare, diede un’occhiataccia a tutti, e diventarono serissimi.

Allora si mise sulle spalle gerla ed Albatros e salì, sbuffando di fatica, sulla coffa dell’albero maestro.

Lì giunto invitò il grande uccello ad uscire dal contenitore e, dopo un altro grazioso inchino, si tolse il tricorno e disse:

“Sire, mi permetta di aiutarla a spiccare il volo.”

Allora il maestoso pennuto chinò accondiscendente la testa, Buon Pirata lo prese gentilmente tra le braccia. Lo sporse dalla coffa e lo lasciò andare.

Subito l’Albatros prese l’aria sotto le ali e cominciò a planare allontanandosi dopo aver girato qualche volta attorno alla coffa e chinando più volte la testa verso Buon Pirata.

Poi si allontanò e il Pirata urlò agli altri di girare la barra e seguire la sua direzione.

Sapeva che era la direzione giusta da prendere, l’Albatros li avrebbe guidati.

Così trovarono tutti i venti favorevoli che li guidò in metà tempo a Maracaibo!

In vista della terra all’orizzonte, salutarono cordialmente Il Re dei Cieli e cominciarono ad avvicinarsi alla terraferma.

Buon Pirata non stava più nella pelle: ancora un poco e sarebbe stato faccia a faccia col Governatore, finalmente.

Arrivarono alla rada, ancorarono il Galeone e si prepararono allo sbarco.

“Siate forti miei prodi! Questa sarà la nostra più grande avventura!”

Quindi si sistemarono giubbe e cinturoni. A Rosetta fu sistemata la bandana ed il fiocco. Tu Chitti e Cuccuruccù si sistemarono sulle spalle del Pirata, mostrando tutti i loro splendidi colori.

Quindi calarono in mare la scialuppa e remarono fino al porto.

Erano appena scesi sulla banchina, quando furono circondati da un manipolo di soldati in divisa cremisi.

“Buon Pirata e la sua ciurma, eh? Vi stavamo aspettando. Ho l’ordine di condurvi dal Governatore. Seguitemi senza fare storie.” intimò loro un sergente.

Buon Pirata sospirò, fece un cenno agli amici e si incamminarono, lemmi lemmi, attraverso le strade di Maracaibo, circondati dai soldati impettiti.

Dopo qualche minuto si fermarono davanti al palazzo più bello di Maracaibo. Si aprì il portone e salirono uno scalone che portava nelle stanze in alto.

Entrarono in un grande salone, dove in fondo c’era un enorme scrivania e seduto su un magnifico trono c’era il Governatore in persona, vestito sfarzosamente di un abito argentato, una fascia verde che gli cingeva le spalle e la parrucca da governatore..

Si alzò e si diresse verso la ciurma di amici e i soldati, che stavano dietro sull’attenti, tenendo in mano una scatola.

“Buon Pirata, ci si incontra. Alla buon’ora!” disse guardando negli occhi il Pirata scintillante di diamanti.

“Questo è tuo?” chiese di rimando al Governatore, mostrando l’anello che aveva al dito.

“Ora è tuo. E questa, invece è tua?” gli disse questi mostrando ciò che teneva in mano: una scatola di biscotti!

“Certo, ma ora è tua.” disse Buon Pirata sorridendo, e poi tutto d’un fiato:

“Ora, come mi hai promesso, navigherai per sempre con me?” finita la domanda guardò negli occhi il Governatore, che sorrise e rispose:

“Wow! Sì!”.

Perchè questo ci dice l’Ottavo Condimento: se si apprezzano le stesse cose, non c’è limite all’amore tra persone maggiorenni, consenzienti e mentalmente mature.

Da quel giorno si disse: “Navigare è bello, con la tua famiglia è meglio.”

RAmen.

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orca

Salmoni Pastafariani: 15. I doni di Buon Pirata

Buon Pirata controllava le carte nautiche. Stava calcolando la rotta per raggiungere la prossima isola dove Olivetta, l’attrice, e Poppenrocke, la cantante, potessero esibirsi nei loro spettacoli.

Intanto la vita a bordo della nave scorreva nel suo tran tran. Tutti svolgevano i loro compiti affinchè la nave corresse efficiente nel vento.

Così si avvicinavano ogni giorno di più a Maracaibo, dove c’era il Governatore che, a quanto pare, li stava aspettando.

Già aveva fatto recapitare a Buon Pirata qualche messaggio e pure un regalo. E lui non vedeva l’ora di incontrarlo.

Comunque adesso dovevano prima arrivare alla prossima isola, senza fare tanti voli pindarici.

Ad un certo punto sentì:

“Fellone! Marrano! In guardia!”

” … guardia, ahrrr … ”

E poi quasi un urlo che fece tremare i vetri della cabina e tintinnare i bicchieri della cambusa.

“IiiiIIIIiiiiiIIIIiii!”

“Wof!Wof!”

Ma non erano altro che le due artiste che stavano provando, una a recitare e l’altra a ballare, e stavano insegnando una al pappagallo Tu Chitti a far gli inchini pirata, e l’altra a Rosetta la cagnolina ad abbaiare a tempo e far un balletto su due zampe.

“Ma bravissimi tutti!” disse il Pirata ridendo di gusto “Vi verrà fuori proprio uno spettacolo coi fiocchi. Ma ora l’isola è vicina, prepariamoci che dopo dobbiamo sbarcare.”

Quindi si avvicinarono all’isola e misero la nave alla fonda. Poi calarono la scialuppa per raggiungere la terraferma.

Un momento prima di salire, Buon Pirata si arrestò. Sembrava quasi che si fosse dimenticato qualcosa in cabina, perchè si battè la fronte con la mano buona, corse dentro, prese un sacchetto che fece scivolare nella tasca, poi uscì e finalmente salì nella barca.

La storia del sacchetto misterioso.

Intanto bisogna tornare indietro nel tempo, quando Buon Pirata solcava i Mari d’Oriente. Non aveva ancora il suo Galeone, ma una Giunca, cioè una nave a tre alberi con vele quadre, tipica di quei mari.

Mentre navigava incrociò un’altra giunca. Ma questa nave era in forte difficoltà perchè stava per essere attaccata dai famigerati pinguini.

Cercavano di salire a bordo, forse attirati dall’odore di pesce che trasportavano.

Già il povero veliero stava per soccombere, quando Buon Pirata, che si stava avvicinando sempre più, lancio un urlo, una perfetta imitazione dell’orca mangiapinguini affamata.

I pinguini si spaventarono non poco e, in un battibaleno, girarono i tacchi e scomparvero nel mare, il più veloce che gli fu possibile.

“Hurrà!” salutarono dalla nave

“Ahrrr!” rispose la ciurma di Buon Pirata.

Dopotutto non c’è niente di meglio che rispettare i Condimenti ed il Settimo dice che LVII preferirebbe che si amasse il prossimo. “E aiutato se è in difficoltà.”, aggiunge Buon Pirata.

Il Capitano della giunca, che trasportava davvero barili di pesce, non smetteva più di ringraziare Buon Pirata, offrì molto ramen, fino a scoppiare e i due equipaggi pregarono assieme.

Poi, prima di accomiattarsi, regalò al pirata un sacchetto e una lettera chiusa dalla ceralacca.

“Li ebbi da dei viaggiatori dalla lontana Armenia. Sono sicuro che ne farai un buon uso ed al momento che riterrai opportuno.” disse a Buon Pirata.

Poi le loro rotte si divisero e non si incontrarono più. Ma Buon Pirata conservò il sacchetto e la lettera.

Fino a quel giorno.

Perchè adesso sentiva che gli sarebbe servito.

Così scesero a terra, in quell’isola coltivavano solo rose, che però era difficile far arrivare nelle isole vicine senza farle appassire.

Furono accolti dagli isolani festanti, felici nell’apprendere che ci sarebbe stato uno spettacolo.

E fu un trionfo ci furono applausi per tutti: Rosetta ed Poppenrocke per i canti ed i balli, Tu Chitti ed Olivetta con la loro recita.

Insomma, alla fine ci fu una spaghettata colossale con tutti gli abitanti. E tutti ringraziarono il Prodigioso, che come al solito non gli sarebbe interessato punto, ma fa sempre bene pregarlo due volte al giorno, con spaghetti o altro.

Il sindaco dell’isola si avvicinò a Buon Pirata, e gli confidò che qualche tempo prima passò di là il Governatore con la sua nave, e gli pregò di consegnare una scatolina sigillata:

“Ad un Pirata vestito di blu e scintillante di piccoli diamanti.” così gli disse, ed il sindaco era sicuro che il tal pirata in questione era proprio lui.

Buon Pirata scartò il pacchettino. Dentro c’era un magnifico anello con lo stemma del Governatore di Maracaibo. Ne fu molto contento e lo mise subito al dito.

Quindi seppe che doveva ricambiare e donò il sacchettino che ebbe nei Mari d’Oriente. Sentiva che era arrivato il momento giusto.

Quando il sindaco li aprì, dal sacchetto uscirono dei noccioli, e nella lettera con la ceralacca era spiegato che erano semi per far crescere alberi di frutti dell’Armenia, che furono chiamati Armellini, ed una ricetta segreta per fare la marmellata di petali di rose.

Da quel giorno si disse: “I Doni che hai ricevuto, serviranno al momento opportuno”

RAmen.

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psv giallorosso verde

Salmoni Pastafariani: 14. La Sirena dell’isola gialla, rossa e verde.

Olivetta adesso faceva parte della ciurma, e tutti erano contenti della sua esuberanza.

Anche se qualche volta si faceva prendere la mano e vestita da Corsara Nera, con voce tonante, dava ordini a tutti, anche a Buon Pirata.

“Mozzo, tira bene il cordame!” diceva a Rosetta.

“Woffy!!” ubbidiva la cagnolina.

“Voi, pendagli da forca! Orzate il pappafico!” ordinava a Tu Chitti e a Cuccuruccuccù.

“Ahrr capitano!” diceva il pappagallo che eseguiva l’ordine assieme al Tucano.

“Nostromo, badate alla rotta! Non vogliamo andar per scogli, vero?” si rivolgeva al Pirata.

“E tu cosa fai? Dai una bella lustrata al ponte, nel frattempo?” gli rispondeva con una grossa risata Buon Pirata.

E tutti ridevano di gusto.

Così navigavano già da un bel pezzo. Buon Pirata mostrò una mappa delle isole ai suoi amici, mostrando loro un puntino.

“Quest’isola si raggiunge dopo un banco di nebbia. Chi ci passò e fu fortunato a tornare indietro, racconta di aver sentito il canto della Sirena.”

Il canto della Sirena in effetti spaventava molto i marinai, anche quelli più provetti.

C’erano solo altre due cose che li terrorizzavano: il Kraken e finire il Rum prima di arrivare in porto.

Ma i nostri beniamini, non avevano la benchè minima paura. Nossignore!

Quindi decisero di visitare l’isola, Sirena o meno.

Seppero di essere vicini all’isola perchè incontrarono un nebbione, così fitto che a tagliarlo con la spada poi bisognava rifargli la lama.

Ed allora tutti con gli occhi bene aperti.

“Facciamo attenzione che non ci siano scogli, o siamo panati e fritti!” disse Olivetta.

Tutt’ad un tratto, sentirono un canto. La voce era così soave, ma così soave, che ti rapiva all’istante.

“La Sirena che canta! Seguiamo la direzione del suono, ma facciamo attenzione!” fece Buon Pirata.

Così lentamente proseguirono, sempre seguendo la bellissima voce.

Dopo poco la nebbia si diradò, e si ritrovarono a scivolare in una calma insenatura. C’era una spiaggetta, ed al centro di questa un grande scoglio a picco sul mare.

Appollaiata su quel grande masso stava una figura di ragazza dai lunghi capelli color corallo, che continuava a cantare sorridendo.

La Ciurma ancorò il Galeone e scesero a terra, curiosi di conoscere la Sirena che li aveva condotti fuori della nebbia senza pericoli.

Quando furono vicini Buon Pirata, che aveva il pappagallo su una spalla, la salutò:

“Buongiorno a te, Sirena!” E si tolse il cappello. Dietro di lui Olivetta, che sulla spalla aveva il tucano, fece lo stesso, ma con più enfasi, come volesse salutare il pubblico. Ed anche Rosetta latrò deliziosamente, come volesse imitare il canto.

“Sirena? Io?” disse ridendo la fanciulla “Salve a voi Pirati, ma io non sono una Sirena. Mi chiamo Poppenrocke e sono una cantante. Venite sullo scoglio. Si vede tutta l’isola da quassù. Ci sono i gradini, fate attenzione.”

L’allegra brigata fece come chiedeva Poppenrocke, salirono gli scalini ed arrivarono sul cocuzzolo del grande masso.

E ci stavano comodamente tutti quanti.

Si guardarono in giro e diedero ragione alla cantante, che intanto aveva finito la canzone e si stava spazzolando i capelli: il panorama era stupendo; si vedevano campi coltivati a rettangoli, alcuni gialli di pannocchie di mais, altri rossi di pomodoro ed infine quelli verdi di canapa. E tante piccole fattorie.

“Qust’isola ora è un paradiso, tutti lavorano la loro terra felicemente” spiegò Poppenrocke “vivono dei loro prodotti e li scambiano con le isole vicine. Vivono in armonia senza invidiarsi l’un l’altro.”

Proprio come preferirebbe il Prodigioso nel suo Sesto Condimento, cioè di non erigergli templi multimilionari in onore della sua spaghettosa bontà, perché tali soldi potrebbero essere meglio spesi per: sconfiggere la povertà, curare le malattie, vivere in pace, amare con passione, e ridurre il prezzo delle pay-Tv. Potrà anche essere un essere onnisciente dai carboidrati complessi, ma apprezza le cose semplici della vita.

“Ma non è sempre stato così” continuò la cantante “prima l’isola era piena di industrie che avvelenavano terra ed acqua. L’aria era irrespirabile e la gente ammalata e triste. Ma un bel giorno si stufarono, non vollero più veleni e cacciarono gli inquinatori, pulirono l’isola ed eliminarono l’inquinamento che li faceva star male. Ora potete ben vedere quanto sono più felici. Ora vi porto da loro.”

Scesero dallo scoglio e si avviarono al centro dell’isola. Gli abitanti erano simpatici e bonari, organizzarono subito una grande preghiera al Prodigioso (Spaghetti e polpette, gnam!), in onore degli ospiti. Poi Olivetta e Poppenrocke si misero d’accordo per fare uno spettacolo per ripagare gli isolani: Olivetta interpretò un Pirata che combatteva contro i terribili Hare Krisna, mentre Poppenrocke cantava canzoni dolcissime.

Fu un trionfo, furono invitati per diverse sere e dettero lo spettacolo per tutti.

Buon Pirata alla fine chiese alla cantante:

“Perchè non ti unisci alla ciurma? Vieni con noi e potrete mostrare assieme, su tutte le isole che visiteremo, quanto sia bella la vostra arte.”

“Accetto volentieri” rispose Poppenrocke senza pensarci sù due volte “Quando si parte?”

Da quel giorno si disse: “Se vuoi che la tua isola sia sana, inizia a curare il tuo campo.”

Ramen.

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psv e porcospino

Salmoni Pastafariani: 13. Salviamo la principessa!

La nave andava alla poggia sull’acqua azzurra e le vele si gonfiavano pigre alla brezza tiepida.

Buon Pirata e la ciurma stavano passando un momento di relax.

Rosetta, la cagnolina, si era acciambellata per fare un pisolino sulle gomene e, sicuramente, stava sognando di rincorrere fatine, perchè ogni tanto scalciava con le zampette.

Il pirata e Tu Chitti, il pappagallo, erano appoggiati sulla murata del castello e facevano a gara a chi vedeva saltare più pesci volanti ed erano un tutt’uno ad urlare “Ahrrr” e ridacchiare. Era uno spettacolo vedere balzare fuori dall’acqua quei pesci azzurri e argento,e poi vederli planare lentamente battendo le lunghe pinne come fossero delle veri ali. Inutile dirvi che il pappagallo, con la sua vista strabiliante, stava vincendo poichè vedeva i pesci saltare molto prima del nostro pirata.

Il tucano Cuccuruccù, invece, stava facendo un bagno di sole alle piume e, pigramente ogni tanto, tuffava il grosso becco in una scatola di biscotti ai semi di anice.

Ne era ghiottissimo e si stava proprio rimpinzando.

“Attento. Cuccuruccù” lo avvertiva sorridendo Buon Pirata “Rischi di fare indigestione, poi ti lamenti del mal di pancia!”

L’unico che non sembrava molto tranquillo era il porcospino Cipitto. Stava sul cassero di prua e guardava dritto davanti a sè, come se dovesse vedere spuntare qualcosa improvvisamente. E sospirava.

Ogni tanto Buon Pirata si girava a guardarlo, aggrottava la fronte e poi tornava a giocare con Tu Chitti.

Finalmente avvistarono un’isola, e Buon Pirata guardò le sue carte per vedere se era proprio quella che stavano cercando.

Decise di sì e tutti si diedero da fare con vele e cordame per avvicinarsi.

Finalmente misero la nave alla fonda e stavano per scendere nella spiaggetta della cala, quando si accorsero di due figure lontane.

Ed una, guardando bene, sembrava legata ad un palo!

“Aita! Aita! Aiutate questa misera pulzella in periglio!” sentirono che urlava la figura più alta “Ma nessun cavaliere accorre a salvarmi? Presto un prode, o l’alta marea mi sommergerà! Accorruomo! Accorruomo! Salvatemi o me tapina! Addio mondo crudele! Addio Sole!” continuava a lamentarsi e disperarsi tra i singhiozzi e le lacrime.

Che mistero era mai questo?

“Presto, accorriamo!” disse Buon Pirata “Veloci, caliamo una scialuppa in acqua!”

“Veloci!” ripetè Tu Chitti

“Bau!” confermò Rosetta.

Così fecero e il pirata cominciò a remare il più veloce che poteva.

Arrivarono alla spiaggia e il pirata, la cagnolina, il tucano, il pappagallo ed il porcospino scesero dalla barca con un salto tutti assieme, e corsero a perdifiato per liberare la fanciulla.

“O meno male” disse lei “finalmente siete arrivati, mio bel pubblico!”

“Madamigella, siamo qui per salvarti” disse intanto il pirata.

“Salvarvi!” ripetè Tu Chitti

“Bau!” riconfermò Rosetta.

“Ecco adesso ti liberiamo e … ma un momento.” disse dubbioso Buon Pirata.”Perchè ci ha chiamato “pubblico”?”

In effetti la Madamigella in questione non era per niente legata al palo, anzi non c’erano nemmanco le corde od un piccolo elastico per tenerla ferma!

“Finalmente un pubblico a cui posso far vedere quanto sono brava. Dopotutto in ques’isola non succede mai nulla, è una tale noia, ed io che sono attrice ho il diritto di avere gente al mio spettacolo: La Principessa e l’alta marea. Non convenite anche voi?” spiegò alla ciurma che adesso la stava ascoltando a bocca aperta dalla meraviglia.

“Insomma stavi soltanto recitando, non eri in pericolo!” disse il pirata.

“Pericolo!” ripetè Tu Chitti

“Bau!” ribattè Rosetta.

“Ah ah! Io in pericolo?” rise lei “Ma no, quando mai Olivetta, la grande attrice, è in pericolo? E’ il pericolo che deve temere me e la mia spada!” declamò con enfasi; sembrava stesse parlando un eroe vero, di quelli che passano mille avventure nei film.

Allora tutti risero, in verità piuttosto sollevati che non ci fosse un problema vero.

“Ci siamo cascati come polli” stava spiegando Buon Pirata “questo vuol dire che sei proprio un’attrice molto brava e …”

Ma fu interrotto dagli squittii del porcospino, che stava correndo verso l’altra figura che prima avevano notato in spiaggia.

“Che sbadata.” disse Olivetta “Vi presento miss Cipollina, la mia amica porcospina.”

A quel punto, che cosa straordinaria! I due porcospini squittendo si corsero incontro e si abbracciarono!

“Ma certo!” disse il pirata battendosi la fronte con l’uncino “Lei è la fidanzata di Cippitto, che si persero di vista tanto tempo fa e che lui cercava dappertutto. Me ne aveva tanto parlato.”

Allora tutti risero a quella notizia e felici cominciarono a ballare.

Poi si decise di pregare con una spaghettata per tutti.

“E, dopo aver mangiato, parliamo di noi” disse Buon Pirata “onoriamo il quinto condimento e ascoltiamo quello che ci dicono gli altri, i loro pensieri ed i loro desideri. Per esempio: Cippitto e Cipollina hanno deciso di stabilirsi nell’isola e vivere felici del loro amore.”

Rosetta però guardò il pirata, girando la testolina verso sinistra, che nel linguaggio dei cani voleva dire:

“E adesso noi come facciamo a governare se ci manca un pirata?”

“Non ti preoccupare.” rispose Buon Pirata ridendo “Olivetta: visto che non hai un pubblico e che trovi noiosa quest’isola, che ne pensi di unirti alla nostra ciurma? Gireremo tante isole dove potrai esibirti nel tuo spettacolo ed avrai un pubblico nuovo ogni volta?”

“Che ne penso? Che è un’idea meravigliosa. Accetto!” rispose entusiasta l’attrice ” Anzi … aspettate un po’ …”

Si allontanò pochi minuti e tornò portando un baule. Era il suo baule di scena, montò un paravento, si nascose dietro e disse.

“Qui dentro c’è tutto il mio tesoro: i miei vestiti d’attrice. Ed ora guardate qua!”

In pochi secondi si cambiò il vestito da principessa con uno tutto nero da pirata, con tanto di stivaloni e cappello con la piuma!

“Voilà! Ora sono la Corsara Nera! Quando andiamo all’arrembaggio? Ahrrrr”

E tutti risero, fino alle lacrime.

Da quel giorno si disse: “Chi cerca per mare, poi trova l’amore.”

Ramen.

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psv diamanti

Salmoni Pastafariani: 12. La storia dei diamanti.

 

Lasciamo Buon Pirata e la ciurma dei suoi amici navigare tranquilli.
Prometto che tornerò a narrarvi le nuove avventure, ma lo farò dalla prossima volta.
Ora voglio raccontarvi del perchè Buon Pirata ha il vestito ed il tricorno tempestati di piccoli diamanti.
Ed in questa storia c’entro io, che vi sto raccontando le loro peripezie.

Intanto sappiate che anch’io sono un pirata, e col mio galeone navigavo per i Sette Mari in cerca di Gloria e Tesori.
Fattostà che stavo seguendo una nave spagnola carica di soldati, e questo, cari miei, è indice di presenza di casse colme d’oro; perchè altrimenti la Guardia del Re di Spagna dovrebbe difendere, chessò, un brigantino con quattro miseri barili di acciughe salate nella stiva?

Insomma stavo belbello a rincorrere la nave, pregustando già di contare i dobloni d’oro che contenevano le sue casse, quando d’improvviso vedemmo sbucare all’orizzonte una grossa Nave di Linea.
Si vedeva che puntava la nostra nave, e, cosa sbalorditiva, aveva le insegne di Maracaibo!
Quindi a bordo doveva esserci nientepopodimeno che il famigerato Governatore in persona.

“Ciurmaglia! Il Governatore vuole attaccarci ed impedirci di mettere le mani sul tesoro del Brigantino?” urlai ai marinai.
“Ha-ha! Non sa di che Pasta siamo fatti noi! Abbordiamoli!” Li incitai, sprezzante, agitando la spada.

Così puntammo alla Nave di Maracaibo, e non più al brigantino, che, visto il nostro cambio di rotta, a sua volta volse la prua verso di noi, con l’intento di aiutare i suoi amici.
Adesso eravamo due contro uno.

Ma noi eravamo velocissimi e molto più agili della pesante Nave di Linea. Cosicchè riuscimmo a prenderla di poppa per evitare i loro temibili cannoni. Andammo all’arrembaggio; dovevate vederci vestiti da pirata con gli sciaboloni in mano, e tutti che urlavamo:
“Ahrrrr”
Pensate: non ci fù nemmeno bisogno di combattere, tutti i soldati del Governatore, e lui stesso, si spaventarono così tanto che si fecero la pipì nelle braghette, e preferirono buttarsi in mare.
Raggiunsero a nuoto l’altra nave che li salvò tutti, mentre noi ci impadronimmo della grande nave, lasciandoli fuggire.

Ispezionammo le stive piene di botti di rum e di aringhe salate.
Ma nella cabina del Governatore trovammo due casse: in quella grande c’erano molti dobloni d’oro che si divise la ciurma come bottino di guerra. Poi c’era un baule molto piccolo, uno scrigno quasi, che tenni per me: all’interno c’erano almeno mille piccolissimi diamanti.
Ed un biglietto dove c’era scritto:
“Per Buon Pirata, dare sulle proprie mani! Firmato: il Governatore di Maracaibo.”

Non ci capii molto là per là: chi era questo Buon Pirata? E perchè il Governatore doveva dargli quei diamanti? Feci spallucce, presi il baulino, e me lo portai nel Galeone.

Poi legammo la nave del Governatore e la trainammo fino all’Isola della Tortuga, come preda di guerra.
Quando fummo nell’Isola, la voce del nostro trionfo si sparse velocemente, e sapeste le volte che dovetti raccontare di come vincemmo il Governatore di Maracaibo.

Naturalmente lo feci alla maniera pirata: ogni volta aggiungendo elementi grandiosi e fantasiosi.
Così le navi poco a poco divennero cento e, mano a mano che bevevo Grog, il Governatore diventò nientemeno che il Kraken che scappava.
Bhe, sapete, noi pirati siamo fatti così.

Però, ad un certo punto delle narrazioni, mi lasciai scappare dello scrigno di diamanti, e non volendo anche del biglietto che si trovava assieme ai diamanti. Subito tra gli astanti sentii una voce potente:
“Di chi sono quei diamanti?”
Subito nella taverna ci fu un silenzio di tomba. Si poteva persino sentire il cuore che batteva di tutti coloro che si erano assiepati per ascoltare la storia.

Una figura si alzò dal fondo, dall’angolo più buio, e avanzò verso di me. Tutti si scansarono per far passare la figura in tricorno tutta vestita di blu, con la benda in un occhio, una gamba di legno e l’uncino.
“Io sono Buon Pirata e reclamo il possesso dello scrigno e della lettera!” mi disse quando fu vicino.
“Certo!” risposi “Ma come faccio a sapere che sei davvero chi dici d’essere? Ti propongo una sfida a Briscola del Pirata, se vinci tu vuol dire che era destino che i diamanti tornassero a te, ma se vinco io dovrai lasciare l’Isola senza cianchetta e senza il gancio!”
“Accetto!” rispose Buon Pirata immediatamente, e ci fu un boato nella folla che voleva la sfida alla Briscola.

Fu approntata la tavola e le carte, e ci mettemmo a giocare.
Inutile dirvi che mai in tante gare di Briscola vidi una fortuna sfacciata come quella: tiravo Cannoni e vinceva col Pirata, tiravo Pirata e vinceva con Pappagalo, tiravo Quattro e vinceva con Cinque. Sembrava che le carte gli venissero in mano per magia!
Fu inutile persi in quattro e quattr’otto.

A quel punto potevo sguainare la sciabola, accusarlo di barare e sfidarlo in una tenzone, ma mi sovvenne alla mente il quarto Condimento: io preferirei davvero che tu evitassi di assumere comportamenti che offendano te stesso.
Ed allora mi comportai da gentilpirata e gli dissi:
“Ecco a te lo scrigno, non dubito più che tu sei proprio quello che affermi d’essere, cioè: Buon Pirata!”

A questo punto lui sorrise, aprì lo scrigno, tolse il biglietto che nascose nel giustacuore, guardò nello scrigno e sospirò.
Poi avvenne un fatto straordinario, e chi aveva ancora dubbi se era o no Buon Pirata, dovette fare ammenda: prese tutti i diamanti in mano e li lanciò in aria! Come fossero coriandoli di Carnevale.

Ma i diamanti non finirono a terra: gli si attaccarono saldamente ai vestiti ed al tricorno.
Adesso Buon Pirata sbrilluccicava. E rideva. E la gente intorno guardava questo spettacolo a bocca aperta, compreso il sottoscritto.

“Ahrrr, Compare!” mi disse ridendo “per ricompensarti sarai il primo a sapere delle avventure che avrò in futuro, così tu le potrai raccontare a tutti coloro che le vogliono sentire, visto che ti piace infiocchettarle così tanto. Mi raccomando solo di non esagerare troppo!”
Poi la sera fu data una festa per il Pirata ritrovato e per il Prodigioso, che c’entra sempre.

Spaghetti e birra, naturalmente.

Da quel giorno si disse: “Le buone intenzioni brilleranno come i diamanti di Buon Pirata.”
RAmen

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Salmoni Pastafariani: 11. L’isola del Faro.

Dopo l’avventura nell’isola dove ebbero trovato delle orme arcobaleno di Unicorno, Buon pirata e la sua ciurma di amici furono piuttosto su di giri.
Così navigarono lilleri e felici nell’azzurro mare per alcuni giorni.

Furono accompagnati dai delfini che nuotavano al fianco del Galeone, ed ogni tanto li chiamavano con i loro fischi per fargli vedere il loro spettacolo fatto di salti e di tuffi. Rosetta, Tu Chitti, Cuccuruccù e Cippitto allora si aggrappavano alle paratìe e dimostravano di apprezzare le loro evoluzioni , chi abbaiando, chi cantando.
Buon Pirata poi sembrava che li conoscesse per nome, quei simpatici tursiopi. Emetteva fischi e urletti al loro indirizzo e loro, uno ad uno, camminavano sulla coda a filo dell’acqua, agitando una pinna come a salutare e fischiando sembrava gli rispondessero “Ciao!”.

Così passarono il tempo, ma il nostro pirata sentì il bisogno di Pregare il Prodigioso in una vera locanda.
Come ad esaudire il suo desiderio, verso l’imbrunire videro una luce intermittente all’orizzonte.
“Un Faro!” esclamò “e dove c’è una faro, c’è un’isola e dove c’è un’isola magari c’è gente e si può Pregare.”

E fu proprio così: si avvicinarono all’isola ancorando la nave. Salutarono festosamente i delfini che li avevano accompagnati, ma che dovevano continuare il loro viaggio.
Quando sbarcarono venne a salutarli gli abitanti dell’isola. Era gente allegra che cantava sempre e che faceva a gara per portarli a far vedere le loro case e i loro posti dove lavoravano.
Ed il loro lavoro era particolare, perchè prendevano della finissima sabbia dalla spiaggia e la mescolavano con delle pietre preziose colorate, poi la mettevano dentro a dei caldissimi forni ed una volta fusa le davano le forme di animali o di cose.

Buon pirata e la ciurma erano davvero impressionati da tutti quei colori e quelle forme.
E furono ancor più impressionati dalle loro locande, piene di gente che cantava e giocava a carte sempre ridendo.
E vedeste come Pregavano il Prodigioso!
Insomma: altro che terzo condimento! Qui rispettavano in pieno il preferirei davvero che tu evitassi di giudicare le persone e di giocare sporco.
Non erano certo tizi noiosi.
Tanto che Buon Pirata li chiamò “Devoti”.

Quello che faceva rimanere perplesso il nostro Capitano era un’altra cosa: loro bevevano direttamente dalle bottiglie e dalle botticelle.
“Ma come?” chiese alla gente “non avete nemmeno una tazza od una scodella?”
Gli abitanti facevano di no con la testa o facevano spallucce, rispondendogli:
“Che idea è quella di mettere le Sacre Bevande in una scodella per la minestra? E gli spaghetti? Forse li dobbiamo lanciare in aria e prenderli al volo?” e ridevano di gusto, pensando che Buon Pirata forse aveva preso un pochetto di sole senza il tricorno.

A questo punto, cari lettori, sapete benissimo che il nostro pirata preferito, di solito, veniva toccato da una Pappardella del Prodigioso e gli uscivano le idee più incredibili.
Sarà così anche stavolta?
Vero, avete indovinato: si battè la fronte con l’uncino ed esclamò:
“Ma certo! Avete tutto il necessario per fare di una Preghiera un momento unico nella giornata!”
Poi corse subito da uno dei mastri vetrai e gli spiegò:
“Fondi la silice con i colori dell’iride, quelli che vuoi. Poi lavora il vetro fuso come fosse una scodella ma molto più allungata e stretta, ed infine aggiungici un manico come nelle pentole per facilitare la presa.”
Inutile dire che il maestro era stupefatto, ma eseguì con pazienza quegli strani ordini di Buon Pirata.
Anzi, in suo onore provò a mettere tutti e sette i colori che aveva in bottega.

Alla fine, quando si fu raffreddato, il risultato che ne uscì fu eccezionale: un bicchierone da una pinta color Arcobaleno!
Tutti accorsero a rimirare la stupenda creazione, degna proprio di un Pirata!
“Bravo il mio Devoto!” disse il Capitano al Maestro.
La fatalità volle che la gente attorno non sentì bene la parola “Devoto”, si guardarono l’un l’altro dicendosi:
“Come lo ha chiamato?” disse uno.
“Mha! Non ho sentito bene, forse Votto o Gotto?” disse un secondo.
“Si lo ha chiamato Gotto, ho sentito anch’io” disse un terzo.
“Gotto! Gotto!” dissero infine tutti.
Deciso il nome da dare, prepararono altri Gotti per tutti, dai colori più disparati.
Avrete capito tutti che si finì per utilizzarli per brindare il Prodigioso e Buon Pirata che gli aveva insegnato come fare i Gotti.

Da quel giorno si disse: “Prendi un Gotto in mano e ne vedrai di tutti i colori!”
RAmen.

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Salmoni Pastafariani: 10. Le Orme di Unicorno

Quel giorno Buon Pirata e la sua ciurma pregarono mangiando assieme, mentre la nave scivolava nell’acqua, come sapesse dove doveva portarli.

Il Pirata, Rosetta, la cagnolina, e il porcospino Cipitto si papparono spaghetti con le polpette, Il Pappagallo Tu Chitti e il tucano Cuccuruccù invece gradirono dei semi di girasole.

Poi fecero il punto della navigazione e Buon Pirata spiegò che per arrivare alla loro meta, Maracaibo, dovevano affrontare diversi giorni di viaggio, visitare molte isole e quindi passare da un’avventura all’altra.

Non vi nascondo che tutti erano elettrizzati ed entusiasti.

Quindi si misero a governare la nave come solo dei pirati esperti come loro sapevano fare.

La quieta rotta del Galeone venne bruscamente interrotta da un colpo di vento, e le vele ubbidirono al vento, facendole cambiare direzione.

“Forse il vento vuole dirci qualcosa.” disse Buon Pirata a Tu Chitti che era volato sulla sua spalla.

“Cosa? … Cosa? …” fece il Pappagallo a cui piaceva molto ripetere le ultime parole che diceva il Pirata.

“Pazienza, Tu Chitti; il vento sa sempre quello che fa, e noi lo sapremo a tempo debito.”

Poi il saggio lupo di mare presè il cannocchiale e scrutò l’orizzonte.

Solo acqua tutto intorno. Solo il mare blu e i pesci che ci nuotavano dentro.

Dopo un giro di clessidra, il Pappagallo volò sulla coffa e, siccome loro hanno una vista che vedono una teiera tra i pianeti, avvistò qualcosa molto lontano.

Si stavano avvicinando ad un’isola. Anzi erano molto vicini adesso, perchè era l’isola ad essere piccolissima.

Ancora più piccola di quella dei Biscotti che avevano visitato!

Poi, quando furono un poco più vicini Buon Pirata ricordò, e cominciò a cantare:

“Quindici uomini

quindici uomini

sulla Cassa del Morto

Oooh – Ooh – Oh

e una bottiglia di rum!”

Poi spiegò ai suoi amici:

“La riconosco: questa è l’isola Cassa del Morto, così si chiama da quanto è piccola. Si dice che un capitano pirata volle tenersi per se ciò che era della ciurma privandoli dei Sacri Spaghetti e della Sacra Bevanda, ma il Secondo Condimento dice Io preferirei che tu non fossi meschino con gli altri, e poi abbia nascosto qui un tesoro. Ma nessuno ha mai trovato nulla, forse è una leggenda. Ma noi andiamo lo stesso ad esplorarla, il vento ci deve aver spinto qui per qualcosa, e noi scopriremo cosa.”

Quindi ancorarono il Galeone e scesero sulla minuscola spiaggia.

Videro subito delle orme che portavano al boschetto di palme nel centro dell’isola.

Erano orme di Unicorno, la cavalcatura del Prodigioso. E non era possibile sbagliarsi, in quanto sono uniche, assomigliano a quelle dello zoccolo di cavallo, ma hanno la particolarità di essere arcobaleno, e guardando bene da vicino si vedono i sette colori dell’iride.

Gli amici seguirono le orme che li conduceva in mezzo agli alberi.

E qui trovarono una cassa aperta. Era vuota.

Però c’era una pergamena infilzata da un coltello infisso sulla cassa, c’era scritto:

“Buon Pirata, questa volta sono arrivato prima io ed ho con me il contenuto della cassa. Sei curioso di sapere cosa c’era dentro? Allora vieni da me e forse te lo dirò. Tu sai cosa devi portarmi. Firmato: il Governatore di Maracaibo!”

Buon Pirata appena smise di leggere, cominciò a ridere, e ridere, e ridere…

Rise così tanto che contagiò i suoi amici: Rosetta saltellava e abbaiava, il pappagallo e il tucano svolazzavano mentre Cipitto si stava rotolando a terra tenendosi la pancia.

“Va bene Governatore, stiamo arrivando. Corpo di mille polpette! Prometto che arriveremo a Maracaibo prima di Navale!”

E sempre ridendo tornarono a bordo e salparono, allontanandosi da quell’isoletta.

Ancora adesso, chi trova quell’isoletta sperduta nel vasto Oceano, giura di sentire l’eco di risate provenire dal boschetto di palme al centro dell’Isola della Cassa del Morto.

Da quel giorno si disse: “Fai attenzione e puoi ascoltare l’eco delle risate che provengono dal cuore.”

RAmen

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L’apparizione della Missionaria

scritto dopo estasi ebbra da Pappa Scialatiella Piccante I e Capitana Pastasciutta


Nonostante il VI raduno nazionale fosse dedicato alla blasfemia, molti eventi sacri e spirituali si sono consumati durante quei giorni.

I pirati, dediti agli spirituali sollazzi, hanno condiviso pregevoli diari di bordo. Tra le memorie più significative, vi è la narrazione dell’Olionese, che descrive una notte davvero indimenticabile, quella in cui il pastafarianesimo, al pari di tante religioni diffuse nel mondo, ha vissuto un’esperienza di delirio collettivo, prodigiosamente allineato a un anniversario notevole: quello della morte di Teresa di Calcutta, da molti reputata santa e canonizzata giusto un anno fa da Papa Francesco.

È accaduto, durante una seduta spiritica (tale espressione per i pastafariani è da intendersi come “seduta etilica”), che lo spirito della donna sia apparso ai presenti, invocato a pieni polmoni da Chiara Sandokan dopo avere sbattuto il mignolino contro la gamba del tavolo disseminato di boccali vuoti.

Ispirati dagli Otto Condimenti e resi aperti di mente dal tasso alcolico conquistato e alimentato durante il giorno, i pirati maggiormente rapiti da ebbrezza mistica hanno colto l’opportunità di porgere al fantasma qualche domanda.

Nel suo estremo candore, il primo pirata a rompere lo sconcerto è stato Cappelletto in Brodo, il quale con un sorprendente senso di pertinenza ha domandato: «Mi scusi… Madre Teresa… ma come mai ha scelto proprio un raduno pastafariano per comunicare post-mortem?»

Lo spettro di Teresa ha prontamente risposto:

«È vero, la scelta più facile sarebbe stata di comunicare attraverso Radio Maria: le mie parole sarebbero arrivate immediatamente in ogni angolo del mondo, forti chiare e senza interferenze. Ma le Vie del Signore sono infinite e misteriose: anche questa volta come per tutta la mia vita non ho fatto altro che obbedire a una Forza Superiore».

Mastro BarbaSpiedo, pirata di provata tolleranza, ha cercato di vedere del buono nella donna ormai defunta e ha dichiarato l’ammirazione che la CPI riserva ai religiosi di altri culti che si impegnano contro le ingiustizie. Quindi ha voluto conoscere in che modo, in vita, ella ha lottato contro di esse.

Ed ecco che Teresa ha sconvolto gli ingenui pirati con la prima rivelazione:

«Le ingiustizie sono tutto ciò che va contro la giustizia, e la radice di ogni ingiustizia, di ogni male, è l’aborto. E la contraccezione, che è la stessa cosa.

Noi che stiamo qui, i nostri genitori ci hanno voluti. Non saremmo qui se i nostri genitori non lo avessero fatto. I nostri bambini li vogliamo, li amiamo, ma che cosa è di milioni di loro? Milioni muoiono deliberatamente per volere della madre! E questo è ciò che è il grande distruttore della pace oggi. Perché se una madre può uccidere il proprio stesso bambino, cosa mi impedisce di uccidere te e a te di uccidere me? Nulla.

Ho combattuto aborto e contraccezione con le adozioni, ho salvato migliaia di vite, ho inviato messaggi a tutte le cliniche, gli ospedali, le stazioni di polizia: “Per favore non distruggete i bambini, li prenderemo noi. Abbiamo parecchie ragazze madri. Dite loro di venire: Noi ci prenderemo cura di voi, prenderemo il vostro bambino, e troveremo una casa per il bambino».

I pirati si guardavano tra loro attoniti: e la libera scelta? E la possibilità di decidere della propria vita riproduttiva? L’importanza di considerare la sessualità anche in termini di affettività e piacere, oltre che di riproduttività?

Ecco che Mona Stappista, piratessa così sensibile ai bisogni sociali, domanda: «Aspetti… E i poveri, i lebbrosi? Mi scusi… Non è per questo che ha speso le sue energie umane?»

Lo spettro della defunta Madre sbianca e arrossisce:

«Ehm… beh… sì ma… in realtà… la povertà, la sofferenza, la fame non sono ingiustizie, e quindi non vanno combattute. Esse sono lo specchio dell’amore di Dio.

I poveri, gli affamati, i malati, i lebbrosi sono l’immagine dell’amore di Cristo. E come tali vanno accolti. Sono il nostro passaporto per il Paradiso, perché Gesù è l’affamato, il nudo, il senza casa, l’ammalato, il carcerato, l’uomo solo, l’uomo rifiutato e dice: “L’avete fatto a me”.

E Gesù è affamato del nostro amore. Solo questa è la fame dei nostri poveri, che solo Dio può saziare. Noi raccogliendoli dalla strada, e facendo sì che muoiano in grazia di Dio soddisfiamo il loro unico bisogno reale. La povertà non è un’ingiustizia, ma specchio in terra della sofferenza di Cristo, quindi non va corretta».

MozzoManica Al Castoro, Scardinale prodigo nell’accoglienza degli immigrati, non credeva alle sue orecchie: «Ma come, scusi? Non accudiva i malati? I poveri? Non li curava?»

Madre Teresa incalza:

«Chi siamo noi per opporci alla volontà di Dio? Quando Gesù ha voluto che qualcuno guarisse, lo ha fatto guarire senza cure.

Lo abbiamo letto molto chiaramente nel Vangelo: “Amatevi come io vi ho amato, come io vi amo, come il Padre ha amato me così io amo voi”. E il Padre lo ha amato tantissimo, tanto da donarcelo e lasciare che lo torturassimo, lo frustassimo, lo pugnalassimo, gli sputassimo addosso, lo crocifiggessimo.

Quindi quando ci amiamo noi, noi pure dobbiamo donarci gli uni agli altri finché non fa male. Non è abbastanza dire: “Amo Dio, ma non amo il mio prossimo”. Come puoi amare Dio che non vedi se non ami il prossimo che vedi e che tocchi? Così è molto importante per noi capire che l’amore, per essere vero, deve fare male. Ha fatto male a Gesù amarci, gli ha fatto male.

Chi siamo noi per sfuggire al male usando antidolorifici o per sfuggire alle infezioni usando delle elementari norme igieniche? Forse hanno disinfettato Gesù prima di inchiodarlo? La sofferenza ci avvicina a Dio, al suo amore…»

Pappa Scialatiella Piccante I non può fare a meno di notare, alquanto perplessa, che tali argomenti potrebbero essere letti da un altro punto di vista: Gesù liberava le persone dalle malattie e si preoccupava che venisse offerto loro cibo, ovvero Gesù dava molta importanza al corpo e, in punto di morte sulla croce, avrebbe francamente evitato di assaporare il gusto straziante di quel calice… Ma mentre la Pappessa si dilungava, come suo solito, su pure quisquilie teologiche, Capitana Pastasciutta poneva la domanda cruciale: «Anche lei ha rinunciato alle cure e si è goduta l’estetica del dolore quando è stata malata?»

Dopo qualche minuto di silenzio, lo spettro ha recuperato la favella:

«Io ho sempre fatto il volere di Dio: il suo volere era che rimanessi su questa terra il più a lungo possibile, per permettere a più persone possibile di morire in grazia di Dio e arrivare in Paradiso. In questo caso le cure all’avanguardia nelle più moderne cliniche statunitensi sono servite a prolungare il mio servizio per la gloria del Signore».

Mari dei Sette Mari, decisa a trovare qualcosa che lasciasse conforto ai pirati sconvolti, chiede: «Ma almeno mi dice quanti ospedali ha costruito?»

Teresa di Calcutta dichiara di averne costruito uno solo.

Il Priore di Roma sobbalza dalla sedia: «Uno solo??? E con quanti posti?»

Teresa risponde:

«Una quarantina».

A quel punto la Pappessa è troppo curiosa: «Mi perdoni, madre… A cosa le sono serviti tutti quei soldi???»

Lo spettro spiega con una certa contentezza di aver costruito case di accoglienze e conventi:

“i malati li accogliamo, mica li curiamo. Lo ha detto anche il Lancet. Si informi”.

Fra Bernardo de la Fiasca non si capacita: «A che servono tutti ‘sti conventi???»

Subito la santa donna defunta informa i presenti:

«Ad accogliere i poveri i malati e soprattutto le ragazze madri, che speriamo aumentino sempre di più perché questo vorrebbe dire che abbiamo vinto la nostra battaglia contro contraccettivi e aborto».

Il Priore sente la necessità di approfondire: «Cioè… Tutto il mondo le ha dato soldi per ospedali e lei li ha spesi per conventi???»

Teresa di Calcutta non si sottrae:

«Tutto il mondo mi ha dato soldi perché lavoro per la Pace: mi hanno dato anche il Nobel! E la pace si costruisce combattendo l’aborto».

Il Beverendo Gnocchetto Shardana, che fino a quel momento aveva taciuto cercando di venirne a capo, dichiara con grande umiltà: «Non colgo il nesso, ma mi dice chi erano i suoi più generosi finanziatori, giusto per ringraziarli di questo prezioso contributo?»

Ed ecco che i pirati non riescono più a sorseggiare un goccio di sacra bevanda: tra i finanziatori figurano dittatori di fama internazionale.

Robin Food squarcia l’attonito silenzio, forse rintracciando opportunità di scoop per l’Osservatore Pastafariano: «Possibile che mentre lei era in vita nessuno dava queste informazioni?»

Teresa ammette che qualcuno c’era:

«Un tizio inglese molto arrogante, Christopher Hitchens. Mica per niente era ateo. Ha scritto un libro, La Posizione della Missionaria, pieno di accuse. Che rosicone!»

Corsara Ciambella, piratessa attenta allo studio e alla precisione nelle ricostruzioni, esclama: «Chissà se in Italia sia mai arrivato…»

Con grande stupore di tutti è Teresa stessa a dire che in Italia il libro è distribuito da Minimum Fax.

Robin Food è nuovamente meravigliato: «Come è possibile non sia diventato un bestseller!»

Con una risatina compiaciuta, la vecchina risponde:

«Anche questa volta Dio ha provveduto, chiamandomi a sé proprio il giorno in cui è uscito il libro. Cosa di cui ovviamente nessuno si è accorto».

Irrompe nella stanza Capitan Pastelli. Colpito dalla sua beltà lo spettro vacilla. Vorrebbe fare un giro in Pappamobile con lui, ma lo Scardinale risponde: «La Pappamobile… eh, non posso dargliela. PROPRIO oggi è finita dal meccanico».

Giampietro Belotti, il Casoncello dell’Illinois, aggiunge: «Il meccanico sono io».

Quanto vorrebbe resuscitare adesso, la cara Madre Teresa di Calcutta, ma… non c’è nessun Cristo che l’ascolti.


Epilogo

Sconvolti dalle rivelazioni dello spirito della santa, appena i pirati si sono ripresi dai fumi della preghiera sono andati alla ricerca di documenti che smentissero le parole udite. Ebbene, non hanno trovato esattamente ciò che cercavano:

https://www.nobelprize.org/nobel_prizes/peace/laureates/1979/teresa-acceptance_en.html

http://www.catholicnewsagency.com/resources/abortion/catholic-teaching/blessed-mother-teresa-on-abortion/

Fox, Robin (1994). “Mother Teresa’s care for the dying”. The Lancet344 (8925): 807–808. doi:10.1016/S0140-6736(94)92353-1

http://www.catholicnewsagency.com/resources/life-and-family/natural-family-planning-nfp/what-did-mother-teresa-say-about-nfp/

http://www.lanuovabq.it/mobile/articoli-ogni-persona-rappresenta-cristo-il-segreto-di-madre-teresa-17287.htm

http://www.huffingtonpost.it/2016/09/04/lato-oscuro-madre-teresa_n_11858342.html

http://www.huffingtonpost.com/krithika-varagur/mother-teresa-was-no-saint_b_9470988.html

http://temi.repubblica.it/micromega-online/madre-teresa-non-era-una-santa/

http://www.srai.org/mother-teresa-where-are-her-millions/

https://www.ewtn.com/New_library/population.htm

http://indiafacts.org/mother-teresa-eichmann-calcutta/

http://www.patheos.com/blogs/daylightatheism/2008/05/mother-teresa/

http://www.stirjournal.com/2014/07/21/living-and-working-with-the-missionaries-of-charity/

http://sallywarner.blogspot.it/

Christopher Hitchens: Hell’s Angel (sub ITA)

Christopher Hitchens, La Posizione della Missionaria, Ed. Minimum Fax https://www.minimumfax.com/shop/product/la-posizione-della-missionaria-1167

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